{"id":3804,"date":"2015-12-16T07:28:28","date_gmt":"2015-12-16T07:28:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3804"},"modified":"2015-12-16T09:33:02","modified_gmt":"2015-12-16T09:33:02","slug":"elogio-di-roger-waters-un-genio-che-non-esiste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3804","title":{"rendered":"Elogio di Roger Waters, un genio che non esiste"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Schermata-2015-12-16-a-08.20.12.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3805\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Schermata-2015-12-16-a-08.20.12-300x300.png\" alt=\"Schermata 2015-12-16 a 08.20.12\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Schermata-2015-12-16-a-08.20.12-300x300.png 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Schermata-2015-12-16-a-08.20.12-150x150.png 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Schermata-2015-12-16-a-08.20.12.png 790w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ha sempre girato tutto attorno allo stesso trauma, allo stesso sogno, allo stesso incubo. Nessuno come Roger Waters, tra i geni del Novecento, ha inseguito cos\u00ec ostinatamente le proprie paure, sfidando e talora ostentando le paranoie pi\u00f9 ossessive. La sua vita \u00e8 rimasta impigliata nella morte del padre Eric Fletcher, un pacifista iscritto al Partito Comunista che si arruol\u00f2 per combattere il nazismo e mor\u00ec nel 1944 &#8211; e con lui tutta la compagnia \u00abZ\u00bb dei Royal Fusiliers di cui faceva parte &#8211; nei dintorni di Aprilia. Lasciando una moglie e un figlio di neanche un anno. Il figlio, poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni dopo, avrebbe co-fondato i Pink Floyd. \u00abMio padre era un pacifista ed era convinto che arruolarsi fosse l\u2019unico modo liberare il mondo dalle atrocit\u00e0 della dittatura. Ha perso la vita per i suoi ideali di libert\u00e0 e giustizia. Il suo sacrificio, e quello di tutti i suoi commilitoni hanno reso questo Paese e l\u2019Europa un luogo sicuro. E ora tocca a noi vigilare perch\u00e9 quello che \u00e8 stato non ritorni\u00bb.<br \/>\nRoger, in fondo, ha cantato sempre la stessa canzone. Declinata in vari modi e quasi sempre mirabili, ma pur sempre la stessa canzone. Da ragazzo avr\u00f2 visto &#8220;The Wall&#8221;, il film di Alan Parker con Bob Geldof, almeno cinquanta volte. L&#8217;ho amato persino troppo. C&#8217;ero rimasto proprio dentro, come immagino molti di voi. Waters \u00e8 invecchiato molto meglio di quanto tutti credessero. Lui stesso sarebbe stato il primo a non aver puntato nulla, ai tempi di <em>Animals,<\/em> sul suo futuro. E invece. <em>In The Flesh<\/em> \u00e8 un live irrinunciabile. <em>Amused to Death<\/em>, oggi, \u00e8 persino pi\u00f9 enorme di ieri. E la chitarra di Jeff Beck \u00e8 semplicemente accecante.<br \/>\nHo visto il film &#8220;Roger Waters The Wall&#8221;, sparandomelo a tutto volume col mio bel valvolare Magnat, e non poteva esserci chiusura migliore del cerchio. Chiss\u00e0 che aveva in testa, <em>il lunatic in the grass<\/em> Roger, dopo quel famoso sputo a Montreal nel &#8217;77 che lo port\u00f2 all&#8217;alienazione e lo indusse a scrivere compulsivamente. Un folle totale, Roger, sin da quando fond\u00f2 i Pink Floyd con il <em>crazy diamond<\/em> Syd Barrett o quando batteva il gong (quel gong) coi capelli e le fattezze da scimmia a Pompei. Lui e il suo cantato urlato, i suoi messaggi cifrati al contrario (persino contro Kubrick), le sue esplosioni belliche. Nel &#8217;78 si present\u00f2 alla band, che gi\u00e0 ormai lo odiava, con due concept album scritti di getto e pure una terza idea embrionale per un altro disco. La terza idea sarebbe divenuta <em>The Final Cut<\/em>, i concept erano <em>The Wall<\/em> e <em>The Pros And Cons of Hitch-Hiking<\/em>. Richard Wright, il mai troppo lodato tastierista oggi volato via, gli disse pi\u00f9 o meno &#8220;Fanculo, mi hai rotto le palle&#8221; (e Roger rispose analogamente). David Gilmour prese tempo di malavoglia e co-scrisse <em>Comfortably Numb<\/em>, che nessuno canter\u00e0 mai bene come lui (forse giusto solo Eddie Vedder). Nick Mason, il batterista, punt\u00f2 su <em>The Pros And Cons<\/em> perch\u00e9 &#8211; davvero &#8211; gli piaceva di pi\u00f9. Ma il produttore disse che no, &#8220;scegliamo <em>The Wall<\/em>, \u00e8 proprio un altro mondo&#8221;. E infatti: opera magniloquente e a tratti barocca, ma empatica ed eterna come poche altre, in grado di colpire al cuore le generazioni di ieri come oggi. <em>The Wall<\/em> ha una forza che proprio non invecchia, che ipnotizza, che mesmerizza. Waters non ha mai smesso di cantarla perch\u00e9, semplicemente, ha capito prima di altri di avere scritto qualcosa che sta ai nostri tempi come la Sinfonia n. 3 di Beethoven a inizio\u00a0Ottocento. Tra sei secoli la suoneranno ancora.<br \/>\nIl film \u00e8 enorme e fa un male enorme. Vedere Pink\/Roger 35 anni dopo \u00e8 straniante, un po&#8217; come la saga di Star Wars. Per\u00f2 pi\u00f9 triste: molto pi\u00f9 triste. E&#8217; di un bello che fa proprio male. I watersiani piangeranno senza speranza e sar\u00e0 giusto piangere. E&#8217; davvero come un cerchio che si chiude. Visivamente \u00e8 qualcosa che non esiste. Ci sono continue sequenze indelebili: Waters che duetta con il se stesso giovane (e molto pi\u00f9 pazzo) in <em>Mother<\/em>, la coda &#8211; che ho sempre trovato incredibilmente malinconica &#8211; di <em>Is there anybody out there?<\/em>, la delicatezza plumbea di <em>Nobody Home<\/em>, l&#8217;apocalisse di <em>Run Like Hell<\/em>. E poi quella Bentley. E quel cappotto marziale nero (domani lo compro: subito). E quel sogno ricorrente di uccidere suo padre (la colpa che lo scuote da sempre). E la visita al nonno, caduto pure lui in guerra. E quello sguardo, cos\u00ec schizofrenico e cos\u00ec dolce. E quel carisma. E quelle lacrime che mai si sono vergognate di scendere. E poi &#8211; e soprattutto &#8211; quei bicchieri della staffa, parlando in inglese davanti a un barista francese che non comprende che quell&#8217;uomo sta rivelando il segreto di una vita: e a quel punto, noi, spettatori da sempre, scopriamo &#8211; finalmente? &#8211; la fine di Eric Fletcher. Quasi come nell&#8217;ultima puntata di <em>The Shield<\/em> o <em>Breaking Bad<\/em>. E tutto si svela. Eric Fletcher che sbarca a Salerno a inizio &#8217;44, i tedeschi a Montecassino, gli angloamericani &#8211; mandati al macello\u00a0&#8211; che cercano di fare un &#8220;testa di ponte&#8221; ad Anzio. E vengono annientati: nessun sopravvissuto, come ha cantato Waters\u00a0in <em>When The Tigers Broke Free<\/em>. E qui Roger, dopo aver rivelato\u00a0tutto questo al bancone del bar, si ubriaca. China la testa. E noi con lui.<br \/>\nNessuno, negli ultimi cinquant&#8217;anni di musica, ha scritto e cantato dei vaffanculo cos\u00ec belli contro la guerra come Roger Waters. Nessuno \u00e8 stato cos\u00ec megalomane, coerente e platealmente geniale come lui.<br \/>\nRoger Waters \u00e8 uno dei pochi motivi evidenti per essere felici di vivere in questi tempi sbandati e quasi sempre di merda. Sei un grande, &#8220;Pink&#8221;. Lo sei sempre stato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha sempre girato tutto attorno allo stesso trauma, allo stesso sogno, allo stesso incubo. Nessuno come Roger Waters, tra i geni del Novecento, ha inseguito cos\u00ec ostinatamente le proprie paure, sfidando e talora ostentando le paranoie pi\u00f9 ossessive. 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