{"id":4076,"date":"2016-04-05T13:43:00","date_gmt":"2016-04-05T13:43:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4076"},"modified":"2016-04-05T13:43:00","modified_gmt":"2016-04-05T13:43:00","slug":"un-evento-da-gustare-live-at-pompeii-dei-pink-floyd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4076","title":{"rendered":"Un evento da gustare: Live at Pompeii dei Pink Floyd"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4078\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at1-300x225.jpg\" alt=\"live at1\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at1.jpg 713w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E\u2019 uno dei concerti pi\u00f9 famosi nella storia della musica, ma non fu neanche un concerto. E i brani eseguiti dal vivo, in quel luogo cos\u00ec ricco di storia, furono appena tre. Neanche eseguiti di fila, bens\u00ec prima suonati e subito dopo meticolosamente controllati dalla band con le cuffie: se non erano perfetti, assolutamente perfetti, andavano rifatti.<br \/>\nSi torna a parlare di <i>Live At Pompeii<\/i> dei Pink Floyd perch\u00e9 il chitarrista (e co-leader) del gruppo David Gilmour torner\u00e0 a Pompei il 7 e 8 luglio. <i>Live At Pompeii<\/i> usc\u00ec nel 1974, quando i Pink Floyd erano all\u2019apice della notoriet\u00e0 dopo il successo di <i>Dark Side Of The Moon<\/i>. Racconta per\u00f2 un momento molto diverso del gruppo, fotografato dopo <i>Meddle<\/i> e prima che la fama esplodesse appieno. L\u2019idea fu del regista Adrian Maben, che prov\u00f2 inizialmente a convincere Gilmour a scrivere musiche che si integrassero con immagini pittoriche. Gilmour declin\u00f2. Mesi dopo, nell\u2019estate del 1971, Maben fu colpito dall\u2019immagine dell\u2019Anfiteatro Romano di Pompei al crepuscolo. Era l\u00ec con la fidanzata, per vacanza e perch\u00e9 l\u00ec credeva di aveva smarrito il passaporto giorni prima. <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4079\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at2-300x297.jpg\" alt=\"live at2\" width=\"300\" height=\"297\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at2-300x297.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at2-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at2.jpg 475w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ebbe cos\u00ec l\u2019idea di far suonare i Pink Floyd in quella location. Per\u00f2 senza pubblico. Grazie all\u2019amicizia con un professore dell\u2019Universit\u00e0 di Napoli, Maben ottenne l\u2019autorizzazione dalla Soprintendenza locale per sei giorni di riprese chiuse al pubblico. I Pink Floyd si impuntarono su due aspetti: i brani andavano eseguiti rigorosamente live e, per questo, occorreva trasportare via camion tutta la strumentazione, per garantire una qualit\u00e0 sonora equiparabile ai lavori in studio. Arrivata a Pompei, la troupe di Maben si rese conto che non c\u2019era corrente sufficiente. Si decise quindi di prenderla direttamente dal Municipio: un lunghissimo cavo percorse tutte le strade di Pompei, dal Municipio all\u2019Anfiteatro. I giorni di lavorazione si ridussero da sei a quattro, dal 4 al 7 ottobre 1971. Di fatto Maben ottenne due sequenze forti: i quattro Pink Floyd che si arrampicano tra i vapori delle solfatare di Pozzuoli; e (solo) tre brani eseguiti dal vivo. Peraltro neanche integrali: <i>Echoes<\/i> e <i>One Of These Days<\/i>, tratti da <i>Meddle<\/i>, il loro disco pi\u00f9 elegante e delicato, dove si sente particolarmente il tocco della coppia Gilmour-Wright; e <i>A Saucerful of secrets<\/i>, title track dell\u2019album del 1968, all\u2019interno del quale il diamante pazzo Syd Barrett non c\u2019era gi\u00e0 pi\u00f9 (se non nella traccia <i>Jugband Blues<\/i>). Di <i>Echoes<\/i>, per\u00f2, a Pompei il gruppo esegu\u00ec la prima met\u00e0 e il finale. Mancava la parte centrale. E non mancava solo quella. Il girato di Maben, per quanto qualitativamente alto, non era sufficiente per confezionare un film vero e proprio. In pi\u00f9 il regista aveva terminato il budget, e ci\u00f2 lo costrinse a ultimare il montaggio della prima versione <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at4.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4081\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at4-300x169.jpg\" alt=\"live at4\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at4-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at4-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at4.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>(pre-<i>Dark Side<\/i>) a casa sua. Non fu l\u2019unica sfiga che si abbatt\u00e9 su Maben. Molte bobine andarono distrutte, ed \u00e8 anche per questo che in <i>One Of These Days<\/i> le immagini non staccano quasi mai da Nick Mason: era una delle poche sequenze del brano non andate perdute.<br \/>\nPer rimpolpare il materiale, Maben convinse il gruppo a girare altre immagini in uno studio cinematografico francese, l&#8217;Europasonor di Parigi, dal 13 al 20 dicembre del 1971. Maben cerc\u00f2 di ricostruire l\u2019ambientazione di Pompei usando immagini di repertorio della Soprintendenza, oltre alle sequenze di Pozzuoli proiettate alle spalle della band. I Pink Floyd, a Parigi, suonarono <i>Set the Controls for the Heart of the Sun<\/i>,\u00a0<i>Careful with That Axe, Eugene<\/i> e la sezione centrale di\u00a0<i>Echoes<\/i>. E\u2019 opinione comune che le versioni di <i>Echoes<\/i> e <i>A Saucerful of Secrets<\/i> contenute in <i>Live At Pompeii<\/i> siano le migliori di sempre. Indimenticabile anche il Waters &#8211; qui fisicamente prossimo a un allucinatissimo uomo di Cro Magnon &#8211; che suona il gong in <i>Set The Controls for the Heart of the Sun<\/i>. Merita poi un capitolo a parte<i>Careful with that Axe, Eugene<\/i>. Canzone dalle mille vite, contiene uno degli urli pi\u00f9 famosi e inquietanti di sempre. L\u2019urlo belluino di Waters, con titolo diverso, conflu\u00ec anche in <i>Zabriskie Point<\/i> di Michelangelo Antonioni. La versione perfetta resta quella di <i>Ummagumma<\/i>: per <i>Live at Pompeii<\/i> Waters opt\u00f2 per una variante pi\u00f9 \u201cparlata\u201d (si fa per dire: borbottata). Nessuno ha mai capito con chi ce l\u2019avessero in quel brano: forse con un serial killer dei Sessanta (Eugene Craft), forse con il chitarrista dei Grateful Dead (Jerry Garcia) a cui mancavano due dita perch\u00e9 il fratello gliele aveva tranciate (appunto) con un\u2019ascia. Bah: comprendere le meccaniche divine di Roger Waters \u00e8 impossibile, ed \u00e8 del resto una delle sue molteplici qualit\u00e0.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4080\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at3-241x300.jpg\" alt=\"live at3\" width=\"241\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at3-241x300.jpg 241w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/live-at3.jpg 296w\" sizes=\"(max-width: 241px) 100vw, 241px\" \/><\/a>Poich\u00e9 sommamente insondabili, i Pink Floyd vollero anche eseguire a Parigi un divertissement contenuto in <i>Meddle<\/i>, ovvero <i>Seamus<\/i>, sorta di blues in cui a cantare (cio\u00e8 ululare) \u00e8 un cane di nome Seamus. Solo che, per il film, la canzone divent\u00f2 <i>Mademoiselle Nobs<\/i>. Nobs era un levriero russo femmina, di propriet\u00e0 di un\u2019amica circense di Maben. Nel brano, fatto pi\u00f9 unico che raro, Gilmour suona l\u2019armonica. Era abbastanza? Non ancora. Dopo il montaggio casalingo, Maben si rese conto di avere s\u00ec e no un\u2019ora di film. Un po\u2019 poco. La sfortuna continu\u00f2 tormentarlo, perch\u00e9 la prima del film, prevista il 25 novembre 1972 al Rainbow Theatre di Londra, salt\u00f2 per \u201cmotivi burocratici\u201d. Nel frattempo era arrivato il 1973 e i Pink Floyd stavano ultimando <i>Dark Side Of The Moon<\/i> negli studi di Abbey Road. Maben rimpolp\u00f2 cos\u00ec <i>Live At Pompeii<\/i> con un mini-documentario a Abbey Road. Era il gennaio 1973 e l\u2019album non era certo terminato. I quattro musicisti \u201crecitarono\u201d per Maben, suonando le loro parti sulle basi non ancora definitive: nessuna di quelle incisioni sarebbe poi finita su<i>Dark Side Of The Moon<\/i>. Maben raccolse poi qualche dichiarazione del gruppo, assieme ad alcune riprese della loro colazione in studio. La versione definitiva sal\u00ec a 80 minuti: contiene, tra le altre cose, frammenti in studio di <i>Us And Them<\/i> e <i>Brain Damage<\/i>. Un\u2019ulteriore versione, la <i>Director\u2019s Cut,<\/i> \u00e8 stata licenziata nel 2003. <i>Live At Pompeii<\/i> usc\u00ec nell\u2019agosto 1974. I Pink Floyd erano molto pi\u00f9 famosi di tre anni prima, quando l\u2019opera prese corpo, ma questo non aiut\u00f2 inizialmente il povero Maben: il suo film raccontava un gruppo che non esisteva pi\u00f9. O non pi\u00f9 in quel modo. (<em>Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2016<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 uno dei concerti pi\u00f9 famosi nella storia della musica, ma non fu neanche un concerto. E i brani eseguiti dal vivo, in quel luogo cos\u00ec ricco di storia, furono appena tre. 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