Vini ostinati e contrari: Anatrino Tanganelli

anatrinoVitigno usato e abusato, il Trebbiano toscano sa stupirti soprattutto quando proprio non te l’aspetti. Castiglion Fiorentino, provincia di Arezzo. L’azienda Carlo Tanganelli, ora gestita dal figlio Marco, produce poche migliaia di bottiglie. Fa parte dell’associazione VinNatur. Due le tipologie messe (poco) in commercio: Anatraso e Anatrino. Il primo si produce solo nelle annate migliori. Trebbiano non in purezza, ma coadiuvato dalla Malvasia del Chianti. Al ristorante si trova attorno ai 20 euro. E’ un bianco macerato, con vinificazione cioè a contatto (tre settimane) con le bucce come fosse un rosso. Ogni tanto qualche annata spara un po’ troppo alcol (la 2007 arrivava a 14 gradi e mezzo). Superata però la eventuale botta alcolica, l’Anatraso si caratterizza per un’inattesa piacevolezza non distante dal Pico di Angiolino Maule. Quando l’annata non lo consente, l’Anatraso non si fa e cede il passo al fratello minore Anatrino. Teoricamente un vino di riserva, ma solo teoricamente. Molto meno impegnativo e volutamente non indimenticabile, sa stupire in positivo. Eccome. La macerazione è più contenuta, solo 4 giorni. Il vino viene poi lasciato maturare in acciaio per 7 mesi, senza subire nessun trattamento chimico di sintesi e con aggiunta minima di solforosa. Costa più o meno la metà dell’Anatraso: il suo rapporto qualità/prezzo è encomiabile. L’Anatrino è un piccolo vino da grandi estati: un compagno di viaggio discreto e mai ingombrante, però sicuro. (Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2015. Venticinquesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

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