Archive del 24 novembre 2012

Arena 2010 – Agnès & René Mosse

Fidatevi: questo è un vino che va provato. Importato in Italia da Les Caves de Pyrene, l’ho acquistato nella spedizione cumulativa di qualche mese fa. Non conoscevo l’azienda, ma ovviamente la zona di produzione sì. Ovvero Savennières, patria dello Chenin Blanc più ambizioso e longevo (dalle parti di Nicolas Joly). Adoro lo Chenin Blanc, anche se forse preferisco la variante ancora più bevibile (e spesso meno ambiziosa) di Vouvray, e non potevo non provare questo vino. Credo che in enoteca si trovi sui 30-35 euro, sui 40-45 al ristorante (ma posso sbagliare).
Di notizie su Agnès e René Mosse se ne trovano poche. Un buon link è qui, su The Wine Doctor. La coppia aveva un’enoteca di successo a Tours. Rapidamente si è avvicinata ai vini naturali. Ha acquistati (con dei soci belgi) 16 ettari nella Loira, la maggior parte dei quali (12.8) dedicati alla produzione di vino. Dopo avere studiato viticoltura ed enologia ad Amboise, hanno avuto come mentore Hubert de Montille in Borgogna. Nel 1999 sono tornati in Loira, legando con altri vignerons naturalisti.
Il vitigno più coltivato dall’azienda è lo Chenin Blanc, seguito da Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon; poi piccole quote di Gamay, Grolleau e Chardonnay. L’Arena, il vino che ho bevuto ieri sera con Perfect39, è l’unico con appellation Savennières. Per il resto l’appellation più usata, anche nella variante rosè, è quella di Anjou.
Credo che l’Arena sia uno dei loro vini più ambiziosi. Forse il più ambizioso. Chenin Blanc in purezza, da vigneti particolarmente vocati. Neanche mezzo ettaro, vicino al Moulin de Beaupréau. Terreni sabbiosi e scistosi. Prodotto soltanto dal 2007.
E’ semplicemente delizioso.
Felicemente non ossidato (che palle questa fissazione francese, arrivata anche da noi), mi ha colpito per acidità e mineralità. L’annata, buona, è la 2010. Quindi vino giovane. Troppo giovane (ha grandi potenzialità evolutive). L’età imberbe ha danneggiato la ricchezza olfattiva, limitata per ora a note di frutti e fiori bianchi un po’ acerbi: non complesso, quindi, ma intenso e – ancor più – piacevole. Visivamente splendido, di un giallo quasi dorato assai vivido, è in bocca che ammalia. Giusta struttura, né troppa né poca. Citrino come i migliori Priè Blanc, con un’acidità nevrile (adoro questa parola) che cede il passo a una sapidità oltremodo invitante.
Mi piacerebbe bere un’annata lontana, per avere conferma sulla sua durevolezza nel tempo. Dinamico, buona progressione e persistenza. Bevibilità innegabile.
Uno dei migliori vini francesi importati da Les Cave de Pyrene.