{"id":730,"date":"2011-12-15T10:25:31","date_gmt":"2011-12-15T10:25:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=730"},"modified":"2011-12-15T10:26:05","modified_gmt":"2011-12-15T10:26:05","slug":"i-canari-doppiozero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=730","title":{"rendered":"I canari (Doppiozero)"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-469\" title=\"298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n1-190x300.jpg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n1-190x300.jpg 190w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n1.jpg 611w\" sizes=\"(max-width: 190px) 100vw, 190px\" \/>Quella del \u201ccanaro\u201d \u00e8 una tipologia umana fortemente connotata, che possiede caratteristiche di immediata riconoscibilit\u00e0. Sia chiaro: il canaro non \u00e8 il semplice \u201cpadrone\u201d di un cane, ma ne \u00e8 il correlativo umano, quasi l\u2019interfaccia tra animale e mondo. Cos\u00ec se tutti possono essere padroni, non molti riescono a diventare canari. Per esserlo serve una predisposizione, ma \u00e8 necessario anche un lungo apprendistato, che si fonda per\u00f2 su un\u2019unica premessa, la consapevolezza dell\u2019unicit\u00e0 di quel rapporto che ci lega all\u2019animale (che per questa via smette anche di essere tale). Il cane diventa cos\u00ec \u2013 non senza difficolt\u00e0 \u2013 la parte migliore della vita. Del suo cane il canaro \u00e8 sinceramente innamorato, e senza esitazione lo antepone a molti suoi consimili o addirittura a tutti. Corollario e sottinteso \u00e8 che il canaro del cane capisce le sofferenze e le gioie, gli errori e i virtuosismi, sviluppando sintonie segrete soprattutto quando la coincidenza porta ad una convergenza nella \u201cvisione del mondo\u201d.<br \/>\nCome spiega Franco Marcoaldi in <em>Baldo (<\/em>libro con ampi e riconosciuti debiti nei confronti di <em>Animali e altri viventi<\/em> di Alberto Asor Rosa), uno dei momenti di pi\u00f9 intensa compartecipazione \u00e8 il sonno. Insieme sul letto o sul divano, uomo e cane arrivano a fondere le proprie nature, dando vita a sperimentali e inedite forme ibride. Sono gli occhi ad aprire la via allo scambio. Quell\u2019occhio canino che sembra nascondere segreti insondabili \u00e8 il canale che apre le porte della relazione. Poco importa al canaro l\u2019intrusivit\u00e0 di quello sguardo. Se Italo Calvino aveva scritto che essere guardato dal cane gli provocava paralizzanti imbarazzi, opposta \u00e8 la reazione del vero canaro. Andrea Scanzi in <em>I cani lo sanno<\/em> afferma chiaramente che la continua sorveglianza cui lo sottopone il cane \u00e8 gradito segnale d\u2019affetto, perch\u00e9 quegli occhi sono \u201cgrandangoli puntati sulla vita di chi custodiscono e a cui si consegnano interamente\u201d. L\u2019uomo \u00e8 il \u201cDio padrone\u201d a cui il cane dedica ogni suo sforzo. Ma \u00e8 indispensabile saper ricambiare \u2013almeno in qualche occasione \u2013 questa diuturna disponibilit\u00e0 affettiva. Secondo una procedura volta a riscoprire l\u2019orizzontalit\u00e0, il canaro compie allora il gesto di porsi allo stesso livello del proprio cane.<br \/>\nCome il padrone di Baldo descritto da Marcoaldi (e il protagonista umano del libro di Asor Rosa), gli si sdraia a fianco, si mette a quattro zampe: \u00e8 commistione di prospettive, in questo caso acquisizione, o riacquisizione, di punti di vista smarriti col bipedismo, gesto ancipite, in cui l\u2019affetto si mescola alla volont\u00e0 di affrontare il mondo dal basso e rasoterra. Del resto il canaro sa che l\u2019universo canino si fonde sull\u2019olfatto pi\u00f9 che sulla vista, e cerca di accettare i vuoti dell\u2019incomunicabilit\u00e0 sensoriale. Cos\u00ec con grande pazienza tollera le logoranti soste a cui il cane lo sottopone quando deve svuotare la vescica. Le sue nozioni di etologia gli offrono spiegazioni che gli impediscono di smaniare quando la centellinata distribuzione di pip\u00ec ai crocevia delle strade lo fa giungere in ritardo ad un appuntamento di lavoro. Perch\u00e9 il canaro, a ben vedere, ha soprattutto questo pregio, quello di essere cos\u00ec in empatia col cane da arrivare a capirne molte pieghe dell\u2019anima, comprese quelle che agli estranei insofferenti (e ai semplici padroni) paiono solo difetti. E poi ogni cane \u00e8 in fondo un figlio o una figlia \u2013 estensione del s\u00e9, specchio in cui riflettersi ritrovando per\u00f2 la migliore delle proprie fisionomie. Scanzi, descrivendo la love story con le sue due labrador nere, non fatica ad ammettere che la sofferenza patita in occasione di una gravissima malattia della pi\u00f9 anziana delle due \u00e8 stata superiore a quella legata alla separazione dalla moglie.<br \/>\nIl canaro \u2013 uomo naturalmente progressista \u2013 non ama nascondersi dietro borghesissimi infingimenti. Un esempio? Il suo peggior nemico \u00e8 chi disprezza odori, peli e sporco dei cani. Rispettoso della dignit\u00e0 canina, come detesta i cani oggetto, i cani da borsetta, i cani imbellettati delle signore bene, il canaro si rifiuta di dire che il cane puzza. Il cane, pi\u00f9 semplicemente, ha addosso l\u2019odore di cane. Capovolgendo cos\u00ec la logica del disgusto, il momento della defecazione diventa quello in cui il cane rivela la sua essenza (\u00e8 \u201cun rito mistico\u201ddice Scanzi), producendosi in capolavori di plastica bellezza. Com\u2019\u00e8 ampio il fossato che a questo livello separa i canari dai non canari, vittime dei loro frigidi antropocentrismi, incapaci di accettare l\u2019altro, o, come suggeriva Rilke, estranei alla dimensione dell\u2019Aperto. In una relazione cos\u00ec intesa \u2013 costellata da passeggiate insieme, pasti in comune, letture e visioni di film <em>cheek to cheek<\/em>, idiosincrasie di coppia \u2013 appare evidente che ad avvelenare la serenit\u00e0 ci sia l\u2019ossessiva certezza del diverso orologio biologico del cane. Il cane muore prima dell\u2019uomo. La morte preannunciata \u2013 presagita in permanenza \u2013 \u00e8 la vera mania del canaro e la pena immedicabile per la scomparsa dell\u2019animale sta all\u2019origine dei numerosi dinieghi di fronte all\u2019ipotesi di sostituzione del caro estinto con un nuovo giovane esemplare.<br \/>\nChe dire, in definitiva? Sono queste vite l\u2019annuncio di altre modalit\u00e0 di stare al mondo, fondate sull\u2019arricchimento \u201cinterspecifico\u201d? Sono forse il manifesto del \u201cpost-umano\u201d \u2013 inteso come sommatoria di caratteri che determina una crescita dei soggetti \u2013 a pi\u00f9 riprese studiato, tra gli altri, da Roberto Marchesini? Oppure sono anche qualcosa d\u2019altro, la traccia di un\u2019emergenza di specie, l\u2019ammissione di resa dei sapiens-sapiens, ormai incapaci di sviluppare relazioni profondamente paritarie con i propri \u201ccompagni di specie\u201d? Non si dimentichi che Giorgio Manganelli attribuiva ai cani il ruolo di sintomi delle nostre nevrosi e che Giuseppe Pontiggia nella <em>Grande sera<\/em> sosteneva che l\u2019amore per i cani ci pu\u00f2 separare dall\u2019amore per gli uomini. Gi\u00e0, ma loro certamente non erano canari.<\/p>\n<p>(<em>Andrea Giardina, <a title=\"Doppiozero\" href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/rubriche\/12\/201112\/canari\" target=\"_blank\">Doppiozero<\/a>, 13 dicembre 2011<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella del \u201ccanaro\u201d \u00e8 una tipologia umana fortemente connotata, che possiede caratteristiche di immediata riconoscibilit\u00e0. Sia chiaro: il canaro non \u00e8 il semplice \u201cpadrone\u201d di un cane, ma ne \u00e8 il correlativo umano, quasi l\u2019interfaccia tra animale e mondo. Cos\u00ec se tutti possono essere padroni, non molti riescono a diventare canari. 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