{"id":4978,"date":"2017-07-03T23:46:36","date_gmt":"2017-07-03T23:46:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4978"},"modified":"2017-07-03T23:46:51","modified_gmt":"2017-07-03T23:46:51","slug":"grazie-di-tutto-daniel-day-lewis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4978","title":{"rendered":"Grazie di tutto, Daniel Day-Lewis"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Schermata-2017-07-03-alle-14.04.55.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4979\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Schermata-2017-07-03-alle-14.04.55-237x300.png\" alt=\"Schermata 2017-07-03 alle 14.04.55\" width=\"237\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Schermata-2017-07-03-alle-14.04.55-237x300.png 237w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Schermata-2017-07-03-alle-14.04.55.png 362w\" sizes=\"(max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><\/a>Daniel Day-Lewis non ha sbagliato un film. Non gli \u00e8 mai riuscito, non se l\u2019\u00e8 mai concesso. Ora che ha avvertito il rischio di uno smottamento qualitativo, ha fatto l\u2019unica cosa possibile. La pi\u00f9 difficile. Oltrepassata la boa di 60 anni, ha deciso di smettere. Pochi per chiunque, ma ancor meno per uno dei pi\u00f9 grandi attori di sempre. Ha vinto tre Oscar e avrebbe potuto vincerne almeno altrettanti. C\u2019\u00e8 una continua inquietudine in ogni suo gesto. Gli aneddoti sulla sua meticolosit\u00e0 si sprecano. Di recente li ha ricordati anche\u00a0Tom Leonard, in un pezzo prodigioso per il\u00a0<i>Daily Mail<\/i>. Quando girava\u00a0<i>Il mio piede sinistro<\/i>\u00a0e interpretava\u00a0Christy Brown, pretendeva di muoversi sulla sedia a rotelle. Al ristorante dovevano imboccarlo. Quando ordinava risultava incomprensibile, perch\u00e9 usava solo una parte della bocca. Come se fosse davvero Christy Brown: e magari lo era, anzi probabilmente. Cos\u00ec anche per Lincoln. Al suo fianco c\u2019era Sally Field. Interpretava sua moglie. Lui, fuori dal set, continuava a parlare con la voce stridula del presidente e le scriveva messaggi in stile arcaico. Pretendendo che anche lei rispondesse come una vera donna vittoriana. Affitt\u00f2 pure una vecchia casa senza riscaldamento: era pieno inverno. L\u2019aneddotica che ruota attorno al suo iper-camaleontismo, che \u00e8 poi quel che lo ha reso il gigante che \u00e8 stato (e a questo punto va usato per forza il passato), l\u2019ha raccolta parzialmente proprio Tom Leonard: \u201cPer\u00a0<i>L\u2019ultimo dei Mohicani<\/i>\u00a0visse sei mesi nella giungla, imparando a scuoiare gli animali, usare l\u2019ascia dei pellerossa e il fucile a pietra focaia. Per\u00a0<i>Nel nome del padre<\/i>\u00a0insistette a studiare masochismo. Si fece chiudere per due notti in cella, senza dormire, per prepararsi all\u2019interrogatorio con poliziotti veri. Chiunque passasse davanti a quelle sbarre, era invitato ad insultarlo\u201d. Eccetera. Potrebbero apparire esagerazioni, e volendo essere razionali \u2013 quasi sempre uno sport noiosissimo &#8211; lo sono. Ma i geni seguono leggi proprie. Se non lo facessero, non sarebbero geni. Se Daniel non lo avesse fatto, non ci saremmo innamorati ogni volta di Michelle Pfeiffer. Proprio come capita a lui ne\u00a0<i>L\u2019et\u00e0 dell\u2019innocenza<\/i>. Il regista era Scorsese. Ancora per lui, in\u00a0<i>Gangs Of New York<\/i>, impar\u00f2 a fare il macellaio: per farsi salire la rabbia, ascoltava Eminem. Il gossip ha cercato molto e trovato poco. I colleghi dicono di non sapere nulla di lui. Menomale. Nessuno lo conosce e forse neanche esiste: esistono i suoi personaggi. Caso estremo di immedesimazione attoriale, a costo di rinunciare alla vita. Al quotidiano. Alla normalit\u00e0. Quella normalit\u00e0 che, a cavallo tra Novanta e Duemila, lo port\u00f2 una prima volta a ritirarsi. Disse di voler imparare un mestiere da artigiano vero. Si nascose qualche tempo in una bottega di Firenze, come un garzone qualsiasi, per imparare l\u2019arte del ciabattino. Pare fosse bravo anche l\u00ec. Quasi trent\u2019anni fa si ritir\u00f2 anche dal teatro. Stava interpretando Amleto. Svenne sul palco perch\u00e9 aveva visto il fantasma del padre. Cos\u00ec, smise. Da ragazzo lo bullizzavano perch\u00e9 ebreo, cos\u00ec divent\u00f2 cattivo come i bulli che lo vessavano: anzi di pi\u00f9. Quando il padre mor\u00ec, aveva 15 anni. L\u2019anno successivo, si rimpinz\u00f2 di farmaci. Ebbe un\u2019overdose e fin\u00ec sotto trattamento psichiatrico. Gli attori, e in generale gli artisti, tendono a buttarsi via. Non smettono mai quando dovrebbero. Capita anche agli sportivi. Sono in pochi a fermarsi all\u2019apice: per non sporcare una carriera preziosa, per concedersi addirittura il lusso di vivere. Accadde a Brel. Sta accadendo a Fossati. Accadr\u00e0 a Day-Lewis. Grazie di tutto, Fenomeno. (<em>Il Fatto Quotidiano, rubrica Identikit, 27 giugno 2017<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Daniel Day-Lewis non ha sbagliato un film. Non gli \u00e8 mai riuscito, non se l\u2019\u00e8 mai concesso. Ora che ha avvertito il rischio di uno smottamento qualitativo, ha fatto l\u2019unica cosa possibile. La pi\u00f9 difficile. Oltrepassata la boa di 60 anni, ha deciso di smettere. 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