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Dogliani Corti e Garantiti

mercoledì, Novembre 16th, 2011

Andrea Scanzi è un gran figaccione ma non è questa l’elemento primario: sa parlare di parecchie cose (sport, politica, musica, vino), fa pure il moderatore quando capita, non si distrae mai e quando inizia una frase la finisce, sempre. E sta pure dimagrendo, mortacci suoi“. Finalmente. Finalmente una recensione obiettiva, calzante e inattaccabile su di me. Basta con le mezze misure, i dibattiti, le critiche. Si dia inizio al culto dei Carmelitani Scanzi e si predichi il Sacro Verbo di Papa Roddolo, del Tacco 12 obbligatorio (con plateau, preferibilmente) e di Clint Eastwood insegnato nelle scuole.
Scherzi a parte, ringrazio Alessandro Morichetti per le parole scritte sul meritorio Intravino. Parlava della rassegna Dogliani Corti e Garantiti, che ho moderato venerdì e sabato scorso. Il primo festival italiano capace di abbinare vino e cinema di argomento enogastronomico.
Non c’era molta gente, e questo è l’unico dato negativo. Peccato: l’organizzazione Artevino è stata brava. E’ un’idea, a mio avviso, da ripetere.
Rivedendo alcuni film, come Senza trucco di Giulia Graglia e Langhe Doc di Paolo Casalis, mi sono piaciuti molto più della prima volta. Il festival è stato per me anche il modo di conoscere, di persona, Jonathan Nossiter e Paula Prandini. Persone meravigliose. Non mi stancherò mai di constatare come il mondo del vino abbia ancora degli “avamposti salvi” che quasi commuovono.
Mi rendo conto di non riuscire a essere granché critico con la Langa, ma è davvero il mio mondo. Ormai ci vado di continuo. Devo prenderci casa. Persino domenica e lunedì prossimi, tra una data e l’altra del mio spettacolo Gaber se fosse Gaber, dormirò là: ne ho bisogno. Ho troppi amici e coperte di Linus, da quelle parti.
Sabato, andando a trovare Flavio Roddolo, e scoprendo una volta di più come ogni weekend – da quattro anni – dei pellegrini vadano a visitarlo per “colpa” mia, ho avvertito una pace per me rarissima nel percorso che da Dogliani conduce a Monforte d’Alba.
La stessa cosa è capitata domenica mattina, prima di ripartire. Ho dormito nell’agriturismo della Cantina Pecchenino e lo scenario era incredibile.
Se qualcuno mi chiede poi i Dolcetto che ho preferito, premettendo che a Dogliani hanno la tendenza a privilegiare il Dolcetto in chiave baroleggiante (e non sempre è il caso), faccio i nomi di sempre: Anna Maria Abbona, San Fereolo, Chionetti, Pecchenino. Non è inusuale che preferisca le linee base a quelle più ambiziose (e/o legnose). Il livello generale resta comunque alto, ancor più in relazione al rapporto qualità/prezzo. Non ho incontrato nessuna delusione cocente.
Ringrazio tutti i presenti per l’affetto, la passione e il coraggio. Tra una Nicoletta Bocca e un Camillo Favaro, consentitemi di ringraziare quella gran rompipalle di Francesca Ciancio. Una delle molte pasionarie dell’enogastronomia 2.0. Un anno e più fa intervenne su questo blog per tirarmi le orecchie, criticandomi à la Susan Sontag per la separazione e la conseguente freddezza. La ritenne indelicata, da buona romantica inconsapevole, e tecnicamente aveva ragione. Ma era una lotta inutile e soprattutto persa. Sono fatto così: mi sento veramente coinvolto solo dalla morte, l’amicizia, la bellezza e le volèe di Seppi. Le lagne d’amore mi sfrangiano. Du’ palle.
Lei intervenne a piedi uniti, io risposi da carognetta. Ne nacque un siparietto involontariamente divertente ma scarsamente edificante.
A Dogliani c’era anche Francesca. Ha un caratteraccio, è spigolosa e lunatica. Ha – quindi – un sacco di pregi. E la mia stima. Incontrarla è stato un ulteriore aspetto che ha reso la due giorni doglianese preziosa.
Va be’, ora basta coi salamelecchi. Che poi scrivono che mi sto intenerendo. Urge subito una frase cattiva, per ribadire il clichè scanziano. Eccola: “Luca Maroni“.
Vi aspetto venerdì 18 a Scarperia, sabato 19 a Novara, martedì 22 a Gallarate e giovedì 24 a Rivoli (Torino), per il mio spettacolo teatrale. Che sta vivendo la sua bella e sorprendente vita, grazie a voi.
Stay tuned (cit).