{"id":4711,"date":"2017-01-24T15:43:25","date_gmt":"2017-01-24T15:43:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4711"},"modified":"2017-01-24T16:19:19","modified_gmt":"2017-01-24T16:19:19","slug":"due-parole-positive-perlopiu-su-mannarino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4711","title":{"rendered":"Due parole (positive perlopi\u00f9) su Mannarino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-24-alle-16.42.02.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4712\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-24-alle-16.42.02-300x200.png\" alt=\"Schermata 2017-01-24 alle 16.42.02\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-24-alle-16.42.02-300x200.png 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-24-alle-16.42.02.png 635w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nell\u2019estate 2009 l\u2019allora trentenne e non troppo noto Alessandro Mannarino gravit\u00f2 al Festival Gaber. Lo vinse. La sua fu una delle esibizioni pi\u00f9 convincenti. Perch\u00e9 fu (era, \u00e8) bravo e perch\u00e9 fece un set di soli tre\/quattro brani. Quest\u2019ultima notazione, solo in apparenza cattiva, sintetizza la qualit\u00e0 e il rischio della poetica mannariana: poteva \u2013 pu\u00f2 &#8211; reggere alla distanza? Il suo, gi\u00e0 allora, era una ruspante centrifuga di maledettismo stornellatorio, Bukowski a fiumi, autobiografismo dichiarato, massicce dosi popolane e un immaginario a met\u00e0 strada tra Stefano Rosso (con cui condivide la romanit\u00e0 ostentata) e Vinicio Capossela (con cui condivide approccio e immaginario). Ora che \u00e8 appena uscito il suo quarto disco,\u00a0<i>Apriti cielo<\/i>, e ora che Mannarino fa sold out senza con ci\u00f2 aver smarrito quell\u2019aria (un po\u2019 vera e un po\u2019 studiata) \u201calternativa\u201d, si pu\u00f2 asserire che aveva ragione lui. Il post-cantautorato degli Anni Zero, conscio di non poter ripetere i fasti di Gaber e De Andr\u00e9, vive di meteore, artisti che meriterebbero di pi\u00f9 e altri di cui la storia non si ricorder\u00e0 granch\u00e9. Vasco Brondi ha scritto\u00a0<i>Piromani<\/i>, e per questo non verr\u00e0 dimenticato, ma chiss\u00e0 se conceder\u00e0 un bis cos\u00ec convincente. Il Pan del Diavolo \u00e8 talento puro, e sarebbe ora che lo scoprissero in tanti. Quanto invece ai Nobraino, Dente e Motta, sar\u00e0 divertente soppesarne nel tempo il reale peso artistico (laddove tale peso esista). Mannarino ce l\u2019ha fatta, perch\u00e9 ha talento e perch\u00e9 ha saputo creare una comunit\u00e0 (dote, pure questa, assai caposseliana). Chi lo ascolta, e chi lo va a vedere, si sente parte di un gruppo: una sorta di \u00e9lite a rovescio, spettinata e forse rivoluzionaria, che se ne sbatte delle mode (o cos\u00ec dice) e che reputa inni generazionali brani come\u00a0<i>Me so\u2019 mbriacato<\/i>\u00a0e\u00a0<i>Bar della rabbia<\/i>. Mannarino ha saputo trafiggere i ventenni a cavallo di Anni Zero e Dieci come &#8211; prima di lui \u2013 hanno fatto Vasco e Ligabue (e Capossela: ancora lui). Mannarino sta per certi versi al cantautorato come Fedez al rap: entrambi ormai pop, ma per vie molto traverse e \u2013 soprattutto \u2013 senza che si dimentichi la loro identit\u00e0 certo ostinata e verosimilmente contraria. La fortuna di Mannarino dipende anche da alcuni amici (il regista Massimiliano Bruno), vetrine radio (Fiorello) e tiv\u00f9 (Dandini). Artista che sa \u201cusare\u201d l\u2019informazione, disseminando le interviste promozionali di slogan esistenzial-ribelli che fanno tanto figo, non ignora che la smargiassata alimenti la fama. La rissa nel 2014 sul lungomare di Ostia, per cui \u00e8 stato condannato; le bizze da rockstar; le camere non sempre uscite illese dal suo passaggio. Magari \u00e8 vero e magari no, ma anche l\u2019aneddotica attiene al mondo mannariniano. Un mondo di ribelli, di sconfitti. Di fiammate liriche, di poesie musicate: di vertigini in equilibrio labile, sempre pi\u00f9 malinconiche e sempre meno goliardiche.\u00a0<i>Apriti cielo<\/i>\u00a0non \u00e8 un capolavoro, ma un buon disco s\u00ec. A tratti molto buono. E di questi tempi \u2013 tempi di cui Mannarino \u00e8 cantore e cartina al tornasole &#8211; non \u00e8 poco. (<em>Il Fatto Quotidiano, rubrica Identikit, 24 gennaio 2017<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019estate 2009 l\u2019allora trentenne e non troppo noto Alessandro Mannarino gravit\u00f2 al Festival Gaber. Lo vinse. La sua fu una delle esibizioni pi\u00f9 convincenti. Perch\u00e9 fu (era, \u00e8) bravo e perch\u00e9 fece un set di soli tre\/quattro brani. 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