La vita è un ballo fuori tempo (recensione Antonio Padellaro, Il Fatto Quotidiano)

IMG_201cover3_2Ho sempre pensato che avesse ragione Italo Calvino nel sostenere che, anzitutto nella letteratura, la salvezza vada cercata nell’ironia e nel sorriso. Lui ce lo ha insegnato tante volte, per esempio nel Barone rampante. In Calvino l’ironia non è però mai disimpegno o rifugio nel privato, ma chiave di lettura privilegiata per raccontare e comprendere il presente, inducendo il lettore (sorridendo) a una riflessione sulle miserie e sulle storture del presente. E’ quello che ho trovato in tanti libri che mi hanno cresciuto, da quelli di Vonnegut a quelli di Benni, da quelli di Pennac a quelli di Vazquez Montalban. E tanti, tanti altri. Nel mio infinito piccolo, senza certo poter raggiungere anche solo un centesimo di quello che hanno fatto loro, nel mio primo romanzo (oggi in uscita) ho fatto la stessa cosa: utilizzare l’ironia, la satira, il grottesco e il surreale per raccontare questi nostri tempi sbandati. Riderete, o così spero, ne “La vita è un ballo fuori tempo”, ma spero che ci troverete anche molto del nostro e vostro presente. Un presente che morde, e fa male. Un presente di cui sorridere, senza però rinunciare al diritto di essere – quantomeno – i gabbiani ipotetici di gaberiana memoria.
Antonio Padellaro, stamani sul Fatto Quotidiano, ha capito tutto questo. Riuscendo a vedere, nel mio romanzo, cose che io stesso probabilmente non avevo ancora focalizzato. Lo ringrazio, una volta di più, e vi propongo il suo articolo.

“Una fiction piena di riferimenti e caricature, una travolgente parodia italiana che ci coinvolge troppo per lasciarci indifferenti”.

“Ho quarant’anni e non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita, dirà il nostro quarantenne parafrasando Paul Nizan, anche se a giudicare dall’aspetto e dai successi professionali potrebbe benissimo sentirsi “magnifico”, come il Nanni Moretti del film. C’è che non gli va giù il mondo circostante da cui si sente costantemente molestato, la finzione come colonna sonora, il servo encomio ai potenti come impadellaroput esistenziale. Insomma, ha sempre odiato “i porci ed i ruffiani e i falsi che si fanno una carriera con certe prestazioni fuori orario”, ma a differenza di Pierangelo Bertoli (che il nostro forse ama meno di Eugenio Finardi) non riesce ad affrontare la vita a muso duro animato com’è da una natura leggera, ironica, beffarda, sognante e fortunatamente incapace di indignazione, ultimo rifugio degli ipocriti e di chi con le parole fatte e strafatte si lava la coscienza. Come Alice che finisce in un sogno per inseguire un coniglio bianco, inventa allora un mondo surreale e grottesco dove i personaggi più ridicoli diventano sagome iperrealiste, perfino spassose nei loro disgustosi eccessi. Ai tanti quarantenni come lui, che pensano e parlano come eroi di una graphic novel un po’ per sopravvivere e un po’ per non morire di tristezza, Andrea Scanzi, firma del Fatto e personaggio televisivo (per me Andrea e basta) dedica il suo ultimo romanzo La vita è un ballo fuori tempo. Dove Stevie, suo sfigatissimo alter ego sbarca il lunario nella redazione de La Patria, foglio di regime in crollo di vendite diretto da J.J. Cernia, assoluta nullità ebbro della propria abiezione, “diventato giustamente uno dei consiglieri di fiducia del presidente del Consiglio Tullio Stelvio Bacarozzi con il quale aveva condiviso l’esperienza esiziale di mastrolupetto nella Congrega dei Fagioli Lessi”. Ora, quale premier contemporaneo si nasconda dietro il Bacarozzi è del tutto evidente leggendo il Decalogo del Giornalismo del Bene, imposto alle sue vittime dattilografe dal Cernia e improntate all’ “ottimismo, alla speranza e alla positività”. Un gioco delle maschere così scoperto che perfino le demenziali dichiarazioni del riconoscibilissimo ministro delle Riforme, Elena Pia Bozzo sembrano del tutto plausibili, il che la dice lunga sulla catastrofe culturale che devasta il paese purtroppo non abbastanza immaginario di Lupinia. Non diremo altro delle caricature e delle infamie di una travolgente parodia che ci coinvolge troppo per lasciarci indifferenti. IMG_2029_2Perché davvero nessuno poteva immaginare che Renzi avrebbe trasformato l’Italia in una fiction così scadente e dominata dalla cupidigia di servilismo. Almeno, con i Bacarozzi e le Bozzi ci si diverte. Il guaio di Steve (e di tanti suoi coetanei) è di essersi rassegnato troppo facilmente al buio della ragione e allo stupro continuato dell’etica pubblica. E anche se gli bolle dentro un vulcano di rabbia egli lo comprime per quieto vivere ma soprattutto agendo sull’anestetico dell’autoironia, che insieme alle cuffie dell’  iPod e alle domeniche calcistiche hanno assopito l’istinto ribelle di un paio di generazioni. Aiutato dalla presenza di un vitalissimo nonno e di un giovane stagista che armano i loro ideali in attesa di tempi migliori come i partigiani con i loro fucili durante la Resistenza, proprio nel pallone Stevie trova il proprio riscatto (e una speranza estrema di rivoluzione) e stronca finalmente sulla Patria giocatori e dirigenza della Dinamo Brodo, inguardabile squadra protetta dagli amici degli amici del Cernia: governo, mafia o massoneria, fate voi. Perde il lavoro ma comincia a rispettarsi di più il che non guasta. Ogni tempo ha il suo fascismo diceva Primo Levi citato da Stevie, ma per battere questo molesto fascismo da operetta, ci dice Andrea, basta non arrendersi e riderci su. Speriamo”. (Antonio Padellaro, 23 aprile 2015, Il Fatto Quotidiano).

12 Comments

  1. L’aria che tira e la saggezza di nonno Sandro oggi si può riassumere:”Se mi perderai,Non so che cosa farai,Goccia di mare!Flu-flut,flu-flut” firmato cozzalibera

  2. Andrea Scanzi: de non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Adoro I suoi interventi nei talk show dove maltratta e strapazza con intelligenza sarcasmo e ironia i politici da strapazzo di questa Repubblica delle banane. Grazie Andrea comprerò il tuo libro appena mi troverò in Italia.

  3. Ho appena finito di leggere “La vita è un ballo fuori tempo” e devo dire che ho passato una settimana piacevole, divertente ma che lascia amari punti di riflessione sulla società moderna in cui ci muoviamo. Il libro è scritto con acuta audacia e sana ironia, componenti intrinsechi dell’autore stesso.
    La vera chiave di lettura che io attribuisco a questo libro è: il forte disagio sociale vissuto da un gruppo di persone di mezza età con una preparazione medio-alta. Per poter sopravvivere oggi si devono chiudere gli occhi, tappare le orecchie ed accettare una realtà che altrimenti fa male. Emblematico in questo senso è il decalogo del Premier Bacarozzi, vero e proprio regime in fase embrionale, che spudoratamente sventola lo slogan “chi non è con noi e contro di noi” e di conseguenza va isolato.
    Stevie, persona sensibile e con l’autostima sotto le scarpe, insomma uno sfigato nazionale, insieme ai suoi amici si muovono come degli zombie, pur essendo coscienti che le cose devono cambiare, portano avanti la loro vita se non altro per inerzia. Chiaro che in una società “bacarozziana” dire ed affrontare la verità diventa un atto rivoluzionario di grande coraggio. Mi è piaciuta molto la figura di nonno Sandro, non solo per le prelibatezze culinarie, ma per la forza e l’energia di un 90-enne che vive la sua età d’oro, libero da costrizioni e con un occhio di riguardo per il “recupero” di suo nipote e dei suoi ideali di vita.
    Unica pecca del libro è trovare a volte un linguaggio un po’ troppo piccante anche lì dove non me lo aspettavo.
    Finisco il mio commento con un salutone al nostro Stevie, ormai diventato principino intellettuale, da parte di Violet(a) (so che ci tiene) e continuerò a tifare per Dinamo Brodo!

  4. Lo dico da tempo, Scanzi mi ricorda Patrice Dard, l’autore del filone giallo Sanantonio.
    Scrive allo stesso modo, con lo stesso stile.
    Di Dard ho letto tutti e 100 gli episodi pubblicati in italia (anche se ammetto che essere madrelingua francese mi ha aiutato a comprendere alcune battute che altrimenti, tradotte in italiano, perdevano un pò di effetto).
    Di Scanzi non ho letto niente salvo la sua rubrica sul FQ.
    Lo seguo quando mi capita in TV e come parla, ragiona e scrive mi diverte.
    Colmero la lacuna leggendo il suo ultimo libro.

  5. chissà se il Premier Macchietta Nera lo avrà letto, potrebbe riconoscersi magari riflettere sperando nell’autocritica del megalomane che esautora partiti e Istituzioni governative per stravolgere 1/3 della Costituzione Repubblicana a proprio uso e consumo, però mi rendo conto è chiedere l’impossibile.

    Buon primo maggio italiani o meglio buona fortuna perché la storia si sta ripresentando più nera che mai.

  6. Va bene mi avete convinto! Lunedi inizio l’attacco al libro di Andrea Scanzi!
    Ci vediamo fra una settimana!
    Ciao ,ciao!
    Violeta

  7. bravo Padellaro (altro giornalista che apprezzo e stimo insieme a Marco Andrea e il compianto Indro)avrei comperato ugualmente il libro di Andrea come ho comprato tutti i libri di Marco ma leggendo la tua recensione mi sono incuriosita di più.Anche noi siamo cresciuti con le canzoni di Bertoli che ancora oggi ascolta con piacere di meno con Finardi anche se mio figlio lo ha sempre seguito io non mi sono mai persa un concerto dell’unità dove cantava Bertoli e ancora sento la nostalgia di quei tempi dove ancora sognavamo un futuro e ci sembrava fattibile un saluto a te Padellaro e a te Andrea

  8. Dopo tanti anni ho riletto questo pensiero di Italo Calvino ( visto che lo hai citato più volte )« L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972). Allora stimato Andrea Scanzi ti auguro di saper trovare il tuo ” non inferno “( se ancora non ce l’hai )e un grande in bocca al lupo per il libro.

  9. Lodevole riconoscimento per un giornalista che ha fatto del suo mestiere una missione assieme alle sue passioni per personaggi come Gaber, che avrebbero dovuto rappresentare per il popolo italiota, un esempio, che se seguito non avrebbe portato l’Italia allo stato attuale

  10. Non sapevo che fosse stato finalmente “partorito”. L’ho scoperto proprio oggi, perché il consorte, vedendolo in libreria e sapendo che ho un debole per questo “ragazzo”, me l’ha regalato. Scartato il pacchetto sono rimasta molto sorpresa, dunque, e mi sono sentita molto felice per l’autore che si era finalmente deciso a scriverlo.

    Ad maiora, Andrea Scanzi, lo leggerò con attenzione.

  11. Solo una mini-recensione da ex-prof di Lettere. Ho già letto il libro di Andrea (mi permetto di chiamarlo così sia per la differenza d’età sia perchè l’ho visto e poi incontrato a teatro a Bollate per Gaber e a Bergamo per De Andrè) tramite Kindle e mi è piaciuto molto lo stile adatto a un contenuto giovanilistico/caricaturale/critico/drammatico/comico. Per questo lo acquisterò anche in cartaceo per regalarlo a mio figlio ventiduenne che (udite, udite) ama ancora il cartaceo: ah, questi giovani che si rifiutano di essere sfruttati dall’EXPO e se ne stanno a casa a studiare e a leggere!!!

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