{"id":2590,"date":"2014-11-18T08:58:53","date_gmt":"2014-11-18T08:58:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=2590"},"modified":"2014-11-18T09:35:54","modified_gmt":"2014-11-18T09:35:54","slug":"poveri-cantautori-ieri-profeti-e-oggi-marginali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=2590","title":{"rendered":"Poveri cantautori, ieri &#8220;profeti&#8221; e oggi marginali"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2592\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/faber.jpeg\" alt=\"faber\" width=\"200\" height=\"251\" \/>E\u2019 inesatto sostenere che la canzone d\u2019autore italiana sia\u00a0morta, ma \u00e8 altrettanto errato negarne l\u2019attuale marginalit\u00e0. I motivi della crisi sono sostanzialmente tre. Il primo \u00e8 l\u2019implosione della discografia, che ha travolto anzitutto quegli artisti che richiedono un ascolto pi\u00f9 attento. Nell\u2019era della musica liquida, il <span class=\"il\">cantautorato<\/span> \u201cclassico\u201d appare oltremodo anacronistico: poco accattivante, troppo impegnativo. Ivano Fossati, che ha abbandonato dischi e concerti ma che continua a scrivere, si diverte oggi anche per questo a donare canzoni inedite non agli epigoni dei De Andr\u00e9 ma a chi \u00e8 dichiaratamente pop quando non \u00a0\u201cpoppissimo\u201d (Pausini, Mengoni, Ferro, Giorgia, Canzian). Il secondo motivo ha a che fare con la fatale irripetibilit\u00e0 di alcuni talenti. Congiunzioni astrali e congiunture sociali hanno permesso che, tra i Trenta e i Quaranta, fiorissero figure che nulla hanno da invidiare ai giganti francesi e americani: Gaber, De Andr\u00e9, Tenco, Guccini, Jannacci, Conte, Ciampi, Endrigo, Paoli. Eccetera. Anche la seconda met\u00e0 dei Quaranta e tutti i Cinquanta hanno regalato <span class=\"il\">cantautori<\/span> rari, da De Gregori allo stesso Fossati. Alla fine degli Anni Settanta la casa discografica Rca pullulava di genietti e geniacci: la meglio giovent\u00f9 del <span class=\"il\">cantautorato<\/span>. Un tempo che oggi pare sideralmente lontano, anche perch\u00e9 nel frattempo la discografia non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di aspettare l\u2019esplosione commerciale di un talento in nuce (Lucio Dalla conobbe il successo vero al settimo album; oggi uno come lui sarebbe stato buttato via dopo il primo flop). Gli ultimi <span class=\"il\">cantautori<\/span> pi\u00f9 o meno canonici sono nati a fine Sessanta e nei Settanta: Bersani, Silvestri, Fabi, Gazz\u00e9, Casale, Cristicchi. Sintomatico il percorso di Caparezza, che per trovare la strada del pieno riscontro commerciale ha dovuto abbracciare un ibrido tutto suo: l\u2019apparente cazzeggio, che cela messaggi spesso incendiari. Una sorta di Rino Gaetano 2.0. Il caso ispirato e anomalo di Caparezza aiuta a introdurre il terzo motivo della crisi dei <span class=\"il\">cantautori<\/span>: non hanno pi\u00f9 un ruolo centrale nella societ\u00e0. Non sono pi\u00f9 n\u00e9 fari n\u00e9 guru. Non generano quasi mai dipendenza e appartenenza. Edoardo Bennato, che nei Settanta ha toccato vette inaudite, ironizzava giustamente sul <span class=\"il\">cantautore<\/span> che non sbaglia mai perch\u00e9 \u00e8 \u201conesto e senza macchia\u201d. Sapeva bene come da un <span class=\"il\">cantautore<\/span>, in quel decennio, non si cercasse intrattenimento bens\u00ec risposte: istruzioni, indicazioni. Il <span class=\"il\">cantautore<\/span> <img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2593\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/caparezza-300x300.jpg\" alt=\"caparezza\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/caparezza-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/caparezza-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/caparezza.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>era il profeta, era il fratello maggiore che dettava la linea. Se osava andare laddove nessuno aveva immaginato, veniva contestato: lo sapeva bene Gaber, massacrato in <i>Polli di allevamento<\/i> perch\u00e9 osava gridare di non essere pi\u00f9 \u201ccompagno n\u00e9 femministaiolo militante\u201d; e lo ricorda nitidamente De Gregori, addirittura processato sul palco da un manipolo di duropuristi incazzosi. Oggi, se un <span class=\"il\">cantautore<\/span> \u201ctradisce\u201d, non interessa praticamente a nessuno. Sia perch\u00e9 il <span class=\"il\">cantautore<\/span>post-contemporaneo suole spesso preferire il privato all\u2019invettiva, e dunque si disinnesca da s\u00e9, sia perch\u00e9 la sua figura \u00e8 prossima all\u2019irrilevanza. Se \u00e8 troppo nuovo viene comunque stracciato in successo dai rapper, per certi versi i nuovi cantautori; se \u00e8 troppo vecchio, cio\u00e8 vicinissimo alle ricette del cantastorie, annoia mortalmente. L\u2019Italia \u00e8 piena di giovani musicisti di qualit\u00e0 e molti di loro firmano testi e musiche. Dunque sono a tutti gli effetti <span class=\"il\">cantautori<\/span>. Il Pan Del Diavolo, Filippo Graziani, eccetera. Nel frattempo per\u00f2 \u00e8 cambiato tutto. A una velocit\u00e0 tale che, spesso, se n\u2019\u00e8 andato anche il pubblico. (<em>Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2014<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 inesatto sostenere che la canzone d\u2019autore italiana sia\u00a0morta, ma \u00e8 altrettanto errato negarne l\u2019attuale marginalit\u00e0. I motivi della crisi sono sostanzialmente tre. Il primo \u00e8 l\u2019implosione della discografia, che ha travolto anzitutto quegli artisti che richiedono un ascolto pi\u00f9 attento. Nell\u2019era della musica liquida, il cantautorato \u201cclassico\u201d appare oltremodo anacronistico: poco accattivante, troppo impegnativo. 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