{"id":3792,"date":"2015-12-14T11:35:35","date_gmt":"2015-12-14T11:35:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3792"},"modified":"2015-12-15T10:27:59","modified_gmt":"2015-12-15T10:27:59","slug":"nel-1975-il-rock-ha-cominciato-a-correre-sulle-note-del-boss","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3792","title":{"rendered":"Nel 1975 il rock ha cominciato a correre sulle note del Boss"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3794 size-medium\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/born-to-run-300x300.jpg\" alt=\"born-to-run\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/born-to-run-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/born-to-run-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/born-to-run.jpg 953w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\nSul finire dei Settanta, Bruce Springsteen produceva a getto continuo. Tanto, tantissimo. Pure troppo. La E Street Band, durante le registrazioni di \u201c<i>The River<\/i>\u201d, quasi non ne poteva pi\u00f9: ogni giorno un brano nuovo, a volte persino due. Springsteen era mosso da un demone che lo rendeva incredibilmente, e strepitosamente, prolifico. Si deve a quella esplosione di creativit\u00e0 la mole di brani inediti che, dal cofanetto \u201cTracks\u201d di 17 anni fa a oggi, inondano piacevolmente i milioni di estimatori dell\u2019artista. C\u2019era stata l\u2019appendice della raccolta \u201c<i>The Essential Bruce Springsteen<\/i>\u201d, e poi nel 2010 il cofanetto di \u201c<i>Darkness on The Edge of Town<\/i>\u201d (1978) con il doppio \u201c<i>The Promise<\/i>\u201d, che conteneva outtake che chiunque altro non solo non avrebbe \u201cscartato\u201d dal disco definitivo ma avrebbe pure usato come singoli. Singoli forti.<br \/>\nOra tocca a \u201c<i>The Ties That Bind<\/i>\u201d, cofanetto celebrativo di \u201c<i>The River<\/i>\u201d (1980). E\u2019 perfetto come regalo di Natale, a patto per\u00f2 che il destinatario meriti una gemma cos\u00ec sfaccettata. Quattro cd, 52 brani e tre dvd con oltre quattro ore di immagini inedite. Se \u2013 come scrivono i professionisti del mugugno \u2013 Bruce Springsteen sta \u201craschiando il barile\u201d, \u00e8 quantomeno assodato che un barile cos\u00ec bello (e cos\u00ec capiente) non lo si vedeva da tempo.<br \/>\nPerch\u00e9, soprattutto nel biennio 1979-80, Springsteen scriveva cos\u00ec tanto e quasi sempre bene? Fu come un rompersi delle dighe: un aprire definitivamente i rubinetti della continua epifania artistica. Un po\u2019 come George Harrison, che una volta uscito dai Beatles si liber\u00f2 di ogni costrizione e regal\u00f2 (a se stesso anzitutto) \u201c<i>All Things Must Pass<\/i>\u201d. Quella di Springsteen \u00e8 una meraviglia quasi inspiegabile e non certo eterna, in qualche modo conclusa \u2013 e sublimata &#8211; dal minimalismo indimenticabile di \u201c<i>Nebraska<\/i>\u201d, opera che strazia ieri come oggi, incisa di getto e spartanamente, con la sedia che scricchiola e un\u2019armonica che scava dentro, tra il \u201c<i>Johnny 99<\/i>\u201d condannato a morte e l\u2019urlo che chiude l\u2019indelebile \u201c<i>State Trooper<\/i>\u201d. Evidentemente, dopo una seconda met\u00e0 dei Settanta cos\u00ec fiammeggiante e prima di consegnarsi (pure troppo in certi casi) all\u2019edonismo appiccicoso degli Ottanta, Springsteen avvert\u00ec il bisogno di quella cerniera acustica cos\u00ec povera. Cos\u00ec perfetta. E la dimensione minimale, pi\u00f9 dolore e meno grandeur, lo avrebbe salvato anche nei Novanta. Basta pensare alla meraviglia dolorosa di &#8220;The Ghost of Tom Joad&#8221;, secondo tassello di una trilogia in sottrazione conclusa (bene) con &#8220;Devils And Dust&#8221;.<\/p>\n<p>Prima di \u201c<i>Nebraska<\/i>\u201d (1982), e anche prima di\u00a0<i>Darkness\u00a0<\/i>e<i>\u00a0The River<\/i>, c\u2019era stato il disco del cambio di passo: \u201cla linea di demarcazione\u201d, per dirla con Springsteen. Quella demarcazione si chiama \u201c<i>Born To Run<\/i>\u201d e ad agosto ha compiuto 40 anni. La casa in cui fu scritto, recentemente, \u00e8 stata messa all\u2019asta. Bruce aveva 26 anni e il fiato corto. I suoi primi dischi,\u00a0\u201cGreetings From Asbury Park\u201d\u00a0e \u201cThe Wild The Innocent and The E Street Shuffle\u201d, erano piaciuti a qualche critico ma non avevano venduto quanto la Columbia avrebbe voluto. Capolinea: non ci sarebbe stato un quarto album, non con la stessa casa discografica almeno.<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Bruce-Springsteen.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-3799 size-medium\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Bruce-Springsteen-300x200.jpg\" alt=\"Bruce-Springsteen\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Bruce-Springsteen-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Bruce-Springsteen-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nEra l\u2019estate del \u201974. Springsteen l\u2019ha raccontata cos\u00ec nel libro\u00a0<i>Songs<\/i>: \u201cQuell\u2019estate acquistai il mio primo &#8216;treno su gomme&#8217;\u00a0per duemila dollari. Si trattava di una Chevy del \u201957, aveva carburatori doppi a quattro cilindri e fiamme arancioni dipinte sul cofano. Vivevo in una piccola casa a West Long Branch. Tenevo un registratore accanto al letto. Alla notte mi coricavo dopo aver messo su dischi di Roy Orbison, dei Ronettes, dei Beach Boys. All\u2019inizio non avevo colto la profondit\u00e0 di quegli album, ora cominciavo ad apprezzarne la carica artistica&#8221;. Lo Springsteen di quell\u2019estate deve liberarsi dei maestri, dei retaggi di Dylan, delle certezze adolescenziali. Deve trovare la sua strada: la sua poetica. Nulla sembra andare come vorrebbe. Si scontra con il primo manager Mike Appel, vede andarsene il pianista David Sancious, licenzia il batterista Vinnie Lopez (\u201cMad Dog\u201d). Dopo molte audizioni, i due musicisti verranno sostituiti da Roy Bittan e Max Weimberg.<br \/>\nCome ha raccontato anche Chiara Di Clemente in un prezioso articolo su QN,\u00a0<i>Born to run<\/i>nacque nell\u2019America post-Vietnam e la sola title track richiese sei mesi di stesura e limatura. \u201cUn giorno\u00a0suonavo la chitarra seduto sul letto lavorando su alcune idee per future canzoni, quando mi vennero alla mente le parole\u00a0\u2018Born to run&#8217;. Nato per correre. All\u2019inizio pensai si trattasse del titolo di un film o di una qualche scritta che avevo letto su una macchina che sfrecciava lungo il &#8216;Circuit&#8217;, ma non ero sicuro. La frase mi piacque perch\u00e9 mi fece pensare a una sceneggiatura cinematografica\u00a0e mi sembrava si sarebbe adattata bene alla musica che avevo in testa (..) Lentamente, la paura che ero riuscito a tenere lontano da &#8216;Rosalita&#8217;\u00a0riusc\u00ec ad aprirsi un varco nella vita delle persone di &#8216;Born to run&#8217;. I temi fondamentali che avrei approfondito in seguito presero forma nelle canzoni inserite nel disco. Quello fu l\u2019album in cui superai le mie concezioni adolescenziali dell\u2019amore e della libert\u00e0\u201d. Jon Landau, quello che su\u00a0<i>Rolling Stone<\/i>aveva scritto di aver visto il futuro del rock e quel futuro aveva il nome di Bruce, impose il cambio di studio di registrazione e di fatto sostitu\u00ec Appel come manager. Una bella mossa, verosimilmente decisiva. Springsteen fece tesoro dell\u2019insegnamento di Phil Spector e del suo \u201cMuro del suono\u201d, rileggendolo per\u00f2 a modo suo. I brani scelti per la tracklist furono otto, per quasi 40 minuti senza cali e sbavature. Ieri come oggi. Da\u00a0<i>\u201cThunder Road\u201d\u00a0<\/i>a<i>\u00a0\u201cTenth Avenue Freeze Out\u201d,\u00a0<\/i>da<i>\u00a0\u201cShe\u2019s The One\u201d\u00a0<\/i>a<i>\u00a0\u201cJungleland\u201d<\/i>. \u201cTime\u201d e \u201cNewsweek\u201d eternarono Springsteen, fu apoteosi e la Columbia non pens\u00f2 pi\u00f9 a rescindere il contratto. Tutto merito di quel disco. Di quell\u2019esser nati per correre. E di quella copertina, con Bruce che ha la Fender Esquire del \u201953 al collo e si appoggia al monumentale Clarence Clemmons. Il suo grande amico. Che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Ma c\u2019\u00e8: eccome se c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/FullSizeRender-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-3797\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/FullSizeRender-1-707x1024.jpg\" alt=\"Boss\" width=\"707\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/FullSizeRender-1-707x1024.jpg 707w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/FullSizeRender-1-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/FullSizeRender-1.jpg 1971w\" sizes=\"(max-width: 707px) 100vw, 707px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.8px; line-height: 21.3333px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul finire dei Settanta, Bruce Springsteen produceva a getto continuo. Tanto, tantissimo. Pure troppo. 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