Vini ostinati e contrari: Chiarofiore Tunia

FullSizeRenderTunia è una giovane azienda immersa nella Val di Chiana. Animata da due ragazze, nessuna delle quali nata nella provincia aretina, cerca di valorizzare un territorio non poco sottovalutato. I vini sono naturali e Tunia fa parte dell’associazione Vin Natur animata da Angiolino Maule, ma i prodotti messi in commercio hanno una pulizia che li rende accattivanti per chi non ama troppi azzardi (ma al tempo stesso li rende “troppo poco strani” per chi beve solo vini spigolosi e al limite quasi del difettoso). Azienda meritoria e coraggiosa, migliora di anno in anno. Oltre a un Sangiovese felicemente bevibile e ispiratamente umile, a spiccare è il Chiarofiore. È un orange Wine, un bianco macerativo a maggioranza Trebbiano e con un’aggiunta di Vermentino. Le prime annate erano gradevoli ma un po’ opulente, mentre col passare delle vendemmie si nota una crescita di bevibilità e di equilibrio. È’ frutto di 4 diverse vendemmie, la prima a inizio settembre (per sfruttare l’acidità del Trebbiano non ancora maturo) e l’ultima per inserire nel blend una piccola porzione di Trebbiano sovramaturo e attaccato dalla muffa nobile (per dare corpo e morbidezza: scelta comprensibile, ma forse azzardata). Le quattro parti vengono vinificate separatamente. Il vino affina in acciaio sulle fecce fini per 12 mesi e poi in bottiglia per altri 6 mesi. Non ancora troppo noto, il Chiarofiore è un vino inizialmente spiazzante, ma che difficilmente delude e non ammalia. (Il Fatto Quotidiano, 15 giugno 2015. Trentesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

Un Commento a “Vini ostinati e contrari: Chiarofiore Tunia”

  • Alessandro:

    Buongiorno Scanzi. Leggo spesso con piacere questo blog e solo oggi mi rendo conto che l’autore sia l’Andrea Scanzi che in primis credevo essere solo un omonimo del più noto giornalista. Ne sono piacevolmente colpito. Pochi giorni fa alla Domenica Sportiva (si chiama così?) qualcuno l’ha chiamata “tuttologo” in modo ironico. In fondo è vero. Secondo alcuni pecca di supponenza mentre io francamente leggo e ascolto quello che dice, in diversi ambiti, sempre con interesse. Le scrivo e spero possa darmi qualche dritta: sono pugliese, abito in un luogo con potenziali vitivinicoli elevati (la Valle d’Itria) mi interesso di birre artigianali e vini (mio nonno aveva una vigna) e amo l’approccio “filosofico” di Nossiter. Detto questo, molto ma molto banalmente: saprebbe dirmi tre, quattro vini naturali italiani che devo per forza assaggiare, per poter capire davvero cosa significhi VINO NATURALE?

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