Il bianco più tannico del mondo

Se volete provare il bianco più tannico del mondo, o giù di lì, virate sul Clos des Amandiers 2007. Un bianco georgiano, in quota Triple A. Vitigno Rkatziteli. E’ un orange wine. Molto orange. Il naso comunica anzitutto l’ossidazione, che ricorda certi Savagnin del (dello? della?) Jura. La macerazione è lunga, l’affinamento in anfore. Come da tradizione persiana.
Parlare di bianchi tannici suona come un ossimoro, se ci si basa unicamente su quanto studiato ai corsi Ais. Ovviamente, nei casi di bianchi macerativi, con la fermentazione a contatto (ancor più se duraturo) con le bucce, cambia tutto. E’ il caso di questo Clos des Amandiers, che non c’entra niente né con il vino di Pomerol né con l’hotel a Calvi (questo vi apparirà se ricercherete le parole su Google).
Il prezzo è di poco più di 20 euro, che sale a 30 nei ristoranti non troppo onesti. Io l’ho trovato ieri a 21 euro presso la Bottega del Vino di Castiglion Fiorentino.
Oltre al giallo scuro, quasi aranciato, e alla ossidazione – inizialmente non gradevolissima – che poi scema un po’, l’aspetto più marcato di questo bianco georgiano è la tannicità. Affetta letteralmente il palato, allappa come un esercito di carciofi incazzosi e non è minimamente equilibrato. Dipende dalla macerazione spinta, dalle anfore e dal vitigno. Il Rkaziteli ricorda certi vitigni bianchi della Borgogna, anche se rispetto alla Chardonnay è decisamente più verde e speziato. La nota “verde” è davvero evidente, molto più di un Sauvignon Blanc o, nei rossi, di un Cabernet Franc.
Quindi fa schifo? No, ma non bevetelo da solo. Non ce la fareste. Miracolosamente, a contatto col cibo (provatelo possibilmente con piatti succulenti che diano salivazione), si esalta. L’alcolicità è contenuta: 12 gradi. La tannicità è mitigata da acidità e sapidità, entrambe notevoli. La persistenza è più che apprezzabile. Bevibilità non suprema, ma buona sì.
Un vino da provare, perché tipico e territoriale. Anche negli spigoli.  

7 Commenti a “Il bianco più tannico del mondo”

  • Giovanni Corazzol:

    non è una provocazione: accostamento con la carne?

  • Taus:

    La Georgia regna…anche nei vini!

  • Mariagloria:

    con ‘tannico’ mi sono persa.

  • Andrea Scanzi:

    @Mariagloria. Io è una vita che mi perdo. E mica voglio smettere.
    @Giovanni. Ci può stare. E non è un paradosso.

  • benux:

    dalla descizione non è che mi ispiri molto, ma lo proverei solo per il paragone con l’esercito di carciofi incazzosi, troppo divertente come paragone

  • marco:

    Io abbino il Veltliner di Kuenhof (Alto Adige) abitualmente con la carne di maiale, se cucinata senza pomodoro. A chi piace il vitello anche con quella.
    E penso che anche i bianchi di Maule abbiano le stesse caratteristiche.

  • alessandro:

    Non so se è lo stesso georgiano (stessa bottiglia) che ho bevuto da Velier ad una degustazione tempo fa, ma il ricordo fu negativo oltre ogni misura.
    Mi sembrava una sciacquatura di salamoia per olive che se piaceva a loro, lo continuassero a bere.
    Poi sta storia dei biodinamici ad ogni costo bah… non è che la capisca tanto. se bevi morey, pacalet, leflaive sono biodinamici straordinari e di puzze neanche a parlarne.
    perchè i biodinamici italiani tranne rarissime eccezioni sono imbevibili ed ossidati?

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