{"id":4876,"date":"2017-05-02T12:30:44","date_gmt":"2017-05-02T12:30:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4876"},"modified":"2017-05-02T12:30:44","modified_gmt":"2017-05-02T12:30:44","slug":"il-quotidiano-eroismo-dei-lavoratori-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4876","title":{"rendered":"Il quotidiano eroismo dei lavoratori italiani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Schermata-2017-05-02-alle-14.30.16.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4877\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Schermata-2017-05-02-alle-14.30.16-300x165.png\" alt=\"Schermata 2017-05-02 alle 14.30.16\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Schermata-2017-05-02-alle-14.30.16-300x165.png 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Schermata-2017-05-02-alle-14.30.16.png 659w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La cosa che pi\u00f9 colpisce di <i>Sole cuore amore<\/i>, il nuovo film di Daniele Vicari, \u00e8 la capacit\u00e0 del regista di tramutare la quotidianit\u00e0 in epica. Un\u2019epica triste e dolente, che restituisce brutalmente tutto l\u2019eroismo che sta dietro a una madre di quattro figli che, ogni giorno, si fa quattro ore per andare al lavoro. Due per andare, due per tornare. Il tram alle 5 di mattina da Torvaianica, tra periferia e condomini. E due ore per tornare. Ogni giorno cos\u00ec, e non puoi certo ammalarti perch\u00e9 altrimenti il lavoro lo daranno a un\u2019altra. Nel mezzo, una vita da barista forzatamente (ma meravigliosamente) sorridente. Bus che si rompono e che ti costringono a spettrali camminate all\u2019alba, in mezzo a tanti altri forzati del lavoro deportati di qua e di l\u00e0 per neanche mille euro al mese (e spesso in nero). E\u2019 questa la storia di Eli, figlia di quattro figli e sposata con un uomo disoccupato. Il bar \u00e8 in centro a Roma, anonimo come molti bar del centro di Roma e non solo di Roma. Una collega extracomunitaria che sogna di laurearsi. E un datore di lavoro efferato nel suo sadismo quasi \u201cgarbato\u201d, come se quei pochi soldi a fine mese &#8211; in cambio di una vita prossima alla schiavit\u00f9 \u2013 te li regalasse. Daniele Vicari \u00e8 regista (si sarebbe detto una volta) impegnato e militante, forte di film come <i>Diaz,<\/i> documentari fieri su attori pasoliniani (Mario Cipriani), tanti premi e altrettanti nemici. Compresa quella parte di critica che, nelle anteprime, lo ha accusato di eccessiva cerebralit\u00e0. Di una freddezza affettiva deliberata, tipica di chi ha cos\u00ec a cuore il messaggio (\u201cIl capitalismo deviato uccide\u201d) da sottovalutare colpevolmente forma e cuore. E\u2019 un\u2019accusa che lascia il tempo che trova. E\u2019 vero che le storie parallele di Eli e della sua amica Vale, ballerina incompresa da madre e colleghe, si incrociano solo in parte, sfociando in un finale che suona forse tronco e un po\u2019 didascalico. Come \u00e8 vero che il titolo, che cerca il testacoda \u2013 come fece <i>Blob<\/i> nel 2001 col G8 &#8211; alludendo a una canzone stupidamente spensierata e dunque opposta ai colori cupi del film ,suoner\u00e0 straniante e forse controproducente per parte del pubblico. Sono per\u00f2 le uniche pecche eventuali di un\u2019opera fieramente civile, commossa e necessaria. Larga parte della efficacia del film dipende dalla prova strabiliante di Isabella Ragonese, sempre col suo cappotto rosso che riecheggia quello della bambina di <i>Schindler\u2019s List<\/i>. La sua bravura \u00e8 fmonumentale nel dare corpo a una via Crucis che \u00e8 poi quella di tante donne, e tanti uomini, disposti (costretti) a tutto per consegnare alla morte una goccia di splendore (avrebbe cantato Fabrizio De Andr\u00e9). Bravo anche Francesco Montanari, il marito, tenero nel suo perenne senso di sconfitta derivante da una disoccupazione a cui oppone un amore invincibile: per la moglie, per i figli, per la vita. I film riusciti dipendono anche dalla resa degli attori non protagonisti, e in questo senso risultano decisivi Francesco Acquaroli (il \u201cpadrone\u201d) e Paola Tiziana Cruciani (la madre bigotta di Vale). Alcune sequenze sono destinate a rimanere: il razzismo \u201cdistratto\u201d, e quasi \u201cnormale\u201d, della moglie del padrone e delle clienti del bar. L\u2019incomunicabilit\u00e0 tra Vale e la madre. Il karaoke di <i>Sole cuore amore<\/i>, eseguito da due ragazzini insopportabili e circondati da una fauna umana non meno inutilmente ilare. La \u201ccanna\u201d liberatoria tra Eli e il marito, unico svago di un\u2019esistenza che non pu\u00f2 essere definita tale. E poi l\u2019indifferenza \u2013 la nostra indifferenza \u2013 di fronte a chi ci muore davanti, giorno dopo giorno, con quel garbo di chi non vuole disturbare neanche \u2013 soprattutto \u2013 quando soffre. <i>Sole cuore amor<\/i>e, palesemente ispirato alla storia drammatica di Isabella Viola (che Vicari non cita), \u00e8 un bel film. La parola \u201cbello\u201d, qui, c\u2019entra per\u00f2 poco: \u00e8 piuttosto un\u2019opera giusta e doverosa, dritta e dolente. A tratti insostenibile. Con un\u2019attrice spaventosamente brava e bella come una martire che si sacrifica per salvare chi le sopravvivr\u00e0. (<em>Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2017<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cosa che pi\u00f9 colpisce di Sole cuore amore, il nuovo film di Daniele Vicari, \u00e8 la capacit\u00e0 del regista di tramutare la quotidianit\u00e0 in epica. 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