{"id":8179,"date":"2026-10-27T20:24:07","date_gmt":"2026-10-27T20:24:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=8179"},"modified":"2026-10-31T20:35:12","modified_gmt":"2026-10-31T20:35:12","slug":"la-mia-intervista-al-messaggero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=8179","title":{"rendered":"La mia intervista al Messaggero"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"titolo\" style=\"text-align: center;\">Andrea Scanzi, il Premio Tenco<br \/>\ne quella passione per la cultura<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"sottotitolo\" style=\"text-align: center;\"><em><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Intervista ad <strong>Andrea Scanzi<\/strong>:<\/span><br \/>\n<\/span><\/em><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">\u00abFrancesco Guccini mi manca come amico,<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"font-size: 14pt;\">perch\u00e9 il cantautore resta, ma l\u2019uomo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u00bb<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di <strong>Carmela De Rose<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono premi che arrivano alla fine di un percorso e altri che, pi\u00f9 semplicemente, illuminano tutto quello che quel percorso ha significato. Per <strong>Andrea Scanzi<\/strong>, il <strong>Premio Tenco 2026<\/strong> come operatore culturale appartiene a entrambe le categorie: \u00e8 un riconoscimento prestigioso, ma anche una dichiarazione d\u2019amore ricambiata. L\u2019amore per la canzone d\u2019autore, per le parole che diventano memoria collettiva, per quegli artisti capaci di accompagnare le nostre vite e, qualche volta, di salvarci dalla mediocrit\u00e0 del presente. Il <strong>49\u00b0 Premio Tenco<\/strong>, dedicato alla memoria di <strong>Sergio Secondiano Sacchi<\/strong>, ha riconosciuto in <strong>Scanzi <\/strong>una figura che da anni attraversa il mondo della musica italiana non soltanto da giornalista, ma da appassionato studioso, autore e interprete. Il riconoscimento \u00e8 stato assegnato dal <strong>Club Tenco <\/strong>nell&#8217;edizione che si \u00e8 svolta al <strong>Teatro Ariston di Sanremo dal 22 al 24 ottobre. <\/strong>La sua reazione \u00e8 stata quella di chi, dietro la sicurezza di una carriera lunga e articolata, custodisce ancora lo stupore dei sogni pi\u00f9 grandi: \u00ab\u00c8 per distacco il premio che ho sempre sognato di ricevere\u00bb. Una confessione che restituisce il senso pi\u00f9 autentico di questo traguardo. Perch\u00e9 non tutti i riconoscimenti hanno lo stesso peso. Alcuni misurano il successo, altri toccano un luogo pi\u00f9 intimo, quello in cui una passione giovanile si trasforma, lentamente, in una vocazione. <strong>Scanzi<\/strong> ha raccontato di aver considerato questo premio quasi un approdo impossibile, qualcosa che desiderava talmente tanto da avere paura persino di immaginarlo. Eppure, a volte, la vita sorprende proprio quando il desiderio sembra troppo grande per essere pronunciato ad alta voce.<\/p>\n<p><strong>Dalla laurea sui cantautori alla passione diventata mestiere<br \/>\n<\/strong>Nato ad Arezzo il 6 maggio 1974, <strong>Andrea Scanzi<\/strong> si <strong>laurea in Lettere all&#8217;Universit\u00e0 di Siena<\/strong>, nella sede di Arezzo, nel 2000, con una tesi dedicata ai cantautori della prima generazione, intitolata <strong><em>Amici fragili.<\/em><\/strong> Quel titolo, ispirato all&#8217;universo poetico di <strong>Fabrizio De Andr\u00e9<\/strong>, contiene gi\u00e0 una dichiarazione d&#8217;intenti: per<strong> Scanzi<\/strong>, la canzone non \u00e8 un semplice accompagnamento della vita, ma uno strumento per comprenderla, attraversarla e, talvolta, sopportarla. La scelta di studiare i cantautori in ambito universitario, in un periodo in cui la canzone d&#8217;autore non godeva ancora ovunque del pieno riconoscimento accademico, rivela una convinzione che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera: le parole di un grande autore possono avere la stessa dignit\u00e0 culturale della letteratura, della poesia e del teatro. Il giornalismo arriva gi\u00e0 nel 1997, con la rivista musicale Il <strong>Mucchio Selvaggio. <\/strong>Da l\u00ec prende forma un percorso che si allarga progressivamente, senza mai abbandonare la curiosit\u00e0 originaria. <strong>Scanzi <\/strong>scrive per testate come <strong>il manifesto, Il Riformista, L&#8217;Espresso e MicroMega<\/strong>. Dal 2005 al 2011 collabora con <strong>La Stampa, <\/strong>occupandosi soprattutto di cultura e spettacoli, ma anche di sport, fino a seguire il <strong>Motomondiale<\/strong> come inviato. Nel settembre 2011 approda stabilmente a <strong>Il Fatto Quotidiano<\/strong>, dove consolida la propria identit\u00e0 di giornalista e commentatore. La sua scrittura attraversa politica, costume, societ\u00e0, sport, musica ed enogastronomia. \u00c8 una penna riconoscibile, spesso graffiante, che non cerca necessariamente il consenso e che fa della presa di posizione una parte essenziale del proprio mestiere. Il suo percorso, tuttavia, non si esaurisce nell&#8217;attualit\u00e0: accanto al giornalista c&#8217;\u00e8 sempre lo scrittore, e accanto allo scrittore l&#8217;uomo che torna ostinatamente ai suoi maestri musicali.<\/p>\n<p><strong>Gaber, De Andr\u00e9 e il teatro come incontro con le coscienze<br \/>\n<\/strong>Il passaggio dalla pagina al palcoscenico rappresenta uno dei capitoli pi\u00f9 significativi della sua storia professionale. Dal 2011 <strong>Scanzi <\/strong>porta nei teatri italiani spettacoli dedicati ai protagonisti della canzone d&#8217;autore. Non si limita a raccontarli: cerca di restituirne la voce, il pensiero, le contraddizioni, la capacit\u00e0 di mettere il pubblico davanti a domande scomode. <strong><em>Con Gaber se fosse Gaber<\/em><\/strong>, in tourn\u00e9e dal 2011 al 2013, affronta l&#8217;eredit\u00e0 del Signor G, artista capace di trasformare la canzone e il teatro in uno specchio impietoso della societ\u00e0. Lo spettacolo ottiene importanti riconoscimenti, tra cui il <strong>Premio Lunezia<\/strong>. Con <strong>Giulio Casale<\/strong> firma poi <strong><em>Le cattive strade<\/em><\/strong>, dedicato a <strong>Fabrizio De Andr\u00e9<\/strong>, un viaggio nell&#8217;opera di un autore che ha saputo dare dignit\u00e0 agli ultimi, raccontare le fragilit\u00e0 umane e mettere in discussione le certezze dei benpensanti. Seguono altri progetti teatrali, da <strong><em>Fuochi sulla collina a Il sogno di un&#8217;Italia<\/em><\/strong>, fino agli spettacoli dedicati a <strong>Ivan Graziani, Lucio Dalla, Franco Battiato, ai Pink Floyd e a Edmondo Berselli.<\/strong> Nel suo teatro convivono musica, narrazione, memoria e riflessione civile. Il palco diventa il luogo in cui un repertorio musicale si trasforma in una storia collettiva, capace di parlare anche a chi quegli artisti non li ha mai visti dal vivo. La stessa passione anima <strong><em>La Gaberiana<\/em><\/strong>, la rassegna da lui ideata a Firenze e dedicata all&#8217;eredit\u00e0 artistica e intellettuale di <strong>Giorgio Gaber. <\/strong>Un progetto che testimonia come il rapporto con i propri maestri, per <strong>Scanzi, <\/strong>non sia un esercizio nostalgico, ma un lavoro culturale da rinnovare e trasmettere.<\/p>\n<p><strong>I libri, la politica e il bisogno di raccontare il presente<br \/>\n<\/strong>La carriera di <strong>Scanzi <\/strong>\u00e8 anche una lunga storia di libri, esperimenti narrativi e incursioni nei territori pi\u00f9 diversi della cultura contemporanea. Tra i primi lavori figura la cura dei testi dell&#8217;autobiografia di <strong>Roberto Baggio,<\/strong> Una porta nel cielo, scritta con<strong> Enrico Mattesini.<\/strong> Seguono pubblicazioni dedicate allo sport, al vino, alla politica e alla societ\u00e0, insieme a romanzi come <strong><em>La vita \u00e8 un ballo fuori tempo e I migliori di noi.<\/em><\/strong> Nel corso degli anni la sua bibliografia si arricchisce di titoli che raccontano, con la sua consueta impronta personale, le trasformazioni della politica italiana: da <strong>Renzusconi a Salvimaio, da Il cazzaro verde a I cazzari del virus, fino a Demolition Man e La sciagura.<\/strong> Accanto a questi lavori, per\u00f2, continua a esserci la musica, vissuta non come una parentesi sentimentale, ma come una delle chiavi per leggere il mondo. \u00c8 proprio in questa dimensione che si collocano alcuni dei suoi libri pi\u00f9 significativi per gli appassionati di canzone d&#8217;autore: <strong><em>E ti vengo a cercare<\/em><\/strong>, dedicato a <strong><em>Franco Battiato, E pensare che c&#8217;era Giorgio Gaber e Il genio invisibile<\/em><\/strong>, dedicato a <strong>Lucio Battisti.<\/strong> Sono opere che restituiscono centralit\u00e0 ad artisti la cui grandezza non si esaurisce nelle classifiche o nella popolarit\u00e0, ma vive nella capacit\u00e0 di lasciare domande, immagini e intuizioni destinate a durare. Anche la televisione ha contribuito a rendere<strong> Scanzi <\/strong>un volto familiare al pubblico italiano. Dalla conduzione di <strong>Futbol su La7 <\/strong>alla partecipazione a programmi di approfondimento, fino a <strong>Accordi &amp; Disaccordi sul Nove<\/strong>, condotto insieme a <strong>Luca Sommi<\/strong>, il suo percorso si \u00e8 sviluppato tra giornalismo, commento politico e divulgazione. Ha inoltre realizzato progetti radiofonici, podcast, incontri pubblici e iniziative digitali, continuando a muoversi tra linguaggi diversi. Una carriera, insomma, difficile da racchiudere in un&#8217;unica definizione. Giornalista, scrittore, autore teatrale, divulgatore: ogni etichetta racconta una parte di lui, ma nessuna basta da sola a spiegare il rapporto viscerale che lo lega alla cultura.<\/p>\n<p><strong>Francesco Guccini, l&#8217;amico oltre il mito<br \/>\n<\/strong>\u00c8 proprio questo legame a emergere con particolare intensit\u00e0 nell&#8217;intervista realizzata in occasione del <strong>Premio Tenco<\/strong>. Quando il discorso si sposta su <strong>Francesco Guccini e Giorgio Gaber,<\/strong> il tono cambia. Le parole si fanno pi\u00f9 intime, la memoria prende il posto dell&#8217;analisi e il racconto professionale lascia affiorare l&#8217;affetto personale. Di <strong>Gaber, Scanzi <\/strong>ricorda il maestro, il mito conosciuto quando era ancora giovane, le cene insieme e la promessa di affiancarlo come correlatore della tesi universitaria. Con <strong>Guccini, <\/strong>invece, il rapporto si \u00e8 trasformato nel tempo in un&#8217;amicizia profonda. I due si erano conosciuti nel 2000, in occasione dell&#8217;album <strong>Stagioni<\/strong>, e negli anni successivi avevano continuato a frequentarsi, fino a incontrarsi con grande regolarit\u00e0. Nel ricordarlo, <strong>Scanzi <\/strong>non si sofferma soltanto sulle canzoni o sui dischi straordinari. Racconta le cene, le visite a Pavana, le battute, il bicchiere di rum, il Gew\u00fcrztraminer e le discussioni politiche. Ricorda persino le prese in giro rivolte all&#8217;amico per il suo modo di seguire le vicende politiche in televisione. \u00c8 qui che il racconto acquista una forza particolare. Perch\u00e9 la morte di un grande artista significa perdere un patrimonio culturale, ma la morte di un amico significa anche perdere una voce familiare, un&#8217;abitudine, un appuntamento, una risata.<\/p>\n<p>\u00abQuello che mi manca adesso non \u00e8 il cantautore, perch\u00e9 il cantautore resta\u00bb, dice <strong>Scanzi.<\/strong> \u00abMi manca l&#8217;uomo, mi manca l&#8217;amico\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/spettacoli\/eventi\/andrea_scanzi_premio_tenco_consacra_vita_al_servizio_cultura-9852087.html?utm_source=pulsanteAMP\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Il Messaggero, 27 ottobre 2026<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Scanzi, il Premio Tenco e quella passione per la cultura &nbsp; Intervista ad Andrea Scanzi: \u00abFrancesco Guccini mi manca come amico, perch\u00e9 il cantautore resta, ma l\u2019uomo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u00bb &nbsp; Di Carmela De Rose Ci sono premi che arrivano alla fine di un percorso e altri che, pi\u00f9 semplicemente, illuminano tutto quello che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[839],"tags":[],"class_list":["post-8179","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interviste"],"blocksy_meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8179","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8179"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8179\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8186,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8179\/revisions\/8186"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8179"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8179"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8179"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}