Libri





recensioni

il parere dei lettori 

  • Ciao Andrea, ho cercato un contatto con te dal momento in cui nei ringraziamenti finali de "Il Volatore" è apparso come per magia il nome di R. Gasquet. Mi chiamo Antonio e mi occupo di trasporto commerciale, vivo a Barletta. Ho una carente cultura scolastica ma una tendenza naturale alla lettura e al voler capire cose più grandi di me (a volte). Mi sono innamorato di Fossati (artisticamente) dopo avere ascoltato i 2 album live del '93, con Ivano ho imparato a scoprire la buona musica italiana. Dal 1980 in poi, grazie all'incontro "folgorante" di Sandro Cerino nella caserma della banda esercito di Roma, durante il servizio di leva, mi sono avvicinato al "jazz", in quel periodo ascoltavo con piacere Pino Daniele e tramite lui scoprì i "Weather report" e tutto il mondo fusion. Altra mia passione e il tennis e il calcio, neanche a dirlo gasquet e il mio preferito. Il challenger di Barletta(sicuramente l'ho saprai) è nato sotto una stella luminosissima, quest'anno la 12°edizione. Vincitore Nadal nel 2003 a 17 anni (quasi),e Gasquet nel 2005 a 19 anni (quasi). Confermo ciò che dici sul francesino, il suo rovescio e un'opera d'arte.
    Ti saluto cordialmente e grazie del lavoro realizzato con Ivano, molto simile al rovescio di Gasquet.
    P.S. L'analisi finale di Fossati mi è piaciuta molto e alcuni "perchè" li condivido in pieno.
    Antonio '61

  • Salto tutti i vari convenevoli fatti di complimenti per i tuoi lavori che apprezzo tantissimo. In particolare mi soffermo su "il volatore", scritto denso di competenza, cosa rara di questi tempi.
    Permettimi (uso il tu solo per questioni di età, ho giusto due anni in meno di te), di fare un piccolo appunto, anzi due: sulle tue considerazioni nei confronti della canzone Labile, da te "catalogata" (brutto il termine ma rende l'idea) come uno di quegli episodi in cui il Volatore ha "volato basso" rispetto ai suoi standard elevati e, quel che più conta, duraturi nel tempo.
    Credo che già il verso iniziale, Scivolo come le nuvole di notte, sia carico di quella filosofia obliqua, per usare un termine caro a Fossati, che ha contraddistinto testi già considerati "alti" .
    Quanto amore ando' sprecato amando, disanimando e cerco un confessore ideale, si un'alleanza, un controcanto inseguo qualcosa che migliori profondamente la storia inabitabile e' labile e il suo tempo non vale niente.
    Mi pare che il passaggio sopra riportato,sia non solo degno del tentativo di non essere mediocre, ma credo che il tentativo vada a buon fine, in particolare nella consapevolezza della necessita di doversi confessare ed aprire, piccolo sentore di ciò che avverà poi realmente. Insomma, il proprosito di migliorarsi  che si scontra col valore del tempo (un valore labile per un tempo labile) trova qui una forma espressiva che secondo il mio punto di vista si esime dall'essere un tentativo di snaturarsi verso il basso (cosa che come hai ben descritto a Fossati non riesce, perchè comunque si esprime sempre su livelli alti, anche quando si snatura). L'altro appunto, e qui la mia critica si fa istintiva, è per Ci sarà. Al suo interno si può effetivamente sentire qualcosa di forzato (...fratello attento a fare questa vita tutta controvento...) anche se mi sembra che la canzone funzioni bene. Diciamo così, non è un master piece, ma nemmeno un pezzo al di sotto. Nella speranza di non avertio annoiato troppo, ti ringrazio per la tua disponibilità.
    Matteo
  • Caro Andrea, mi chiamo Samuele e ho trentacinque anni.
    Ho appena finito di leggere "Il volatore"; è molto bello.
    Per prima cosa, mentre leggevo, ho tirato fuori i CD di Fossati e li ho riascoltati, in sequenza, specie i primi, i più vecchi, che a dire il vero, da un pò di tempo non lo facevo. Poi ho preso appunti, ed ho redatto una lista di titoli che non avevo ancora nella mia discoteca privata, qualche cosa di jazz, De Andrè... Poi ho riascoltato Jarret, "La Scala", "Radiance", ho cercato recensioni nuove ed ho ripreso in mano il libro di Polillo e mi sono promesso di completarne la lettura cominciata anni fà.
    Insomma, leggendo il tuo libro, mi sono trovato di fronte ad un lavoro concentrato, che ha spronato non di poco i miei stimoli sempre volti a ricercare sincretismi culturali.
    Il libro si legge tutto d'un fiato con gusto e passione;  spesso mi è capitato di leggere la stessa pagina due volte, per carpirne maggiormente il sapore; un pò come quando si fa la "scarpetta" con la mollica del pane dopo aver mangiato la pastasciutta, e se mi dici che il libro è il frutto di un'amicizia che in tre anni si è intensificata, andando oltre al rapporto professionale, allora devo riconoscerti che si sente davvero il soffio disinteressato della stima e della pura sincerità. Come due veri amici. 
    L'amicizia, al giorno d'oggi, è merce rara.
    La storia di Fossati è sì appassionante, e raccontata nel tuo lavoro lo è ancor di più, perchè inserita in un contesto storico, sociale e culturale; che appunto è la storia della musica italiana.
    Noi ci abituiamo spesso a mitizzare i cantanti, ed involontariamente ci sembrano persone fuori dal comune, mostri sacri, capaci di chissà quali cose... Ed invece, per la prima volta, mi è sembrato di vedere un cantante famoso (Ivano Fossati), come è realmente; cioè molto semplicemente, una persona normale. Uno che di mestiere fa il musicista, che si é "fatto da solo", come altri, chi ha aperto un ristorante, chi è diventato avvocato, chi artigiano.
    Ho incontrato Fossati di persona nel 1996 nel ristorante di Roncofreddo, prima del concerto di Longiano in programma la sera stessa. Io ero con mia moglie, lui aveva appena finito una cena/spuntino, con Mario Arcari. Ne conservo un bel ricordo, ed anche quella volta ebbi l'impressione di una "persona normale", cordialissima, che ci invitò a sederci e ci offri da bere, e noi, un pò imbarazzati imbastimmo un discorso sulla sua musica, cercando di non cadere nello stereotipo dell'ascoltatore medio. (senza presunzione!) 
    Ma il capitolo che mi ha colpito di più è stato l'ultimo. Alberto. Forse perchè, lo scoprire che anche a Ivano, come a me, è mancato il padre, mi ha fatto pensare.
    E ricordare.
    A me, comunque, è mancato anche il nonno.
    Ancora complimenti e cordialità,
    Samuele

  • Mi manca poco alla fine di Ivano Fossati Il Volatore, per il momento il viaggio procede in modo bello e sereno. Ho acquistato in questi giorni anche un cd, Rosario Di Bella - Il negozio della solitudine.
    Secondo me, alla domanda dove andrà a finire la musica d’autore italiana ,mi vien’ da dire va << in direzione ostinata e contraria..>>
    Il sig. Rosario Di Bella secondo me ha tutte le carte in regola per …..iniziare veramente a volare. Mi rivolgo a lei solo per il semplice fatto che il suo libro ha dato origine a delle riflessioni, io faccio l’assicuratore e non il critico il filosofo ecc, ma la musica, certa musica, per la mia vita è importate, e le chiedo di non valutare e far volare solo Gaber De Andrè e Fossati ma di andare anche nel sottobosco, c’è molta roba buona e mi riferisco a Bungaro , Di Bella, Barbieri ecc.
    Le auguro un buon lavoro e buona ricerca.
    Grazie per le sue parole e i suoi pensieri.
    Con affetto,
    Enzo
  • All’uscita “Il volatore” era presentato come “il libro totale” sulla vita di Ivano Fossati e dal primissimo impatto, quello “fisico” dell’acquisto si capisce subito che è così, lo si capisce dalla qualità dell’edizione, dalla rilegatura e dalle dimensioni enciclopediche.
    Il volatore non si limita ad una semplice narrazione cronologica sulla vita di uno dei pochi (se non l’unico) veri cantautori ormai rimasti in Italia, ma scava nei sentimenti, negli stati d’animo, a testimonianza di una profonda simbiosi tra scrittore e protagonista, cosa più unica che rara da ottenere con un soggetto come Fossati; il risultato è un libro che quando lo hai finito ti sembra di essere uno dei migliori amici di Fossati, anche se in realtà lo hai mai avvicinato.
    Il libro è scritto con grande maestria dall’autore tanto da essere riuscito a rendere perfino avvincente la vita di un personaggio che è si un grandissimo artista, ma non sicuramente un Che Guevara o un Patrick de Gagliardon e nei suoi 53 capitoli si trova tutto, ma proprio tutto: la storia delle opere (con alcune più o meno mascherate recensioni), il rapporto con gli altri artisti, le fonti di ispirazione, gli amori, le idee politiche, aneddoti particolari e sconosciuti, facendo emergere un Fossati dinamico e alla ricerca del cambiamento e del rinnovamento, ma al tempo stesso coerente con i suoi principi, le sue idee, tanto da rinunciare a facili compromessi che avrebbero potuto portargli ancora più successo, popolarità e soldi.
    Ottima la scelta del materiale fotografico che senza essere troppo invasivo si inserisce molto bene tra le pagine del libro.
    In molti capitoli, l’autore riporta episodi e storie di altri artisti del passato come John Lewis, Arlt, ecc artisti che hanno segnato la vita di Fossati o che hanno vissuto situazioni simili, questo da un lato aiuta a capire ancora meglio le basi del Fossati artista, ma dall’altro le descrizioni si spingono troppo nel dettaglio con dati, date e nomi che, soprattutto per coloro i quali non sono degli “addetti ai lavori", appesantiscono il libro apparendo come un narcisistico sciorinare della profonda preparazione dello scrittore sull’argomento musica.
    In conclusione l’”opera omnia Fossati” risulta perfettamente riuscita e assolutamente necessaria per conoscere una delle migliori menti artistiche contemporanee. Adesso, dopo quest’ulteriore successo come biografo, dopo Baggio, Villeneuve, Van Basten, dopo quindi un’altra opera che personalmente definisco di “tecnica letteraria”, in cui Scanzi ha dimostrato più di una volta di eccellere, ci piacerebbe vedere questo giovane scrittore alle prese con una prova di “cuore letterario”, un libro tutto suo, diverso da “C’è tempo”, un racconto che duri tutto un libro, un libro che si chiama romanzo….
    Damiano


  • Sono un medico ma con dentro una grande passione per la musica che segna ogni momento della mia giornata.
    Canto, per passione e null'altro, in un gruppo affiatato che si
    cimenta nelle cover e nel nostro repertorio compare coccolata come un gioiellino La Volpe di Fossati.
    Le scrivo questa veloce lettera per complimentarmi con lei per l'opera :
    Ivano Fossati.Il volatore. Un libro ricco di passaggi ,di notizie, aneddoti, vita privata, dischi ed emozioni forti o talvolta commoventi.
    Mi sono lasciata trasportare nel percorso della sua carriera dagli esordi ad oggi...una vera nascita e crescita di un vero artista .... lo spessore artistico c'è e si palpa nei testi, nelle note, nelle armonie e, forse, soprattutto nelle scelte fatte.
    Solo su un passaggio non mi trovo in accordo. Trovo anomalo che 
    La Disciplina della Terra abbia avuto un grande successo nelle vendite a causa della morte di Fabrizio  De André. Io non credo che i fans di Faber si siano rifugiati in questo modo nel mondo Fossati. La disciplina della Terra era ed è un album intenso e geniale che tocca anche argomenti ormai lisi come l'amore con piglio unico.
    Con una classe veramente alta da sfoggio del suo pensiero nelle parole nei contrappunti jazz e nei momenti delicati  come quelli condivisi con Luvi De André. Un così alto momento di musica italiana non può essere unicamente il rifugio per la perdita di un grande Cantautore. Pur rimanendo vero che chi sa apprezzare la musica di De Andrè non può non apprezzare Fossati..... così diversi, così unici ....ma forse , sotto qualche aspetto , così simili. Forse si tratta di un passaggio di testimone, forse il livello culturale dei fans deandreiani a fatto sì che molti di loro lo apprezzassero ,ma non come "sostituto di", come grande Cantautore. Immagino anche che per Fossati sia una soddisfazione /peso questa situazione di notevole responsabilità nei confronti dei fans, nei confronti della sua musica e di se stesso.
    Ma da quello che posso percepire  Ivano rimane coerente con se stesso, con la sua crescita ,dimostrando la sua solidità come artista e dando prova continua del suo talento mai messo in ombra.
    La ringrazio per questo libro che per diversi motivi mi è caro e la saluto con affetto.
    Cristina
  • Ciao Andrea, perdonami se ti do del tu, ma volevo semplicemente farti i miei complimenti per la tua appassionante (e molto ben scritta) biografia di Ivano Fossati. Ho comprato il libro in occasione del suo ultimo concerto a Villa Arconati (Milano) lo scorso fine luglio e me lo sono letto tutto di un fiato approfittando delle successive settimane di ferie al mare.
    Sarei venuto a sentirlo anche a Ricaldone (dove so che hai presentato il volume...) ma quella sera, alla fine, sono andato a vedere i Massive Attack (mezza delusione la svolta psichedelica, a mio avviso).
    Anch’io sono un giornalista e per quanto riguarda la musica mi sono sempre considerato un onnivoro mai sazio. Fossati mi aveva già folgorato
    for the first time ai tempi di “Macramè” (l’ha inciso vicino a casa mia e non sai quanto ho apprezzato i riferimenti a Pasturana che hai citato ne “Il Volatore”...) ma negli ultimi dieci anni l’avevo un po’ perso di vista, nonostante ne “La Disciplina della Terra” collaborassero i miei amici Yo Yo Mundi.
    Beh, il tuo libro mi ha portato a riprendere in mano un discorso interrotto un po’ bruscamente e anche di questo te ne sono grato. Tant’è che ora sto riascoltando, con sommo godimento, i live del ’93 così come “L’arcangelo”Ok, tutto qui, non voglio tediarti eccessivamente. Ti faccio ancora i miei complimenti perchè leggendo le tue note biografiche ho notato che siamo quasi coetanei (io sono del ’75) e proveniamo dallo stesso percorso di studi (io mi sono laureato a Genova con una tesi sul cinema politico di Gian Maria Volontè) e almeno tu hai sfatato il (falso?) mito che, in questo paese, non bisogna necessariamente avere 50 anni per essere giornalisti realizzati.
    E quest’ultima mi sembra proprio la cosa più importante di tutte. Più della cucina, del calcio (malato) o della stessa musica.
    un saluto,
    Simone

  • Ho terminato di leggere Il Volatore e mi è molto piaciuto.
    Non leggo, solitamente le biografie, ma questa è davvero ben fatta, ben scritta è la giusta misura tra la vita, il personaggio, le considerazioni.
    Ho molto apprezzato i "dosati" contributi diretti di Ivano Fossati e il racconto, le storie delle persone legate all'uomo o all'artista. Capitoli piacevolissimi.
    Bravo per aver saputo farti dire e, soprattutto, scrivere nella giusta maniera delle cose più intime che, si sa, difficilmente Fossati esterna.
    Il Volatore? Aiuta a comprendere meglio i motivi, i sentimenti di certi comportamenti. Stimola a non fermarci su ciò che appare.
    Complimenti anche per il capitolo "Arlt" e per tutta la parte "perchè ci piace?"... non potevi trovare conclusione più bella... perchè è un'appartenenza.
    L'entusiasmo con il quale ho parlato del tuo libro ha incuriosito persone che adesso aspettano di leggerlo!
    Gloria
  • Sul piano prettamente editoriale è un gran bel prodotto (non mi convince la copertina, ma si parla di Fossati, non di Jim Morrison).
    Progetto grafico eccellente. Alberto è una cascata di brividi.
    Di fronte alla stroncatura di Berselli, mi sono chiesto come ne saresti uscito: dignitosamente.
    Nel complesso mi sembra intelligente la formula: un crocevia tra intervista, colloquio cordiale, storia, romanzo, riflessione, autocelebrazione (di entrambi), autoironia (di entrambi). L'incontro tra due persone diverse (anagraficamente, culturalmente, antropologicamente) che si compiacciono nel loro fascino di studiosi. Ma che evitano di prendersi eccessivamente sul serio. Riuscendo così ad esprimere una vibrante sonata a quattro mani: una di quelle che avrebbe scritto volentieri anche Debussy.
    Alessio
  • Ho appena finito di leggere il suo libro dedicato a Fossati. Mi è piaciuto molto, è una miniera di preziose informazioni per conoscere in maniera più approfondita la personalità del mio musicista italiano preferito. Anche il senso di alcuni album ora è mi è più chiaro. E' scritto con passione e preparazione, complimenti.  Vorrei solo chiedere come mai non è  stata citata, nemmeno di sfuggita, una canzone con una  linea melodica straordinaria come   " Passalento ". A mio modesto parere è un brano che fra qualche centinaio di anni  (sempre che tra qualche centinaio di anni civiltà evolute esistano sulla Terra, ma ho i miei dubbi...) la immagino eseguita in una serata musicale tra una cantata di Monteverdi, un lieder di Schubert e prima di una composizione di Hc*xzzy27b Zappa (pronipote  di Frank Zappa, naturalmente) dal titolo "Viaggio tra i capolavori del passato". Sono sicuro che non sfigurerebbe affatto. Grazie per il libro.
    Dino
  • Mi permetto di darti del tu, anche se non ci conosciamo, ma in fondo è da tempo che ti leggo e che vado alla ricerca dei tuoi pezzi sul Mucchio... Insomma, noi lettori ipotizziamo sempre una sorta di conoscenza diretta degli autori che "sentiamo" scrivere per noi, è il rischio che si corre a fare con onestà il lavoro che fai.
    Oggi ho finito di leggere la biografia di Fossati, divorata in pochi, pochissimi giorni, andando a riascoltare anche i vecchi dischi che non ascoltavo da tempo (700 giorni, La disciplina della terra) man mano che ne leggevo. Volevo farti i miei complimenti. E' un lavoro splendido e intenso, come ti capita molto spesso.
    E' la prima volta che ti leggo sulla lunga distanza, abituato, come ti dicevo, a leggere i tuoi interventi sul Mucchio e sul Manifesto (in occasione degli Europei di calcio, se non ricordo male...).
    E' un lavoro che denota rispetto, per Fossati e per i lettori. Non cade mai nel volgare, nell'inutile. E' sentito, forte, necessario.
    Per una serie di coincidenze non sono riuscito ad arrivare per sentire la presentazione del libro che facesti a Ricaldone. Sono però arrivato per il concerto, il primo che vedevo di Fossati.
    Spero ci sarà occasione di incontrarsi in altre occasioni, e magari scambiare due parole, due opinioni.
    Grazie ancora, e complimenti.
    Alessandro

  • Sono Fabio da Brescia. Ero in terza fila sabato pomeriggio alla presentazione de "Il Volatore", mi hai firmato la mia copia con dedica. Solo 2 misere righe di complimenti.
    L'ho divorato... avevo voglia di leggere qualcosa su un argomento al quale sono così affezionato  (i cantautori) e scritto da una penna così.
    Conservo gelosamente molte copie del vecchio "Mucchio" e "Rovad" era la mia rubrica preferita. Anche "Garrincha" non scherzava, eh...
    E' con Rovad che ti ho conosciuto e, come Ivano, non hai disilluso le mie aspettative. È stato un incontro professionale, ricco, emozionante, vero.
    Averi voluto fare 1000 domande ma più che domande erano riflessioni, punti di vista... beh dai, non mi dilungo troppo.
    Rinnovo i complimenti e spero di vederti presto in altre occasioni.
    Fabio
  • Ciao, ho appena terminato la lettura de "IL VOLATORE" e volevo complimentarti con te.
    Complimenti per come hai raccontato le cose,per come hai collegato eventi e personaggi tanto da fare diventare una "biografia" un vero e proprio "romanzo". Ho letto il tutto in due giorni isolandomi da tutto e rituffandomi nella bellezza che da' il fatto di sentire un musicista come Ivano una persona con cui potresti tranquillamente bere un caffé senza sentirti in imbarazzo... credo.
    Ivano lo seguo da "Panama e Dintorni" recuperando nel tempo tutta la discografia che tengo separata dagli altri circa 350 cd.
    Questa mia e' anche per raccontarti un fatto: l'altra notte ho sognato Ivano che,s ul palco, a fine concerto, recitava quanto segue:
    "Un giorno saremo tutti nella terra come schegge del dolore sotto la pelle di una dura madre. Donne alate planeranno su di noi, ma vana sarà la loro presa se, ancora una volta, stanchi, ci chineremo a raccogliere la chiavi di casa".
    (sembra una scena apocalittica... ma mi ha dato una pace immensa) Questo per dirti quanto mi ha coinvolto la lettura della tua opera, grazie.
    Forse un giorno, chissà, forse avrò modo di incontrarlo e ridargli questa frase che...  ritengo sua.
    Grazie per lo splendido libro.
    Marco
  • Ci sono due tipi di persone: quelle che cercano il piacere come filosofia di vita e quelle che non si negano al dovere, ritenendolo una forma di agenda personale, agitata dal Fato o dalla Provvidenza. Andrea Scanzi e Ivano Fossati indiscutibilmente appartengono al primo tipo di persone.
    Esemplari alcuni passaggi de Il Volatore.
    Mina, la più celebrata cantante italiana in attività, chiede a Fossati di incidere insieme un disco. A lui l'onere della scrittura. A loro l'onore del canto. Le due voci si impastano bene e volete mettere il disco con Celentano....
    Vanno a pranzo insieme per discuterne ma Fossati decide che la cosa non s'ha da fare. Per non sembrare folle, argomenta, sviscera, analizza il suo rifiuto, sarebbe come mettere sul ring Sugar Ray Leonard e Cassius Clay, un welter e un peso massimo non possono combattere o convivere nello stesso quadrato. Lui è troppo di nicchia, lei no. Celentano va bene, ed è stato fatto, Ligabue andrebbe bene, lui preferisce la Mannoia.
    E' evidente, è palese che trovare una motivazione razionale per spiegare questo "no" non sta nè in cielo, nè in terra ed è divertente, molto, notare come nella sua pignoleria Fossati cerchi di trovarla.
    La spiegazione è semplice: non gli andava.
    Scanzi affronta Discanto, il capolavoro di Ivano. Glielo riconoscono ormai tutti, eccetto Edmondo Berselli (forse). Ebbene il viaggio parte da Lusitania e si articola come una lunga galoppata citazionista. Scanzi per affrontare il Portogallo di Fossati squaderna il suo di Portogallo.
    E' chiaro che chi conosce Andrea sa che quella pagina l'aveva impostata nel cassetto in un vecchio diario già dal 1991 e non vedeva l'ora che un editore gliela pubblicasse. E che con ogni viaggio e ogni libro lusitano aumentava il numero di citazioni e spunti riportati nel diario. Risultato: manca un piccolo riferimento ad Albertina, una delle canzoni d'amore incompreso più straordinarie della canzone italiana. Due minuti di incanto che Randy Newman pagherebbe oro zecchino per avere scritto (fasi analitiche/fasi politiche/ed io non le distinguo mai, robe del genere per descrivere la deriva, gli ondeggiamenti di una donna che non si riesce a possedere fino in fondo e forse è giusto così). Mi sono chiesto perché.
    La spiegazione è semplice: gli andava così.
    A questo punto potreste pensare che sia un libro ebbro, godereccio, sfilacciato, stracciatelloso (!!!!). Non è così: i due autori, quando decidono di seguire la linea del piacere, la percorrono con feroce determinazione. Assomigliano al tennista Nadal quando deve affrontare un match point a sfavore.
    Il che ha significato per Fossati uscire dal guscio della sua casa di Leivi e provare a ritornare a Genova per cercare un'altra casa o ricordare quelle natali, della madre, del nonno. Un viaggio, faticoso, come tutti i viaggi che ti costringono a fare i conti con le persone care, i dischi cari, i momenti della fame e quelli della gloria, un viaggio compiuto con metodo divertito e puntiglio raro.
    Il che ha significato per Scanzi ricorrere al suo metodo: il metodo del Cigno. Come nel libro su Van Basten, Andrea non si limita a scattare tante polaroid del soggetto, dell'oggetto della sua passione (dal che la mancanza non di oggettività critica, ma di oggettività nella scelta del soggetto in questione), ma preferisce inserire le sue polaroid, dall'amante incondizionato dei Beatles al flautista del Delirium, dall'uomo sui pattini simile ad un Village People di Miami de La mia banda suona il rock all'intellettuale che un-po'-ci-fa de 700 giorni e suoi confratelli d'armi, nel più ampio racconto del mondo. Trovando partigiani dove più lo aspetti (il giovane Holden o Keith Jarrett) e dove meno lo attendi (il John Lewis del Modern Jazz Quartet). Trovando specchi in cui rimandare l'immagine di Fossati e moltiplicarla come tanti eco oppure centrarla come tanti fermi immagine.
    Se a voi non interessano queste cose, l'identità, il doppio, il rapporto tra biografo e biografato e chiedete ad una biografia solo una serie di notizie, magari inedite, il Volatore funziona anche su questo livello. Vi dico solo una cosa: spero un giorno di poter scaricare da Internet ed ascoltare le canzoni dell'interprete argentino di Fossati.
    Se a voi interessa invece il rapporto tra i due, il Volatore  sarà prima un po' spaesante e poi, trovati meridiani e paralleli, sempre più emozionante (in un senso molto ampio, compresa una discreta dose di ironia e risate).
    Mi auguro che per la ristampa Scanzi e Fossati non abbiano scovato nuovi autori portoghesi e non abbiano fatto nuovi viaggi in Lusitania. In tal caso del racconto di Discanto e della povera Albertina non rimarrà che il titolo o la copertina.
    Lazzaro Pappagallo, giornalista Rai
  • Ciao...volevo semplicemente fare i complimenti per "il volatore"...lo sto leggendo, non l'ho ancora finito e spero, da un lato, non finisca mai...
    Al di là del tema in sè, credo sia scritto benissimo... scrivi davvero bene! Mi sento molto sciocca a dire"bravo, complimenti, bello!"... però non ho mai letto nient'altro scritto da te ed è stata tanta la sorpresa che, in modo magari un po' banale..., volevo ti arrivasse.
    Rosalba

  • Finalmente ho letto (o sarebbe meglio dire "divorato") il tuo libro.
    E' stupendo! Perche' riesce a essere "il" libro su Fossati, scalzando lo storico di Cotto. Perche' per un fossatiano e' appassionante, soddisfa molte curiosita', approfondisce e spesso svela molti passaggi importanti. Perche' riesce a far sorridere e, in almeno un paio di occasioni, persino a far ridere di gusto. Perche' ha un finale commovente. Perche' l'idea dei paralleli con le vite di altri musicisti, di altri artisti e' giocata da dio.
    Perche' e' molto piu' che un libro "su" Fossati. E' un libro. Bellissimo. Suonera' retorico... ma sono sincero dicendoti che sono *orgoglioso* di aver potuto dare un mio piccolo contributo. Grazie di cuore
    Dodo

  • Sto leggendo "Il volatore". Non l'ho finito, ma una cosa posso dirla: è un libro splendido, ed io, di libri su Fossati, ne ho letti tanti. Ammiro lui e seguo te da molto tempo.
    Ti voglio fare i miei più sinceri complimenti: un lavoro lungo, quello con Ivano, ma i risultati sono davvero fuori dal comune. Tutto qui. Continua così. C'è bisogno di persone come te..
    Daniele

  • Raccontare Fossati è letteratura. Ho sempre letto quello che scrivi prestando attenzione all’argomento, ma ammirando la fluidità dello scrivere, l’armonia, la libertà. Se leggi Mura cerchi ricerchi anche questo. Se leggi Clerici avverti il divertimento, la passione e la libertà che la narrativa, la letteratura ti sa offrire. O qualche oasi felice di giornalismo. Nel Volatore c’è una biografia sì, ma c’è anche letteratura e passione. Certo l’artista è quello che è, facilita, è vero. Ma si apprezza il tocco del  curatore come raramente accade e non sorprendentemente per chi ti conosce.
    Complimenti sul serio.
    Vittorio
  • Ho 28 anni e vivo ad Assemini, un grosso paese che sta a 12 km da Cagliari, ho una passione viscerale per la musica e compro dischi di continuo. Infatti nella musica sono onnivoro, ascolto tutto.  Ieri notte ho finito di leggere il tuo libro, Il Volatore. Appena terminato ho detto è una biografia bellissima, scorrevole, ricca di foto inedite e tanto altro.
    Oggi appena alzatomi ho pensato che dovevo assolutamente mandarti i miei complimenti per il lavoro fatto con cura e passione.
    Bellissima la parte sul nonno, mi sono emozionato.
    Luciano

 

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