{"id":3698,"date":"2015-11-13T12:33:05","date_gmt":"2015-11-13T12:33:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3698"},"modified":"2015-11-13T16:11:49","modified_gmt":"2015-11-13T16:11:49","slug":"de-andre-una-discografia-sempre-attuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=3698","title":{"rendered":"De Andr\u00e9 e le canzoni rifatte dopo l&#8217;ascolto del ragazzo del bar"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/deandre1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3699\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/deandre1-300x218.jpg\" alt=\"deandre1\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/deandre1-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/deandre1.jpg 625w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Milano, viale Papiniano. E\u2019 una tarda sera del 1996 e Fabrizio De Andr\u00e9 sta urlando a squarciagola in mezzo alla strada: \u201cSono la pecora sono la vacca!\u201d. La gente, tutt\u2019attorno, lo guarda stranito. Non sa, non pu\u00f2 sapere, che sta cantando <i>Princesa<\/i> circondato dai rumori del traffico per renderla pi\u00f9 vera. Non sa, non pu\u00f2 sapere, che quel brano aprir\u00e0 l\u2019ultimo album in studio della sua carriera. Proprio \u201c<i>In studio<\/i>\u201d \u00e8 il titolo di un cofanetto di 14 cd in uscita oggi per la Sony Music. Raccoglie i 13 album in studio di De Andr\u00e9 e tutti i singoli. Segue di tre anni \u201cI concerti 1975-98\u201d (ancora Sony) e costa 99 euro. \u201cMolto meno di quello che costerebbe scaricare tutte le canzoni della discografia di Fabrizio su iTunes\u201d, sintetizza la moglie Dori Ghezzi. Che annuncia anche un biopic: &#8220;Faremo un film su Fabrizio nel 2017, ma manca ancora il protagonista&#8221;. Non ci sono inediti, perch\u00e9 De Andr\u00e9 non ne ha lasciati (&#8220;ma qualcuno forse li ha&#8221;, dice Dori). L\u2019opera \u00e8 comunque impreziosita da un libro a colori di 196 pagine con foto e dichiarazioni. Parla De Andr\u00e9, in virgolettati tratti da interviste e concerti, ma parlano anche i tanti collaboratori che lo hanno accompagnato. Quarant\u2019anni di musica, coltivando spigoli e un\u2019idea quasi sacrale della parola: \u201cBisogna stare attenti a quel che si canta e si scrive, perch\u00e9 poi la gente ci crede\u201d. E\u2019 l\u2019insegnamento pi\u00f9 grande che De Andr\u00e9 ha lasciato a Ivano Fossati, che ne ha incrociato spesso il cammino. Da <i>Creuza de m\u00e0<\/i> (1984) in poi, De Andr\u00e9 rallent\u00f2 oltremodo i tempi di scrittura: un disco ogni sei anni. \u201cDa giovani si scrive pi\u00f9 facilmente\u201d, racconta Dori. \u201cSoppesava sempre di pi\u00f9 le parole: sapeva di dover preservare non tanto il personaggio, quanto la sua carriera\u201d. Gi\u00e0 nel 1978 raccontava: \u00abIncido molto poco, almeno secondo il mio editore e le necessit\u00e0 finanziarie di un qualsiasi autore. Ma se non ci fosse questo editore a strapparmi i nastri di mano, inciderei ancora meno. Mai, forse. Questo perch\u00e9 la mia continua ricerca della verit\u00e0 non approda mai ad una conclusione: appena ho fatto un testo, una canzone, ecco che vorrei cambiare, aggiornare. E appena esce il disco vorrei distruggerlo: mi sembra inutile, sorpassato\u00bb. De Andr\u00e9 \u00e8 amato cos\u00ec tanto per una serie di fattori. Per la voce, per il talento, per la preveggenza. Per la lungimiranza nel farsi sempre accompagnare dal compagno di strada migliore: i fratelli Reverberi, Riccardo Mannerini, Giuseppe Bentivoglio, New Trolls, Nicola Piovani, Francesco De Gregori, Massimo Bubola, Pfm, Mauro Pagani, Fossati, Piero Milesi. E per questa propensione alla tutela smisurata di se stesso: nel suo canzoniere non c\u2019\u00e8 mezza sillaba sprecata. Anche quando gli arrivavano testi gi\u00e0 sviluppati, cambiava le parole giuste perch\u00e9 le canzoni divenissero da normali a straordinarie: \u00e8 il caso, tra i tanti, di quella \u201cHotel Miramonti\u201d scritta da Bubola che divenne \u201cHotel Supramonte\u201d. Uomo per niente facile, De Andr\u00e9, tormentato e in qualche modo condannato a un\u2019idea faticosissima di perfezione. Diceva di s\u00e9 nel 1993: \u201cA parte Dori che non ho mai voluto cantare, l\u2019unico esemplare con cui oggi posso dire di avere un rapporto di scambio della verit\u00e0 sono io stesso. Diffidate di me\u201d. Lavorare con lui era emozionante e faticoso. \u201cSpesse volte \u2013 ha raccontato Milesi, arrangiatore di <i>Anime salve<\/i>scomparso nel 2011 \u2013 su un brano che era ancora imperfetto proprio perch\u00e9 era in fase di elaborazione, in modo lapidario diceva: \u2018E\u2019 tutto una merda\u2019. E l\u00ec veniva fuori il lato distruttivo\u201d. Spigoloso, ma corretto. \u201cSeguiva ogni parte del lavoro\u201d, ricorda Iafelice, che cur\u00f2 i missaggi di quello stesso disco. \u201cIn studio gli prendeva una rigidit\u00e0, una severit\u00e0 che incuteva timore, ma fuori era diametralmente opposto: molto rilassato, a cena chiacchieravamo di tutto. Era esigente, ma sapeva restituirti quanto ti chiedeva\u201d. De Andr\u00e9 teneva molto al parere degli ascoltatori occasionali. Era la \u201cprova del ragazzo del bar\u201d. Una prova che terrorizzava i musicisti. \u201cIl parere dei collaboratori era importante, ma in qualche modo cerebrale\u201d, dice Dori. \u201cFabrizio voleva che le sue canzoni piacessero anzitutto a chi entrava per caso in studio. Era un ascolto pi\u00f9 istintivo, pi\u00f9 emotivo: per molti versi pi\u00f9 attendibile\u201d. La storia di De Andr\u00e9 \u00e8 dipesa anche da molti ragazzi del bar. Uno di questi, nel 1990, entr\u00f2 in studio mentre tutti stavano ascoltando la versione definita di <i>Don Raffa\u00e8<\/i>. Lasci\u00f2 le pizze e and\u00f2 via. De Andr\u00e9 si incup\u00ec e poi disse: \u201cVa rifatta da capo\u201d. Pagani, allibito, chiese perch\u00e9. \u201cPerch\u00e9 quel ragazzo non ha sorriso ascoltandola. Neanche se n\u2019\u00e8 accorto\u201d. La rifecero. E venne molto meglio. (<em>Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2015, Extended Version<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, viale Papiniano. 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