{"id":4007,"date":"2016-03-11T16:47:34","date_gmt":"2016-03-11T16:47:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4007"},"modified":"2016-03-12T11:06:50","modified_gmt":"2016-03-12T11:06:50","slug":"un-disco-con-cui-deliziarsi-in-eterno-meddle-dei-pink-floyd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=4007","title":{"rendered":"Un disco con cui deliziarsi in eterno: Meddle dei Pink Floyd"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12499428_10209501084793673_492135036_o.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4014\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12499428_10209501084793673_492135036_o-300x95.jpg\" alt=\"12499428_10209501084793673_492135036_o\" width=\"300\" height=\"95\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12499428_10209501084793673_492135036_o-300x95.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12499428_10209501084793673_492135036_o-1024x325.jpg 1024w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12499428_10209501084793673_492135036_o.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Pur assai distante per clima e toni, <strong><em>Meddle<\/em> ha sempre sofferto di una sfortuna analoga\u00a0a quella caduta su\u00a0<em>Animals<\/em><\/strong>: essere incastrato nel bel mezzo di due album molto pi\u00f9 noti.\u00a0<em>Atom Heart Mother<\/em> e <em>Dark Side Of The Moon<\/em>, nello specifico (e tralasciando la colonna sonora di <em>Obscured By Clouds<\/em>). E&#8217; il sesto album dei Pink Floyd, quando gi\u00e0 non erano pi\u00f9 &#8220;solo&#8221; psichedelici e quando non erano ancora universalmente famosi. Anche per questo \u00e8 un disco affascinante e ancor pi\u00f9 decisivo, perch\u00e9 fotografa una band prodigiosa poco prima che il successo planetario la travolga per sempre. Di l\u00ec a poco ci sarebbe stato il <em>Live At Pompeii<\/em>, che non avrebbe visto la luce senza <em>Meddle<\/em>. <strong>Non fu un album facile e richiese otto mesi di registrazione<\/strong>, da gennaio ad agosto 1971. La band era tornata da una tourn\u00e9e in Inghilterra e Stati Uniti per promuovere <em>Atom Heart Mother,<\/em> che oggi la band odia (stupidamente) come nessun&#8217;altra cosa al mondo. Gli studi dovevano essere quelli di Abbey Road, ma non erano abbastanza moderni per le ambizioni della band, che opt\u00f2 quindi successivamente per spazi\u00a0pi\u00f9 artigianali ed evoluti: l&#8217;Associated Independent Recording <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4020\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-300x300.jpg\" alt=\"meddle\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>(AIR) e il Morgan\u00a0di West Hampstead. Il tecnico del suono era John Leckie, lo stesso del memorabile <em>All Things Must Pass<\/em> di George Harrison. Leckie fu scelto anche perch\u00e9 amava lavorare al mattino, quando il gruppo dormiva, senza troppe rotture di palle attorno. Il taglio rispetto alle opere precedenti \u00e8 sancito anche dalla scelta della copertina, l&#8217;unica a cui lavorarono autonomamente i Pink Floyd. I quattro rimasero colpiti dallo scatto dell&#8217;orecchio umano in primo piano sott&#8217;acqua. Storm Thorgerson, che avrebbe inventato le epocali copertine successive e che aveva gi\u00e0 avuto l&#8217;anno prima l&#8217;idea della mucca frisona atomica, fu coinvolto solo in un secondo momento e non rimase soddisfatto del risultato finale. Giustamente: la copertina \u00e8 orrenda e se la gioca in bruttezza con <em>The Final Cut<\/em>. Ma chi se ne frega: <strong><em>Meddle<\/em> \u00e8 sempre stato uno dei miei album preferiti.<\/strong> Un po&#8217; perch\u00e9 da ragazzo non lo citava mai nessuno, e quindi faceva figo. Un po&#8217;, e soprattutto, perch\u00e9 <em>One Of These Days<\/em> ed <em>Echoes<\/em> signoreggiano e soverchiano. A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che ho sempre voluto un cane e, per colpa di questo album, per anni nella mia testa ogni cane si chiamava Seamus (<em>uuuuuuuuuuuhhhhhh, wof, wof<\/em>).<br \/>\n<strong>Essendo una band sostanzialmente psicopatica e impossibilitata a essere normale<\/strong>, di fronte alla crisi creativa durante le prime settimane di registrazione si cerc\u00f2 di ovviare nella maniera pi\u00f9 contorta possibile: ognuno suonava quello che gli pareva, in solitudine totale, e poi si mettevano insieme le parti sperando che <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4017\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-3-211x300.jpg\" alt=\"meddle 3\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-3-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-3.jpg 352w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a>&#8220;combaciassero&#8221; o comunque suonassero bene. Ovviamente lo stratagemma non funzion\u00f2, ma <em>Echoes<\/em> cominci\u00f2 a nascere proprio cos\u00ec. Parto faticoso: prima fu chiamata <em>Nothings<\/em> (sempre allegri, i Pink Floyd). Poi <em>Son Of Nothings<\/em>, quindi <em>Return Of The Son Of Nothings<\/em>. E infine <em>Echoes<\/em>. <strong><em>Meddle<\/em> usc\u00ec il 5 novembre 1971<\/strong> e diede vita a un tour omonimo. Consta di sei tracce, anche se quasi tutti conoscono soprattutto la prima e l&#8217;ultima. Ebbe buon successo in Inghilterra mentre non and\u00f2 granch\u00e9 bene negli Stati Uniti, anche perch\u00e9 l&#8217;etichetta discografica non ci punt\u00f2 per niente. <strong>E&#8217; l&#8217;album pi\u00f9 ventoso dei Pink Floyd<\/strong> ed \u00e8 spesso il preferito &#8211; non senza motivo &#8211; dai fans della coppia Gilmour-Wright, che qui troneggia nella magistrale <em>Echoes<\/em>. <strong>Per certi versi \u00e8 anche l&#8217;album pi\u00f9 elegante della band. Pi\u00f9 femminile<\/strong>, pi\u00f9 &#8220;dritto&#8221;: se fosse un vino, sarebbe uno Champagne fresco, sapido e soprattutto verticale. Per nulla opulento, ma sensualmente\u00a0slanciato verso l&#8217;alto. <strong>Attenzione per\u00f2 a sottovalutare Waters, non solo perch\u00e9 \u00e8 Waters e dunque Dio,\u00a0<\/strong>ma anche per almeno due motivi. 1) Il riff di basso di <em>One Of These Days<\/em>. 2) Il testo di <em>Echoes<\/em>, che mette insieme Genesi e Apocalisse, Vita e Morte, Amore e Assoluto, in una onirica\u00a0anticipazione di ci\u00f2 sarebbe deflagrato\u00a0con\u00a0<em>The Dark Side Of The Moon<\/em>. A differenza di tutti gli album successivi, non \u00e8 un concept album. Ricalca anzi, per certi versi, <em>Atom Heart Mother<\/em>: primo e ultimo brano lunghi (con suite che copre pure qui un lato intero del 33 giri). E poi quattro brani (tre in <em>Atom<\/em>) relativamente &#8220;minori&#8221; al centro. In <em>Meddle<\/em> si riscontra\u00a0una chiara matrice comune: u<strong>na sorta di tenerezza bucolica, di atmosfera sospesa, di grazia poco prima del disastro<\/strong>. Una quiete prima della tempesta, laddove la tempesta \u00e8 <em>Dark Side Of The Moon<\/em> o &#8211; se preferite &#8211; la psiche del Mahatma Roger. Analizziamo i brani.<br \/>\n<strong>One Of These Days<\/strong>. Per motivi che attengono pi\u00f9 al metafisico che al servizio pubblico radiotelevisivo italiano, molti sono ancora convinti che questa sia solo la sigla di <em>Dribbling<\/em>, vecchio programma sportivo del sabato pomeriggio su RaiDue. In realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra esplosione di genio del Songiu\u00a0Roger, che trov\u00f2 per caso &#8211; il suo Caso, quindi qualcosa che ha direttamente a che fare con la Creazione &#8211; questo riff di basso. Poi lo filtr\u00f2 attraverso una <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-5.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4019\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-5.jpeg\" alt=\"meddle 5\" width=\"278\" height=\"182\" \/><\/a>macchina per l&#8217;eco e lo rese qualcosa di molto simile a una cavalcata nella notte. Una notte fatta di lampi, di demoni. E di vento. Tanto vento. La linea di basso troneggia grazie alle due chitarre basso di Roger e Gilmour, che ancora non si sputavano in faccia dalla mattina alla sera (o lo facevano un po&#8217; meno). La divina pazzia di Waters fa s\u00ec che, nel pezzo sostanzialmente strumentale, ci sia una microcitazione (la sigla del telefilm inglese <em>Doctor Who<\/em>) e una frase. Una sola frase, per\u00f2 tremenda. La pronuncia Nick Mason. La sua voce \u00e8 irriconoscibile, perch\u00e9 in falsetto e filtrata elettronicamente. A Mason toccavano sempre queste parti da pinolo: era sempre lui, per esempio, a leggere le parti &#8220;blasfeme&#8221; del (finto) <em>Salmo 23<\/em> di <em>Sheep<\/em> durante i concerti del tour <em>Animal<\/em>s. La frase, scritta ovviamente dall&#8217;Uomo di Cro Magnon Waters, \u00e8 allegrissima: &#8220;<em>Uno di questi giorni ti far\u00f2 proprio a pezzettini<\/em>&#8220;. Subito dopo il brano esplode, in una grandeur\u00a0di strumenti e genio che ti fa venire voglia di invadere la Polonia: per\u00f2 con allegria. Con chi ce l&#8217;aveva Waters? Con un disc jockey della BBC, reo di non so cosa ma sicuramente colpevole a prescindere, perch\u00e9 se resti antipatico\u00a0a Waters hai sicuramente torto. A prescindere. In una intervista Waters ha raccontato anche che, prima di registrare il brano, la band ascoltasse un collage di pezzi di trasmissione del bischero della BBC per caricarsi e arrabbiarsi di pi\u00f9. Non ho mai capito se Roger scherzasse nel dire tutto questo, ma essendo una procedura folle\u00a0\u00e8 sicuramente vero. O cos\u00ec mi piace pensare. Il brano, va da s\u00e9, \u00e8 pazzesco e vale da solo 38 carriere intere del 99% degli artisti dell&#8217;Universo. Sia lode.<br \/>\n<strong>A Pillow Of Winds<\/strong>. In una gara tra i brani meno noti dei Pink Floyd, giocherebbe tranquillamente per il podio. Non la noti quasi mai e non \u00e8 n\u00e9 bella n\u00e9 brutta. Anche dal vivo, di fatto, non \u00e8 stata ripresa mai pi\u00f9. Ha per\u00f2 una specificit\u00e0: \u00e8 un brano d&#8217;amore. Chiss\u00e0 cosa diavolo avessero in testa quelli l\u00ec quando l&#8217;hanno scritta. E&#8217; addirittura tenera e sognante, cosa quasi sacrilega per i Pink Floyd. Secondo Mason, che non sai mai se prendere sul serio oppure no ma che ha scritto comunque un&#8217;autobiografia imperdibile (<em>Inside Out<\/em>), il titolo deriva da una mano del Mejong, gioco molto amato dalla band durante il tour di <em>Atom Heart Mother<\/em>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-4.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4018\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-4-298x300.jpg\" alt=\"meddle 4\" width=\"298\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-4-298x300.jpg 298w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-4-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-4.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a><strong>Fearless<\/strong>. Canzone famosa principalmente per il coro finale &#8220;<em>You&#8217;ll never walk alone<\/em>&#8221; dei tifosi del Liverpool. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 di pi\u00f9: ha una struttura garbatamente epica che supporta un testo stranamente speranzoso: evidentemente i demoni di Waters, in quei mesi, erano in ferie o quasi. Il titolo, peraltro, mi ricorda un film di Peter Weir con Jeff Bridges che ho sempre amato. Anche per questo, a <em>Fearless<\/em>\u00a0ho sempre voluto bene.<br \/>\n<strong>San Tropez<\/strong>. Brano marginale, al di l\u00e0 di una criticuccia\u00a0ai &#8220;lussi vacanzieri&#8221;. E&#8217; l&#8217;unica traccia in cui a cantare \u00e8 Waters e non Gilmour (spesso con Wright). Per anni \u00e8 andata avanti la vulgata secondo cui, nel testo, fosse citata Rita Pavone. Colpa di alcuni testi tradotti in Italia quando ancora non c&#8217;era Internet, per esempio i volume Arcana (che ovviamente comprai subito). La stessa Rita Pavone ci ha giocato per anni e nega ancora l&#8217;evidenza. E&#8217; vero che Rita Pavone alloggi\u00f2 nello stesso hotel della band nel &#8217;73, proprio sulla Costa Azzurra. Appunto: era il &#8217;73. Due anni dopo il brano e il disco. Quindi quell&#8217;aneddoto non dimostra niente. Molto pi\u00f9 semplicemente, il verso erroneamente trascritto come\u00a0<i>\u00abI hear your soft voice calling to me \/ Making a date for Rita Pavone\u00bb <\/i>\u00e8 in realt\u00e0<i>\u00a0<i>\u00abI hear your soft voice calling to me \/ Making a date later by phone\u00bb. <\/i><\/i>Rita se ne faccia una ragione.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4016\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-2-300x146.jpg\" alt=\"meddle 2\" width=\"300\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-2-300x146.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-2.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>Seamus<\/strong>. Intermezzo durante il quale si racconta cosa faccia Seamus in cucina. In <em>Live at Pompeii<\/em>, fatto quasi inaudito, a suonare la Fender Stratocaster non \u00e8 qui Gilmour ma Waters, mentre David \u00e8 dirottato all&#8217;armonica a bocca (e soprattutto alla voce). Seamus era il cane di Steve Marriott, chitarrista di Humble Pie e Small Faces. Nel brano \u00e8 proprio Seamus a ululare. E ulula benissimo. Quanto l&#8217;ho amato, &#8216;sto cane. <em>Uuuuuuuuuuuuhhhhh<\/em>.<br \/>\n<strong>Echoes<\/strong>. Attenzione alla durata: 23 minuti e 31 secondi. Abbastanza per\u00a0occupare tutto il lato B, ma soprattutto lo stesso tempo del segmento finale (chiamato &#8220;Giove e oltre l&#8217;infinito&#8221;) di <em>2001 Odissea nello spazio<\/em>. Non \u00e8 un caso: <em>Echoes<\/em> deve molto a quel film. Il rapporto tra Pink Floyd e Kubrick \u00e8 sempre stato conflittuale. Kubrick, per esempio, voleva usare parti di <em>Atom Heart Mother<\/em> per <em>Arancia meccanica<\/em> ma i <em>Pink Floyd<\/em> non vollero. Decenni dopo, Waters chiese la voce di Hal 9000 per <em>Perfect Sense<\/em> (contenuta nel magistrale\u00a0<em>Amused To Death<\/em>), ma il regista disse no. E a quel punto, per vendicarsi, Waters lo sfancul\u00f2 in un messaggio nascosto del brano e letto al contrario (ve l&#8217;avevo detto che Roger \u00e8 pazzo). <em>Echoes<\/em> \u00e8 la suite attorno a cui ruota tutto il disco, nata dopo mesi e mesi di lavoro spesso frustrante. Decisivo, ancora una volta, Richard Wright. Un giorno quest&#8217;uomo meraviglioso e anzitempo volato via trova una nota per caso e gli piace. A quel punto estende quel suono, ottenuto da un <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-6.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4023\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/meddle-6.jpeg\" alt=\"meddle 6\" width=\"192\" height=\"263\" \/><\/a>pianoforte a coda, e lo amplifica con un altoparlante Leslie. E&#8217; il suono iniziale che tutto genera: un po&#8217; ricorda un sonar, un po&#8217; una goccia d&#8217;acqua che cade. Tale suono\u00a0trova simbiosi divina con la\u00a0nota acuta prodotta dalla <em>slide guitar<\/em> di Gilmour. La suite cambia pi\u00f9 volte, si avviluppa, si accartoccia: entra la batteria, si distende su atmosfere new age, avvolge il cantato e vira poi su un mood improvvisamente funk. Il tema centrale viene poi come spazzato via dal vento, riemergendo dalle ceneri grazie al solito Wright, che qui d\u00e0 del tu agli d\u00e8i come far\u00e0 in <em>The Great Gig In The Sky<\/em> e in <em>Shine On You Crazy Diamond Part VI-IX<\/em>. <em>Echoes<\/em> \u00e8 forse la suite in cui la band \u00e8 a tutti gli effetti una\u00a0band. Esiste solo il collettivo. Tutti marciano dalla stessa parte e lo fanno in stato di grazia. Basta ascoltare il giro di basso poco prima del minuto quattro: momento di g-r-a-z-i-a rara. Tanto cervellotici quanto ambiziosi, i Pink Floyd a fine suite riproducono l&#8217;effetto della Scala Shepard, ovvero il &#8220;canone eternamente ascendente&#8221;. L&#8217;effetto inseguito \u00e8 quello di una scala che sale di altezza in modo indefinito. Qualcosa che trovi in Bach, ad esempio nelle <em>Offerte musicali<\/em>, ma quasi mai nella musica &#8220;leggera&#8221;: c&#8217;\u00e8 in <em>Echoes<\/em>, c&#8217;\u00e8 in <em>I Am The Warlus<\/em> dei Beatles. Non molto altrove. <em>Echoes<\/em> \u00e8 impreziosita da uno dei primi testi pienamente maturi del Divino Roger. Le sue parole sono enigmatiche e inquietanti (strano): da una parte c&#8217;\u00e8 un uomo che parla a una donna, o pi\u00f9 verosimilmente a Dio (conoscendo Roger, io qui voto Dio). Dall&#8217;altra c&#8217;\u00e8 una sorta di bignami della Genesi (sempre poco ambizioso, Roger). Il tempo \u00e8 congelato, Dio accetta di incontrare l&#8217;uomo (&#8220;<em>Io sono te e quello che vedo sono io<\/em>&#8220;) e l&#8217;uomo non riesce appieno a scorgere il Divino (&#8220;<em>Nessuno ci fa abbassare lo sguardo ma nessuno vola intorno al Sole<\/em>&#8220;). Dopo il lungo intermezzo vagamente new age, tra vento (ancora) e albatros cristallizati, esplode il riff di chitarra che sta(rebbe) ad indicare il Big Bang dopo la pioggia e la quiete. Per quanto la si ascolti e la si conosca ormai a memoria, <em>Echoes<\/em> impone un ascolto sempre integrale. Interromperla prima della fine dovrebbe comportare come minimo l&#8217;ergastolo: non si interrompe mai la perfezione.<br \/>\nBuon ascolto, buon vento, buona meraviglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pur assai distante per clima e toni, Meddle ha sempre sofferto di una sfortuna analoga\u00a0a quella caduta su\u00a0Animals: essere incastrato nel bel mezzo di due album molto pi\u00f9 noti.\u00a0Atom Heart Mother e Dark Side Of The Moon, nello specifico (e tralasciando la colonna sonora di Obscured By Clouds). 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