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Si dice sempre che nessuno parla o scrive di
tennis, nessuno lo conosce, nessuno può guardarlo da quando c'è la pay-tv. Ecco:
questi nomi sono i più meritevoli del momento. Non i più forti: i più
divertenti, i più carismatici, i più gradevoli. Ritenetela una Guida Estetica
alla racchetta nell'annus domini 2009. Diffidate dalle imitazioni, dal
vincentismo, dall'italianismo (e pure dall'orteghismo spinto). Avvertenza: è una
top ten in itinere, si aggiorna strada facendo.
Ecco i 10 tennisti che meritano di essere guardati,
seguiti, sostenuti. Non sono (minimamente) i più forti: sono i più belli. E/o i
più capaci di appassionare.
1. Jo-Wilfried
Tsonga, Francia. Il Muhammad Ali del tennis. Il Salvatore. Cassius
Jo. Nell'era buonista dell'Atp, nel presepe del politicamente corretto, Egli è
gioia e beatitudine. La quintessenza del carisma, della passionalità.
Inarrivabile quando entra in trance agonistica e trascina sontuosamente
la folla. Con lui si torna a Kinshasa, si torna Re. Tra lui e Federer c'è la
stessa differenza emozionale che passa tra un assolo di Duane Allman e uno di
Memo Remigi. Due difetti: il rovescio, due anni fa bruttissimo e adesso
bruttino, e (soprattutto) un calvario di infortuni. Il resto è maestosità
totemica. Monumentale. Dritto che è maglio, servizio che è devastazione, gioco
di volo e copertura come ce ne sono (oggi) pochi. Ganci e uppercut come se
piovesse. Ha una mano, parafrasando Mario Brega, che può essere piuma o ferro.
Fluttua come una farfalla e punge come un'ape (anche se a volte fluttua come un
pachiderma e punge come un calabrone). Ogni suo match è spettacolo nello
spettacolo. E quella somiglianza impressionante con The Greatest lo
rende ancora più irrinunciabile.
2. Vacante.
3. Marcos
Baghdatis, Cipro. Qui, tra secondo e terzo, dovete immaginare un
discreto abisso. I primi due sono altro pianeta. Però, al terzo posto, c'è lui.
Non fosse altro che per quella cavalcata agli Australian Open 2006, quando
carambolò in finale prima di vedersi rovinato il sogno dal solito Re Frigidaire.
Non è un campione, bensì meteora di lussa. Da tempo non riesce neanche a stare
nei primi trenta. Però è personaggio vero, solare, carismatico, divertente. Non
ha un tennis elegantissimo (come Tsonga del resto), ma è uno dei pochi
Personaggi del Teatro delle Comparse (avvertenza: se volete un Personaggio vero,
ma antipaticissimo, vi segnalo Robin Soderling. Un pazzo scriteriato, ma
onestissimo nella sua ferocia psicotica).
4. Mikhail
Youzhny, Russia. Il più angelico rovescio a una mano ex-aequo con
Gasquet. Come Richard, bello e perdente. Se possibile persino più fragile di
Gasquet. Ingiustamente celebre (ai non addetti) per essersi spaccato la
racchetta in fronte dopo un colpo sbagliato, non vincerà mai nulla e ha già
dato. Ma certe perle del passato, ad esempio i primi due set a Wimbledon con
Nadal nel 2007, restano indimenticabili. A margine (cit): andrebbe fatto un
decreto regio per obbligarlo a tenere la barba, senza la quale dimostra due anni
(anche come propensione a pugnare).
5. Fernando
Verdasco, Spagna. L'ho aspettato a lungo, sembra arrivato. Ha vinto
a fine 2008 una Davis senza Nadal, ha appena fatto semifinale a Melbourne. Nei
cinque minuti è imbattibile, ora sembra avere allungato il tempo di durata.
Finora era un tennista coito interrotto. Capacità inusitata (soprattutto col
dritto) di generare velocità e violenza. Spagnolo atipico, umorale, matto come
un cavallo. Fastidiosetto con quella mania di ingelatinarsi i capelli come
neanche Luis Miguel ai bei tempi. Ma, al suo massimo, trascinante come Djokovic
o Murray non saranno mai.
6. Philip
Kohlschreiber, Germania. Altro rovescio a una mano benedetto (se ne
volete altri: Dudi Sela, Olly Rochus, Agustin Calleri). Orteghiano, nel senso
che è una foca monaca dell'Atp, un circense, adatto a chi si fa bastare
l'effimero estetico per abbacinarsi. Agonisticamente sta appena sopra Veltroni e
molto sotto Seppi. Un soprammobile col volto da impiegato del catasto e la
fronte troppo spesso inutilmente spaziosa, ma in mode on è
piacevolissimo.
7. Sergiy
Stakhovsky, Ucraina. Una fissa mia, classico figlio di un Dio
minore dal gioco grazioso e la mano fine, del tutto improponobile ad alti
livelli. Lo ammirai a Milano qualche anno fa, lo definirono "lo Sheva del
tennis" e da allora né lui né l'originale ne hanno più beccata mezza.
Somiglianza accentuata con Kermit del Muppet Show, feticismo per la palla corta.
Un anno fa ha vinto un torneo Atp da lucky loser, è entrato nei 100 e lì ha
nuovamente smesso di giocare. Per i figli di un Dio minore ho un debole: cito
quindi, dopo Kermit, Philip Petzschner (altro orteghiano-soprammobile, iper
tennista-carillon), Frank Dancevic, Flavio Cipolla, Gianluca Naso, Amer
Delic. PS. Non ho fatto in tempo a metterlo in questo top ten, che Stakhovsky a
Dubai ha mostrato tutto se stesso: primo set nel quale irride Murray e lo batte
7-6, poi smette di giocare e perde il secondo 4-6. Inquietante (e molto
antisportivo) nel terzo: è sotto 3-5 0-30, ma a due punti dal match si ritira.
Forse era convinto che il match fosse già finito. Personaggio surreale.
8.
Michael
Llodra, Francia. Scelgo lui come portatore sano del serve and
volley, tipologia ormai pressoché abbandonata (ahi). Llodra non è più
giovanissimo, il suo lo ha fatto e anche al suo picco non è mai andato oltre una
diminutio del miglior Guy Forget, ma le migliori volèe oggi sono sue.
Dico Llodra e al tempo stesso tributo gli altri volleatori, da Feliciano Lopez
(altro spagnolo atipico, Tronista del Serve and Volley), da Robert Kendrick
(epici i suoi primi due set con Nadal a Wimbledon 2006, poi il nulla) al
detestabilissimo (ma dotato) Radek Stepanek. Pochi, pochi altri (per ora Misha
Zverev e Chris Guccione ve li evito).
9. Janko
Tipsarevic, Serbia. Il tennista colto, piercing e occhialini, barba
da pensatore e fisiognomica da Gattuso. Nelle interviste cita Heidegger, nel
braccio ha un tatuaggio da Dostoevskij ("La bellezza salverà il mondo") e lui
stesso saprebbe creare bellezza. Ma raramente, troppo raramente. Un altro
incompleto cronico. Per giunta in via involutiva. Se continua così esce dalla
top ten (la mia: quella vera la vedrà solo col binocolo).
10. Tommy
Haas, Germania. I teutonici sono razionali e pallosetti in tutti
gli sport (Matthaeus: no dico, Matthaeus...), fuorché nel tennis. Qui
sono quasi sempre (il quasi è Rainer Schuettler, l'Anticristo) talentuosi e un
po' schizofrenici. E' la volta, ora, di Nicolas Kiefer e Florian Mayer, come
pure del tramontante Tommy Haas. E' stato due al mondo, ha avuto mille
infortuni, è a fine carriera. E non è mai stato un campione a tutto tondo.
Eppure, come decimo nome, dico lui (avrei potuto citare Fabrice Santoro o James
Blake) per quella sua prossemica ariana: per quella eleganza stilizzata dei
colpi, alla Michael Stich. Marziale nel rovescio, nel gioco di volo, nel
servizio. Meno marziale nella condotta fuori dal campo (è belloccio, ha spesso
pagato ormonalmente pegno) e più che altro dentro il campo, con monologhi
incazzosi, partite buttate e un palmares per nulla pingue. La perfezione
sciorinata da Haas a Memphis 2006 l'ho comunque vista poche, pochissime volte
negli ultimi anni.
In rampa di lancio, pronti a
subentrare a Tipsarevic e Haas. Nell'ordine: Dudi Sela, Ernest Gulbis, forse il
bulgaro Dimitrov, Jerome Chardy. Poi Flavio Cipolla e Gianluca Naso, ma solo se
questi ultimi riescono a entrare almeno una volta nei 100.
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I
dieci da vedere di: Marco
Bucciantini Massimo
Garlando Michele
Crespu Federico
Ferrero Roberto
Furlani Mirco
Lucarini Alice Misceo Lazzaro
Pappagallo
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