“E’ sempre un piacere raccontare Gaber”

gaber foggia 2Questa sera arriva a Foggia al teatro Umberto Giordano il recital “Gaber se fosse Gaber” di Andrea Scanzi un omaggio del giornalista al Signor G. e non solo. Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Giorgio Gaber e scritto da Andrea Scanzi, traccia il racconto e la storia del Paese attraverso il volo utopico del famoso “gabbiano ipotetico” di “Qualcuno era comunista”. L’Attacco ha intervistato Scanzi qualche giorno fa, in vista dell’odierno e atteso monologo di teatro canzone.
Scanzi, Gaber se fosse Gaber torna nel Mezzogiorno, vi saranno altre date in Italia o Foggia è un unicum?
In realtà è la prima volta che arriva in Puglia e questa è una ferita che ho per il Sud in generale e per la Puglia in particolare. Gaber se fosse Gaber ha fatto 130 repliche, sotto Roma lo spettacolo, che è partito nel 2011 è andato una volta a Napoli, una volta a Palermo e una volta ad Isernia. Basta, su 130. Arrivo per la prima in questa regione, perché non mi hanno mai cercato. Sono venuto una sola volta in Puglia, sempre a Foggia, lo scorso anno con lo spettacolo su De Andrè. Sempre con la stessa organizzazione e con Alessandra Benvenuto che si è mossa molta per l’ evento. Intendiamoci, è una scelta legittima. Non è obbligatorio chiamare Scanzi a teatro, ma prendo atto che al circuito del Teatro Pubblico Pugliese non interessano i miei lavori. Questo capita a molte figure vicine a me, lo stesso Travaglio quando è venuto in Puglia è venuto per dei promotor esterni al circuito teatrali. Anche lui vi è arrivato sempre grazie ad Alessandra Benvenuto. Evidentemente il circuito teatrale meridionale ritiene che ci siano dei spettacoli più meritevoli dei nostri.
C’è un’ostilità politica nei confronti del Fatto Quotidiano?
Può anche darsi, ci sono tante motivazioni. Esistono dei direttori artistici che non credono che un giornalista possa fare teatro e quindi in questi casi prendono la compagnia che fa Shakespeare, Pirandello. Oppure per fare cassa prendono i comici della televisione, di Zelig, Pintus, non dico Zalone che è troppo forte, ma qualcuno che possa assomigliargli.
A Foggia la stagione è stata aperta da Emilio Solfrizzi, per esempio.
Anche, ma Solfrizzi è già un bel nome, io mi riferivo a nomi molto più bassi. Questa è la prima motivazione, c’è poi di sicuro un ostracismo politico. È innegabile che Marco Travaglio, io e pochi altri che fanno teatro, siano molto amati da alcuni e pochissimo amati da altri. Ne prendo atto, l’unica cosa che deve capire il pubblico è che non è una scelta mia. Se faccio 20 date in Friuli e nessuna in Puglia, non è perché io amo il Friuli, ma perché in Puglia non mi cercano. Mi cercano moltissimo per i libri, col mio romanzo credo di aver fatto più date in assoluto proprio in Puglia. Il circuito dei librai mi adora, c’è un affetto incredibile. Gaber se fosse Gaber l’ho ripreso a fare perché è arrivata questa richiesta. La tournee è iniziata nel 2011 ed è terminata nel dicembre 2013, da allora l’ho messo nel cassetto, ma periodicamente lo riprendo. Al momento questa è l’unica data del 2016, se poi Foggia mi vorrà chiamare anche per il Sogno di un’Italia, io sarò contentissimo perché tra l’altro il Teatro Giordano è un capolavoro, io adoro fare teatro nei teatri all’italiana, storici, con dimensioni belle.
A livello nazionale si dibatte molto sull’assenza di satira sociale, c’è molta autoreferenzialità televisiva. Oggi le tematiche che un tempo affrontava Giorgio Gaber sono consegnate solo a giornalisti come te e Marco Travaglio?
gaber foggia 1Sono cambiate tante cose, lo dico anche nello spettacolo Il Sogno di un’Italia. Il concetto di appartenenza, spesso generato anche dagli intellettuali, è cambiato. Dagli anni Ottanta in poi quelle figure profondamente autorevoli, forti e dichiaratamente intellettuali, quei giornalisti vecchio stampo, lentamente sono andati via, perché è cambiata la politica, perché quella generazione è invecchiata, sono morti i Gaber, i De Andrè, i Monicelli, gli Eco. Quel concetto di appartenenza si è spostato anche nei confronti dei giornalisti. Da quarantenne, non nascondo che quando avevo 25 anni e mi sentivo molto solo come elettore perché non avevo grandi punti di riferimento politici, se io sentivo o leggevo Marco Travaglio ero contento. Creava appartenenza con un paradosso, generava coinvolgimento anche a sinistra, pur non essendo minimamente di sinistra, perché Travaglio è un liberale di destra, montanelliano, che in quel momento storico generava appartenenza. Oggi tutto è più complicato, perché Renzi, secondo me , fa le stesse cose di Berlusconi, ma essendo Pd la cosa è meno dichiarata, quel concetto di essere intellettuali in maniera atipica è ancora più evidente. Mi imbarazza molto che dei giovani mi dicano: adesso quell’appartenenza sei tu e fai lo stesso effetto che Travaglio faceva 15 o 10 anni fa. Non mi merito cotanta attenzione e questo ruolo, ne prendo atto, mi fa paura, però i Gaber non ci sono più, non soltanto perché non ci sono più fisicamente, ma perché è cambiata tutta la società. L’idea che avevamo di intellettuale tout court non esiste più. In questo grande caos, in questa grande solitudine che tutti noi viviamo, qualcuno si aggrappa a Travaglio, al Fatto, a me. So che sta accadendo, ma per quanto io sia narciso, Gaber era un’altra cosa. Era un fenomeno assoluto e raccontarlo per me è un’emozione e un onore enorme, ancor più perché avendolo conosciuto, so di cosa parlo.
Nello spettacolo parli molto della speranza e dell’intenzione del volo che pervade l’opera di Gaber. È una speranza fatua quella secondo la quale l’Italia è in ripresa? Siamo affascinati dal mito della velocità renziano?
Sì, di quella speranza fatua a cui tu alludi ne parla Gaber e ancor di più Monicelli. Il Sogno di un’Italia comincia proprio con un’intervista storica che Monicelli rilasciò ad un programma di Santoro. La speranza è una trappola, è la cosa a cui ti dice di ambire il potere, per fregarti, per ingannarti, per fotterti. Mi sembra perfetta anche per l’accezione che usa oggi Renzi.  La speranza così è una fregatura, per farti credere che ci sarà un lieto fine come nelle serie televisive. Non è quello a cui io penso quando faccio riferimento all’intenzione del volo di Gaber . l’intenzione del volo è provarci, essere fedeli a se stessi, è soprattutto oggi non accettare le ingiustizie e il decadimento morale a cui noi stiamo assistendo da 20 anni. Negli anni di Gaber c’era un crollo generale di senso delle cose, dello Stato, di regole. Tutti accettavano tutto e Gaber vi si opponeva nel 1999, nel 2000. Figuriamoci cosa avrebbe detto oggi. L’intenzione del volo è ogni tanto indignarsi e dire: io a questo Paese voglio bene e non accetto una classe politica così improponibile, non mi va di essere fregato, voglio un futuro migliore. Quando vuoi un futuro migliore devi sporcarti le mani, incazzarti, devi rischiare. Mentre io avverto un Paese profondamente seduto, addormentato, ipnotizzato, così ipnotizzato da credere ad un personaggio francamente improponibile come Matteo Renzi.
Quanta intenzione di indignazione c’è nel Movimento 5 Stelle?
foto1Il M5S è qualcosa che nessuno nel giornalismo italiano, dal 2007, aveva capito tranne Marco Travaglio ed io. Tra le firme forti c’era una totale ignoranza, per cui quando c’è stato il successo del Vaffa Day tutti furono spiazzati. Sono contento che ci siano i parlamentari del M5S, sono molto bravi soprattutto in termini di opposizione. Finalmente abbiamo in Parlamento qualcuno che fa davvero opposizione, quello che non è stato fatto dal centrosinistra negli anni di Berlusconi. Non c’era un’opposizione vera, era fatta da figuri improponibili come D’Alema, Fassino, Violante. Quel concetto di indignazione in molti Cinque Stelle, non in tutti, c’è, come c’è in tanti elettori del Movimento. È evidente che molti che sono arrabbiati li votino, 1 elettore su 4 dà loro fiducia. C’è poi l’eterno dilemma: sono così bravi ad indignarsi, quanto saranno bravi a governare? Non so dirlo. Sono discreti a Parma, anche se dividono, a Ragusa, a Livorno dividono. È vero che c’è quel dubbio, ma noi non abbiamo oggi al potere Churchill o Roosevelt, ma abbiamo figure improponibili. Oggi abbiamo Madia, Boschi, Martina e Renzi, se metti un gatto, un cane e un cavallo non possono fare peggio. Non so cosa farebbe al potere un Di Maio o un Di Battista, ma dubito che potrebbe fare peggio della Boschi, che in un anno e mezzo ha distrutto la Costituzione italiana. Se fossi a Roma una chance a Raggi la darei, perché peggio di Marino, Alemanno e Giachetti e di Bertolaso difficilmente potrebbe fare.
Che giudizio dai all’opposizione di Michele Emiliano al governo Renzi?
La sua tattica è un po’ quella di Enrico Rossi in Toscana: ora è garbatamente antirenziano, per poi forse sferzare l’attacco finale quando Renzi sarà in calo. È un atteggiamento da vecchie volpi della politica. A me piace poco, perché amo le persone schiette, ma immagino che Emiliano stia facendo un gioco di questo tipo. Non vivo in Puglia e non posso valutare la sua azione di governo. Un anno fa ero qui in vacanza dalle parti di Faeto, rimasi molto colpito dalle strade orrende che ci sono in quella zona. Non esiste sulla faccia della terra che in Italia ci siano quelle strade con crateri assurdi. Mandai un messaggio ad Emiliano, era stato appena eletto. Mi scrisse: ti prometto che mi occuperò in qualsiasi modo di questa realtà. È passato quasi un anno, è cambiato qualcosa?
Nulla, quasi.
Ecco, questo non depone a suo favore. Sulle trivelle sono totalmente dalla parte di Emiliano. Sta attuando la politica di Enrico Rossi, che conosco molto di più. Quando va in tv è garbato, dice che il Ddl Bosch –  che per me è sacrilego – ha più pregi che difetti. Mi sembra uno che lavora abbastanza bene, però al momento per i miei gusti sta in equilibrio precario. Dice una cosa e poi fa l’esatto contrario. Immagino sia una tattica. Quelli che stanno a metà, mi risultano un po’ anticipatici. Io sono come Gaber e Pasolini nell’approccio: mi piacciono quelli schietti. Sono fatto così. E anche per questo non faccio il politico, ma il giornalista. (Antonella Soccio, L’Attacco)

5 Comments

  1. Ciao Andrea, colgo l’occasione della lettura di questa intervista e delle motivazioni all’assegnazione del Magna Grecia Awards per compiacermi con questo “belpaese” (nell’accezione tra l’ironico ed il deluso di gucciniana memoria) per averti dato i natali (in una zona, tra l’altro, cui sono legatissimo – io, partenopeo di nascita e formazione; a proposito, GRANDE Che Gue Sarri! -).
    Ripeto che dalle prime righe dell’amato “Elogio” si capiva che era arrivato sulla terra un marziano trentenne, e l’innumerevole serie di tuoi successi mi ha inorgoglito sempre più.
    E’ ovvio che ogni tanto devo difendermi da accuse rivolte a te per interposta persona (il sottoscritto) di veteroqualcosismo o di autocompiacimento d’antan, ma, ti assicuro, mi batto come un leone, sicuro che, prima o poi, una bella chiacchierata da Arnaldo a Cortona ce la faremo, magari davanti ad una bella boccia “orange”!
    Come chiosava un altro tuo estimatore e commentatore dei tempi di Elogio: bella, Scanzi!

  2. Buongiorno Andrea,
    ben ritrovato…. Penso che Emiliano qualcosa di buono per la città di Bari l’abbia fatto, altrimenti con gli avvoltoi presenti all’elezioni regionali non avrebbe vinto poi ha come opposizione il M5S ed è giusto che alla fine del suo mandato si tirino le somme. Sii voce delle ingiustizie in primis come cittadino italiano e sentiti fortunato ad essere giornalista. Torna a Carpi ma con lo spettacolo del Signor G… ti prego…
    Alla prossima

  3. Clesippo Geganio
    Clesippo Geganio

    perdonatemi la franchezza non desidero offendere ma un esame di coscienza è d’obbligo viste le condizioni disastrose nelle quali versa questa nazione, siamo un popolo ingrato e ignorante, capiamo l’importanza di certe intelligenze dopo decenni dalla scomparsa.
    L’acume intellettivo non sembra più trovare spazio nella maggior parte di noi, forse rincoglioniti dai mass media che propinano ignoranza crassa 25 ore su 24, forse perchè il popolo è stato volutamente “ignorantito” dalla classe politica-governativa per creare un essere umano suddito, invece di un cittadino evoluto sufficientemente colto per distinguere il bene dal male tra ciò che è giusto o sbagliato, questa è la vera crisi non quella economica dalla quale non se ne esce con il quantitative easing.

  4. Ah dimenticavo la settimana prossima però facciamo i bravi x è la settimana della Passione di Cristo ! Sacro e profano non si possono abbinare per risolvere le nostre carenze e poi , noi dobbiamo diventare bravi solo per queste feste!

  5. Ho riflettuto tanto prima di scrivere queste 2 righe e ho deciso di farlo per la considerazione che ho ancora verso quelle persone sane e che fanno fatica a capire ancora cosa sta succedendo in questa Italia?
    Scrivo per il compagno d’armi e di risveglio delle coscienze atrofizzate da sempre Travaglio ,per Lei Sig.Scanzonato,per quel operaio piegato a 90 gradi che deve mantenere anche una classe politica corrotta e senza scrupoli,per la casalinga che per libera scelta o costretta per la perdita del lavoro deve portare avanti la famiglia,ecc.
    In questa intervista si tira fuori un argomento direi spinoso:la percezione del mancato senso di appartenenza a questa Terra chiamata Italia!
    E per rispondere a questo dilemma mi sto immedesimando in tutti quelli che sono veramente stanchi per la colpa di uno Stato in cui la classe politica è obsoleta,senza coscienza e che ci spreme anche ultima goccia di sangue.Destra e Sinistra sono la stessa “magna -magna”:ipocrisia e cinismo ad personam. Credo che lo squallore dei loro leader è emblematico per noi tutti.
    E se lo Stato cerca di fare qualche modesto passo avanti ci si mette la Chiesa con le sue questioni dogmatiche e che fa prevalere la coscienza etico-morale su questioni che sono solo la conseguenza logica di quello che il mondo oggi chiede:Libertà di scelta nella propria vita!
    E se la Chiesa fa la brava ,ci si mette la Tecnologia che a volte opprime la mente dei grandi e piccoli e in cui ci si rende conto che dopo poco tempo si diventa degli zombi non capaci più di comunicare ” face to face” con la realtà.
    Poi arriviamo alla magnifica Magistratura che sembra caduta in un intorpidire perenne,capace di risolvere casi minori di ingiustizia ma completamente bloccata per casi di giustizia penale maggiori.
    E poi giunti ai massimi sistemi di Mass Media che sotto tutta questa influenza sopra elencata, sfruttano il mondo dell’informazione buonista a suon di bugie che non fanno altro che manipolare il cervello delle persone in buona fede.Infatti le persone girano i canali e sperano di trovare di meglio o addirittura non guardano più la televisione.
    E allora ci chiediamo ancora il perché della mancanza di appartenenza di questo popolo ai suoi veri valori di vita?
    Ci hanno consapevolmente fatto diventare degli alieni capaci di farsi solo la lotta tra di loro e in questo modo tutti questi menzionati prima vanno avanti con la loro presunzione e sfida sorridente verso di noi tutti.
    Quando il male si sta diffondendo come la gramigna e mette le sue semi dappertutto, svegliatevi finché non è troppo tardi e mandate via gli oppressori che divorano senza misericordia!

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