{"id":7727,"date":"2025-08-05T13:13:09","date_gmt":"2025-08-05T13:13:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=7727"},"modified":"2026-03-21T13:49:02","modified_gmt":"2026-03-21T13:49:02","slug":"la-mia-intervista-a-niccolo-fabi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=7727","title":{"rendered":"La mia intervista a Niccol\u00f2 Fabi"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"ifq-post__title\"><span style=\"font-size: 18pt;\">&#8220;Sussurro, perch\u00e9 se fossi provocatorio sarei ridicolo&#8221;<\/span><\/h1>\n<header class=\"ifq-post__header\">\n<div class=\"ifq-post__excerpt\">\n<p>di <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/autori\/ascanzi\/ptype\/in-edicola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Andrea Scanzi<\/a><br \/>\n5 agosto 2025<\/p>\n<\/div>\n<\/header>\n<p><em>Niccol\u00f2 Fabi \u00e8 un\u2019anima pura e un artista di rara intensit\u00e0 e profondit\u00e0. Il suo ultimo disco, <\/em><em>splendido, si intitola Libert\u00e0 negli occhi. Da ottobre sar\u00e0 nei teatri di tutta Italia in tour. L\u2019ho <\/em><em>intervistato alla Gaberiana, il festival che organizzo ogni estate a Firenze, e il colloquio \u00e8 <\/em><em>proseguito nei giorni successivi.<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/niccolo-fabi2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-7732\" src=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/niccolo-fabi2.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"231\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/niccolo-fabi2.jpg 690w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/niccolo-fabi2-300x157.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a>Libert\u00e0 negli occhi nasce da un viaggio.<\/strong><br \/>\nScrivo canzoni da pi\u00f9 di 40 anni, la prima la composi a 13, e la creativit\u00e0 col tempo non ti sostiene pi\u00f9 allo stesso modo. Cos\u00ec ho associato alla scrittura del disco un viaggio nella Val di Sole con sei amici, in uno chalet isolato e lontano da tutto, per continuare a vivere questa splendida follia che \u00e8 scrivere canzoni. Senza pensare che sia un mestiere o che poi ci sia un pubblico che valuta e compra. Se pensi all\u2019aspetto commerciale mentre scrivi, limiti la creativit\u00e0. Un viaggio di questo tipo, al contrario, ti pu\u00f2 aiutare a ritrovare la gioia e la vitalit\u00e0 che nel tempo fatalmente decadono.<\/p>\n<p><strong>Hai una sorta di ossessione di perdere la creativit\u00e0.<\/strong><br \/>\nLa creativit\u00e0 ha a che fare con la fertilit\u00e0, c\u2019\u00e8 proprio un elemento biologico. A 25 anni, ormonalmente e chimicamente, siamo al massimo. Poi invecchiando la creativit\u00e0 in qualche modo resta, muta e matura, ma la canzone \u00e8 una forma d\u2019arte particolarmente legata alla giovinezza: i primi amori, la scoperta, l\u2019impegno politico. La canzone ha bisogno di bianco o nero, invece crescendo diventi pi\u00f9 sfumato e meno lucente. Ecco: io<br \/>\npasso tutti i giorni a cercare di dare lucentezza a ogni mia fragile canzone.<\/p>\n<p><strong>Ti domandi mai quale sia il ruolo dell\u2019artista?<\/strong><br \/>\nCostantemente. L\u2019artista deve essere se stesso, e non tutti sono uguali. C\u2019\u00e8 chi sussurra all\u2019orecchio delle piccole confidenze e chi declama salendo sul palco. Ho un\u2019attitudine che mi porta molto pi\u00f9 facilmente a sussurrare. Ho quella voce l\u00ec. Se fossi provocatorio sarei ridicolo, non perch\u00e9 sia sbagliato provocare, ma perch\u00e9 non sarei proprio capace di farlo. Credo che si possa incidere sulla vita delle persone anche solo quando fai colazione al bar; quelle due o tre parole che dici, e come le dici, possono cambiare la giornata delle persone che incontri.<\/p>\n<p><strong>Come ti trovi sul palco?<\/strong><br \/>\nMale. Sono timido, impacciato. Io sono un osservatore e un narratore, non uno che ama stare in mezzo alla scena. Se ho una comunicativa su qualcuno, credo dipenda dal fatto che vedono lo spettacolo di una persona in difficolt\u00e0 che &#8211; nonostante quella difficolt\u00e0 &#8211; si mette in gioco, e questo risulta confortante per molti, perch\u00e9 si rivedono nella mia insicurezza. Ho un tipo di timidezza che non sfocia nel mutismo, ma che provoca un\u2019accensione: un rossore, un sudore che genera una comunicativa. Negli anni ho capito \u2013 scusa l\u2019immodestia \u2013 di avere per qualcuno un ruolo. Sono consapevole di non poter<br \/>\nfare che questo, cio\u00e8 stare sul palco, e lo accetto.<\/p>\n<p><strong>Chi ha avuto un ruolo nel tuo apprendistato?<\/strong><br \/>\nInizialmente non i cantautori italiani. Sono prima musicista e poi autore di testi. Ancora oggi, quando mi fanno domande solo sulle parole, un po\u2019 mi infastidisco. La musica \u00e8 fondamentale: se dico \u201cResta con me\u201d urlando con una musica rock ti racconto una cosa, se dico sempre \u201cResta con me\u201d sussurrandolo per\u00f2 con un quartetto d\u2019archi cambia tutto. Questa cosa che il testo conti pi\u00f9 della musica non l\u2019ho mai sentita mia.<\/p>\n<p><strong>Mi fai qualche nome?<\/strong><br \/>\nAnzitutto anglosassoni, su tutti James Taylor e Joni Mitchell. Tra i cantautori italiani, ho sempre ascoltato quelli pi\u00f9 \u201cdiagonali\u201d, quelli in cui non c\u2019era \u201ctroppa parola\u201d. Penso a Bennato, Fortis, Graziani: gli&nbsp; riconoscevo una musicalit\u00e0 pi\u00f9 sorprendente. Gaber l\u2019ho scoperto dopo: un pensatore libero e un oratore fantastico. Lo vidi all\u2019Olimpico di Roma a fine anni Novanta: bravo come nessuno a costringerti a tornare a casa e avere un&nbsp;pensiero in pi\u00f9. Oggi posso dirti che, come grammatica della canzone, devo moltissimo a Ivano Fossati. Uno straordinario speleologo delle dinamiche interpersonali.<\/p>\n<p><strong>Sarebbe felice di sentirselo dire. Lo hai conosciuto?<\/strong><br \/>\nL\u2019ho visto una volta sola, a una cena. Mi disse due cose che mi sono rimaste impresse. La prima \u00e8 che soffriva del fatto che, quando le donne si avvicinavano a lui, davano in qualche modo per scontato che lui parlasse anche nella quotidianit\u00e0 con la stessa poeticit\u00e0 con cui si esprimeva nei brani. La seconda \u00e8 che non vedeva l\u2019ora di vivere la vita senza avere pi\u00f9 il filtro di colui che scrive le canzoni, per godersi ogni attimo e basta. C\u2019\u00e8 riuscito, perch\u00e9 ha smesso quando voleva di fare dischi. Lo capisco: noi cantautori pensiamo sempre a scrivere canzoni anche quando non vorremmo, che sia durante una chiacchierata o un viaggio, un bacio o un tramonto, e finiamo col non goderci mai il momento. Non ci spegniamo mai.<\/p>\n<p><strong>Ti immagini mai come interprete di brani altrui?<\/strong><br \/>\nMai. Non sarei capace. Se non canto cose mie, il microfono diventa un luogo molto inospitale. Anche quando a inizio carriera militavo in una cover band dei Police, suonavo la batteria. Me ne stavo in disparte, non cantavo e stavo benissimo. Ho cominciato a cantare a 20 anni, in una band che faceva matrimoni e feste di laurea, dopo aver fatto inizialmente il bassista.<\/p>\n<p><strong>Sei cresciuto artisticamente in un locale romano dove si sono fatti le ossa alcuni dei pi\u00f9 grandi attori e musicisti italiani.<\/strong><br \/>\nSi chiamava \u201cIl Locale\u201d, alla faccia dell\u2019originalit\u00e0. Silvestri, Gazz\u00e8, Zampaglione dei Tiromancino, Latte &amp;amp; i suoi derivati (con Lillo e Greg), Favino, Mastandrea, Papaleo, Giallini eccetera. Non c\u2019era il \u201clocalaro\u201d, non ti chiedevano di fare cover ed eravamo liberi. La bravura degli altri ti costringeva ogni giorno a migliorarti. La sfida ci stimolava sempre. Era il \u201892\/95, una Roma diversa. Ogni sera vedevi qualcosa di interessante. Quando pass\u00f2 Carmen Consoli, anche solo durante il soundcheck ci \u201capr\u00ec la faccia\u201d. Pure i Subsonica. E quelle \u201cfrustrazioni\u201d erano per noi carburante per migliorarci.<\/p>\n<p><strong>In quel locale che ruolo aveva il giovane Fabi?<\/strong><br \/>\nMi facevano suonare a San Valentino e poi tutti i 14 del mese. Mi pare che il mio genere, nelle locandine, fosse definito \u201clove core\u201d. Ero una sorta di specchietto per le allodole per le ragazze, perch\u00e9 pare che fossi belloccetto. E non era un complimento, ma una presa per il culo. Essere belloccetto non \u00e8 una cosa positiva tra colleghi. In pi\u00f9 venivo dai Parioli, ero figlio di un produttore musicale\u2026 insomma partivo malissimo.<\/p>\n<p><strong>Tu, Silvestri e Gazz\u00e8 avete detto che, se un giorno doveste divenire un quartetto, non avreste dubbi sulla scelta: Samuele Bersani.<\/strong><br \/>\nConfermo. Consideriamo Samuele l\u2019autore dei testi pi\u00f9 belli. E\u2019 un uomo che ha una meravigliosa fragilit\u00e0. Hai sempre voglia di abbracciarlo. Tra me e lui facciamo gara a chi \u00e8 pi\u00f9 fragile. Credo per\u00f2 che tecnicamente non sarebbe possibile: noi nasciamo come musicisti e abbiamo un aspetto musicale pi\u00f9 dominante. Samuele non pu\u00f2 avere quella stessa spensieratezza nel suonare, \u00e8 meno giocherellone e pi\u00f9 cantautore. Infatti scrive meglio di tutti noi. Gli voglio un bene dell\u2019anima.<\/p>\n<p><strong>Quando ricevi complimenti come reagisci?<\/strong><br \/>\nQuesta \u00e8 difficile&#8230; Non so dirti se non credo di meritarli o se in qualche modo fingo inconsciamente che non dicano a me, perch\u00e9 sento che quel complimento pu\u00f2 non aiutarmi nel farmi stare bene. Provo a spiegarti. E\u2019 come se evitassi i complimenti perch\u00e9, ogni giorno, devo fare un percorso interiore tra il non essere sicuro di me e il sentirmi sicuro di me, e se qualcuno mi fa i complimenti magari poi mi adagio. E non faccio pi\u00f9 quel percorso di crescita quotidiana. Il complimento mi mette in imbarazzo, perch\u00e9 mi fa sentire per certi versi \u201cfermo\u201d. E questo mio approccio, senz\u2019altro contorto e un po\u2019 nevrotico, mi ha permesso forse di sentirmi sempre in movimento, e non anchilosato come molti miei coetanei.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 lo stato d\u2019animo pi\u00f9 ricorrente nelle tue canzoni?<\/strong><br \/>\nOh, sono tutte uguali (sorride): malinconia fissa, ovunque. E\u2019 il mio colore pi\u00f9 ricorrente. Le persone, nell\u2019ascolto della musica, si dividono in due grandi categorie. Quelli che cercano un\u2019atmosfera completamente diversa dal loro stato d\u2019animo, magari in quel momento triste, e che quindi cercano evasione e allontanamento dalla realt\u00e0. E quelli che, invece, ricercano nell\u2019ascolto una musica che ricalchi il loro stesso essere gi\u00f9 di morale, per poter superare quello stato d\u2019animo sentendosi confortati e in compagnia. Io sono adatto a questa seconda tipologia. Vado sempre a cercare la malinconia e la commozione. Ho<br \/>\nsempre ascoltato quella musica l\u00ec e mi ha salvato la vita. Cos\u00ec, inconsciamente, spero che magari accada anche a qualcuno che mi ascolta.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2025\/08\/05\/io-sussurro-perche-se-fossi-provocatorio-sarei-ridicolo\/8084791\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Fatto Quotidiano<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Sussurro, perch\u00e9 se fossi provocatorio sarei ridicolo&#8221; di Andrea Scanzi 5 agosto 2025 Niccol\u00f2 Fabi \u00e8 un\u2019anima pura e un artista di rara intensit\u00e0 e profondit\u00e0. Il suo ultimo disco, splendido, si intitola Libert\u00e0 negli occhi. Da ottobre sar\u00e0 nei teatri di tutta Italia in tour. 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