Archive del 16 giugno 2015

Vini ostinati e contrari: Chiarofiore Tunia

FullSizeRenderTunia è una giovane azienda immersa nella Val di Chiana. Animata da due ragazze, nessuna delle quali nata nella provincia aretina, cerca di valorizzare un territorio non poco sottovalutato. I vini sono naturali e Tunia fa parte dell’associazione Vin Natur animata da Angiolino Maule, ma i prodotti messi in commercio hanno una pulizia che li rende accattivanti per chi non ama troppi azzardi (ma al tempo stesso li rende “troppo poco strani” per chi beve solo vini spigolosi e al limite quasi del difettoso). Azienda meritoria e coraggiosa, migliora di anno in anno. Oltre a un Sangiovese felicemente bevibile e ispiratamente umile, a spiccare è il Chiarofiore. È un orange Wine, un bianco macerativo a maggioranza Trebbiano e con un’aggiunta di Vermentino. Le prime annate erano gradevoli ma un po’ opulente, mentre col passare delle vendemmie si nota una crescita di bevibilità e di equilibrio. È’ frutto di 4 diverse vendemmie, la prima a inizio settembre (per sfruttare l’acidità del Trebbiano non ancora maturo) e l’ultima per inserire nel blend una piccola porzione di Trebbiano sovramaturo e attaccato dalla muffa nobile (per dare corpo e morbidezza: scelta comprensibile, ma forse azzardata). Le quattro parti vengono vinificate separatamente. Il vino affina in acciaio sulle fecce fini per 12 mesi e poi in bottiglia per altri 6 mesi. Non ancora troppo noto, il Chiarofiore è un vino inizialmente spiazzante, ma che difficilmente delude e non ammalia. (Il Fatto Quotidiano, 15 giugno 2015. Trentesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)