{"id":3969,"date":"2016-02-27T14:17:08","date_gmt":"2016-02-27T14:17:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3969"},"modified":"2016-02-28T09:54:38","modified_gmt":"2016-02-28T09:54:38","slug":"un-disco-da-maneggiare-con-cautela-the-final-cut-dei-pink-floyd-anzi-di-roger-waters","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3969","title":{"rendered":"Un disco da maneggiare con cautela: The Final Cut dei Pink Floyd (anzi di Roger Waters)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3981\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut-300x300.jpg\" alt=\"final cut\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Perch\u00e9 parlo di <em>The Final Cut<\/em> dopo <em>Animals<\/em> e <em>Wish You Were<\/em>? Ci sono dischi dei Pink Floyd pi\u00f9 famosi e riusciti, certo, ma da una settimana l&#8217;agognato &#8220;<em>taglio finale&#8221;<\/em> del Mirabile Nevrastenico ha (ri)cominciato a stregarmi. Perch\u00e9? Boh, che ne so.<br \/>\n<strong><em>The Final Cut<\/em> \u00e8 uno dei dischi pi\u00f9 divisivi\u00a0e\u00a0sottovalutati della storia del rock<\/strong>. I <em>gilmouriani<\/em>, in questa lotta idiota tra &#8220;fan di David&#8221; e &#8220;adepti del Messia Livido Roger&#8221;, lo odiano perch\u00e9 ormai Waters aveva preso il sopravvento. E in generale lo si conosce poco. E&#8217; un peccato: non \u00e8 un album perfetto, ma \u00e8 ricco di intuizioni, vanta non poche meraviglie e mostra\u00a0tutti i demoni di Roger. E&#8217; qui, persino pi\u00f9 del solito, che un artista\u00a0tanto geniale quanto ferito mette a nudo ogni suo incubo e cicatrice. Ascoltando questo disco &#8211; lasciatevelo dire da chi lo sta facendo ininterrottamente da giorni &#8211;\u00a0\u00e8 come se si toccassero con mano tutti\u00a0i fantasmi di Waters: la sua follia, la sua paranoia, il suo dolore. <strong>E&#8217; un ascolto claustrofobico, quello che vi (ri)attende<\/strong>. Ma \u00e8 un ascolto necessario, vuoi perch\u00e9 il &#8220;peggior&#8221; Waters (ma peggiore <em>de che<\/em>, poi?) \u00e8 comunque divino e vuoi perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una qualit\u00e0 letteraria enorme. Ogni brano nasconde variazioni, cambi di registro, rivoli inattesi. E&#8217; u<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-final-4.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3989\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-final-4-294x300.jpg\" alt=\"the final 4\" width=\"294\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-final-4-294x300.jpg 294w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-final-4.jpg 408w\" sizes=\"(max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><\/a>n calvario in musica: un bel calvario, giusto e coraggioso. Tanto politicamente (poche opere sono cos\u00ec infarcite di nomi e cognomi) quanto umanamente (a ogni canzone viene voglia di abbracciare Roger e dirgli: &#8220;<em>Dai, ti voglio bene, non fare cos\u00ec<\/em>).<br \/>\nI Pink Floyd non esistono pi\u00f9. Divisi durante <em>Animals<\/em>, esplosi durante <em>The Wall.<\/em>\u00a0Cito a memoria Nick Mason, per farvi capire il clima: &#8220;Quando Roger se n&#8217;\u00e8 andato, <strong>ci siamo sentiti come l&#8217;Unione Sovietica dopo la morte di Stalin<\/strong>&#8220;. Waters ha allontanato definitivamente Richard Wright, adducendo problemi matrimoniali e di cocaina (che il tastierista\u00a0ha sempre negato). E&#8217; l&#8217;unica cosa che non perdono a Roger: Richard non andava toccato. Lo scontro era gi\u00e0 stato totale durante <em>The Wall<\/em>, al punto che Wright durante il tour fu relegato a &#8220;turnista&#8221; (curiosamente fu anche l&#8217;unico dei quattro a essere pagato, perch\u00e9 in quanto &#8220;turnista&#8221; doveva essere la band &#8211; che si sven\u00f2 durante il tour di The Wall &#8211; a pagare i musicisti). Waters sostituisce Wright con Andy Brown e Michael Kamen. <strong>E sostituire un Pink \u00e8 durissima.<\/strong> Negli anni immediatamente successivi, per sopperire alla mancanza di\u00a0Gilmour, Waters dovr\u00e0 infatti sparare\u00a0altissimo e cercare prima Eric Clapton (<em>The Pros And Cons of Hitch-Hiking<\/em>) e poi Jeff Beck (<em>Amused To Death<\/em>: ascoltatevi la sua chitarra in <em>What God Wants<\/em> e godete selvaggiamente).<img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3982\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut-2-300x236.jpg\" alt=\"final cut 2\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut-2-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut-2-1024x806.jpg 1024w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/final-cut-2.jpg 1181w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><em>The Final Cut<\/em> nasce ex novo, anche se qualche brano \u00e8 in realt\u00e0 uno &#8220;scarto&#8221; da <em>The Wall<\/em>. <strong>Il titolo iniziale era <em>Spare Bricks<\/em>, &#8220;Mattoni avanzati&#8221;.<\/strong> Waters aveva gi\u00e0 scritto <em>The Pros And Cons<\/em>, che secondo Mason era superiore a <em>The Wall<\/em> (parliamone). Come ultimo capitolo dei Pink, Roger prefer\u00ec per\u00f2 scrivere questo ennesimo concept album, stavolta dedicato al &#8220;<strong>requiem per il\u00a0sogno del dopoguerra<\/strong>&#8220;. Un sogno, va da s\u00e9, ucciso anzitutto da &#8220;Maggie&#8221;. Cio\u00e8 l&#8217;odiata Thatcher. E&#8217; a tutti gli effetti, o quasi, il primo album solista di Waters e non l&#8217;ultimo dei Pink. Le atmosfere sono radicalmente cambiate, proseguendo lo stile di <em>The Wall<\/em> e anticipando <strong>quel capolavoro totale che sar\u00e0 <em>Amused To Death<\/em>.<\/strong> Nel retrocopertina, non a caso, c&#8217;\u00e8 scritto: &#8220;<em>di Roger Waters, eseguito dai Pink Floyd<\/em>&#8220;. Gilmour e Mason hanno un ruolo marginale, al di l\u00e0 di due o tre assoli celestiali di David di cui parler\u00f2 tra poco. La copertina \u00e8 una delle pi\u00f9 brutte nella storia dell&#8217;uomo e anche questo non ha aiutato. Il Divino Roger, che qui scopre l&#8217;olofono (microfono particolarissimo), esacerba\u00a0quel suo cantato contronatura, fatto di parole scandite e\/o sussurrate &#8211; che paiono giungere direttamente dall&#8217;Ade &#8211; e urla dilaniate non riproducibili da nessuno, se non dalla sua Ugola Folle.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3983\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-1.jpg\" alt=\"roger 1\" width=\"236\" height=\"293\" \/><\/a>Al disco non fece seguito alcun tour. Curiosamente\u00a0gli unici che volevano intraprenderlo erano Gilmour e Mason: fu il Dux Waters a dire no, prima di andare in causa con la band (perse lui). L&#8217;album usc\u00ec il 21 marzo 1983. Dodici tracce, tredici nella edizione del 2004. Tanto per infondere ulteriore allegria, \u00e8 pieno di suoni inquietanti, schegge fosche\u00a0e bombe. Tante bombe. <strong>Waters, forse il pacifista pi\u00f9 incazzato del mondo dopo Gandhi<\/strong> (che per\u00f2 l&#8217;incazzatura la celava benissimo), si scaglia contro l&#8217;assurdit\u00e0 della guerra delle Falkland, immagina di ricoverare i grandi (stronzi) della Terra in un ospizio che ha il nome del padre morto ad Aprilia\u00a0e tocca apici celestiali quando pronuncia sadicamente &#8220;<em>glitterati<\/em>&#8221; (&#8220;<em>gli-de-rad-di&#8221;<\/em>). E&#8217; qui che si nota, persino pi\u00f9 del solito, quella sua maniera di pronunciare le parole sollevando il labbro superiore ai lati (&#8220;<em>The Final Caaaaat<\/em>&#8220;), che lo porta a esibire <strong>una smorfia giustamente luciferina<\/strong>. Pi\u00f9 che cantare, sentenzia. Pi\u00f9 che suonare, ci regala un de profundis allucinato eppure\u00a0lucidissimo. Analizziamo i brani.<br \/>\n<strong>The Post War Dream<\/strong>. Si parte con una gran\u00a0gioia di vivere. Un bell&#8217;organo da funerale, poi le prime parole: &#8220;<em>Dimmi la verit\u00e0, dimmi perch\u00e9 Ges\u00f9 fu crocifisso?\/ E&#8217; per questo che pap\u00e0 \u00e8 morto?\/ Era per te, ero io?<\/em>&#8220;. Torna il tema della morte del padre, che qui domina molto\u00a0pi\u00f9 che in <em>The Wall<\/em>. E torna quel senso di colpa per la sua morte, esplicitato da Roger in un passaggio esiziale del\u00a0film <em>Roger Waters &#8211;\u00a0The Wall<\/em>\u00a0del 2015. Il momento in cui Waters scandisce &#8220;<em>What have we done\/ Maggie, what have we done<\/em>&#8220;, e poi fa la pausa prima di sillabare &#8220;<em>to En-gland<\/em>&#8220;, \u00e8 una delle cose pi\u00f9 solenni che abbia mai ascoltato: io amo quest&#8217;uomo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3984\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-2-278x300.jpg\" alt=\"roger 2\" width=\"278\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-2-278x300.jpg 278w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-2.jpg 634w\" sizes=\"(max-width: 278px) 100vw, 278px\" \/><\/a><strong>Your Possible Pasts<\/strong>. Alcune frasi del ritornello vengono lette nel film <em>The Wall<\/em> di Alan Parker da quel citrullo querulo di Bob Geldof. La canzone racconta una volta di pi\u00f9 l&#8217;impossibilit\u00e0 dei soldati di rifarsi una vita, dopo i demoni della guerra. La voce di Waters saltella dagli Inferi alla Morte come un po&#8217; in tutto l&#8217;album, dando l&#8217;abbrivio a un assolo notevole di Gilmour: uno dei pochi momenti in cui ci si accorge\u00a0che, nel disco, c&#8217;\u00e8 anche David.<br \/>\n<strong>One Of The Few<\/strong>. Scartato da <em>The Wall<\/em>, comincia con un ticchettio e vede protagonista l&#8217;insegnante odioso di <em>The Happiest Days Of Our Lives<\/em>, che qui per\u00f2 \u00e8 meno carogna\u00a0e appare come un reduce della Seconda Guerra Mondiale. Il titolo \u00e8 una citazione da Winston Churchill. Per motivi ignoti, da ragazzo era una delle canzoni che amavo di pi\u00f9. E questo spiega forse molte cose.<br \/>\n<strong>When The Tigers Broke Free<\/strong>. Nella versione del 1983 non c&#8217;era, mentre compariva &#8211; diviso in due parti &#8211; nel film di Alan Parker. Interamente dedicato a Eric Fletcher Waters, padre di Roger morto ad Aprilia nel 1944 dopo lo sbarco ad Anzio. Talvolta \u00e8 scritto con la &#8220;y&#8221; in &#8220;<em>Tygers<\/em>&#8220;. Il titolo fa riferimento a un carro armato tedesco usato nella Seconda Guerra Mondiale, il <em>Tiger I<\/em>. E&#8217; l&#8217;unico brano in cui compare Wright, alle tastiere e pure\u00a0come seconda voce. Si racconta come il padre di Roger mor\u00ec in &#8220;<em>un miserabile mattino nell&#8217;oscuro &#8217;44<\/em>&#8221; e nessuno si salv\u00f2 dei Fucilieri Reali della Compagnia C. Nell&#8217;ennesimo parossismo autobiografico, Waters ricorda anche la lettera che Sua Maest\u00e0 invi\u00f2 alla madre per dirle che il marito era morto (&#8220;<em>Era, ricordo, a forma di pergamena<\/em>&#8220;). La chiusura \u00e8\u00a0straziante: &#8220;<em>La maggior parte di loro morti\/ il resto morenti\/ ed \u00e8 cos\u00ec che l&#8217;Alto Comando\/ port\u00f2 via mio padre da me<\/em>&#8220;. I demoni di Waters hanno raggiunto il grado 3000 della Scala Richter.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3985\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-3-300x180.jpg\" alt=\"roger 3\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-3-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-3.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>The Hero&#8217;s Return<\/strong>. Tutti in piedi: \u00e8 un brano pazzesco, nel testo (come tutto l&#8217;album) e nella costruzione musicale. Era il lato B di <em>Not Now John<\/em>, dove peraltro \u00e8 presente una versione pi\u00f9 lunga. Anche qui si comincia con una citazione cristologica (&#8220;<em>Ges\u00f9 Ges\u00f9, ma che cos&#8217;\u00e8 tutto questo provare\/ a far filare dritti questi poveri ingrati?<\/em>&#8220;). Doveva far parte di <em>The Wall<\/em>\u00a0col titolo di <em>Teacher Teacher.<\/em> L&#8217;eroe torna dalla guerra e ricorda le feste che lo accolsero, ma ora tutto \u00e8 lontano e l&#8217;unica cosa che gli rimane\u00a0sono le parole del&#8217;artigliere (<em>gunner<\/em>) morente. Voglio segnalarvi\u00a0il cantato del Divino in questo passaggio: &#8220;<em>Sweetheart sweetheart, are you fast asleep<\/em>&#8220;. Qui\u00a0Roger fa una pausa e, con tratto gutturale e anzi cavernicolo, aggiunge: &#8220;<em>Good<\/em>&#8220;. Ecco: qui scivoli nell&#8217;abisso e fai &#8220;ciao ciao&#8221; a Caronte, mentre Waters \u00e8 chiss\u00e0 dove\u00a0in giro con la sua ascia rubata a <em>Eugene<\/em>. E non sta per niente <em>careful<\/em>\u00a0nell&#8217;usarla.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-4.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3986\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-4-300x267.jpg\" alt=\"roger 4\" width=\"300\" height=\"267\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-4-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-4.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>The Gunner&#8217;s Dream<\/strong>. Ci siamo: scopriamo le\u00a0ultime parole dell&#8217;artigliere morente. E&#8217; una delle canzoni pi\u00f9 intense del disco e ogni tanto Waters l&#8217;ha ripresa dal vivo. Il brano \u00e8 introdotto da una esplosione, poi a met\u00e0 canzone suonano le campane a morto (al\u00e8, allegria). Prima di morire, l&#8217;artigliere si congeda dalla famiglia e dal mondo con un sogno. Che \u00e8 poi il sogno di Waters. La prima parte, al piano, \u00e8 particolarmente\u00a0toccante. L&#8217;artigliere immagina un mondo &#8220;<em>dove i vecchi eroi passeggiano tranquillamente<\/em>&#8220;, dove si possono esprimere dubbi e paure &#8220;<em>a voce alta<\/em>&#8221; e dove &#8211; soprattutto &#8211; &#8220;nessuno uccide pi\u00f9 i bambini&#8221;. Sontuoso il sassofono di\u00a0Rafael Ravenscroft, encomiabile l&#8217;apporto della\u00a0National Phylarmonic Orchestra. Se non vi commuovete, avete un problema grave al condotto lacrimale.<br \/>\n<strong>Paranoid Eyes<\/strong>. Canzone straordinaria. Waters tratteggia la condizione frustrante di chi torna dalla guerra ed \u00e8 costretto a mascherarsi da uomo &#8220;normale&#8221;, trincerandosi dietro &#8220;<em>occhi paranoici<\/em>&#8221; e poi &#8220;<em>pietrificati<\/em>&#8220;. Il crescendo \u00e8 poderoso, il pianoforte di Michael Kamen ti avvolge\u00a0e c&#8217;\u00e8 simbiosi rara\u00a0tra voce, apertura centrale di chitarra (roba pazzesca) e i soliti rumori angosciati di fondo &#8211; bambini che schiamazzano, marce militari, musiche marziali. E cosa resta? Quasi nulla: &#8220;<em>Ora sei perso nella nebbia\/\u00a0d&#8217;una rammollita mezz&#8217;et\u00e0 alcolizzata\/\u00a0Alla fine il miraggio si \u00e8 rivelato esser lontano miglia\/\u00a0E tu ti nascondi\/\u00a0Dietro miti occhi castani<\/em>&#8220;. Dategli subito il Nobel. Su-bi-to.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-5.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3987\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-5.jpeg\" alt=\"roger 5\" width=\"193\" height=\"290\" \/><\/a><strong>Get Your Filthy Hands Off My Desert<\/strong>. Si pu\u00f2 raccontare quella idiozia totale chiamata Guerra delle Falkland in neanche un minuto? S\u00ec, se ci si chiama Waters e si d\u00e0 del tu al Genio da quando si \u00e8 nati. E quindi (dopo un&#8217;altra bomba introduttiva): &#8220;<em>Breznev s&#8217;\u00e8 preso l&#8217;Afghanistan\/\u00a0Begin s&#8217;\u00e8 preso Beirut\/\u00a0Galtieri ha preso la bandiera Inglese\/\u00a0E Maggie un giorno durante il pranzo\/\u00a0Ha preso un incrociatore con tutte e due le mani\/\u00a0Per farsela restituire, a quanto pare<\/em>&#8220;. (Per la cronaca: da ragazzo ero in fissa con la strofa &#8220;<em>Galtieri took the Union Jack<\/em>&#8220;, che ripetevo anche e soprattutto quando non c&#8217;entrava una mazza. E pure\u00a0questo spiega tante cose).<br \/>\n<strong>The Fletcher Memorial Home<\/strong>. In uno dei suoi momenti pi\u00f9 ispirati di pacifismo, Waters immagina che i potenti della Terra vengano ricoverati in una casa di riposo che ha il nome del padre, dove possano restare eterni bambini &#8211; bambini idioti, ovviamente &#8211; e giocare alla guerra. Sfilano tutti i mostri dell&#8217;epoca: da Reagan a Haig, dalla Thatcher a Begin. Fino al fantasma di McCarthy e ai ricordi di Nixon. E poi un gruppo stupido di &#8220;ricchi (&#8220;<em>glitterati<\/em>&#8220;) latinoamericani imballa-carni&#8221;. Qualcuno, sullo sfondo, chiede in italiano &#8220;<em>scusi dov&#8217;\u00e8 il bar?<\/em>&#8220;. Cos\u00ec Waters: &#8220;<em>Portate tutti i vostri infanti troppo cresciuti\/\u00a0Via da qualche parte\/\u00a0E costruitegli una casa\/\u00a0Un posticino tutto per loro\/\u00a0La Fletcher Memorial\/\u00a0Casa per tiranni incurabili e re&#8221;<\/em>. E l\u00ec fateli giocare alla guerra: &#8220;<em>boom boom, bang bang<\/em>&#8220;. Di pregio\u00a0l&#8217;assolo di Gilmour, che ricorda quello (titanico) di <em>Comfortably Numb<\/em>.<br \/>\n<strong>Southampton Dock<\/strong>. Waters tiene molto a questo piccolo brano: l&#8217;ha ripreso anche nel live <em>In The Flesh<\/em> del 2000. La canzone\u00a0precedente si \u00e8 chiuso con la\u00a0&#8220;<em>soluzione finale da applicare<\/em>&#8220;. Qui si racconta di una donna nel molo di Southampton, &#8220;<em>nocche bianche<\/em>&#8221; e &#8220;<em>quieta disperazione<\/em>&#8220;. Chitarra morbida e cambio di passo col piano, quindi &#8211; ancora &#8211; il &#8220;<em>final cut&#8221;<\/em>: &#8220;<em>Nel fondo dei nostri cuori\/\u00a0Sentimmo il taglio finale<\/em>&#8220;.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-6.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3988\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-6-300x254.jpg\" alt=\"roger 6\" width=\"300\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-6-300x254.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/roger-6.jpg 678w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>The Final Cut<\/strong>. S\u00ec, ma che cos&#8217;\u00e8 esattamente questo &#8220;<em>taglio finale<\/em>&#8220;? Waters, tanto per cambiare, parla soprattutto con se stesso e col suo desiderio di tagliare radicalmente col passato. E per passato intende non tanto i Pink Floyd, quanto i sensi di colpa per la morte del padre: &#8220;<em>Non ho mai avuto la forza di dare il taglio finale<\/em>&#8220;. La canzone che d\u00e0 il titolo al disco, impreziosita da un assolo totale di David, \u00e8 un altro apice lunare. Sogni e realt\u00e0, paure e fantasie: uno dei migliori affreschi esistenziali di Waters. Idolo.<br \/>\n<strong>Not Now John<\/strong>. Se qualcuno aveva bisogno della prova che Waters e Gilmour non avevano pi\u00f9 nulla in comune, eccola qua. Un brano incasinato e sguaiato, l&#8217;unico in cui canta (male) David. Fu usato come singolo e vendette pure: mah. Non c&#8217;entra niente col disco, \u00e8 la brutta copia di <em>Young Lust<\/em>. E&#8217; come una scoria poco ispirata di un passato non pi\u00f9 ripetibile. Tutto ha una fine: perfino i Pink Floyd. Cazzo.<br \/>\n<strong>Two Suns In The Sunset<\/strong>. Non poteva esserci finale pi\u00f9 efficace. E ovviamente \u00e8 un finale apocalittico. Canzone incredibile, che Roger chiama spesso &#8220;<em>Two suns<\/em>&#8221; e basta. Ti stropiccia, ti stordisce, ti straccia. Soprattutto ti straccia. L&#8217;avr\u00f2 ascoltata mille volte, e ogni volta quel sassofono tenore di Ravenscroft mi trafigge neanche fossi un San Sebastiano postmoderno. I due soli al tramonto evocano una nuova esplosione nucleare. Ormai \u00e8 tutto rovesciato e &#8220;<em>il sole \u00e8 ad est<\/em>&#8220;: &#8220;<em>Nel mio retrovisore il sole tramonta\/\u00a0Annegando dietro i ponti della strada\/\u00a0E penso a tutte le belle cose\/\u00a0Che abbiamo lasciato incompiute\/\u00a0E avverto delle premonizioni\/\u00a0Sospetti confermati\/\u00a0Dell&#8217;olocausto in arrivo<\/em>&#8220;. Un bambino grida &#8220;<em>Pap\u00e0! Pap\u00e0<\/em>&#8220;, i freni si bloccano e scivoli con Waters contro l&#8217;autotreno: &#8220;<em>Anche se il giorno \u00e8 ormai finito\/\u00a0Due soli nel tramonto\/\u00a0Forse la razza umana \u00e8 alla fine<\/em>&#8220;. Il sogno dell&#8217;artigliere \u00e8 evaporato\u00a0per sempre. E in fondo non siamo che polvere: &#8220;<em>E mentre il parabrezza si scioglie\/\u00a0Le mie lacrime evaporano\/\u00a0Lasciando solo carbone da difendere\/\u00a0Alla fine capisco\/\u00a0Quello che in pochi sentono:\/\u00a0Carbone e diamanti\/\u00a0Nemico e amico\/\u00a0Tutti siamo uguali\/\u00a0Alla fine<\/em>&#8220;.<br \/>\nBuon ascolto. E fate incubi belli, ch\u00e9 anche quelli servono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 parlo di The Final Cut dopo Animals e Wish You Were? Ci sono dischi dei Pink Floyd pi\u00f9 famosi e riusciti, certo, ma da una settimana l&#8217;agognato &#8220;taglio finale&#8221; del Mirabile Nevrastenico ha (ri)cominciato a stregarmi. Perch\u00e9? Boh, che ne so. The Final Cut \u00e8 uno dei dischi pi\u00f9 divisivi\u00a0e\u00a0sottovalutati della storia del rock. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[272,269,271,253,268,267,270],"class_list":["post-3969","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-divagazioni-quotidiane","tag-amused-to-death","tag-eric-fletcher","tag-paranoid-eyes","tag-pink-floyd","tag-roger-waters","tag-the-final-cut","tag-tigers-broke-free"],"blocksy_meta":{"styles_descriptor":{"styles":{"desktop":"","tablet":"","mobile":""},"google_fonts":[],"version":6}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3969","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3969"}],"version-history":[{"count":25,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3969\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4004,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3969\/revisions\/4004"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3969"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3969"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3969"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}