{"id":2364,"date":"2014-09-05T11:09:55","date_gmt":"2014-09-05T11:09:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=2364"},"modified":"2014-09-11T14:29:23","modified_gmt":"2014-09-11T14:29:23","slug":"de-andre-lanima-salva-che-ci-manca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=2364","title":{"rendered":"De Andr\u00e9, l&#8217;anima salva che ci manca"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/faber2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2365\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/faber2.jpg\" alt=\"faber2\" width=\"230\" height=\"291\" \/><\/a>A pi\u00f9 di 15 anni dalla sua scomparsa, Fabrizio De Andr\u00e9 continua a essere il cantautore italiano pi\u00f9 amato. La celebrazione talora acritica che ha caratterizzato molti tributi, volti a levigare ogni suo spigolo fino a tramutarlo in una sorta di santino, probabilmente lo infastidirebbe. De Andr\u00e9 non ha mai voluto piacere a tutti. Andandosene anzitempo si \u00e8 consegnato al mito e ha lasciato un\u2019assenza non colmabile. Perch\u00e9 manca cos\u00ec tanto? Perch\u00e9 aveva un talento non comune, certo. Perch\u00e9 aveva una voce unica, certo. C\u2019\u00e8 per\u00f2 almeno un altro motivo. I cantautori \u2013 quelli pi\u00f9 ispirati, quelli meno modaioli \u2013 sono state figure artistiche assai atipiche. Non riuscivano ad appartenere, non politicamente almeno, ritrovandosi quasi sempre cani sciolti e anarcoidi. E\u2019 il caso di De Andr\u00e9 come di Gaber. Al tempo stesso, entrambi \u2013 pur non riuscendo ad appartenere \u2013 generavano appartenenza. Li si andava a vedere consapevoli che non sarebbe mai stato soltanto un concerto. Sopra quel palco, pi\u00f9 che un artista, lo spettatore avrebbe trovato un fratello maggiore, capace di dirti \u2013 e dirtelo bene \u2013 quello che gli altri non dicevano. Solo De Andr\u00e9 sapeva metterti in guardia cos\u00ec bene dalla maggioranza, quella che coltiva tranquilla \u201cl&#8217;orribile variet\u00e0 delle proprie superbie (..) come una malattia\u201d. E solo De Andr\u00e9 rivelava che spesso i diamanti si trovano dove nessuno mai li cercherebbe, in quel \u201cletame\u201d che \u00e8 poi l\u2019humus \u2013 pi\u00f9 sub\u00ecto che scelto \u2013 dei \u201cservi disobbedienti alla legge del branco\u201d. Ovvero le \u201canime salve\u201d, coloro che sapranno consegnare \u201calla morte una goccia di splendore\u201d. Ecco perch\u00e9 De Andr\u00e9 manca cos\u00ec tanto: perch\u00e9 era appartenenza e perch\u00e9 con lui la solitudine era pi\u00f9 tollerabile, o addirittura invidiabile. Ricordarlo, senza retorica e con rispettosa gratitudine, \u00e8 anche una maniera per lenire quell\u2019assenza. Giulio Casale ed io lo facciamo da quasi un anno con \u201cLe cattive strade\u201d, spettacolo che domenica (ore 21.30) chiuder\u00e0 la festa del Fatto alla Versiliana. Sar\u00e0 la 43esima replica, delle 90 da qui a giugno, e sar\u00e0 ovviamente particolare.<br \/>\nIl tema del \u201cdiverso\u201d, dell\u2019emarginato \u00e8 centrale in De Andr\u00e9. L\u2019artista genovese intuisce, apprendendolo anzitutto da Brassens, che la via maestra \u00e8 quella \u201ccattiva\u201d, battuta da coloro che hanno lambito la morte (i condannati, i drogati) e inseguito la piet\u00e0 per restare in qualche modo salvi. Poich\u00e9 non esistono poteri buoni, la salvezza coincide spesso con una inseguita emarginazione che tenga al riparo l\u2019anima e permetta che qualche raggio di sole arrivi a scaldarti, oltrepassando quelle nuvole \u2013 citazione da Aristofane \u2013 che sono poi un\u2019altra rappresentazione del potere opprimente. I salvi di De Andr\u00e9 sono Geordie, sono Piero, sono Princesa. In un paese e fatalmente tendente all\u2019ipocrisia, questa insistita vicinanza agli ultimi \u2013 e questo smisurato rigore morale \u2013 sono un approccio rivoluzionario. E la rivoluzione \u00e8 un altro elemento della longevit\u00e0 del messaggio deandreiano, ormai un classico e dunque <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/faber3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2366\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/faber3-300x200.jpg\" alt=\"faber3\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/faber3-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/faber3.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>reinterpretabile come chiedono &#8211; e anzi esigono &#8211; i classici. Era rivoluzionario parlare di Sessantotto riprendendo non il maggio francese (che sarebbe arrivato dopo in De Andr\u00e9) ma i Vangeli Apocrifi, applicando a quel presente ribelle l\u2019ossimoro della laicit\u00e0 cristiana. Gli dicevano: \u201cChe c\u2019entra la Buona Novella? Perch\u00e9 parli di Ges\u00f9 mentre noi siamo sopra le barricate?\u201d. E lui: \u201cPerch\u00e9 nessuno \u00e8 stato pi\u00f9 anarchico e rivoluzionario di Ges\u00f9\u201d. Ancor pi\u00f9 il Ges\u00f9 \u201cumanizzato\u201d dei Vangeli non autorizzati. In De Andr\u00e9 era rivoluzionario anche l\u2019approccio con il mercato: negli ultimi anni incise un album ogni sei anni. Un tempo lentissimo e kubrickiano, per nulla commerciale, che non poteva non assecondare: De Andr\u00e9 incideva dischi solo quando aveva qualcosa da dire. Terrorizzato dai concerti, a cui si avvicin\u00f2 soltanto nel 1975, De Andr\u00e9 \u00e8 stato rivoluzionario anche in un aspetto che molti volutamente dimenticano: quello musicale. Spesso la canzone d\u2019autore italiana ha buoni testi ma musiche non all\u2019altezza. De Andr\u00e8 era il primo a sapere che quella \u201cbalbuzie musicale\u201d dovesse essere superato, perch\u00e9 per quanto nitide le sue parole sarebbero comunque evaporate &#8211; in una nuvola rossa, va da s\u00e9 &#8211; senza vestiti sonori all\u2019altezza. Per questo, sin dall\u2019inizio e pi\u00f9 ancora dalla seconda met\u00e0 dei Settanta dopo la tourn\u00e8e con la Pfm, accanto a De Andr\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre qualcuno. I fratelli Reverberi, Mannerini, Giuseppe Bentivoglio, New Trolls, Piovani, De Gregori, Bubola, Pfm, Pagani, Fossati. In quegli Anni Ottanta che videro impantanarsi molti colleghi, lui \u2013 depositario della lingua italiana in musica \u2013 rinunci\u00f2 all\u2019italiano per cantare in dialetto genovese. Se il mondo era cambiato, e se gi\u00e0 si intuivano i prodromi di quella \u201cpace terrificante\u201d che avrebbe portato alla \u201cdomenica delle salme\u201d, occorreva cambiare lo strumento della narrazione e inseguire un nuovo (o vecchio) esperanto. De Gregori ha sostenuto, non senza una certa rudezza, che De Andr\u00e9 \u00e8 stato \u201cun grande organizzatore del lavoro altrui\u201d. E&#8217;\u00a0vero: \u00a0da solo, Faber ha scritto poche canzoni. Ma non \u00e8 un limite. Al contrario: conscio tanto della sua forza quanto delle sue lacune, si \u00e8 sempre fatto accompagnare da compagni di viaggio \u2013 che spesso hanno toccato il loro apice con lui accanto \u2013 proprio per raggiungere quell\u2019idea altissima di arte che aveva. Chiedersi se sia stato o no un poeta \u00e8 capzioso: musica e cantautorato sono sport diversi. Di sicuro \u00e8 stato artista rigoroso, intellettuale inquieto e uomo libero. Anima salva, ieri come oggi. (<em>Il Fatto Quotidiano, 5 settembre 2014<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pi\u00f9 di 15 anni dalla sua scomparsa, Fabrizio De Andr\u00e9 continua a essere il cantautore italiano pi\u00f9 amato. La celebrazione talora acritica che ha caratterizzato molti tributi, volti a levigare ogni suo spigolo fino a tramutarlo in una sorta di santino, probabilmente lo infastidirebbe. De Andr\u00e9 non ha mai voluto piacere a tutti. 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