Archive del 26 marzo 2010

Pagadebit Campo al Lago

Ristorante Donatello, Bologna, davanti al Teatro Arena del Sole. E’ lì da quasi cent’anni. Domenica pranzo. Poco distante ci sono il Cantuccio e Serghei, più noti, ma chiusi quel giorno.
Così andiamo lì. Tortellini e salumi, si mangia bene. Prezzi discreti.
Cosa bevi? Dura, coi tortelloni in brodo. Ci sta male quasi tutto.
In questi casi mi affido all’abbinamento che preferisco: quello ad minchiam. Ho scelto un Pagadebit Campo al Lago Frizzante, anno 2007. Azienda Agricola Celli, Bertinoro. Prezzo dieci euro.
Il Pagadebit è un vitigno autoctono romagnolo bianco. Cresce nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna, zone decisamente più note per il Sangiovese. Il nome esatto è Bombino Bianco, lo trovi anche a Ravenna. Lo chiamavano Pagadebit perché era produttivo perfino nelle annate più difficili e serviva come merce di scambio per pagare i debiti (infatti un altro suo nome è Straccia Cambiale).
Per alcuni è un parente povero del Trebbiano d’Abruzzo, che incontri molti chilometri più a sud nel litorale adriatico.
Quel Pagadebit non aveva nulla di straordinario. Era semplicemente onesto e umile. Come doveva essere. A volte, ai vini, devi chiedere solo di essere se stessi. Rispettandone i limiti congeniti e apprezzandone l’antica schiettezza.