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Elogio dell’ultimo Federer: umano, splendido e perdente

Novak Djokovic and Roger FedererNon senza una sua logica, lo sportivo che ha barattato tutto per la vittoria è tornato definitivamente indimenticabile in una sconfitta. Peraltro dolorosissima, perché coincisa con il treno (l’ultimo?) per conquistare il 18esimo Slam. Un treno perso nel giardino che più ama, al termine di cinque set (6-7 6-4 7-6 5-7 6-4) e quattro ore giocate a un livello impossibile per chiunque altro. Chiunque tranne lui, Roger Federer, 33 anni ad agosto. E tranne Novak Djokovic, che lo ha battuto. Spettacolo puro. Da ragazzo Federer era uno scapigliato, si ossigenava i capelli e spaccava racchette. Poi, scientemente, la metamorfosi: da folle a robot, da Villeneuve a Prost. Un calcolatore di smisurato talento, così algidamente perfetto da ricordare un disco suonato splendidamente – magari dai Pink Floyd senza né Barrett né Waters – ma esangue. Bello senz’anima, da rivoluzionario mediamente lunatico a dittatore garbatamente efferato. Un collezionista di record, con frotte di appassionati pronti a garantire che “Re Roger è il tennis” e guai a contraddirli: o Federer o il diluvio, in fondo “lo ha scritto anche David Foster Wallace” (e lo ha scritto benissimo). Per anni interminabili ha giocato e vinto da solo, in una dittatura ricca di esercizi di stile e avara di avversari realmente credibili. La sua kryptonite, la prima e la più tremenda, è stata Rafael Nadal. Il granello di sabbia che inceppa il cyborg. Trovatosi dinnanzi all’eterno bivio se restare fedeli a se stessi – fino al punto da implodere – o scendere a patti con la razionalità, Roger ha legittimamente preso la strada opposta a quella di Gilles. Si è così assuefatto al trionfo da frignare quando gli capitava di perdere, per esempio dopo la finale agli Australian Open 2009; indossò il broncio dei bambini e per poco non portò via il pallone, anzi le palline. Narciso del gesto bianco e goloso del dominio, così anacronistico da 682146-roger-federer-aussie09cryrisultare modernissimo. Dopo la defenestrazione, per mano di ex sudditi molto meno eleganti di lui, Federer – nuovamente umano – ha rallentato lo scorrere del tempo e chiesto aiuto a Stefan Edberg, il divino frainteso da Galeazzi per “tacchino freddo”. Domenica, sugli spalti, si è riproposta la stessa finale che caratterizzò Wimbledon tra 1988 e 1990: da una parte Stefan e dall’altra Becker, oggi allenatore di Djokovic. E’ finita come nell’89, però con più magia. Forse, per tattica e per osmosi, Edberg gli ha consigliato di tornare semplicemente splendido: di andare più volte a rete, di non specchiarsi come uno Steve Vai smanettone della racchetta. Roger lo ha fatto, regalando un tennis a tratti irreale e costringendo Djokovic a una prestazione forse anche per lui irripetibile. Il quarto set di domenica andrebbe mostrato nelle scuole come saggio di estetica. E’ stato uno dei Federer più belli di sempre, ed è un giusto contrappasso – per un ex dittatore come lui – che un tale scintillio abbia avuto per premio una sconfitta. Se è questo il Roger del futuro, lunga vita a Roger. Non più Re, ma neanche patriarca stizzito. Casomai Don Chisciotte, in cerca degli ultimi mulini da vento. (Il Fatto Quotidiano, 8 luglio 2014).

10 Commenti a “Elogio dell’ultimo Federer: umano, splendido e perdente”

  • moreno:

    Novak come Rafa , quando in difficoltà , pause mediche ( 2 ) e rientri negli spogliatoi ( 2 ) e anche sul servizio dell’ avversario .Con regole serie avrebbe vinto il Re e parlo da sportivo .

  • Francesco:

    Nessuno, dico nessuno, avrebbe potuto bestemmiare il mio dio…in modo così perfetto.
    Andrea, articolo come quarto set. E frasi come QUELLA demi-volèe.
    Splendido.

  • Aldo:

    Una volta tanto,sono d’accordo,(forse sarà l’ultima)

  • Giuseppe:

    Io credo che Scanzi abbia sempre frainteso Federer proprio come Galeazzi aveva frainteso Edberg e che spesso abbia imputato al giocatore dei difetti che in realtà non appartengono allo svizzero ma solo ad alcuni dei suoi irritanti estimatori a spada tratta.

  • Bartolo:

    Federer resta il tennista con il tennis più bello da vedere per eleganza del gesto e naturalezza, poi quando capisce (come ha fatto secondo me soltanto quando ha avuto e annullato le prime tre palle break consecutive nel quarto set, nel game prima di strappare per la prima volta a battuta a Djokovic) che ormai deve giocare di istinto, variazioni, uno due e rete almeno contro i più forti per avere possibilità di vincere diventa uno spettacolo per gli occhi. Lunga vita a Federer che Djokovic e Nadal (ma l’ultimo un po’ meno) questo tennis non sanno giocarlo.

  • samuele:

    Finalmente torni a parlare almeno un po’ di tennis!!Bell’articolo che rivela quello che pensi su Fed con chiarezza (dove sono tutti gli inc.. dopo l’articolo su Ubitennis post finale Wimb. 2008??). Non sono d’accordo su Aus. 2009. Anche allora riprendesti l’articolo di Clerici che parlava del “bambino a cui avevano tolto il giocattolo più bello”; in fondo aveva perso al quinto dopo tanta tensione e si è lasciato andare, e prima che parlasse Nadal ha detto “non voglio essere l’ultimo a parlare” dando onore al momento e all’avversario.
    Chissa se sarà l’ultimo treno…spero non lo sia almeno per i tuoi articoli sul tennis.
    Samuele

  • Mario Cicalo':

    Stupendo spettacolo di classe, eleganza e correttezza. Sono partite che si arbitrerebbero da sole e con l’aiuto del falco solo perchè le palline davvero si fermavano a pochi millimetri o di pochi millimetri uscivano. Se c’è un esempio sportivo da prendere in considerazione, questo è uno. E non è un caso che quest’anno, a fare da maestri, ci fossero due grandi campioni protagonisti di una rivalità solo sportiva, tanto alta quanto schietta come Stefan Edberg e Boris Becker.
    Essendo loro coetaneo la storia “galezziana” del “tacchino freddo” l’ho vissuta tutta, dall’inizio alla fine. Ricordo, fra le tante, le parole di un Tommasi in una delle sue tante telecronache, più o meno facevano così: La solita storia di chi confonde la mancata reattività con la buona educazione. Ma erano altri tempi, vedere un campione in declino fa sempre male, ma vederlo conservare tutto il talento anche nella umana stanchezza fa passare il malessere. E poi, se sei in declino per aver perso la finale di Wimbledon contro il miglior Djokovic di sempre…

    • moreno:

      novak che in difficoltà , ricorre 2 volte al medico e 2 volte rientra negli spogliatoi , anche sul servizio di Federer , mi ricorda stessa malizia di nadal .Come dice Bertolucci : o si gioca a tennis o si va dal medico .Con queste regole , vincono i ” furbi ” .Con regole ” serie ” sarebbe andata diversamente e non parlo da tifoso .Con rispetto saluto .

      • Mario Cicalo':

        Negli spogliatoi ci sono rientrati entrambi.
        Il medico, è una cosa che si può richiedere a norma di regolamento.
        Si vede subito quando fanno i furbi, Azarenka un paio di Australian fa, per esempio.
        Inoltre, pur rispettando molto Bertolucci, credo che certe opinioni siano più viziate dall’aver vissuto altri tempi che dall’effettiva esigenza di “regole più serie”.
        Di questi tempi è indubbio che si sia più soggetti a stiramenti, a intoppi legati a superfici sempre meno sicure e ritmi sempre più elevati. Questi sono ragguagli che servono a portare avanti la partita, intesa come spettacolo, non a favorire questo o quell’altro giocatore. Ragionando così si sarebbe dovuto impedire, nell’eventualità, che si chiudesse il tetto, cosa che avrebbe indubbiamente favorito Roger se fosse piovuto subito, Novak se si fosse fatto buio. Quindi: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
        P.s.: a proposito di Edberg e Becker io sono uno di quelli che nel 1988 perse la finale perchè si giocò di lunedì per la pioggia, per esempio.

      • Francesca:

        Moreno caro, sei un po’ ripetitivo: 2 commenti, 2 copia e incolla.
        Aldilà di questa (sterile, lo riconosco) polemica, faccio i miei complimenti a Scanzi per l’articolo. Una volta tanto mi trovo d’accordo con lui.

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