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Non è colpa mia se la musica di “ieri” è molto meglio di quella di oggi

pink-floydI social network hanno creato, tra le altre e non sempre negative cose, disastri inauditi. Uno di questi è che ti tocca leggere commenti di persone con cui non hai niente in comune. Tra queste persone ci sono coloro che, se lodi i Rolling Stones o i Pink Floyd, replicano queruli: “Che palle questa musica vecchia, perché non parli di artisti nuovi?”. A tale domanda, di per sé involontariamente idiota, si potrebbe rispondere nella maniera più facile: “Perché parlo di quello che mi pare”. Lapalissiano. Facciamo però finta, adesso, di essere persone educate e timorate di Facebook. Prendiamo in esame la critica nascosta tra le pieghe di tali post piccati: “Parlare sempre della musica di ieri vuol dire implicitamente negare che oggi ci sia musica di qualità”. E’ vero? Sì e no. No, perché ci sono artisti – più o meno nuovi – molto bravi. E magari non li conoscete. Qualche nome: Il Pan del Diavolo, Sergio Marazzi, Luigi Mariano, Filippo Graziani, Alberto Bertoli. Eccetera (sì, eccetera). Dire che il cantautorato è morto, o che nulla c’è più da ascoltare, è una gran sciocchezza. Al tempo stesso, pensate all’ultimo gruppo che secondo voi resterà nella memoria. Non stiamo qui alludendo a chi ha appena indovinato un buon disco: alludiamo a chi durerà davvero nel tempo. I nomi, fatalmente, si assottiglieranno: Radiohead, Wilco, Sigur Ros. Tutta gente nuova, ma non nuovissima. Certo, potreste qui sparare Eddie Vedder, che anche solo per il duetto con Roger Waters in Comfortably Numb o per la colonna sonora di Into The Wild, meriterebbe dodici Nobel, ma mica parliamo di uno nuovo: Vedder e i Pearl Jam c’erano già quando per Kurt Cobain citare Neil Young non era l’anticamera del suicidio ma un approccio artistico. Vale lo stesso in Italia. Nulla di personale contro Motta, ma negli anni Settanta se ne sarebbero probabilmente accorti in pochi. Invece adesso si grida al miracolo, perché lo dice il Club Tenco e forse perché non pare esserci nulla di meglio. Idem per Calcutta, col rischio che tra pochi anni di loro non resterà poi molto più di quel che è rimasto di Vasco Brondi (bravo, ma oggi lo ascoltate ancora?). C’è, in giro e nella critica di settore, un gran bisogno di fare le nozze coi fichi (e coi talenti) secchi. Non è passatismo: è la mera realtà dei rolling-stonesfatti. Diceva Goethe: “La vita è troppo breve per bere vini mediocri”. Nulla di più vero, e vale anche per la musica. Come pure per la letteratura. Non si capisce perché io debba perdere tempo a farmi piacere per forza un cantante “giovane”, se posso godere come un riccio con Darkness On The Edge Of Town di Springsteen, Alchemy dei Dire Straits, Graceland di Paul Simon o Sodi Peter Gabriel. Si è qui volutamente citato opere tra Settanta e Ottanta, perché se avessimo preso l’interregno tra Sessanta e Settanta sarebbe stato troppo facile: basta la tetralogia dei Led Zeppelin, o uno Sticky Fingers degli Stones, per uccidere qualsiasi teorico paragone col presente. C’è più talento in una nota qualsiasi di Obscured By Clouds, disco “minore” per antonomasia dei Pink Floyd, che in tutta la discografia di qualsiasi artista di oggi. Ci sono contemporaneità che alimentano talenti e altri no, così come ci sono tempi in cui Pelè ha una “elle” sola e altri che ne hanno due. Per questo e per mille altri motivi, se a fine 2016 un assolo di Jimi Hendrix, Duane Allman, Eric Clapton, Jeff Beck, Ry Cooder o Stevie Ray Vaughan ci emoziona più di qualsiasi gorgheggio odierno, non rompete troppo le scatole: ognuno ha la contemporaneità che si merita, ma nella musica – per fortuna – le fughe all’indietro sono consentite. Più ancora: caldamente consigliate. (Il Fatto Quotidiano, 7 novembre 2016)

8 Commenti a “Non è colpa mia se la musica di “ieri” è molto meglio di quella di oggi”

  • bkl:

    Parlo da semplice ascoltatore…
    la cosa “buffa” è che oggi ci sono giovani preparatissimi tecnicamente da conservatori ed accademie che potrebbero fare tanto. ma non riescono a tirare fuori alcunchè. E’ come se conoscessero tutto il vocabolario, il significato a memoria di ogni parola ma non riescano a scrivere un libro che racconti una storia originale e a suscitare emozioni.
    Ne rabbia, ne paura, ne amore e felicità.
    Allora rimetto su Harvest e lascio il mondo fuori..sperando che qualcuno abbia qualcosa da dire o lasciare agli altri..
    Forse oggi è più facile suonare e meno vivere di musica. me lo raccontava un docente americano di jazz. per cui ci si deve adattare..se si vuole vivere.

  • Clesippo Geganio:

    anche la musica non è esente dalla regressione culturale generale, però esiste un altro fattore determinante al peggioramento della qualità artistica, il business della case discografiche che investono producendo “artisti” che non lo sono, spesso costruiti scientemente a tavolino per meri motivi economici, assecondano i gusti musicali di un pubblico fruitore in prevalenza giovanile generalmente ignorante, propinano h24 attraverso stazioni radiofoniche e WEB ciò che il pubblico desidera sentire o vedere.
    Il tema è molto ampio e articolato, mentre chi produceva musica nei decenni 60 70 80 “aveva nelle orecchie” un passato di rock and roll, blues, swing ecc… e più indietro ancora opera lirica e musica classica, in quanto era ciò che i mass media per 2/3 del 900 trasmettevano, oggi le attuali generazioni non hanno nelle “orecchie” la stessa qualità artistica e musicale che noi e i nostri genitori si ascoltava.
    Poi ci sarebbe il discorso dell’istruzione scolastica, ma il sistema formativo latita e difetta in ogni materia e argomento.
    La prova inconfutabile che sempre più ragazzini e ragazzine cercano e ascoltano produzioni musicali 60 70 80 apprezzando anche la criticata disco music.

  • Silver Silvan:

    “I social network hanno creato, tra le altre e non sempre negative cose, disastri inauditi. Uno di questi è che ti tocca leggere commenti di persone con cui non hai niente in comune.”

    Sono scoppiata a ridere di gusto.

  • Io credo che qualità in circolazione, il numero dei talenti presenti sia sempre più o meno uguale in ogni periodo storico. Solo bisogna sapere dove cercarli (specialmente se si vive in Italia!)
    Negli anni 60/70 accendevi la radio ti beccavi hendrix, i doors e i led zeppelin.
    Oggi accendi la radio e ti becchi, se va bene, ancora hendrix, i doors e led zeppelin, se no ti becchi, perdona il francesismo, della merda.
    Senza andare a cercare nell’underground (dove però oggi bisogna guardare, se si vuole trovare la qualità) anche un gruppo ENORME come i Nine Inch Nails non credo sia mai passato in una radio italiana neanche per sbaglio. E, tanto per dire, parliamo di uno degli artisti, Trent Reznor, più importanti, originali e dotati del 20ennio, perfettamente in grado di rivaleggiare (per me anche superare) molti dei big del passato.

  • marco:

    i pink floyd degli anni 70 non e’ musica di ieri. e’ musica senza tempo. E’ la musica

  • Miky:

    Buongiorno!
    Bisogna distinguere soprattutto che, oggi, la musica già non ha nessun valore, poichè svenduta su internet come semplici dati numerici 1-0.
    Questo determina la possibilità di avere quantità, ma viceversa non apprezzarne il valore in generale, poichè tutti abbiamo la possibilità di scaricare/ascoltare e cancellare..chiunque..per le new generation il discorso si amplia, ma in negativo.
    Non si possono paragonare quegli anni in nessun caso e modo – la musica è anima e dovrebbe essere riconsiderata come tale anche oggi, eliminando, (cosa impossibile) tutto ciò che è artificiale e non palpabile, come lo era un disco vinile e passi per l’evoluzione del cd solo per una questione di praticità e miglioramento qualitativo sonoro, ma anche qui qualcuno potrebbe obiettare…;)
    Per quanto riguarda nuovo artisti, siccome ne faccio parte da un bel pò, e conosco purtroppo la realtà della situazione, invito a visitare, chiunque fosse interessato, il mio mondo dettato da passione che non cambia nel tempo ma si evolve. Con questo voglio dire che va benissimo guardare indietro e ascoltare ciò che ci ha fatto sognare e lo fara sempre, ma attenzione che ci sono tanti artisti molto bravi, in mezzo al marasma totale digitale e discografico in genererale underground, basta conoscere e ricercare, invece di affidarsi ai consigli da lobotomizzati, sempre pilotati dai mass media. Con rispetto e amore! https://www.facebook.com/Notturnamusic/

  • Alessandro:

    Dall’alto della mia età veneranda posso dire di aver ascoltato al momento giiustio (cioè quando il disco era appena uscito e spesso anche dal vivo) tutti i grandi miti del passato. Però se sono sostanzialmente d’accordo che riascoltare buona musica (i miei primi vinili rislagono a più di cinquant’anni fa), trovo insensato andare adesso a vedere dal vivo (a carissimo prezzo) quegli stessi artisti o acquistarne la musica, con rarissime eccezioni (Rolling Stones). Molto meglio cercare, nel panorama indubbiamente più modesto (sarebbe interessante chiedersi perché) della musica attuale qualche perla rara.
    Del resto mi son sempre detto se io adesso ascolto il primo disco dei Doors (ancora con estremo piacere), sarebbe come se, fatte le debite proporzioni, all’epoca (1966) avessi ascoltato O sole mio cantata da Enrico Caruso…

  • Claudia:

    Beh, se non posso rompere le scatole, come non detto (ah, è vero, non l’ho detto, l’ho solo pensato).

    Allora lo dico poi lo nego: con tutti questi Stevie, Roger, Paul, Peter, Eric, Eccetera (cit.) mi sono venute le vertigini con oscillazione laterale di genere (roba da matti, ci mancavano solo le vertigini gender).
    C’è di buono che mi hai spinto a riascoltare Tracy Chapman (sì, lo so che non ti piace, stringi i denti che poi passa; io invece mi sento già meglio).

    Chissà se basta un po’ di scotch…

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