{"id":1754,"date":"2014-03-28T17:00:21","date_gmt":"2014-03-28T17:00:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=1754"},"modified":"2014-03-30T14:22:05","modified_gmt":"2014-03-30T14:22:05","slug":"il-suicidio-degli-anni-novanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andreascanzi.it\/?p=1754","title":{"rendered":"Kurt Cobain, il suicidio degli Anni Novanta"},"content":{"rendered":"<div dir=\"ltr\">\n<div><a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/due.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1757\" alt=\"due\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/due.jpeg\" width=\"267\" height=\"189\" \/><\/a>Fu una strana cronaca di una morte annunciata, quella di Kurt Cobain. Tutti sapevano che sarebbe finita cos\u00ec, ancor pi\u00f9 gli italiani, che un mese prima lo avevano visto finire in coma a Roma per avere ingerito \u201c per errore\u201d 50 dosi di Rohypnol e Champagne. Eppure, quando l\u2019elettricista Gary Smith lo trov\u00f2 suicida nella casa al\u00a0171 di Lake Washington Blvd, East Seattle, ci fu comunque stupore. Anche se era una storia gi\u00e0 scritta. Anche se tutti sapevano che quell\u2019angelo aveva la pelle troppo sottile. Anche se era stato Cobain stesso a dire \u2013 anzi urlare \u2013 che non ce la faceva pi\u00f9. Una volta, in Brasile, sal\u00ec sul palco con una maglietta su cui c\u2019era scritto: \u201cMi odio e voglio morire\u201d. Il titolo di una canzone che poi tagli\u00f2 da\u00a0<i>In Utero<\/i>. Il resto della band gli chiese dove mai avesse trovato una t-shirt cos\u00ec macabra. Lui rispose che se l\u2019era fatta da solo e poi sorrise. Uno di quei suoi sorrisi in dissolvenza, che nascevano gi\u00e0 malati e tristi. Come quando, il 23 febbraio 1994, quaranta giorni prima di morire, gravit\u00f2 a <em>Tunnel<\/em><i>\u00a0<\/i>su RaiTre. Riusc\u00ec persino a spaventarsi per uno scherzo di Corrado Guzzanti, travestito dallo studente grunge Lorenzo. Serena Dandini lo descrisse come \u201cuna\u00a0persona di una sensibilit\u00e0 estrema, indifesa, che difficilmente riuscivi a guardare negli occhi, con uno sguardo di paura come di un cucciolo braccato dal mondo\u201d.<\/div>\n<div>Il cucciolo braccato, dal mondo e da se stesso, si spar\u00f2 al volto con un fucile a pompa il 5 aprile 1994. Venti anni fa. Lo trovarono tre giorni dopo. Accanto aveva una lettera d\u2019addio. Era destinata al suo amico immaginario Boddah. Tra le altre cose, diceva: \u201cIl fatto \u00e8 che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti n\u00e9 nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente \u00e8 quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/uno.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1756\" alt=\"uno\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/uno.jpeg\" width=\"215\" height=\"234\" \/><\/a>il cartellino ogni volta che salgo sul palco\u201d. Citava anche una canzone di Neil Young, \u201c<em>My my, Hey Hey (Out of Blue)<\/em>\u201d: \u201c\u00c8 meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente\u201d.<br \/>\nL\u2019uscita di scena perfetta per il cantore (suo malgrado) di una generazione che aveva disperatamente bisogno di un nuovo martire, pronto a immolarsi prima e iscriversi poi al \u201cClub 27\u201d. L\u2019et\u00e0 che aveva Kurt quando si ammazz\u00f2: la stessa di Jimi Hendrix, di Janis Joplin, di Jim Morrison.<br \/>\nLa sua vita cambi\u00f2 nel 1991.\u00a0<em>Nevermind<\/em>, il disco pi\u00f9 celebre dei Nirvana,\u00a0solo negli Stati Uniti sfor\u00f2 i 25 milioni di copie di vendute e sconfisse il favorito\u00a0<em>Dangerous<\/em>\u00a0di Michael Jackson: da una parte la rivolta pi\u00f9 di pancia che di cuore, dall\u2019altra i postumi degli Ottanta malamente sfavillanti. Il grunge fu per i primi anni Novanta ci\u00f2 che il punk era stato nella seconda met\u00e0 dei Settanta: la protesta, l\u2019iconoclastia, il rovesciamento del sistema non per un ideale politico ma \u2013 semplicemente \u2013 perch\u00e9 non se ne poteva pi\u00f9 delle finzioni. Molte icone del grunge seguirono una sorta di copione intimamente condiviso anche nel processo di scomparsa. Una delle maniere con cui Cobain annunci\u00f2 la sua morte fu un concerto crepuscolare per MTV. Diciotto\u00a0novembre 1993. Un\u2019esibizione \u201cunplugged\u201d, acustica, che contiene una versione straziante di \u00a0<em>All apologies<\/em>. In quella canzone Kurt era gi\u00e0 morto. Come lo era Johnny Cash nelle\u00a0<em>American Recordings<\/em>. Come lo era Layne Staley nell\u2019<em>MTV Unplugged<\/em> degli\u00a0Alice in Chains.<br \/>\nCobain era l\u2019antieroe perfetto: il tramite ideale per innamorarsi di un\u2019utopia sufficientemente sporca e fatalmente sconfitta. Il giorno in cui l\u2019Italia apprese la sua morte, le due notizie principali erano il suicidio di Cobain e l\u2019accordo tra Fini e Bossi. Una sorta di decesso al quadrato: il privato e il pubblico prontamente estinti, e chi si \u00e8 visto si \u00e8 visto. Prima mito e poi musicista, le sue doti paiono oggi colpevolmente passate in secondo piano. Cantante prodigioso, artista dotato di una sensibilit\u00e0 pionieristica. Inventore di un look studiatamente errato, cristologico nei capelli e iconografico nella maniera di imbracciare la chitarra, tenendola bassa e suonandola con la mano sinistra per sottolineare la propria originalit\u00e0. Drogato in ogni modo e praticamente da sempre, un po\u2019 per curare i dolori di stomaco e molto per illudersi che il malessere potesse conoscere tregua. Bipolare. Il <a href=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/tre.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1755\" alt=\"tre\" src=\"http:\/\/www.andreascanzi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/tre.jpeg\" width=\"185\" height=\"273\" \/><\/a>rapporto problematico con i genitori separati, il matrimonio scombinato con Courtney Love, la figlia Francis Bean oggi 22enne. I suoi ultimi giorni, dubbi e complotti compresi, sono stati raccontati non senza licenze poetiche da Gus Van Sant in\u00a0<em>Last Days<\/em>. Suicidi tentati, fughe da cliniche<br \/>\nriabilitative: gridi di aiuto ascoltati da tutti e recepiti da nessuno. Riteneva che il suo album migliore fosse\u00a0In Utero, dissonante e fieramente anticommerciale. Il mondo continua a preferirgli\u00a0<em>Nevermind\u00a0<\/em>e \u201cl\u2019inno dei ragazzi apatici\u201d\u00a0<em>Smells Like Teen Spirit<\/em>. Cobain intendeva scrivere una canzone \u201calla Pixies\u201d. La band ritenne inizialmente quel riff \u201cridicolo\u201d. Il titolo deriva da un profumo che si chiamava\u00a0<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Teen_Spirit_(deodorant)\"><em>Teen Spirit<\/em><\/a>. Un\u2019amica di Cobain, dopo una notte passata insieme tra alcol e vandalismo, scrisse sul muro della casa dell\u2019artista che \u201cKurt puzzava di Teen Spirit\u201d. Cobain non conosceva quel profumo e credette che la ragazza alludesse ai discorsi fatti su punk e anarchia. Lo prese per complimento: \u201cProfuma di spirito adolescenziale\u201d e dunque di rivoluzione. Il titolo sbagliato per un inno a una generazione non meno fraintesa e sfuocata, di cui Cobain fu \u2013 prim\u2019ancora che portavoce \u2013 soldato in trincea. Senza alcuna speranza di sopravvivere. (<em>Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2014)<\/em><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fu una strana cronaca di una morte annunciata, quella di Kurt Cobain. Tutti sapevano che sarebbe finita cos\u00ec, ancor pi\u00f9 gli italiani, che un mese prima lo avevano visto finire in coma a Roma per avere ingerito \u201c per errore\u201d 50 dosi di Rohypnol e Champagne. 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