{"id":2447,"date":"2014-09-23T15:59:56","date_gmt":"2014-09-23T15:59:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=2447"},"modified":"2014-09-24T10:02:48","modified_gmt":"2014-09-24T10:02:48","slug":"piero-ciampi-il-poeta-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=2447","title":{"rendered":"Piero Ciampi, il poeta dimenticato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2448\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-2-206x300.jpg\" alt=\"ciampi 2\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-2-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-2.jpg 558w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a>Tra pochi giorni\u00a0compirebbe 80 anni, un\u2019et\u00e0 che ha fatto di tutto per non raggiungere. Riuscendoci. Ha bevuto una vita intera, \u201ccome un irlandese\u201d, per avere le \u201ccarte in regola\u201d e una cirrosi che suggellasse l\u2019ultima uscita di scena. Invece se l\u2019\u00e8 portato via un cancro alla gola, a neanche 46 anni e a conferma che \u201cIl corpo\/ \u00e8 un sublime\/atroce\/ porco\u201d. Piero Ciampi era nato a Livorno nel 1934, in uno dei quartieri pi\u00f9 antichi (il Pontino) di una citt\u00e0 complicata: \u201cSono arrabbiato per tre buoni motivi: sono livornese, anarchico e comunista.\u00a0Livorno \u00e8 un&#8217;isola, \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 difficile per tutti, anche per me. Perch\u00e8 a Livorno c&#8217;\u00e8 tutta la contraddizione di questo mondo: ci sono gli americani, c&#8217;\u00e8 il pi\u00f9 grande Monte di Piet\u00e0 che si possa immaginare, io ne so qualcosa. C&#8217;\u00e8 anche una delle pi\u00f9 numerose comunit\u00e0 ebraiche in Italia. A Livorno sono nati il partito socialista e quello comunista. Ecco, io sono il Robinson Crusoe di questa isola che poi \u00e8 un mondo\u201d. Sottovalutato e per nulla compreso (a volte neanche da se stesso), ha creduto nella canzone d\u2019autore italiana prima di chiunque altro. Probabilmente troppo prima. Ha speso quasi tutto il suo tempo a sperperare se stesso, in un nichilismo ostinato che ha lasciato perle, aneddoti e rimpianti. Come ha scritto <a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/italia\/pierociampi.htm\" target=\"_blank\">Simone Coacci su Ondarock.it<\/a>, \u201cPiero Ciampi \u00e8 un avanzo di \u201cboh\u00e9me\u201d, ha sbagliato secolo. Un anarchico di Bianciardi. Un\u00a0<i>clochard<\/i>, un capocomico senza compagnia, il demone che si nasconde sul fondo dell\u2019ennesima bottiglia. \u00c8 la mina vagante che fa saltare in aria lo iato apparente che c\u2019\u00e8 fra mercato e ideologia\u201d. Durante il periodo militare, a Pesaro, conobbe il compositore Gian Franco Reverberi. Recluta ribelle, si scazzottava coi \u201cnonni\u201d, declamava poesie inventate sul momento e scriveva lettere d\u2019amore alla figlia del comandante \u201cdegne di Cyrano de Bergerac\u201d. Visse per un po\u2019 a Parigi, frequentando C\u00e9line e imbattendosi in Brassens. Scriveva i testi sopra i tovagliolini da cocktail, viveva di espedienti e somigliava a Felix L\u00e8clerc. I parigini lo chiamarono \u201cPiero Litalian\u00f2\u201d. Fu il nome d\u2019arte del suo primo album, voluto da Reverberi e notato da nessuno. I versi lambivano Vian e Becaud, la discografia milanese gli consigliava di cantare alla Modugno: un mix irrisolto, che rese ancora pi\u00f9 criptico quel talento da nomade irrequieto, che aveva imparato a suonare il contrabbasso da autodidatta e fondato la prima band con i fratelli Paolo e Roberto. Tutti morti \u2013 come lui \u2013 prima del padre Umberto, venditore di pelli. A Livorno lo ricordano ancora, alto (1.86), sempre spettinato e mai sobrio. Lo si incontrava spesso, come ricorda <a href=\"http:\/\/www.bielle.org\/artisti\/ciampiVenturi.htm\" target=\"_blank\">Riccardo Venturi su Bielle.org<\/a>, all\u2019Osteria dei Terrazzini, meglio conosciuta come Enoteca Mannari. Da ragazzino si guadagnava da vivere come impiegato alla Razzaguti Oli: il suo primo lavoro e forse anche l\u2019unico. In pochi hanno creduto in lui e quei pochi, a volte, un po\u2019 se ne sono pentiti. Gino Paoli lo ritiene tuttora \u201cil pi\u00f9 poeta di tutti, l\u2019artista vero, egoista e folle come tutti gli artisti veri\u201d. A fine anni Sessanta propose Ciampi alla RCA, spacciandolo come un fenomeno prolifico e affidabile. La casa discografica si fid\u00f2 e concesse a Ciampi <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2449\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-300x300.jpg\" alt=\"ciampi\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>un anticipo impensabile. Lui lo prese e spese tutto subito. Quando torn\u00f2 per chiederne ancora, la RCA maled\u00ec Paoli e retrocesse Ciampi a una sottoetichetta marginale: si chiamava \u201cAmico\u201d e avrebbe pubblicato i suoi album migliori, \u201c<i>Piero Ciampi<\/i>\u201d (1971) e \u201c<i>Io e te abbiamo perso la bussola<\/i>\u201d (1973). Entrambi scritti con il musicista Gianni Marchetti, dotato e sottovalutato pure lui, autore di colonne sonore per film surreali (\u201c<i>I vigliacchi non pregano\u201d, \u201cMuori lentamente\u2026 te la godi di pi\u00f9<\/i>\u201d). In un mondo neanche troppo ideale, oggi la coppia Ciampi-Marchetti figurerebbe accanto ad altre giustamente celebrate come Mogol-Battisti o De Andr\u00e9-Pagani. Gli estimatori di Ciampi erano sparuti ma noti. Ezio Vendrame interruppe letteralmente una partita (del Padova) quando lo vide sugli spalti: voleva salutarlo come meritava un Artista. Ornella Vanoni desiderava a tutti i costi un album scritto da lui, ma Ciampi si rese irreperibile e perse anche quel treno. Aznavour si innamor\u00f2 della sua \u201c<i>Tu n<\/i>o\u201d e lo port\u00f2 in Rai a \u201c<i>Senza rete<\/i>\u201d. Prima di entrare, Ciampi si inchiod\u00f2 e disse che non se ne faceva nulla. Odiava la tiv\u00f9. Paolo Villaggio, che avrebbe fatto lo stesso anni dopo con De Andr\u00e9 alla <i>Bussola<\/i> di Viareggio, lo spinse sul palco. Fu una delle sue esibizioni migliori: era molto ubriaco, era quasi stonato, era Ciampi. Dalida lo interpretava, Radio Capodistria lo trasmetteva, De Andr\u00e9 lo amava (Guccini no). Ciampi piaceva ai suoi simili e dunque ai poeti. A Roma frequentava Alfonso Gatto, si confrontava con Alberto Bevilacqua e giocava a scacchi con Carmelo Bene. Alberto Moravia abitava davanti a Ciampi. Moravia aveva un merlo, che ispir\u00f2 il brano omonimo di Ciampi. Nella finzione, il cantante minacciava di mangiarsi il merlo. Nella realt\u00e0, Moravia strozz\u00f2 il merlo sul serio, in uno dei non sporadici eccessi di ira. Tra i pochi a sopravvalutare Ciampi, troneggia la <i>Domenica del Corriere: <\/i>\u201cQuesto giovanotto si chiama Piero Litaliano e il suo nome, fra qualche mese, sar\u00e0 sulla bocca di tutti: sono gi\u00e0 pronti i dischi, i manifesti e gli slogan pubblicitari. [&#8230;] Fra sei mesi, un anno al massimo, Piero Litaliano sar\u00e0 popolare come Mina. [&#8230;] \u00e8 il cantante nuovo costruito scientificamente per il 1962\u201d. Nel 1976 partecip\u00f2 a una registrazione televisiva Rai con Renzo Zenobi e Nada, che tre anni prima aveva inciso un disco con testi di Ciampi (\u201c<i>Ho scoperto che esisto anch\u2019io\u201d<\/i>). La Rai non l\u2019ha mai trasmessa e poco \u00e8 cambiato con \u201c<i>Piero Ciampi, no!<\/i>\u201d: reputandolo troppo avvinazzato e dunque sconveniente, lo speciale fu mandato in onda in clandestinit\u00e0 (il 3 agosto alle 13). Nel 1976 si esib\u00ec al Premio Tenco. Rifiut\u00f2 le telecamere. Entr\u00f2 in scena barcollando e in ritardo, troppo preso dalle discussioni etiliche con il patron della rassegna Amilcare Rambaldi. Lo fischiarono. Lui: \u201cTaci tu, parla quando te lo dico io perch\u00e8, scusami, se tu vuoi parlare<a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-3.jpg\"><br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2451\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-3-210x300.jpg\" alt=\"ciampi 3\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-3-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/ciampi-3.jpg 336w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a>vieni qua: io rischio, te no!&#8221;. Altri fischi. Lui: \u201c<i>D\u00e8, ma te perch\u00e8 &#8216;un ti \u2018ompri<\/i> un sassofono?&#8221;. E via cos\u00ec. Poi per\u00f2 solo applausi. Con il pubblico litigava di continuo. A Firenze, nel 1975, abbandon\u00f2 il palco senza neanche terminare il primo brano: \u201cSono il cantante pi\u00f9 pagato d\u2019Italia, 300mila lire per mezza canzone\u201d. Si prese a cazzotti con Califano, reo di non avergli offerto da bere, e mand\u00f2 a quel paese Silvan perch\u00e9 le sue magie erano scontate. Negli Anni Sessanta scompariva spesso. Lo avvistavano in Spagna, Irlanda, Inghilterra, Svezia e Giappone. Ha avuto molte compagne, ne ha amate davvero due: \u201cErano belle, bionde, alte, snelle. Ma per lui non esistono pi\u00f9\u201d. La prima, Moira, irlandese, scapp\u00f2 dopo neanche un anno di matrimonio e si port\u00f2 via il figlio. La seconda, Gabriella, romana, resist\u00e8 otto mesi. Da Gabriella ha avuto l\u2019altra figlia, Mira, citata nella relativamente celebre \u201c<i>Il vino<\/i>\u201d. Frequent\u00f2, poco e suo malgrado, anche la musica commerciale. Gaetano Pulvirenti, fondatore della Karim, a met\u00e0 anni Sessanta gli affid\u00f2 la direzione della Ariel. Doveva scrivere brani orecchiabili per autori di successo. Port\u00f2 Gigliola Cinquetti al quarto posto a Sanremo, poi la Ariel fall\u00ec. Dissipatore instancabile di se stesso, ha lasciato canzoni indelebili, un\u2019idea di arte romanticamente guerreggiante (\u201cNon si combatte con le armi ma col cuore\u201d), continue fughe in avanti e un rosario di vaffanculo. Il pi\u00f9 noto \u00e8 quello di <i>Adius<\/i>, che parte come una canzone quasi canonica d\u2019amore per poi esplodere in uno sfogo liberatorio: \u201cMi vuoi stare vicina? Noooo? Ma vaffanculo. Ma vaffanculo. Sono quarant\u2019anni che ti voglio dire\u2026ma vaffanculo. Ma vaffanculo te e tutti i tuoi cari. Ma vaffanculo. Ma come? Ma sono secoli che ti amo, cinquemila anni, e tu mi dici di no? Ma vaffanculo. Sai che cosa ti dico? Vaffanculo. Te, gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo. Vaffanculo. Non ho altro da dirti. Sai che bel vaffanculo ti porti nella tomba?\u201d. Sapeva di essere bravo (\u201cHa tutte le carte in regola\/ Per essere un artista\/ Ha un carattere melanconico\/ Beve come un irlandese\/ Se incontra un disperato\/ Non gli chiede spiegazioni\u201d) e gridava minacce smargiasse alle donne e alla vita (\u201cDai, dai, coricati, vai che ti sganghero! Te lo faccio vedere chi sono io!\u201d). Ha vissuto poco e sempre contromano, non conoscendo altre strade se non quella meno facile da percorrere (<em>Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2014<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra pochi giorni\u00a0compirebbe 80 anni, un\u2019et\u00e0 che ha fatto di tutto per non raggiungere. Riuscendoci. Ha bevuto una vita intera, \u201ccome un irlandese\u201d, per avere le \u201ccarte in regola\u201d e una cirrosi che suggellasse l\u2019ultima uscita di scena. 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