{"id":4083,"date":"2016-04-09T11:14:48","date_gmt":"2016-04-09T11:14:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4083"},"modified":"2016-04-09T13:49:42","modified_gmt":"2016-04-09T13:49:42","slug":"quando-non-sai-cosa-dire-ciao-emiliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4083","title":{"rendered":"Quando non sai cosa dire: ciao, Emiliano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4085\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil-300x122.jpg\" alt=\"emil\" width=\"300\" height=\"122\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil-300x122.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil.jpg 675w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Questa \u00e8 una delle cose\u00a0pi\u00f9 difficili che abbia mai scritto. C&#8217;\u00e8 una parte di me che si sente quasi imbarazzata nel farlo, o addirittura non autorizzata. Conoscevo bene Emiliano Liuzzi, ma non bene &#8211; non continuativamente &#8211; come altri. Non lavorando fisso in redazione, non lo vedevo e frequentavo con l&#8217;assiduit\u00e0 di Marco, di Alessandro, di Peter, di Ferruccio, di Stefano. Neanche ho mai cantato con lui al karaoke, in quelli che soprattutto negli ultimi mesi erano diventati veri\u00a0e propri happening del gioved\u00ec.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che mi girano i coglioni. Mi girano profondamente i coglioni. E&#8217; cos\u00ec\u00a0da mercoled\u00ec mattina. Non si pu\u00f2 morire a 46 anni. Non \u00e8 giusto, non si fa. Non si pu\u00f2. E poi, io come tutti, non avevamo mai associato la morte a Emiliano. Mai. Troppo solare, troppo vitale, troppo cazzone.\u00a0La notizia l&#8217;ho saputa tardi, a Ginevra, dopo una data teatrale. Avevamo fatto tardi e mi ero alzato dopo le 11. Mi scrive un messaggio Silvia Truzzi mercoled\u00ec mattina, e per una volta non \u00e8\u00a0un messaggio allegro: &#8220;<em>Quando puoi chiama, devo dirti una cosa<\/em>&#8220;. Ho subito pensato a qualcosa di brutto, ma mai di cos\u00ec brutto. Non era\u00a0possibile: non \u00e8\u00a0possibile. Non riesco a farmene una ragione. E se non ci riesco io, figuriamoci chi lo vedeva ogni giorno.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4086\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil2-195x300.jpg\" alt=\"emil2\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil2-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil2.jpg 520w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a>Quando un amico se ne va, per giunta cos\u00ec presto, accadono due cose. La prima \u00e8 che si \u00e8 travolti da un senso di solitudine, perch\u00e9 nulla riempie e svuota come l&#8217;amicizia. Non oso pensare a chi, a Roma, dovr\u00e0 lentamente abituarsi a quell&#8217;assenza. A quella figura cos\u00ec lunga e dinoccolata, fumettistica, la sigaretta sulle labbra tipo Jigen e gli occhi azzurrissimi. <em>Il Fatto<\/em> \u00e8 una famiglia, che litiga e si vuole bene come tutte le famiglie, e in tanti &#8211; Travaglio, Gomez, Caselli, Lilllo, Sansa, eccetera &#8211; lo hanno raccontato benissimo. Io non posso aggiungere nulla. E neanche voglio. Ma c&#8217;\u00e8 &#8211; appunto &#8211; la seconda cosa che accade quando un amico se ne va. Ed \u00e8 l&#8217;affiorare di tutti i ricordi. Ricordi che fanno anche ridere.<br \/>\nAll&#8217;inizio, quando Emiliano aveva cominciato ad andare in tiv\u00f9 assiduamente e io pure, intendo pi\u00f9 o meno nel 2012\/13, in redazione ci prendevano in giro &#8211; anzi: per il culo &#8211; perch\u00e9 eravamo interscambiabili. Fungevamo nei talkshow da\u00a0&#8220;grillologi&#8221;. Eravamo quelli che nei dibattiti dovevano &#8220;spiegare i 5 Stelle&#8221; senza per forza sostenere\u00a0che Grillo fosse Goebbels e Casaleggio Himmler. Ovviamente i detrattori, e ne avevamo tanti, ci chiamavano &#8220;grillini&#8221;. In redazione la presa per il culo derivava dal fatto che, se Emiliano andava in tiv\u00f9, gli dicevano che lo avevano chiamato perch\u00e9 io avevo detto no: come sostituto, come riserva. E a me dicevano lo stesso. Ne ridevamo spesso.<br \/>\nRicordo che una volta, una sola, lo chiamai incazzato perch\u00e9 mi aveva aggiunto di sana pianta quattro righe per un pezzo sul <em>Fatto del luned\u00ec<\/em>. Gli dissi: &#8220;<em>Emiliano, che cazzo hai fatto? Io neanche le penso quelle cos\u00ec l\u00ec, porca puttana<\/em>&#8220;. Lui mi smont\u00f2 subito, con quella sua parlata buona e strascicata, con quel suo modo di ammettere subito l&#8217;errore e quella maniera &#8211; tutta sua, rara e splendida &#8211; di farti capire immediatamente che in fondo stavamo parlando solo di un &#8220;pezzetto&#8221;. Cio\u00e8 di cazzate. Cos\u00ec,\u00a0dopo neanche trenta secondi, mi disinnescai e passammo subito a cazzeggiare di donne, politici improponibili e musica. Una delle tante passioni che avevamo in comune. Eravamo interscambiabili anche in questo: &#8220;<em>Chi lo fa il ricordo di Jannacci, Liuzzi o Scanzi?<\/em>&#8220;; &#8220;<em>E Lou Reed? E David Bowie? Senti Emil o Andreuccio<\/em>&#8221; (\u00e8 Marco che mi chiama ogni tanto\u00a0&#8220;Andreuccio&#8221;: quel maledetto).<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4087\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil3-300x225.jpg\" alt=\"emil3\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil3-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/emil3.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>I ricordi affiorano, e prima o poi arriva l&#8217;ultimo. Gioved\u00ec scorso. Gioved\u00ec 31 marzo. Alla sera sarei stato a <em>Otto e mezzo<\/em>. Vado in redazione, mi metto nel mio anfratto a scrivere e poi vado a prendere un t\u00e8 alla macchinetta. Ovviamente lo trovo. Nei miei ricordi Emiliano vive sempre davanti alla macchinetta del caff\u00e8. Non so quando diavolo\u00a0scrivesse (e lo faceva di continuo, e bene): era sempre l\u00ec, davanti alla macchinetta, a telefonare a chiss\u00e0 chi. Gran parlatore, attaccava e non finiva pi\u00f9. Almeno mezzora. Anche quel gioved\u00ec. Ho una ritrosia atavica per chi parla tanto, ma Emiliano non mi annoiava mai. Passava con naturalezza dai suoi aneddoti prodigiosi su Mediaset (&#8220;<em>Non ci andare dalla D&#8217;Urso, dai<\/em>&#8220;, &#8220;<em>Ma s\u00ec, ora vediamo<\/em>&#8220;: e ci andava ancora) alla politica: sferzante anzitutto coi renziani, ma benvoluto pure\u00a0dai renziani. Mi raccont\u00f2 di nuovo le telefonate chilometriche che gli faceva Berlusconi ogni tanto, distrutto dal non contare pi\u00f9 niente (&#8220;<em>Umanamente non riesci a volergli male, con me e mio padre \u00e8 stato sempre affettuosissimo<\/em>&#8220;). Mi chiese se avessi finalmente telefonato al &#8220;Freddo&#8221;, che aveva intervistato da poco (intervista pazzesca: una delle tante, come quella a Ellade Bandini) e che gli aveva confidato di stimarmi (s\u00ec, la vita sa stupirti). Mi invit\u00f2 ai suoi karaoke del gioved\u00ec, raccontandomi quanto fossero bravi gli ospiti famosi che ogni tanto comparivano, da\u00a0Panariello alla\u00a0Parietti, dai parlamentari insospettabili alla redazione stessa del <em>Fatto<\/em>, con Travaglio\u00a0che si esaltava (ovviamente) con Renato Zero. A un certo punto comparve Alessandro Ferrucci. Anche Ferrucci, nei miei ricordi, \u00e8 un altro che vive davanti alla macchinetta. Amico fraterno di Emiliano e persona di bellezza totale. &#8220;<em>Maestro<\/em>&#8221; (il bischero mi chiama cos\u00ec), &#8220;<em>questo qua riesce a innamorarsi sempre ogni volta<\/em>&#8220;. &#8220;<em>Questo qua<\/em>&#8221; era Emiliano. Ed era vero: mai cinico, sempre sinceramente appassionato e curioso. Un viveur sui generis e autoironico, o cos\u00ec (anche cos\u00ec) l&#8217;ho sempre visto. Un cronista vero, un padre buono e un uomo divertito. Emiliano ha vissuto la vita senza sprecare neanche un attimo, cavalcandola con passione e piacere, e chiss\u00e0 come faceva a essere astemio. &#8220;<em>Ah, quindi sei come Dylan Dog allora, che si innamora ogni mese<\/em>&#8220;. Credo sia stata l&#8217;ultima cosa che gli ho detto, ed \u00e8 una delle cose che ti fanno male di ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;ultimo&#8221;: non sapere che lo sia. O forse no, forse non \u00e8 stata l&#8217;ultima. Forse mi ha fatto una battuta delle sue sui\u00a0politici che avremmo affrontato nelle ore e giorni successivi: &#8220;<em>Li distruggiamo<\/em>&#8220;.<br \/>\nS\u00ec, Emiliano. Li distruggiamo. Ma tu di pi\u00f9, e tu col sorriso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 una delle cose\u00a0pi\u00f9 difficili che abbia mai scritto. 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