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A proposito di Chardonnay

mercoledì, Agosto 1st, 2012

Ci sono vitigni con cui si litiga da piccoli. Alcuni ti piacciono e poi te ne allontani, altri non sanno mai esaltarti fino in fondo.
Scrivo questo post tenendo bene a mente la naturale progressione del gusto. Si parte – se si vuol partire – dal vino facile, poi quello più spigoloso, per approdare quindi al “vino armonia”. Oppure al Vitigno Kiarostami: quello che magari non ti piace, ma se dici che ti piace sei figo. Tipo Pinot Noir o Riesling.
Ovviamente non è sempre così. Sto semplificando. Ma è vero che esistono vini, e vitigni, con cui non trovi il feeling.
Quando dico che il Sangiovese non mi fa impazzire, so benissimo che ne esistono di straordinari. Spesso li ho trovati. Ecco: per lo Chardonnay, no. Ovvero: io so bene che ne esistono di straordinari, ma evidentemente non mi ci sono mai imbattuto.
La mia sensazione è che lo Chardonnay (fermo), con il Merlot, siano i vitigni che meno vanno d’accordo con me. Troppo rotondi, morbidoni. Spesso opulenti.
E’ evidente che, oltre alla naturale inclinazione, c’è da parte mia una cattiva scelta sin qui adottata. Per dire: a Chablis esistono Chardonnay meravigliosi. Che nulla hanno a che fare con gli Chardonnay ciccione-vanigliati che invadono da decenni l’Italia (e non solo l’Italia). Io però non li ho mai beccati. Non ancora. Del resto la Borgogna devo ancora scoprirla appieno.
L’altra sera ho bevuto uno Chablis base, annata 2010, Colette Gros. Sui 20 euro in Italia. Dritto, abbastanza minerale, ma sostanzialmente neutro. Senza infamia e senza lode (anche perché era giovanissimo e l’acidità dominava su tutto il resto: andava aspettato, lo so). Mi ha colpito così poco che, nei giorni successivi, mi sono imbattuto – era il vino di una cena “obbligatoria” a un Festival – in uno Chardonnay “moderno”: il Villa Locatelli, la nuova linea di Angoris in Friuli. Non certo un’azienda artigianale, e quel vino lo dimostrava, ma non l’ho bevuto con minor gusto.
Riguardo al Merlot, ne ho bevuti di ottimi, ad esempio Il Messorio de Le Macchiole. Non lo ordinerei mai al ristorante, anche perché costa un mutuo, ma è di pregio. Negli Chardonnay ho ancora più difficoltà: se è spumantizzato è il mio bianco preferito, se è fermo è il bianco a me più distante.
Questione di gusti? Di prevenzioni “ideologiche”? Di scelte errate? Se è il terzo caso, sono pronto a ricevere ennesime dritte su Chardonnay verticali e femminili (in gran parte da Chablis, immagino). Ve ne sarò nuovamente grato. Ma a mio avviso c’entra anche la natura del vitigno.
C’è chi nasce Chardonnay, chi Garganega, chi Riesling. E chi Muller Thurgau.

P.S. Qual è il vostro Chardonnay italiano (in purezza) preferito?