{"id":1873,"date":"2014-04-17T13:34:31","date_gmt":"2014-04-17T13:34:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=1873"},"modified":"2014-04-17T13:34:31","modified_gmt":"2014-04-17T13:34:31","slug":"intervista-a-bergonzoni-mandela-siamo-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=1873","title":{"rendered":"Intervista a Bergonzoni: &#8220;Mandela siamo noi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1874\" alt=\"bergo1\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/bergo1-199x300.jpg\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/bergo1-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/bergo1.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/>\u201c<i>Nessi<\/i>\u00a0non \u00e8 uno spettacolo. E\u2019 una invocazione\u201d. Alessandro Bergonzoni \u00e8 in tour. Teatri sempre pieni, per un monologo in cui stavolta \u201ci giochi di parola sono ridotti all\u2019osso\u201d. E\u2019 un Bergonzoni accorato e quasi disperato, che insiste anche sul ruolo dell\u2019artista. \u201cIl nostro compito non si esaurisce con lo spettacolo o con la scrittura di un libro. Si \u00e8 artisti soprattutto prima e dopo. Come il chirurgo che non smette di esserlo a operazione finita, ma torna a casa ed \u00e8 ancor pi\u00f9 medico e malato: padre e figlio, sano e morente. Tesse e cerca nessi, come dovremmo fare tutti noi\u201d.<br \/>\n<b>Perch\u00e9 questo titolo?<br \/>\n<\/b>\u201cE\u2019 un\u2019invocazione. Un monologo sui fili spinati e sui fili non pi\u00f9 connessi. Uno spettacolo sull\u2019inter nos, pi\u00f9 che sull\u2019Internet. La connessione non \u00e8 Twitter. Non cinguettate: volate. Non occupatevi dei 140 caratteri di un tweet, ma dei 140 caratteri dell\u2019uomo: sereno, arrabbiato, addolorato, eccetera\u201d.<br \/>\n<b>Di quali connessioni parla?<br \/>\n<\/b>\u201cSe io mi piego per allacciarmi una scarpa dietro un cassonetto, entro in connessione con un siriano pure lui chinato dietro un cassonetto, solo che lui lo fa per nascondersi da un cecchino. Se ho la faccia tirata, \u00e8 perch\u00e9 qualcuno dall\u2019altra parte in qualche modo me la sta tirando. Siamo costantemente invocati: dalla Siria, dalla Terra dei Fuochi. Eppure non sentiamo\u201d.<br \/>\n<b>Ha definito Nessi \u201cun funerale ai vivi\u201d.<br \/>\n<\/b>\u201cCio\u00e8 noi. Siamo i pazzi peggiori, perch\u00e9 assuefatti alla propria pazzia. Ci commuoviamo solo di fronte alla morte. E allora celebriamo gli esempi: i Gandhi, i Mandela, le rockstar. Non ne posso pi\u00f9 degli \u201cesempi\u201d. Oggi la prosecuzione dei discorsi di Mandela dobbiamo essere noi. Oggi Gandhi siamo noi\u201d.<br \/>\n<b>Voi in quanto artisti?<br \/>\n<\/b>\u201cNon solo, anche se il nostro \u00e8 un ruolo chiave. L\u2019artista non spiega: narra. Dopo lo spettacolo non pu\u00f2 andare come gli altri nel suo letto comodo, perch\u00e9 ormai i nostri letti sono tutti connessi. Sono letti enormi da 4 piazze, 4mila, 4 milioni. E\u2019 avvenuto non tanto un genocidio, quanto un\u00a0<i>geniocidio<\/i>\u201d.<br \/>\n<b>L\u2019olocausto del genio?<br \/>\n<\/b>\u201cDelle nostre sensibilit\u00e0. L\u2019uomo \u00e8 uno straordinario orditore di tessuti, ma abbiamo ammazzato il genio. L\u2019artista \u00e8 colui che risveglia la poesia e la purezza insite nell\u2019uomo. Quando Papa Francesco abbraccia un disabile non fa nulla di eroico: si limita a riattivare la poesia\u201d.<br \/>\n<b>Perch\u00e9 sostiene di essere \u201cogni giorno Falcone\u201d?<br \/>\n<\/b>\u201cPerch\u00e9 ogni giorno combattiamo per pagare o non pagare un pizzo. E spesso neanche ce ne accorgiamo. La nostra \u2018ndrangheta sono gli spot, sono certi film, \u00e8 certa satira\u00a0<i>pr\u00eat-\u00e0<\/i><i>-porter<\/i><i>\u00a0<\/i>che piace anzitutto ai potenti. Odio la bassa satira e amo i satirici veri: Stefano Benni, Paolo Rossi, Corrado Guzzanti\u201d.<br \/>\n<b><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1875\" alt=\"bergo2\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/bergo2-300x204.jpg\" width=\"300\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/bergo2-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/bergo2.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Cos\u2019altro odia?<br \/>\n<\/b>\u201cQuelli che su Twitter ti dicono dove e cosa hanno mangiato. E\u2019 questa l\u2019unica connessione di cui siamo capaci? I &#8220;tarzanisti&#8221;, cio\u00e8 quelli che citano: &#8220;Come dice Foscolo&#8221;, &#8220;Come dice Platone&#8221;. I cuochi in tiv\u00f9. I tweet dei nuotatori e dei calciatori.\u00a0E quelli che contano gli amici su Facebook. Ho 56 anni, davvero volete che riduca la ricerca di nessi a un numero su Internet?\u201d.<br \/>\n<b>La sua idea di artista \u00e8 vicina a quella di evangelizzazione laica. In tiv\u00f9 avrebbe pi\u00f9 pubblico.<br \/>\n<\/b>\u201cDue anni fa, per il terremoto, ho fatto una lettura di otto minuti in tiv\u00f9. Mi hanno detto che mi hanno visto 6 milioni di spettatori. Per raggiungere quella cifra devo fare 36 anni di teatro, dove ho quando va bene 1000 persone e quando va male 500. Fa effetto, ma l\u2019ho scelto io\u201d.<br \/>\n<b>Al centro della sua arte c\u2019\u00e8 sempre la parola?<br \/>\n<\/b>\u201cLa mia cifra resta il surreale, ma della parola in s\u00e9 non me ne frega nulla. Non mi importa l\u2019elettricit\u00e0, ma l\u2019energia che sono in grado di spostare. Non mi importa la religione ma la spiritualit\u00e0. Che \u00e8 ben altra cosa\u201d.<br \/>\n<b>E la politica?<br \/>\n<\/b>\u201cIo voto, ogni giorno. Voto quando mi connetto o non connetto con quell\u2019uomo e quella donna. E so che la politica \u00e8 importante. Il mio non \u00e8 uno spettacolo sul \u201csolo\u201d ma sull\u2019\u201danche\u201d. C\u2019\u00e8 la politica, ma c\u2019\u00e8 anche la pre-politica: non l\u2019antipolitica, ma l\u2019<i>antepolitica.<\/i>\u00a0Vogliamo scendere in piazza e fare la rivoluzione? Ci sto, ma la rivoluzione dev\u2019essere anzitutto interna\u201d.<br \/>\n<b>Come?<br \/>\n<\/b>\u201cDobbiamo essere i Premier di noi stessi, i Presidenti della Repubblica del nostro saper tessere. Ricominciare a saperci connettere. E\u2019 giusto che chi sbaglia vada in prigione, ma poi non possiamo buttare via la chiave. Se il carcerato verr\u00e0 privato di poesia e umanit\u00e0, la negativit\u00e0 che accumuler\u00e0 si riverser\u00e0 su chi \u00e8 fuori: sui miei nipoti, sui suoi nipoti\u201d.<br \/>\n<b>Non esiste una politica giusta?<br \/>\n<\/b>\u201cPi\u00f9 che altro non esiste un politico nuovo, perch\u00e9 non esiste un uomo nuovo. Faccio spettacoli negli asili perch\u00e9 alle superiori \u00e8 gi\u00e0 tardi. Dobbiamo risvegliare l\u2019uomo. Di un politico non mi interessa solo la sua fedina penale, ma anche e soprattutto la sua cartella clinica. Di cosa soffre, quali parti sono atrofizzate, quali sono le sindromi di cui soffre\u201d.<br \/>\n<b>Lei si confronta spesso con le malattie.<br \/>\n<\/b>\u201cUna volta ho fatto un incontro in Universit\u00e0 con gli affetti da\u00a0<i>Locked-in Syndrom<\/i>. Persone interamente paralizzate, ma vigili e coscienti. Costrette dentro una macchina, che impiegano venti minuti per comunicare con te tramite lavagnette. Le madri tappavano gli occhi ai figli, gli studenti dicevano che \u201cfacevo tiv\u00f9 del dolore\u201d. Come si pu\u00f2 fare la rivoluzione interna se non si \u00e8 neanche disposti a connettersi con chi \u00e8 malato?\u201d. (<em>Il Fatto Quotidiano, 16 aprile 2014<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNessi\u00a0non \u00e8 uno spettacolo. E\u2019 una invocazione\u201d. Alessandro Bergonzoni \u00e8 in tour. Teatri sempre pieni, per un monologo in cui stavolta \u201ci giochi di parola sono ridotti all\u2019osso\u201d. 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