{"id":5041,"date":"2017-08-01T08:22:19","date_gmt":"2017-08-01T08:22:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=5041"},"modified":"2017-08-01T13:53:41","modified_gmt":"2017-08-01T13:53:41","slug":"elogio-ragionato-di-fognini-e-pazienza-per-chi-lo-odia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=5041","title":{"rendered":"Elogio ragionato di Fognini, e pazienza per chi lo odia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Schermata-2017-08-01-alle-10.22.40.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5043\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Schermata-2017-08-01-alle-10.22.40-300x238.png\" alt=\"Schermata 2017-08-01 alle 10.22.40\" width=\"300\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Schermata-2017-08-01-alle-10.22.40-300x238.png 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Schermata-2017-08-01-alle-10.22.40.png 568w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Quando capita di parlare di tennis, e non capita poi spesso, si sente chiedere: \u201cPerch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 nato un campione dopo Panatta?\u201d. Dopo Adriano Panatta e Corrado Barazzutti, l\u2019Italia non ha pi\u00f9 avuto top ten. Mentre il tennis femminile toccava apici imprevedibili con Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci, quello maschile non dava granch\u00e9 segno di s\u00e9. Dopo Barazzutti, non sono stati molti i tennisti con un livello potenziale da top ten. Forse Paolo Can\u00e8, per\u00f2 troppo incostante e capitato in un momento storico dal livello medio elevatissimo. Di sicuro Camporese, fortissimo sul veloce nel biennio 1991-92 ma un po\u2019 pigro e ancor pi\u00f9 sfortunato. Gaudenzi e Furlan, entrambi top 20, hanno tratto il massimo dalle loro carriere. E cos\u00ec anche Seppi, encomiabile mediano della racchetta. Non ci sono campioni all\u2019orizzonte, solo onesti e volitivi professionisti. L\u2019unico che, se volesse, potrebbe intrufolarsi tra i top ten \u00e8 Fabio Fognini. Ci \u00e8 andato vicino nel 2014, quando era 13 (miglior risultato italiano dai tempi di Barazzutti) ma poi sbagli\u00f2 tutto nei mesi successivi, nonostante tabelloni non impossibili. Forse \u00e8 stata l\u2019ultima occasione e forse no. Dopo un appannamento nel 2015 e inizio 2016, coinciso peraltro con la clamorosa vittoria in doppio (con Bolelli) degli Australian Open, Fognini sta avendo il merito \u2013 complice il nuovo allenatore Davin \u2013 di tornare ad alti livelli. Ha trent\u2019anni, l\u2019et\u00e0 giusta per i tennisti italiani che maturano quasi sempre pi\u00f9 tardi degli altri. La paternit\u00e0 sembra avergli dato un barlume di serenit\u00e0. L&#8217;unica parziale lacuna tecnica \u00e8 il servizio: buono, non buonissimo (e questo, spesso, fa la differenza in negativo). Domenica ha vinto a Gstaad il suo quinto torneo (tutti sulla terra rossa). Come Barazzutti. All\u2019attivo ha anche otto finali perse. Come Barazzutti. Uomo dalle grandi imprese e dalle rovinose franate. Ciclicamente protagonista di sclerate furibonde, \u00e8 per questo detestato dai feticisti del politicamente corretto. Eppure Fognini non ha mai voluto essere un \u201cesempio\u201d: gioca per se stesso, si comporta giustamente come gli pare e se sbaglia \u00e8 lui il primo a pagarne le conseguenze. Ieri \u00e8 risalito alle 25esima posizione. Potrebbe salire ancora. Quest\u2019anno ha dimostrato di essere competitivo anche sul veloce (semifinale a Miami). Ha pi\u00f9 volte battuto Nadal, che lo soffre oltremodo. Vale anche per Murray, che Fognini ha divelto in Davis (la sua partita perfetta) e che poteva battere tanto alle Olimpiadi quanto allo scorso Wimbledon. Purtroppo gli basta quasi sempre uno scambio \u201csgradito\u201d per spegnersi. Chi lo conosce sa che, in privato, ha ben poco di maledetto: \u00e8 solo uno che, quando gioca, concepisce l\u2019agone come un proscenio sublime ma pure uno sfogatoio putribondo. Quattro anni fa, opposto al monocorde iberico Montanes, Fognini si invent\u00f2 una partita assurda. Roland Garros, ottavi di finale. Quinto set. Sul 6-7 15-30 e servizio, accus\u00f2 prima un crampo e poi un mezzo stiramento. Continu\u00f2. Gioc\u00f2 da fermo o quasi: solo errori e vincenti. Si fece chiamare cinque falli di piede, salv\u00f2 tre match point, vinse non si \u00a0sa come 11-9. Il giorno dopo neanche scese in campo e si ritir\u00f2: quella propaggine epica aveva peggiorato l\u2019infortunio. Infatti fu costretto a fermarsi per un mese. Fognini \u00e8 cos\u00ec: un incosciente scapestrato da tutto o niente, che prima ami e un attimo dopo detesti. La sua carriera \u00e8 piena di partite oscene e capolavori veri. C\u2019\u00e8 chi lo odia: liberi di farlo. Se per\u00f2 vi capita di vederlo giocare in tiv\u00f9, fermatevi a guardarlo: di sicuro, nel bene e nel male, non vi annoierete. (<em>Il Fatto Quotidiano, rubrica Identikit, 1 agosto 2017<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando capita di parlare di tennis, e non capita poi spesso, si sente chiedere: \u201cPerch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 nato un campione dopo Panatta?\u201d. Dopo Adriano Panatta e Corrado Barazzutti, l\u2019Italia non ha pi\u00f9 avuto top ten. 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