{"id":528,"date":"2011-09-29T10:56:05","date_gmt":"2011-09-29T10:56:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=528"},"modified":"2011-09-29T10:56:24","modified_gmt":"2011-09-29T10:56:24","slug":"recensione-la-voce-di-trieste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=528","title":{"rendered":"Recensione La Voce di Trieste"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-469\" title=\"298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n1-190x300.jpg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n1-190x300.jpg 190w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/298615_2443807300277_1404690776_2927398_318276368_n1.jpg 611w\" sizes=\"(max-width: 190px) 100vw, 190px\" \/>Lo sapevo. Quando si fosse deciso a tentare col (quasi) romanzo, avrebbe partorito meraviglie: questo fu il mio vaticinio, un anno fa o gi\u00f9 di l\u00ec. Troppo agile. Scommettere sulla verginit\u00e0 di Ghedini , questo s\u00ec, sarebbe parso ardimentoso.<br \/>\nOra la meraviglia, fulgida e dirimente, \u00e8 arrivata. Parlo di <strong>Andrea Scanzi<\/strong>, o meglio, del suo <strong>primo (quasi) romanzo per Feltrinelli. <\/strong>L\u2019ho preso ieri, \u00e8 uscito tre giorni fa e ho appena finito di rileggerlo. S\u00ec: due volte. S\u00ec: sono malato. Ma non posso farci niente, e voi ci potrete fare meno:<strong><em> I cani lo sanno<\/em><\/strong> \u00e8 <strong>opera che Signoreggia e Soverchia<\/strong>. Lascino ogni speranza, gli algidi (ma soprattutto le algide) intellettualoidi da salotto, con le loro malcelate copie di <em>Playboy <\/em>(e <em>Cosmopolitan<\/em>) a rendere meno avvilente la mestizia dei cimiteri di Praga; abbandonino ogni velleitario intento, le sciacquette proto-femministe in eterna attesa che il cuore (di cui non dispongono) le porti chiss\u00e0 dove, magari sedute in assolati ristoranti con le terrazze sopra questo oceano mare infinito e stupido. <strong><em>I cani lo sanno <\/em><\/strong>\u00e8 un <strong>libro spassoso, commovente, illogico<\/strong>: non c\u2019\u00e8 spazio per fregnacce radical &#8211; chic. <strong>Qui entrano solo i sentimenti. Rigorosamente autentici<\/strong>.<br \/>\n\u00c8 la <strong>storia di una famiglia<\/strong>. Non di una cosa astratta, come le luci delle case in cui non c\u2019\u00e8 mai niente di buono; ma di una cosa vera, in bilico perenne tra baratri oscuri e belle illusioni di porte celesti che mai si apriranno. Una <strong>storia che divider\u00e0<\/strong>, lacerando cuori e generando qualcosa che in molti attendevano da anni: un\u2019appartenenza.<br \/>\nQuando Scanzi s\u2019incazzer\u00e0, <strong>vi incazzerete<\/strong>; quando la morte bagascia subir\u00e0 mattanza, incredula e piccata come Federer agli AO \u201909, <strong>esulterete<\/strong>, in lacrime, assieme a lui (Scanzi, non Federer); quando elargir\u00e0 bischerate purissime (arte in cui \u00e8 Magister sommo e acclarato), <strong>riderete <\/strong>crassamente e senza vergogna, aprendo squarci salvifici in quest\u2019arida valle di lacrime; e poi ci sar\u00e0 chi, ignorando cosa sia l\u2019Amore &#8211; poich\u00e9 nessun libro glielo ha mai insegnato &#8211; sentir\u00e0 puzza di falsit\u00e0 nell\u2019aria. Costoro tenteranno col talco, i profumi, la schiuma frenata: scoprendo, forse, che i responsabili di quell\u2019immarcescibile olezzo sono proprio loro.<br \/>\nSi pu\u00f2 non essere genitori pur avendo figli. Una banalit\u00e0, certo. La troverete in ogni teorema (?) di Paolo Crepet. Sicuro come lo <em>charme<\/em> di Silvio. Ma si pu\u00f2 essere genitori senza aver mai avuto un bimbo, n\u00e9 tantomeno il bench\u00e9 minimo anelito ad allungare il brodino mediamente insipido dell\u2019umana stirpe? No, non dite amenit\u00e0 e gettate via quel brogliaccio dal titolo ossimorico (<em>Donna Moderna<\/em>): la risposta, ovviamente, \u00e8 affermativa. <strong>Scanzi \u00e8 padre: negarlo \u00e8 pura follia<\/strong>. Le sue figlie si chiamano Tavira e Zara. Sono <strong>due Labrador. Nere<\/strong>. Uniche. Di una bellezza devastante. <strong>Zara<\/strong> \u00e8 la piccola, il cane Bugs Bunny: basta guardarla, con la sua prognata alla Bruce Springsteen e l\u2019inusitata vocazione all\u2019ineleganza, per mettersi a ridere come dementi. Tavira \u00e8 la primogenita; Santa <strong>Tavira<\/strong> aka Tavira la Saggia, Entit\u00e0 sovrannaturale (un animagus?) che mai proferisce guaito, che al ristorante \u00e8 molto pi\u00f9 composta di Giuliano Ferrara, che in macchina adora fare la spola fra la tua coscia e il bocchettone dell\u2019aria condizionata, e guardandoti di sbieco lascia intendere che s\u00ec, le piaci, hai superato l\u2019esame, meriti una raffica di <img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-529\" title=\"tavira-zara\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/tavira-zara-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/tavira-zara-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/tavira-zara.jpg 834w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>leccate gioiose e una porzione di peluria in segno di stima. L\u2019autore l\u2019ha avuta con trent\u2019anni di ritardo, perch\u00e9 la mamma (le mamme: sempre le mamme) non voleva. <strong>Trent\u2019anni passati a sognare i cani dei libri che adorava<\/strong>: quelli di Jos\u00e8 Saramago, dei Malauss\u00e8ne di Pennac, di una storia per ragazzi persasi nelle sabbie del tempo. Ora, che sono passati quasi otto anni dalla nascita della pargoletta gi\u00e0 divenuta mamma, Scanzi le regala parole dolci e immortali, da imparare a memoria per custodirne il ricordo: \u201cTavira \u00e8 stata, fino a oggi, ben oltre il sogno di avere accanto un cane. \u00c8 stata, pi\u00f9 esattamente, la parte migliore di me. Lo \u00e8 ancora.\u201d<br \/>\nPreme aggiungere che il suddetto <strong>non \u00e8 il classico \u201clibro sui cani\u201d<\/strong>. No. Come nell\u2019abbacinante <em>Li\u00f9<\/em>, opera-congedo di Edmondo Berselli, amico, maestro e compagno di merende ritratto con affetto dal Boy di Arezzo, lo sguardo rasoterra dei Labrador non \u00e8 che infallibile strumento per osservare il mondo da un\u2019altra prospettiva, per imparare a conoscere chi siamo e tentare di correggere la nostra inadeguata stupidit\u00e0. Perch\u00e9, ci insegna Scanzi, <strong>i cani, non essendo umani, ci insegnano a esserlo<\/strong>. O quantomeno ci provano. Quasi sempre, va da s\u00e9, con risultati desolanti.<br \/>\n<strong><em>I cani lo sanno <\/em><\/strong>\u00e8 <strong>un libro per tutti<\/strong>. Compratelo, divoratelo, regalatelo. Il tappeto \u00e8 alto, le accelerazioni impressionanti, alcuni capitoli (due in particolare: primo e penultimo) da Leggenda. <strong>Scanzi \u00e8 sempre pi\u00f9 bravo<\/strong>, e, diciamolo sottovoce, oggi il pi\u00f9 bravo di tutti. E il bello \u00e8 che \u00e8 solo l\u2019inizio.<\/p>\n<p><em>(<strong>Luca Lopardo<\/strong>, La Voce di Trieste)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sapevo. Quando si fosse deciso a tentare col (quasi) romanzo, avrebbe partorito meraviglie: questo fu il mio vaticinio, un anno fa o gi\u00f9 di l\u00ec. Troppo agile. Scommettere sulla verginit\u00e0 di Ghedini , questo s\u00ec, sarebbe parso ardimentoso. Ora la meraviglia, fulgida e dirimente, \u00e8 arrivata. 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