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Il fascino di Garay

Schermata 2020-04-12 alle 18.01.11Di Mario Garay ho parlato già un anno fa, o poco meno, su questo blog. Possiede una piccola azienda in Andalusia, a La Palma del Contado. L’ho scoperto grazie a Luca Martini, a cui devo davvero molte dritte. In quell’occasione provai il Luz: mi piacque, ma non mi accese appieno. La recensione la trovate qui.
Ora so che non ero ancora pronto.
Lo scorso gennaio, al Terramira di Capolona, ho bevuto con la mia compagna e un’altra coppia di amici il Negro Roto. E’ un’altra bottiglia di Garay. I suoi vini vengono tutti dal vitigno autoctono bianco Zalema. Ne fa quattro versioni, che differiscono unicamente per l’affinamento (uva e vigneti sono i medesimi). Il Red, che affina in legno di rovere americano. Il Bleu, in legno di rovere francese. Poi ci sono i due azzardi. Il Luz, il primo da me provato, che macera sulle bucce in anfore di argilla per 4 mesi.E poi appunto il Negro Roto, prodotto solo in 600 esemplari, che affina 12 mesi sotto la flor e altri 12 mesi sui lieviti in barrique esauste di rovere americano. Quest’ultimo viene fatto solo quando l’annata permette lo sviluppo della flor.
Quel Negro Roto mi esaltò, e ci esaltò, oltremodo. Un ossidativo mirabile, a un prezzo ridicolo, e io peraltro amo ben poco gli ossidativi (compresi quelli dello Jura, che tanti adorano ma io non del tutto). A quel punto mi sono riavvicinato ai vini di Mario Garay. Mi hanno conquistato tutti: dai più accessibili – ma con enorme personalità – Red e Bleu, al più azzardato Luz. Fino al capolavoro Negro Roto. Provateli: non vi deluderanno.

Luz – Garay

IMG_4958La Palma del Contado, provincia di Huelva. Andalusia, Spagna. E’ qui che opera Mario Garay. Famiglia di viticoltori. Mario ha fondato l’azienda nel 2013. Prima conferiva le uve ad altre aziende, ma non gli piaceva il prodotto finale e quindi s’è messo in proprio per valorizzarle appieno. Cinque ettari in espansione, vigne di oltre 50 anni d’età a 150 metri sul livello del mare, vitigno cardine Zalema. Un’uva a bacca bianca, che Garay declina in vari modi a seconda del tipo di affinamento. Il Red in legno di rovere americano, il Blue in legno di rovere francese, il Negro Roto sotto la flor e poi barrique americano. Io ho provato il quarto: si chiama Luz. 1200 bottiglie prodotte, la mia era la 175. Ne ho prese tre da Luca Martini, che le distribuisce in Italia. Il Luz viene ottenuto secondo l’antico metodo ancestrale, poi pressato e fermentato in anfore di argilla dove macera sulle bucce per 4 mesi in anfore da 1000 litri. E’ quindi un orange wine. Il colore, dice elegiacamente Mario Garay, “è come i tramonti sui nostri vigneti a La Palma del Contado“. Costo non esoso, sui 15 euro in enoteca.
L’ho provato qualche sera fa. Non brilla in freschezza e inizialmente si presenta seduto. Quasi statico. Meglio come aroma di bocca che all’entrata, è certo persistente e di carattere. Iodato, con note di albicocca. Speziato. Migliora con il passare dei minuti e il giorno dopo, se vi è avanzato, appare più risolto ed elegante. Non brilla in facilità di beva e non va bevuto freddo, come – e più – vale per qualsiasi orange wine “strong” come questo. Più particolare che pienamente riuscito. Però ve lo consiglio, anche “solo” per bere un angolo inconsueto di Andalusia.