Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
giugno: 2017
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Fenomenologia del Salvini televisivo

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Tutti noi, almeno una volta nella vita, vorremmo essere Matteo Salvini. Anche solo per partecipare alla gara di rutti annuale con Borghezio e Calderoli. Come noto, Salvini è quasi sempre in tivù. Giustamente: sa usare il mezzo, fa buoni ascolti e, a differenza di tanti politici (su tutti i renziani), non pone veti sulla presenza di questo o quel giornalista. In più è mediamente simpatico: certo, lo è fuori onda, ma talora pure in onda. Ha poi quell’aria trasognata da “Davvero c’è qualcuno che crede alle boiate che dico?”, che effettivamente lo aiuta. A ciò si aggiungano alcune battaglie meritorie (esodati) e un mero dato di fatto: Salvini è tra i pochi leghisti a poter andare in tivù. Gli altri, tranne Fedriga e Borghi, combinano disastri. Si pensi alle recenti performance di Centinaio e Candiani a Tagadà. Per essere Salvini non bisogna però essere bravi politici, bensì imparare il copione ferreo che il leader leghista interpreta ogni volta. Più che un politico, Salvini è infatti un format. Per essere come lui, occorre rispettare vari mantra e liturgie. Queste.
1) “La moltiplicazione dei ‘Detto questo’”. Salvini ripete “Detto questo” continuamente. Rientra nella sua maniera di cominciare ogni discorso fingendo di dare ragione all’interlocutore: esaurita tale finzione, spara il sempiterno “Detto questo” e sciorina le solite mitragliate propagandistiche. Secondo l’Università del Michigan, ci sono più “detto questo” nell’eloquio di Salvini che voltafaccia nella vita di Andrea Romano.
2) “Adattarsi al contesto”. Salvini è in questo bravissimo. Se va dalla Gruber fa il bimbo compito, che si è tolto le calosce sporche di fango e cammina per casa con le pattine per non sporcare. Se invece va da Porro a Belpietro, parcheggia la mucca fuori dallo studio. Si scozza il pacco con aria virile. E adotta un lessico fieramente trucido.
3) “Dar ragione per finta”. E’ una tattica usata anche dai pochi renziani preparati (ossimoro). Tipo Richetti. Se Salvini ascolta un giornalista poco accomodante, dice: “Sono d’accordo”. E’ la sua maniera di sembrare democratico. Ovviamente, in cuor suo, sogna di passargli sopra con la ruspa. Modulando il Va’ pensiero con le ascelle, come quel tale alla Corrida.
4) “Look identitario”. Salvini è uomo del popolo e si veste come tale. Se è stato in montagna indossa i moon boot, se è stato al mare viene in infradito, se è stato a Ciggiano indossa la t-shirt “Ciggiano libera!”. E’ fatto così.
5) “Ridere a caso”. Ogni tanto Salvini accenna dei risolini. Lo fa quando qualcuno ha fatto una battuta, ma anche quando non capisce quello che stanno dicendo. E allora ridacchia per vedere l’effetto che fa, come gli stranieri quando chiedono a un londinese le indicazioni stradali. E non ci capiscono una mazza.
6). “Hasta tablet siempre”. Salvini compulsa sempre il tablet: serve per dare al pubblico l’illusione che si stia documentando su argomenti decisivi. In realtà sta solo cercando di capire se Donnarumma ha firmato o no col Real Madrid.
7) “Bello questo servizio, ma…”. Ogni volta che ha appena visto un servizio in cui si perorano tesi a lui avverse, Salvini fa i complimenti alla trasmissione. Poi però aggiunge: “Ma”. A quel punto cambia totalmente argomento. E del servizio non si ricorda più nessuno.
8) “Autocritica apparente”. Prima o poi, ancor più se in contesti per lui “radical chic”, Salvini butterà lì uno dei suoi tanti classici: “Abbiamo sbagliato? Certo”. Serve a sembrare autocritico. Detto questo (cit), riparte come nulla fosse alla conquista dell’Eritrea.
9) “Numeri ad minchiam”. Come quasi tutti i politici, Salvini ama snocciolare cifre e dati d’effetto. Ovviamente non c’entrano quasi mai nulla col dibattito. Le sue fonti sono però granitiche: Dragonero, Nonciclopedia e Silver Surfer.
10) “Auguri”. Per ingraziarsi il pubblico, Salvini fa sempre gli auguri a qualcuno. Per esempio: “Auguri agli studenti che domani avranno gli esami di Stato. Godetevela, è un tempo della vita che non tornerà”. Da ciò si evince che il modello Salvini è munito anche della funzione “Leopardi esistenzialista mode on”.
10 e lode) “Stamani sono stato a…”. La vita di Salvini è frenetica. Ogni giorno va da qualche parte (tranne a Bruxelles). Ci va e te lo dice. Gli chiedono cosa pensi della legge elettorale, di Farinetti al Quirinale o dello Ius Soli. E lui: “Prima di tutto vorrei salutare l’Associazione Carpentieri Albini di Pontenure che ho visitato stamani. Mi hanno insegnato tanto”. Ogni volta cita luoghi lisergici: la Confraternita dello Zolfino Arzillo, la Polisportiva Polenta Taragna Federalista, la Comunità del Frassino Scampato a Badoglio. A volte esistono e a volte no, ma non importa: la realtà è sopravvalutata. E nessuno lo sa come Salvini.
(Essendo un furbacchione, Salvini apprezzerà – o fingerà di apprezzare – anche questo articolo)
(Il Fatto Quotidiano, 24 giugno 2017)

Renzi, Grillo, Salvini, D’Alema eccetera: chi è più in forma? (Se la politica fosse Formula 1)

idoloSe si votasse domani, e l’ipotesi sembra sempre meno concreta, chi si presenterebbe più in forma? Immaginate la politica italiana come se fosse una gara di Formula 1. Ci sono le qualifiche, poi le prove e quindi la gara. Ognuno insegue il tempo migliore. Chi lo trova e chi no. Soprattutto no. Ecco i “tempi” dei piloti principali.
Prima fila
Renzi
. E’ al minimo storico, e tenendo conto che non è mai stato Adenauer siamo a livelli rasoterra. Anzi meno. A Rimini si è presentato bollito, rancoroso e sempre più intriso di quelle battutine stantie da Panariello grullo. Ai suoi dice che “ormai è un tiro al piccione e il piccione sono io”, piagnucolando livido come il bimbo bizzoso che è. Ormai lo zimbella chiunque, persino il primo Francesco Boccia che passa. Vive un golgota lento e parrebbe indicibile. Ciò, tocca ammetterlo, dona gioia. Dalle Europee 2014 non ne indovina mezza. Se non è ancora morto politicamente dopo il treno in faccia del 4 dicembre (Festa Nazionale della Torcida Inesausta), è solo perché gode ancora del voto degli “abitudinari”. Quelli alla Zucconi, secondo cui “voto Renzi perché voto PCI dal ‘64” (sì, buonanotte Zucconi). Attenzione però a darlo per finito: guida (ancora) il partito più potente e in Italia tutto è possibile. Anzitutto l’Apocalisse. (Se Renzi fosse un pilota di Formula 1 sarebbe Jean Alesi. Che parlava tanto. Ma tanto. E poi non vinceva mai)
Schermata 2017-02-03 alle 11.52.40Grillo. Chi lo capisce è bravo. Se la ride pensando a chi, sin dal primo VDay del 2007, lo riteneva “un fenomeno passeggero come l’Uomo Qualunque” (come no). Il M5S, sotto il 30%, non va. E’ in salute e l’Itatroiaium – quel che resta dell’obbrobrioso Italicum – gli regala il ruolo di opposizione forte: il 40% da solo è quasi impossibile, ma il proporzionale garantisce una presenza massiccia senza troppe responsabilità. Il massimo. Al tempo stesso, il lento calvario della Raggi di sicuro non rafforza il M5S. Grillo mantiene poi posizioni equivoche su Trump, alimentando gli umori belluini di quella parte di elettorato destrorso che conosce la politica (e la democrazia) come Di Maio la storia del Cile (e del Venezuela). I 5 Stelle sono così: ci trovi gente splendida, tipo Morra o Appendino, ma ci becchi pure i Sibilia e le Lombardi. Tutto e niente. (Se Grillo fosse una Formula 1, prima farebbe la pole position e poi manderebbe affanculo il cronometro)
Seconda fila
Salvini. Delira a raffica e sa di delirare. Ieri ha persino difeso i nativi d’America indossando la t-shirt di Trump, che è come andare all’asilo con la maglia di Erode. Si adatta al contesto: se parla con Cruciani vomita slogan idioti, se va dalla Gruber si improvvisa statista (moon boot a parte). Sa usare la tivù, conosce la piazza e – al netto dei limiti strutturali – ha il merito di avere cavalcato sin dall’inizio battaglie meritorie: le pensioni, le banche, gli esodati. Tutte battaglie un tempo di sinistra, se solo la sinistra in Italia non coincidesse con Renzi. Cioè col centrodestra. (Se Salvini fosse una Formula 1 arriverebbe sempre dietro a Hamilton. E darebbe la colpa al colore della pelle).
Meloni. Una delle più preparate nel centrodestra. Irricevibile quando parla di famiglia e “tradizione”, neanche ambisse al ruolo tremebondo di Adinolfi magra, è assai più efficace su economia e lavoro. Di meglio, a destra, non pare esserci. Anche lei, come l’amico e sodale Salvini, è camaleontica: da Del Debbio parla alla pancia, mentre a Otto e metro fa l’anti-establishment pensosa. (Se Meloni fosse una Formula 1, metterebbe come minimo l’olio di ricino nel serbatoio di Alfano)
Terza fila
Schermata 2017-02-03 alle 11.53.34D’Alema. Ci voleva Renzi per fargli dire qualcosa di sinistra (per quegli strani scherzi del fato, nel frattempo è Nanni Moretti ad aver smesso di dire qualcosa di sinistra. Vedi tu che sfiga). Il clima referendario gli ha ridato una forma Slam che neanche Federer a Melbourne. Sempre adorabilmente saccente e borioso, è delizioso quando infierisce – con sadismo indomito – su niente. Cioè sul renzismo. Vecchio satanasso di un Conte Max. (Se D’Alema fosse una Formula 1, non sarebbe mai una Ferrari. Troppo rossa. Troppo volgare)
Berlusconi. Se ne sta zitto. Lascia litigare gli altri. E si prepara come sempre a passare all’incasso, con un proporzionale che lo può rendere il vecchio ago della bilancia: bentornata Prima Repubblica, anche se ti ricordavamo meno brutta di così. (Se Silvio fosse una Formula 1, sarebbe una safety car che entra nel circuito a casaccio. Dettando regole tutte sue)
Quarta fila
Schermata 2017-02-03 alle 11.54.15Emiliano/Rossi/Bersani eccetera
. Appunto: siete in troppi. Impeccabili – nonché godibilissimi – quando spargono sale sulle ferite renziane, non si è ancora capito cosa vogliano fare. Il Congresso? L’Internazionale? L’Ulivo 2 La Vendetta? O forse il Nuovo Sol dell’Avvenire? Boh.  Spiegatecelo, ragazzi: non tutti hanno i superneuroni della Picierno. (Se fossero una Formula 1, sbaglierebbero partenza)
Civati/Fassina. Hanno avuto il coraggio di uscire. E si sono pure sbattuti molto (soprattutto il primo) per il “no”. Bravi. Hanno però il demerito, e il masochismo, di consegnarsi ogni volta all’irrilevanza politica. (Se fossero una Formula 1, la tivù non li inquadrerebbe mai)
Ultima fila (ma proprio ultima, eh)
Alfano
. Non esiste: Alfano non esiste. Mettetevelo in testa: Alfano non esiste. E’ solo una categoria hegeliana dello spirito. (Se Alfano fosse una Formula 1, uscirebbe di pista durante il warm up. E non se ne accorgerebbe nessuno. Neanche lui)

Il Fatto Quotidiano, 3 febbraio 2017