La mia intervista al Corriere di Arezzo

Andrea Scanzi a ruota libera da Meloni a Sinner
Le cose che contano: “Salute, soldi, sesso…” – Su Arezzo: “Premiato poi boicottato”

Lo scrittore, autore, giornalista: “Riempio teatri però nella mia città non vogliono al Petrarca”
La gavetta, il successo, la politica e il Natale

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Duecento metri a piedi per Corso Italia a fianco di Andrea Scanzi e ti senti al centro di una raffica di sguardi. Rivolti su di lui. Occhi curiosi, occhiate di ammirazione e, ovviamente, occhiatacce.

Notorietà. Un piacere o alla lunga un peso?
Ha le sue controindicazioni, e mi rendo conto che cresce ogni giorno. A volte prendo la moto, finisco nel posto più sperduto del mondo, entro in un bar e – tac – spunta uno che mi riconosce al primo colpo. Privacy zero. Ma c’è di peggio e lo so bene. L’affetto che ricevo è sideralmente superiore alle “occhiatacce”. Questa narrazione dello “Scanzi divisivo” – siamo tutti divisivi! – è uno stereotipo e dipende dai social. Lì gli haters sono tanti e per fortuna, visto che poi mi pagano per risarcirmi. Sono dove volevo essere, faccio quello che sognavo e non dimentico di essere un uomo fortunato.

Le critiche che peso hanno?
Nullo o quasi. Non è che sono arrivato qui nonostante i miei spigoli: ci sono arrivato anche grazie ai miei spigoli. Gli insulti fanno fatturato, le critiche di sconosciuti sono pulviscolo. Ascolto solo le critiche di chi stimo e ho nel cuore. Il resto è irrilevante.

Un quarto di secolo fa, su per le scale della nostra redazione, con articoli non banali da proporre. Creatività. La svolta della carriera come arrivò?
Tardi e non in una botta sola. Nel 2005 mi segnalò Edmondo Berselli a La Stampa, ma non fu la svolta. Quella è arrivata nel 2011 col Fatto Quotidiano, grazie a Marco Travaglio ed Antonio Padellaro, e poi a valanga con la tivù e il resto, su tutti Lilli Gruber. Lì è cambiato il mondo, ma avevo già 40 anni. Ho fatto una gavetta lunga e ho pianto parecchio. Col tempo mi sono vendicato – cosa che adoro – con un sacco di sabotatori: gli è andata male.

Libri, teatro, programmi tv, servizi giornalistici: l’opera rimasta di più nel cuore qual è?

Nulla mi fa sentire me stesso come stare sul palco. Il teatro è casa mia. Come libri, quelli musicali e il mio primo romanzo, La vita è un ballo fuori tempo. E poi fare interviste: Roger Waters, Gaber, Dario Fo, Liga, Vasco e mille altri.

Natale a casa Scanzi. Presepe o albero? O tutti e due? O nessuno dei due?
Albero, ma non amo le feste comandate. Per me sono solo un modo per vedere ancora di più i miei affetti più cari. Ieri ero a cena dalla moglie di Ivan Graziani. La vigilia la passerò con la mia famiglia: ai miei genitori devo tutto. E per la Befana sarò da Guccini. A Natale cucinerò a casa con Sara. Apriremo un grande vino e staremo soli: noi e Layla, la nostra labrador.

Dovesse uscire a cena con un politico del governo, chi sceglierebbe?
Nessuno. Sai che palle! A me la politica annoia da morire. Ne parlo per lavoro, dicendo quello che penso senza filtri, ma se qualcuno me ne parla fuori dal lavoro me ne vado via subito.

E dell’opposizione?
Pierluigi Bersani. Una persona divertentissima, con cui non parlo mai di politica. Oppure Fratoianni: un cuoco pazzesco. Di Battista, ma lui è un amico e non l’ho mai percepito come soggetto politico. Pochi, pochissimi altri. Lo ripeto: nella mia vita privata, la politica non c’è.

Giorgia Meloni resta la più amata dagli italiani. Brava lei o mancano alternative?
Gli italiani sono bravissimi a prendere sbornie discutibili. Si sono innamorati perfino di uno come Renzi, figurarsi. Meloni è furba ed è la meno peggio del governo, ma non è certo Adenauer. Sfrutta un’informazione compiacente, un presente dove il vento spira ovunque a destra, la natura menefreghista dell’italiano medio e il masochismo del centrosinistra. Il suo governo è un disastro e la sua classe dirigente è pietosa.

Schlein, Conte, o Salis o chi? In vista del 2027 chi può essere l’interprete dell’alternativa?
Non mi interessa il nome: basta che creino un’alleanza progressista credibile e dunque votabile. Partendo da tre nomi: Schlein, Conte e Fratoianni.

L’assoluzione definitiva di Salvini sarà il trampolino del suo rilancio?
Quell’assoluzione (giusta) non cambia nulla: Salvini è un leader politicamente morto dal Papeete 2019. Non esiste più, è caricaturale e non ne becca mezza. L’unica cosa buona che ha fatto, è stata farmi vendere una quintalata di copie col mio libro Il Cazzaro Verde. Grazie Matteo!

Renzi federatore del campo largo. Convincente?
Renzi è il più grande sopravvalutato nella storia della politica italiana e il più grande trojan horse del centrosinistra. Doveva smettere nel 2016 dopo il referendum perso e oggi ha meno voti del Poro Asciugamano. Se te lo metti in casa, gli elettori scappano e la casa esplode. Il peggiore di tutti.

Toscana e Umbria con lo stesso colore, diverso da quello del governo: Giani e Proietti espressioni di quale tipo di Italia?
Un’Italia politicamente anomala, non più rossa ma di sicuro neanche verde (anche se l’Umbria ci ha provato) o nera. Con tutti i limiti che ha il centrosinistra, non ne avrà mai quanto gli altri. In Toscana Vannacci ha fatto una figura atroce. E Bandecchi è improponibile.

Arezzo Città del Natale e città dell’oro, ma anche disagio palpabile in giro.
Voglio bene ad Arezzo, è la mia città e il mio nido. E sono felice se sempre più turisti la scoprono. Mi spiace però che la scoprano per i mercatini e non per Petrarca. Io ad Arezzo ci verrei per vedere il ciclo di Piero o il crocifisso del Cimabue, mica per mangiare i brezel.

La cosa di Arezzo irrinunciabile. E quella insopportabile.
Irrinunciabile: la bellezza accecante. Per essere felice mi basta anche solo una passeggiata in centro o prendere la moto e attraversare qualsiasi angolo della mia splendida provincia. Insopportabile: la chiusura mentale e una sorta di incurabile provincialismo pettegolo. La sindrome del botolo ringhioso. Ma adoro Arezzo e sono fiero di essere aretino.

Pronostico: cosa farà Patrizio Bertelli nell’area che fu Lebole?
Non ne ho la più pallida idea. Quando sto ad Arezzo, mi scollego da tutto e mi limito a ricaricare le pile. Ad Arezzo me la godo, vado in palestra, passeggio col cane, gioco a padel, bighellono in moto, vedo gli amici di sempre, vado a cena a Moggiona con Don Gigi di Romena e frequento le enoteche del cuore. Non so nulla delle vicende locali, ma so che Bertelli ama la sua città e sta facendo di tutto per aiutarla. E questo mi basta per essergli riconoscente.

Ghinelli e le prossime elezioni in città.
Ringrazio Ghinelli per avermi dato il Premio Civitas Aretii 2017: fu un grande onore. Avevamo un buon rapporto, per quanto lontanissimi politicamente. Abbiamo organizzato il Gaber Day, abbiamo dedicato una Piazzetta a Gaber. Fu di parola. Poi dissi che nel 2021 avrei votato Luciano Ralli e in qualche modo me l’ha giurata. Da allora non posso esibirmi al Petrarca e la sua giunta mi boicotta con livore comico.

Per esempio?
Quando Il Fatto ha provato a organizzare una data del mio spettacolo al Petrarca, qualcuno ha negato il permesso: “Tutti, anche Travaglio, ma Scanzi no”. Classico atteggiamento ottuso e pure un po’ scemo, perché nel frattempo io riempio i teatri, presento il Festival Tenco a Sanremo e a Firenze – insieme alla assai più democratica sindaca Sara Funaro – dirigo un festival pazzesco chiamato La Gaberiana. Avrebbero in casa un concittadino capace di chiamare chiunque ad Arezzo, ma preferiscono fare i fenomeni e tenermi il muso. Come se facessero un dispetto a me. Fanno tenerezza.

Intelligenza artificiale, tutto bello ma qualcosa non quadra.
Non sono appassionato al tema. Forse potrebbe risponderti un “giornalista” puro. Io sono uno scrittore, un uomo di teatro, un pensatore libero e incidentalmente anche un “giornalista”. Professione nobilissima, che però non mi rappresenta se non al 5%.

Giustizia, tema complesso per il cittadino comune. Cosa sposterà le schede verso il si o o il no?
Verrà trasformato in un referendum pro o contro Meloni. E’ una riforma orripilante, quindi ha ottime possibilità di passare.

Ucraina e Gaza, conflitti irrisolvibili e narrazioni di convenienza.
Di Ucraina non parlo quasi mai, perché preferisco studiare e capire invece di blaterare a caso. A Gaza è in atto un genocidio. Con quasi tutto l’Occidente silente, e dunque colpevole.

Da Papa Francesco a Papa Leone: la Chiesa in che fase è?
Di restaurazione. Papa Francesco era rivoluzionario, mi piaceva. Questo qua è un Papa volutamente moscio. Sono sempre stato molto distante dalla Chiesa.

I nostri giovani visti dall’osservatorio di un 51enne dalle analisi lucide e critiche.
Non sono così lucido da valutare una generazione che, come ogni generazione, contiene tutto e il suo contrario. Non avranno un futuro facile: buona fortuna.

Cosa conta di più per lei?
Le tre S: Salute, Soldi, Sesso. E le tre A: Amore, Amicizia, Arte. La prima resta sempre la Salute, l’ordine delle altre cambia a seconda delle fasi della vita.

Questa che fase è?
Molto bella, e ne sono perfettamente consapevole. Ma attorno a me vedo tante persone che se ne vanno, e anche per questo non ho più voglia di sprecare tempo.

Calcio. Fiducia in Gattuso per tornare finalmente ai mondiali?

Mi interessa poco. Sono milanista, voglio bene a Gattuso spero che l’Italia si qualifichi. Ma del calcio, oggi, mi frega pochissimo. L’unico sport che ancora mi accende è il tennis. Ed è per questo che parlo di Sinner dal 2018.

Appunto, Sinner. Campione discusso.

E’ “discusso” da chi non capisce nulla di tennis o rosica per i successi altrui. Nel mio piccolo ne so qualcosa: il 90% delle critiche nasce da chi ha una vita irrisolta e soffre nel vedere quando gli altri ce l’hanno fatta. Sinner è un esempio e un campionissimo. Punto.

Sanremo. Baglioni la chiamò nella sua edizione. Il ciclo Carlo Conti le piace?
Ho conosciuto Conti al concerto di Vasco a Firenze in estate, eravamo insieme nel backstage. Grande professionista, sa fare molto bene il suo lavoro.  Io però non sono mai stato uno “da Sanremo”. Ho proprio altri gusti: rock, blues, cantautori. Mondi lontanissimi.

Il vinile della vita.
Almeno 600. Così, di getto, Texas Flood di Stevie Ray Vaughan. Il mio chitarrista preferito. Quando morì, nel 1990, avevo 16 anni. Piansi tre giorni di fila. E non ho ancora smesso.

Giorgio Gaber, senza tempo, ma la citazione specchio della realtà di questi giorni quale può essere?
Ogni cosa che ha scritto e interpretato: Giorgio è un faro. L’onestà intellettuale prima di tutto, il fregarsene di quello che pensa la gente. Chi vuol piacere a tutti è pavido e pure bischero: prima o poi si muore, quindi tanto vale essere se stessi. Liberi, fino in fondo. I paraculi e gli equidistanti per calcolo li detesto.

Fabrizio De André, poeta eterno al centro della tesi 25 anni fa e raccontato nel nuovo libro: le parole tatuate dentro.
“Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso”. Questo libro (Verranno a chiederti di Fabrizio De André) sta volando, ed è davvero un mio pezzo di cuore.

Scanzi bambino diceva: da grande farò … ?
Lo scrittore. E tutto sommato ci ho preso, anche se non avrei immaginato due cose, una brutta e una bella. Quella “brutta” è diventare famoso anzitutto per motivi “politici”. Quella bella è diventare un apprezzato uomo di teatro. Ormai calco i palcoscenici da quindici anni. 

L’importanza di avere al fianco la compagna giusta.
Enorme. A Sara devo tantissimo. Senza di lei non sarei qui, e nel 2021 mi ha salvato letteralmente la vita. Lei sa perché.

2026 alle porte. Qual è la prossima sfida, professionale e personale, di Andrea Scanzi?

Confermarsi e restare dove sono, lavorando sempre meno e godendomela sempre più. Quando mi chiedono se ho nuovi progetti, rispondo sempre: “Mmi bastano quelli vecchi, perché ne ho già anche troppi”. Nel mio mondo cadere è un attimo. Faccio tivù, libri, teatro, social e giornalismo. Ho molto più di quanto mi servirebbe, ho già ottenuto più di quanto sognassi e attorno a me c’è solo gente bella. Va bene così.


di Luca Serafini
Il Corriere di Arezzo, 20 dicembre 2025

qui l’intervista

 

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