Comunque Gino è un grande (cit)

(Avvertenza: questo post potrebbe offendere la sensibilità di astemi, dietisti, ufologi e paracadutisti. Dopo i fatti narrati, l’autore non ha mangiato per due giorni – letteralmente – e tornerà a farlo stasera, previa corsa sfiancante e punitiva tipo Gunny).
La mattanza ha inizio venerdì scorso, 6 maggio, giorno del mio compleanno. Partiamo attorno alle 14 con Bertozzi e Rambino.
C’è anche Tavira. Siede, satolla di ineleganza, sul sedile posteriore. Dietro di me; accanto a Rambino; davanti a Bertozzi.
Arriviamo poco dopo le 18. Alloggeremo al Gioco dell’Oca, Barolo. Due notti. Ci sono già stato. Ci sto bene. Ci starò bene.
C’è pure un cane, Chablis, una Bovaro del Bernese che abbaia senza convinzione a Tavira. La quale, come sempre, si fa allegramente i fatti suoi.
Alle 19, dopo un breve giro in paese, ci facciamo un aperitivo. Al bar ci sono gli alpini, già ubriachi fradici. Urlano. Cantano. Non si sa cosa. Non si sa mai, con gli alpini. Però cantano.
Bertozzi ordina una bottiglia di vino (io e lui eravamo digiuni dalla sera prima) e dice: “Ragazzi, vi saluto e ci vediamo domenica mattina”. E’ la sua maniera di sentenziare che, da quel momento, sarà devastazione.
Addio.
Beviamo:
Anas-Cetta 2010 – Elvio Cogno. Vitigno autoctono bianco, cresce solo a Novello o giù di lì. Lo fanno 3-4 produttori in tutto il mondo. Sui dieci euro. Gradevole, buona beva, fresco. Senza pretese, ben fatto. Finisce.
Arneis 2010 – Bric Cenciurlo. Vedi sopra, anche se ho preferito la Nascetta.
E’ tempo della cena. Ho prenotato nel tempio: Da Maurizio, Cravanzana. Alta Langa, alta scuola. Casa mia.
C’è anche Ezio Cerruti, amico di mille vite. Non conosce Bertozzi e Rambino, ma fanno amicizia in un attimo.
Tavira, la saggia, osserva dal basso tutto quella rara sintonia umana.
Maurizio ci vizia come sempre. Il carpaccio di carne cruda fa gridare al miracolo i due aretini (Ezio ed io siamo vegetariani). Idem il vitello tonnato. Rambino, rivolgendosi a Maurizio, chiede: “Massimiliano, te questo lo mangeresti coi grissini o col pane?”. La frase è straordinaria nella sua semplicità errata, perché l’oste non si chiama Massimiliano e perché nessuno al mondo si è mai posto il dubbio su quale pane abbinare al vitello tonnato.
Rambino regna.
Si susseguono antipasti, primi, secondi, carrello di formaggi e un tris di dolci alla nocciola (prelibatissima in Alta Langa) che fanno scattare la ola. Sul piatto, Maurizio ha fatto scrivere una dedica per il mio compleanno. Grazie.
La successione di bottiglie è lisergica.
Nello specifico:
Nebbiolo 2008 – Beppe Rinaldi. Semplicemente autentico, e splendido, come tutti i vini di Citrico.
Nebbiolo 2008 – Chionetti. Meno convincente, da uve del Roero. Chionetti dà il meglio, ed è maestro, sul Dolcetto.
Ovello 1990 – Produttori del Barbaresco. La sorpresa di Maurizio, già scaraffata e da indovinare (nessuno c’è riuscito). Un vino dal carattere e forma invidiabili, per avere 21 anni.
Sol 2003 – Ezio Cerruti. Degustato con i formaggi. Uno dei migliori Sol che ho bevuto di Ezio. E sì che li ho bevuti quasi tutti. Portentoso. Con gli erborinati era da tripudio.
Tokay 3 Puttonyous – Oremus. Tokay di pregio, dolcezza e morbidezza come si deve, acidità rispettabile. Con i dolci alla nocciola ha signoreggiato.
Visitiamo la cantina monumentale di Maurizio, foto di rito, è mezzanotte e ora di rientrare. Ci salutiamo.
Rambino, appena salito in auto, riferendosi ad Ezio dice: “Comunque Gino è un grande”. Gino? Gino? Gino chi?
Quando beve, diventa allegramente dislessico. Da quel momento, Ezio Cerruti diventa “Gino Il Grande da Tinella”.
E’ sabato (è sabato, cit).
A tarda mattinata andiamo ad Alba, dove ci aspetta Luca Lopardo. Si è sobbarcato il viaggio da Trieste e la mattina dopo riprenderà il treno per l’Ungheria. Un martire. Compiamo un pellegrinaggio alla Chiesa di San Domenico, dove i CSI riportarono in vita Beppe Fenoglio nel 1996. Salutiamo lo scrittore e partigiano, nel cimitero albese. Ne visitiamo la casa, in Via Manzoni.
Non pranziamo, limitandoci a due birre artigianali (cadauno) al Caffè Savona, altro luogo fenogliano. La birra è Sora’ Lama’. Dignitosa.
Alle 15.30, dopo una breve visita a Monforte, è tempo di Papa Roddolus. Bertozzi c’è già stato, Rambino e Il Lopa no. Ci rimaniamo fino alle 19, affascinati dai modi antichi, dai rituali, dai silenzi: dall’autenticità.
Tavira passeggia per le vigne del Bricco Appiani ed è l’istantanea del weekend. Libera.
Se la perfezione terrena esiste, e ne dubito, ci andiamo molto vicino.
Flavio Roddolo vive e senz’altro soverchia.
Beviamo tutto quello che c’è da bere, con tempi lenti, estasi sicura e la sorpresa finale di una toma spuntata dal nulla con un salame che esalta gagliardamente i carnivori.
Le bottiglie aperte da Flavio Roddolo sono:
Dolcetto d’Alba base 2009. Prezzo franco cantina 5 euro. Onesto, semplice.
Dolcetto Superiore d’Alba 2008. Nella mia decina della vita, ci starà sempre il Dolcetto Superiore di Flavio Roddolo. La perfezione di questo vitigno magico e sottovalutatissimo. L’annata è la migliore dai tempi del 2004 roddoliano. Prezzo f.c. 7 euro. Da berne un secchio.
Barbera d’Alba 2005. Prezzo f.c. 9.50 euro. Dei vini che fa Flavio, è quello che mi prende di meno.
Nebbiolo d’Alba 2006. Prezzo f.c. 12 euro. L’altra grande sorpresa (si fa per dire: sorpresa una ceppa) delle nuove (si fa per dire: Flavio aspetta sempre il triplo degli altri) annate. Un Nebbiolo commovente.
Barolo Ravera 2005. Prezzo f.c. 30 euro. Promettente, ma giovane. Giovanissimo.
Bricco Appiani 2005. Prezzo f.c. 22 euro. Infante anche lui, ma già in forma invidiabile. Di Cabernet Sauvignon in purezza (effettiva) così, in Italia non ne ho mai bevuti.
Bricco Appiani 1996. Il regalo che Roddolo apre per noi, con toma e salame. La prima annata di Bricco Appiani nella sua storia. Da strapparsi le vesti e picchiare Ghedini dalla gioia.
Ce ne andiamo attorno alle 19. Siamo così contenti che ci dimentichiamo di prendere una delle 3 casse pagate. Coglioni.
Penso: Flavio Roddolo è lo stargate su un passato che non evapora.
A volte i pensieri mi vengono bene.
A cena siamo alla Trattoria del Campo a Mango. Altro luogo fenogliano. E’ il Circolo Sportivo, da fuori non gli daresti nulla. I vini li portiamo noi. Siamo noi 4, Ezio Cerruti e compagna Anna. Beppe Citrico Rinaldi e moglie. Silvio Pistone – il formaggiaio eternato in Langhe Doc – e moglie. E quattro amici tennistofili da Torino. Quattordici, in tutto.
La cena sarà pantagruelica. I vini aperti troneggeranno leggendari.
Nello specifico:
Pico 2009 – La Biancara. Portato da me. Aperitivo in piedi. Fa il suo sporco dovere e con leggerezza.
Pas Dosè 2006 – Cavalleri 2006. Portato da me. Non tradisce.
Grand Cru Cramant Blanc des Blancs – Voirin-Jumel. Portato dai tennistofili di Torino. Un po’ appesantito da sciroppo di dosaggio e legno, si apre lento.
Carte d’Or Bouzy – Camille Saves. Champagne di pregio, portato ancora dai torinesi. Sia lode.
Lis Neris – Pinot Gris 2008. Portato da Luca Lopardo, che si era fidato dei Tre Bicchieri. Così facendo, rischia la mattanza e lo zimbello della tavolata, decisamente naturalista, ma il vino c’è.
Invece non c’è Lopardo. Disabituato a questi ritmi da trattori della vigna, Il Lopa crolla esanime a metà cena. Fa la spola tavola/bagno e tavola/esterno, vivendo un’oretta di Golgota straziante. Sembra Pescosolido a Maceiò.
Accanto a me, Pistone sentenzia: “In Langa succede, vedrai che sta un po’ fuori e gli passa”. Incredilmente, dopo un po’ gli passa davvero. Neanche Baggio (Roberto) aveva recuperi così rapidi. Anche se nel frattempo i rossi erano già finiti tutti. Ovvero:
Montestefano Barbaresco 2004 – Teobaldo Rivella. Portato da Cerruti. Il miglior Barbaresco possibile. Convince tutti.
Brunello di Montalcino 2004 – Fonterenza. Magnum portata da Cerruti. Non convince, l’azienda è lodevole ma si sta ancora facendo le ossa.
La Querciola 2007 – Massavecchia. Portata da Cerruti (che è vinoverista di nome e di fatto). Divide. Ad alcuni piace per la sua rusticità, a me sembra irrisolto.
Mersault Les Durots 2004 – Pierre Morey. Pinot Noir di Borgogna, Triple A portato da me. Non brilla in complessità ed eleganza, buono ma non incendia. Considerando che al ristorante potreste trovarlo a 80-100 euro, lecito attendersi di più.
Grand Cru 2002 – Mugnier Musigny. Altro Pinot Noir portato da Rinaldi. Uno dei migliori rossi della serata. Costerebbe un mutuo, ma è davvero notevole.
Valtellina Superiore Grumello 2001 Riserva Buon Consiglio – Ar.Pe.Pe. Portato da Cerruti. Qui deve essere successo qualcosa. Adoro l’azienda e il vino è piaciuto a quasi tutti. Il mio bicchiere però ha restituito un vino incerto e deludente. Ma forse l’incerto ero io (e non solo io).
Barolo Brunate Le Coste 1998 – Giuseppe Rinaldi. IL Barolo. Null’altro da aggiungere.
Barolo Brunate Le Coste 2005 – Giuseppe Rinaldi. IL Barolo. Anche se davvero bambino.
Sol 2005 Botrytis – Ezio Cerruti. Solita garanzia, anche se darà il meglio tra un po’.
La mattanza termina, tra formaggi di Pistone, strafalcioni sinceramente retorici di Rambino, strali anti-seppici e altri incanti. Compresa una torta di compleanno gaberiana.
Arriva la domenica e siamo comprensibilmente piegati.
Il Lopa ha russato come una mietibatti in salita e non ho dormito quasi nulla. Dannazione.
Ci rechiamo ad Alba, La Brasileira, per un non-pranzo. Poi li porto alla stazione di Asti, dove ripartiranno, Il Lopa in Ungheria (eh?) e gli altri ad Arezzo.
Io, con Tavira, che il giorno prima si era seduta tranquillamente sul sedile posteriore tra Rambino e Il Lopa durante i viaggi, dormo a Milano in un agriturismo deludente a San Giuliano Milanese (quanto è brutta, San Giuliano Milanese. Misericordia). C’è una Bovaro del Bernese anche lì, Charlie, ma l’incanto è svanito e sono stanco morto.
Con le ultime forze, provo uno slowfood a Trucazzano. Le due colonne. Niente male, meriterà tornarci. Gli antipasti vegetariani provocano media gioia. Irroro il tutto con una Birra Bionda La Prima, azienda De Tacchi (daje). E’ fatta con Riso Vialone Nano di 22 mesi fermentato. Buona.
Rientriamo in agriturismo.
Sveniamo in agriturismo.
Lunedì io e Tavira siamo a Milano. Andiamo in Casa Editrice (ultima foto). Tavira conquista tutti, io mi sento nel luogo dove ho sognato di stare per 37 anni. Passano le ore e sono le 15. Si va a pranzo. Tavira aspira lo smog. Sniffa. Non le piace.
Saluto la Casa Editrice. A settembre il neonato nascerà. Parrebbe forte, dalle ecografie.
Mi avvicino al parcheggio, in Piazza Meda.
Tavira vuole vedere il Duomo. Ce la porto. Non ne è entusiasta.
Rientriamo a Cortona. Prima, sosta rapida e cena dai miei.
Riprendo Zara, che ha fatto danni assortiti a tutta la famiglia, in mia assenza.
Apriamo qualche bottiglia “avanzata” a Mango.
E quindi:
Perda Rubia 1992. Can(n)onau sontuoso, anche se il viaggio e il sole lo avevano un po’ cotto. Colpa mia.
Vouvray 2005 Demi Sec – Clos Naudin Foreau. Lo Chenin Blanc di cui parlo nel libro, anche se lo preferisco senza residuo zuccherino.
Dolcetto d’Alba Superiore 2008 – Flavio Roddolo. Piace a tutti. Come non capirli.
Rientriamo nella tana.
Sveniamo.
C’mon.

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61 Responses to “Comunque Gino è un grande (cit)”

  1. Giovanni Corazzol ha detto:

    Lopardo parte da Trieste (capitale dell’Impero), se ne va ad Alba per vomitare a Mango e quindi parte in treno verso l’Ungheria. Se di mezzo non c’è almeno una topa supersonica o un commercio illegale di barbatelle di tokaj il Lopardo va internato. No. Va internato comunque.

  2. Adriano ha detto:

    L’unico commento sensato che posso postare è il seguente: INVIDIA

  3. Gennaro ha detto:

    Ciao Andrea,

    vedo che hai regnato e signoreggiato nell’amata langa, te lo meriti, ad averne 37enni come te, ma anche 47,57,67enni e mi fermo qui per non fare troppo il fanboy(che dio li abbia in gloria, ma anche no “cit”).

    Saluti e ancora auguri
    Gennaro

    P.S: peccato eri a Milano, ci si poteva incontrare per un saluto, sicuramente non per un bicchiere visto che ti sei bevuto tutto quello che uno sogna di bere non solo in un week-end.

  4. Flavia ha detto:

    Invidia (bonaria) allo stato puro!!! 😉

  5. Nicola ha detto:

    Sono basito! Da una serie di situazioni. 1)- Rambino se non esistesse bisognerebbe inventarlo! Assolutamente da conoscere! – 2)- Un tappone pirenaico al Tour (chiedere a Gianni Mura per conferma) è meno devastante di una cena delle vostre. …3)- Vorrei che fosse già autunno quando a questo punto andare nelle Langhe diventerà imperativo categorico! 4)- Il pezzo è troppo bello. Ci si respira il gusto dell’Amicizia, la maiuscola è voluta, quella vera, che piace a me. Che fortunatamente esiste, pur se rara, e ripaga di tanto. 5)- Arriverà settembre ed un libro che attendo con ansia. Buona corsa stile Gunny, dalle tue parti trovare percorsi devastanti non è poi così difficile…

  6. Donatella ha detto:

    ‎….a li mortè… complimenti ^_^

  7. Ilenia ha detto:

    Mi piace quando la tua scrittura – scanzonata, ironica, satirica a volte – si ammanta di dolcezza malinconica. La prosa scivola verso le analogie della poesia: lì c’è il meglio di te, mi pare. La foto di Tavira – libera di fronte all’occhi…o del fotografo, proiettata in avanti ma con l’andatura adagia e tranquilla che ben si confà al vivere in Langa – crea la giusta cornice di significato allo stile di scrittura. Il cuore si stringe e non capisco perché.

  8. Giovanna ha detto:

    Ti invidieremo perché siamo cumunisti, siamo geneticamente portati all’odio!
    (grazie per il rosico, eh!)

  9. rambino ha detto:

    Scanzi furoreggia nel resoconto vero, ironico e amichevole, che rende a pieno forma e sostanza (cit) del fine settimana!

  10. Alberto ha detto:

    Andrea che invidia. Ma ho il sospetto che in questo racconto ci sia un po’ di esagerazione…

  11. Enrico ha detto:

    Sconsiderata ammirazione per la prestazione. Che fa il paio all’invidia per la magrezza. E neanche a dire che, come le fanciulle teutoniche, ci svaccherai d’un botto ai quaranta: sei segaligno dentro. Maledettamente bravo, quando ti leggo mi viene sete.

  12. Stefano ha detto:

    Finalmente ho scoperto come si chiama il cagnone del Gioco dell’Oca. Ho appena pubblicato una foto, lui che fa colazione con me e Francesco. Andrea, con i post di questi giorni hai risvegliato il sapore del Bricco Appiani e le sensazioni del berlo di fronte a Roddolo: quest’estate si pensava ad una due giorni in Liguria, o nelle Marche, o in Toscana…ma a questo punto, torna in auge l’ipotesi Langhe-bis!

  13. Massimo ha detto:

    ecco, il paragone Lopardo a Mango-Pescosolido a Maceio è perfetto, avrei voluto farlo io (ma la lucidità era quella che era). serata leggendaria, un piacere immenso esserci stato, compagnia di quelle che ti fanno desiderare al più presto un…a replica.
    e ora vado a chiedere l’amicizia (cit.) a Rambino, visto che nella foga domenica ho inviato richiesta a un suo ignaro sosia, che aveva come unico torto quello di essere amico tuo e di Bertozzi (ovviamente non mi ha risposto).
    allez Riccardino.

  14. Massimo ha detto:

    ah, fa piacere il giudizio lusinghiero sulla Nascetta, vero vanto autoctono della mia Novello (ricordo di avertela segnalata come outtake)

  15. Chiara ha detto:

    Aspettavo questo resoconto, grande Gino e i suoi grissini 🙂

  16. Andrea Scanzi ha detto:

    @Alberto. Il suo commento è esattamente ciò che non vorrei mai leggere in un mio blog. L’idea che io esageri nel raccontare un weekend così “intimo”, è offensiva e pietosa. Dove avrei esagerato, sui vini bevuti, sui luoghi, sui piatti? E con quali scopi?
    Se ha dubbi su quello che ho scritto, telefoni a (tutti) i presenti. O si faccia spedire gli scontrini dai commensali. Poi, una volta fatto, eviti di tornare qui.
    Grazie.

  17. Carlo Tabarrini ha detto:

    Rambinoooooooooooooooooooooooooooo

  18. Luca Lopardo ha detto:

    @Giovanni Corazzol, tengo a precisare che ho la pellaccia dura, non ho vomitato. Ho anche preso tre traverse di fila al campetto adiacente (?) durante lo smaltimento. Come disse Andrea, sono stato “bravo”. 😉

    Alcune considerazioni a margine.

    1) Io non russo, o quantomeno ignoravo di farlo; e non dirmelo al mattino per poi espormi a pubblico ludibrio su questi lidi non è bello (cit.). La colpa è senz’altro da addurre al vino. 😉

    2) Tavira non è un cane, bensì un animagus (Harry Potter Vive). Un cane che non abbaia MAI ha qualcosa da nascondere.

    3) Massi soverchia e Rambino redime. Il secondo, nell’ora di abbattimento fisico e morale, ha tentato invano di sostenermi con discorsi aulici, pur sbeffeggiato dal festeggiato, e di questo lo ringrazio.

    4) Silvio Pistone Emancipa e Credita, nel senso che gli devo dei soldi. 🙂 Impagabile la sua faccia quando, a fine cena, ho sfoderato sicumeroso e colmo di boria il concetto para-virgiliano di “edonismo bucolico”. Ancora ignoro cosa volessi dire.

    5) Roddolo Divineggia. Il Bricco ’96 è stato uno dei momenti più alti della mia esistenza enoica, e i suoi grissini hanno signoreggiato come, credo, mai prima della nostra visita.

    6) Massi che imita Pizzul (Tolllldoooooe….Rrrronald de Beurrrrr….) glorifica come Valentina Lodovini in tacco 12.

    7) Dopo aver appreso chi fosse Pescosolido, non posso che convenire con l’accostamento, quasi onorifico.

    Molte prove dell’esistenza di Dio, in quei due giorni. Grazie a tutti.

  19. Giovanni corazzol ha detto:

    sean sean (scionscion), sean sean. aaaaaaaaa aaaa aaaaa. quando lo scanzi so incazza mi viene in mente la faccia di james coburn. non so perche’

  20. Marco ha detto:

    nequizia ed invidia iniziali si sono tramutate in sincero apprezzamneto. Le Langhe me le regalerò per la laurea .
    “Flavio Roddolo è lo stargate su un passato che non evapora” è da tatuare

  21. Sabrina ha detto:

    Che branco di “imbriagoni” 😉 … Mi ricorda il festeggiamento del mio 23 esimo compleanno, lavandino style, durato 48 ore, conclusosi in una piazzola di sosta tra Misano ed Urbino con un amico che dicendo “pecorino nel caffellatte” tentava di tramutare le mie ” intenzioni” in fatti. Bluarghhh!

  22. Luca ha detto:

    La risposta ad Alberto è da leggenda. 🙂 Comunque è incredibile come ormai in un blog non si possa neanche raccontare il proprio compleanno, cosa avrebbe dovuto “esagerare” Scanzi? Roba da matti. E complimenti 😉

  23. Andrea Scanzi ha detto:

    @Lopardo. Giuro, hai russato, anche perché dormivi con il braccio sopra il viso e boccheggiavi. E’ vero, dirtelo qui non è bello, però fa ridere. 🙂
    Il tuo post è leggendario. Per la cronaca, “Massi” è “il Bertozzi”. La sua imitazione di Pizzul prima di parcheggiare ad Asti entra negli annali, agile.

  24. Luca Lopardo ha detto:

    Ovvio, a leggere delle mie gesta morfeiche ho goduto anch’io. 😉 Visto che siamo in tema di demenza, sappiate TUTTI che sono riuscito a dimenticare in agriturismo la polo bianca che indosso nella foto. Forse è finita sotto il tappeto, o più probabilmente, in quanto intrisa di peli tavirici, è stata sbranata da Chablis. Alla quale perdonerei tutto, visto come eleganteggia.

  25. Giovanni Corazzol ha detto:

    Lopardo lei svicola. Il tema non sono le sue interiora ma il suo senso dell’orientamento. Trieste-Mango-Budapest è fin più esotico di un viaggio in 1100 da Piumazzo a Sant’Anna Pelago. si giustifichi

  26. Andrea Scanzi ha detto:

    Comunque Tavira non abbaia perché racchiude in sé la saggezza di Giobbe, Lopardo. E lei lo sa (cit).

  27. Luca Lopardo ha detto:

    Tavira è un cane in odor di santità e detiene facoltà paranormali. Il suo russare, mentre tu hypertennisseggiavi, mi ha indotto a emularla. Ecco spiegato il tutto (cit.).

    @Giovanni, ho una valida, salvifica ragione per tali, empie traversate. Ma ho fatto di peggio, come Firenze – Voghera – Voghera – Firenze in meno di 18 ore. Per scusarci tutti assieme di parlare di Maria. Mi si ammiri. O interni, che forse, effettivamente, è meglio.

  28. Andrea Scanzi ha detto:

    Confermo, Lopardo è recidivo. Ha avuto il coraggio di venire da Firenze a Voghera per la prima del mio “Gaber se fosse Gaber”, è rimasto a cena e la mattina all’alba è tornato a Firenze. Per poi rientrare a Trieste. Ha un concetto molto elastico di distanza geografica.

  29. Giovanni Corazzol ha detto:

    Dei triestini (capitale del mio regno) amo molte cose. Su tutte la città in cui vivono. Tra le altre l’uso dell’avverbio “volentiéri”:

    -Bevi un taglio?
    -Volentéri

    detto spostando la crapa sull’asse orizzontale.
    A Trieste “volentiéri” (con la seconda “e” molto aperta)significa no grazie. Interniamo il Lopardo? Volentièri.
    prost

  30. Luca Lopardo ha detto:

    😉 Tacciamo sul treno alle 5 di mattina con il buon Paolo Testori a Bassano. Uh ops.

  31. Andrea Scanzi ha detto:

    Oddio, è vero. Pure Bassano. Lopardo è uno stalker instancabile.

  32. Luca Lopardo ha detto:

    @Giovanni, ‘sta cosa del Volentieri l’ho già sentita, pur non avendola constatata direttamente. Ma ammetto di essere monfalconese, fieramente (ma anche no). Il mio rapporto con Trieste (una gran bella mummia) è circoscritto (?) all’Università e a un gruppo di cari amici con cui bighellono. Per il resto, è probabile tu ne sappia più di me in merito. 🙂

  33. Giovanni Corazzol ha detto:

    la mia terra d’elezione è l’Istria. mi ci perdo spesso, non solo d’estate. Trieste è pertanto capitale. non osare qualificarla a quel modo o ti regalo uno stradario.

  34. Paolo Testori ha detto:

    Lopardo, Lei evoca ricordi imperituri.

  35. Luca Lopardo ha detto:

    Trieste ha delle potenzialità straordinarie, oltre che lo stesso fascino di Charlize Theron in tacco 15 nella pubblicità Dior. Ma prova a viverci. Già nei ’50 la sua decadenza e il mortorio culturale incipiente indussero Joyce ad abbandonarla per sempre. Non si è mai ripresa, né mai si riprenderà. Restando, per l’appunto, una meravigliosa mummia. 😉
    Non c’è cibo, non c’è vino, ci girano le fiction italiane più oscene e la massima ambizione intellettuale media è la prima pagina del Piccolo. Allez.

  36. alberto ha detto:

    Caro Andrea, premetto che sono un tuo ammiratore e non intendevo assolutamente offendere. Ti ringrazio per avermi pubblicato (non si è costretti a farlo, altrimenti non ci sarebbe la “moderazione” dei post). Detto questo mi è parso che tu abbia calcato un pò troppo riguardo ai vini bevuti la prima sera e soprattutto il pomeriggio di sabato. Considerando che in queste occasioni eravate in 4, se ho letto bene. La prima cena ci può stare, a volte ho bevuto molto di più…ma il pomeriggio successivo 7 bottiglie in 4 e poi la cena pantagruelica… Con vini diciamo non leggerissimi, mi sembra impossibile. E se è vero che avete finito le bottiglie, complimenti! Ho letto i tuoi libri sul vino e li ho apprezzati, aspetto il terzo. Ps non mi servono gli scontrini dei vini nè sentire i tuoi commensali di persona (non avrei comunque la possibilità di farlo); vi credo, tranquilli, e vi invidio pure. Però non mi dire di non tornare lì (anche perchè non ci sono mai stato), se no sei tu che offendi me. Appena posso ci vado volentieri invece…. Con stima e affetto ciao

  37. alberto ha detto:

    scusa non avevo capito che qui intendevi dire sul tuo blog….. il concetto resta valido comunque, ci tornerò se tu me lo permetterai… se ti sei sentito offeso mi scuso, non era mia intenzione

  38. alberto ha detto:

    un’ultima cosa. Un personaggio pubblico intelligente non dovrebbe mai invitare un lettore del suo blog a non intervenire. Questo si è offensivo. Beviamoci sopra!

  39. Della ha detto:

    Solo un consiglio: evita di fare esami del sangue per qualche mesetto… 😉

  40. Andrea Scanzi ha detto:

    Mamma mia, Alberto, che palle. Deve andare avanti per molto?
    Non ho mai detto che da Roddolo le bottiglie sono state finite. Erano assaggi, un sorso di vino per ogni bottiglia (tranne la Bricco Appiani ’96, finita).
    Durante la cena, invece, le bottiglie aperte sono state tutte finite (e i Sol 2005 erano 3, tutte da mezzo litro). Eravamo in 14 e tutti hanno bevuto. Così come tutte le bottiglie da Maurizio sono state finite (tranne il Tokay).
    Mi auguro che adesso sia più sereno.
    @Lopardo. Basta con questi tacchi. Si redima e creda anche lei nel culto della Ballerina Serracchiani Style.

  41. Massimo Garlando ha detto:

    Alberto, visto che non puoi sentirmi di persona, ti rispondo qui. parlo per la cena di sabato, la parte del resoconto in cui ero presente: se arrotondamento c’è stato, è per difetto e non per eccesso, visto che di vini aperti ne ho contati quattordici (oltre a un quindicesimo, portato da noi, non aperto per ragioni a mio parere inspiegabili :D), uno per commensale, ricordo di avere fatto quest’accostamento tra i fumi dell’alcol. e se i fumi dell’alcol non mi hanno tradito, mi pare fosse un secondo Barolo, molto più giovane del leggendario ’98 di Rinaldi. saluti

  42. Luca Lopardo ha detto:

    Ci scriverò una fenomenologia ad hoc. Piuttosto, mi spieghi l’uso spregiudicato e riprovevole dell’anglosassone Tokay (in luogo di Tokaj, vieppiù sacrosanto). E’ con le spalle al muro.

  43. Andrea Scanzi ha detto:

    @Massimo. Hai ragione, nei miei appunti avevo saltato un vino, ovvero il Barolo Brunate Le Coste 2005 di Rinaldi. Ho aggiunto.
    Riguardo al terzo vino vostro non aperto, mi dispiace molto. Non so perché sia accaduto. A me pareva che i vostri vini fossero i due Champagne, e quelli li abbiamo aperti, ma forse qualcuno ha dimenticato il terzo. Nel caso, mi spiace 😉

  44. Kurtz ha detto:

    Ben venga Maggio, ben venga la rosa, che dei poeti è il fiore (cit.)

    Ordunque oggi tocca a me, con la differenza che fanno 40.
    Fra poco mia moglie mi caricherà in macchina verso meta a me ignota. Chissà, potrebbe essere Langa o scogliera Ligustre di levante o ancora Val d’Aosta : mia terra d’elezione e Patria naturale.

    Certo è che partiranno svariati tappi di vini della memoria. Non bottiglie da manovra fiscale beninteso, ma vini che mi porteranno a surfare sulle onde dell’inconscio, a cavallo delle creste dell’esaltazione e fra le valli dell’inquetudine. Discese e risalite. E poi , domani, il residuo fisso del ricordo, lungo e persistente.

    Ora vado. Se il tuo amico al primo bicchiere esclamò “ci vediamo domenica mattina” (bellissima iconografia della perdizione), io mi congedo momentaneamente dal reale e mi appresto ad attraversare l’Alice’s Mirror. Mi attendono al desco imbandito Bianconiglio, Campanellina e il Gatto di Shroedinger.

    Auguri seppur differiti Auguri

    Bella Scanzi!

  45. Massimo Garlando ha detto:

    ma come? hai dimenticato quello che ti ho consegnato di persona, insieme al poster di Seppi? 😀

  46. Andrea Scanzi ha detto:

    Auguri a te, Kurtz. E un brindisi.
    @Massimo. Mannaggia, ci sono arrivato solo adesso. Il mitico Tavernello. 🙂 Quello lo tengo per le grandi occasioni. Tipo quando federer perderà a Wimbledon.

  47. Luca Lopardo ha detto:

    Intanto le ha prese da Riccardino a Roma. Mamma mia. Federer Dirime.

  48. DOSON ha detto:

    Sono stato da Maurizio dopo che ne ho letto su “il vino degli altri” e mi sono trovato veramente bene! 😉

  49. Della ha detto:

    E’ sempre un piacere leggere e rileggere i post di
    Luca Lopa(rdo). Yess tu, Rui, e Luca scrivete veramente da Dio! Mica avete fatto la stessa scuola?? 😉

  50. Stebu ha detto:

    Cribbio! Come faranno gli astemi (sempre che esistano) a rimanere tali dopo aver letto tutto ciò?
    Mi accodo alla lista degli invidiosi.

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