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recensioni
il parere dei lettori
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Ho
appena finito di leggere il tuo libro su Van Basten, l'ho praticamente
divorato. Ho provato un miscuglio di emozioni forti: nostalgia,
rabbia, commozione, esaltazione. Ebbene si, sono milanista nonostante
l'Innominabile! Volevo farti sapere che "sento" veramente
mie le cose che dici, per quello che può contare, ed è bello
provare questa sensazione di appartenenza. Agostino
Caro Rui, mi sono fatto coraggio proprio dopo la prima lettura del Canto del
Cigno. Sono passato per il tuo libro e dopo ad altro proprio su tuo suggerimento.
Emozionante (da lettore, ché da ammiratore del Cigno poche parole hanno
senso) scoprire che non sono l'unico, ad esempio, a "vedere" l'eccezione, come
anche realizzare che il gol a Dasaev non è l'eccezione, ma regola
nell'eccezione, che con quel gol. era scattata l'appartenenza - condivido e mi
commuovo io stesso di gratitudine per queste parole - e allora non trovo di
meglio che ricambiare confessando che per me quel gol è stato importante anni
dopo, quando ho scoperto i limiti, la loro esistenza e la loro importanza.
Ho scoperto di come questi mi rendessero solo loro davvero libero, libero di avere delle restrizioni e di poterle guardare in faccia, di
conoscerle, libero di provare, allora. di ridisegnare i miei confini
contando su me stesso. come dovrebbe essere naturale. Ma se lui (mio
paradigma), in quel giugno dell' 88 non mi avesse fatto vedere come si fa, forse
oggi continuerei a lamentarmi per un cross dalla tre quarti, mi girerei verso la
mia porta applaudendo svogliatamente con lo sguardo rivolto a terra, per non
ferire nessuno. Ecco perché Tassotti, come un bambino, quella notte a madrid
esultava da solo, perché sapeva di non esserlo, sapeva che qualcuno aveva
pensato a lui. ... non so quanto tempo rubarti, quindi al momento mi allontano...
ma
credo che mi rifarò vivo perché, a parte due chiacchiere necessarie sulla
quadripletta al Goteborg, devo dirti dell'espulsione di Gullit ad Ascoli. No
non resisto. Io ero lì, aggrappato alla rete del cino e lillo del duca,
innamorato in un momento e per sempre di quell'olandese nero e con le treccine
che applaudiva sarcasticamente l'arbitro, indifferente alle conseguenze di quel
gesto, mentre veniva sommerso da sacchi pieni di "negro!" e gerle cariche di
"mau mau". Quest'ultimo epiteto rimarrà sempre nel mio cuore, glielo urlò,
almeno nei miei ricordi, anche mio nonno. Basta così. Torno all'architrave e ai carpentieri del tuo Salinger... eh eh... Alessandro
Ho trovato "Canto del cigno" e me lo sono bevuto in
una notte. Complimenti, opera completa sentita e votata al bello. Inoltre va
rilevato lo sforzo di creare un personaggio su uno che, extra calcio,
personaggio non è mai stato. Grazie per la citazione, ma sopratutto grazie per
il capitolo su "alzate l'architrave". Il bello di consigliarti i libri è che li
interpreti in maniera sublime. E poi sei riuscito a tenere attaccato ad un libro
rossonero uno juventino....Ma è un libro rossonero????? mah..... Alessandro Gandino
Nella
mia modesta libreria (nemmeno 200 volumi) sono pochissimi gli
autori plurirappresentati: Hemingway, Calvino, Pasolini, Kafka,
Sciascia, Montalban e Boukowski. Da oggi c'è anche Scanzi. Devo
preoccuparmi? Ho letto d'un fiato Canto del cigno. Finalmente
un po' di fluidità, dopo l'indigestione caposseliana. A caldo,
sembra un libro brillante. Con delle lodevoli impennate
di genialità. A tratti può risultare artificioso (o artificiale);
ma abbiamo imparato ad apprezzare questa tua giostra, in cui
si rincorrono elementi apparentemente disgiunti. La critica
più immediata e superficiale potrebbe essere: la bravura (e
la bellezza) che non ostentava Van Basten la ostenta Scanzi.
Ma sarebbe scorretto: la tua genuinità traspare anche attraverso
le abbuffate didascaliche. Ma non si può certo parlare di eccessi,
visto che la pertinenza dei contenuti è sempre azzeccata. E
anche scremando qualche citazione, il libro non perderebbe di
certo consistenza. Anche perchè le idee che aggiungi sono sempre
vibranti. E Maradona che dribblò tutta l'Inghilterra, "compresa
la Tatcher" è una perla mondiale. La sensazione (magari
infondata) è che C'è tempo fosse limato e rifinito in maniera
un po' più certosina di questo Canto. Un'ultima nota. Alle medie
avevo un vecchio professore d'italiano che proibiva l'uso del
termine cosa. Mi ha condizionato la scrittura. Forse è per questo
che noto ogni cosa che scrivi te (e non lo fai raramente). Comunque
ho intenzione di partecipare al Passalibro di Fahreneit (Radio3):
lascerò il tuo Canto allo stadio; o anche in un provinciale
campo sportivo. Stavolta mi sono sforzato di non elogiarti troppo.
Benchè quel "ci stracciò tutti con la fantasia" ci
stia preciso di metrica nel Rimmel. Alessio
Avete presente il
giornalismo sportivo? Ecco, qui siamo proprio da tutt'altra parte. Per
fortuna. Alex
Leggere
Canto del Cigno mi ha riportato alla mente tre cose.
Stagione 87-88; non ho ancora quattro anni, ho la febbre,
mia madre mi lascia dai miei zii, deve andare a vedere Cesena-Milan.
Il suo idolo è Ruud Gullit, vuole vederlo segnare. Tornerà a
casa con uno 0-0 e un' ombrellata in testa, inferta da un tifoso
rossonero al limite del "focoso"... Anch' io ho
amato prima Gullit, e poi van Basten. Quando ci ripenso, mi
vengono in mente gli "stati dell' io" di Eric Berne:
genitore-adulto-bambino. credo che Gullit stimolasse lo stato
del "bambino", che non vuol dire essere bambini (anche
se io lo ero, a quei tempi), ma una serie di emozioni tipiche
dell'infanzia. Gullit piaceva al bambino, era più immediato,
era più istintivo infatuarsi di lui. Anche io, pure ignorante
di calcio, ero rimasta folgorata. E van Basten? Quando?....quando
già era sparito. 1995. Un mio compagno di classe portava
sempre la maglietta rossonera numero 9. Gli insegnanti bacchettoni
lo riprendevano, perchè a scuola non si viene con le magliette
di calcio...ma lui continuava, imperterrito. Anche se nella
squadra del paese faceva il portiere. Mi stava anche un po'
sulle balle, se proprio devo dirla tutta, ma mi rimase impresso,
e quando lo rivedo ora, mi sembra che gli somigli un po', a
Marco. Oggi. Finito il libro mi riguardo un vecchio sfide
sui goleador, ovviamente, spezzone dedicato a Marco. Cose del
passato, anche se impresse nella memoria. Non torneranno più,
anche se sempre vive. Riavvolgo il nastro. L'apertura è per
il coast to coast di Weah contro il Verona. E allora
mi rifugio nella memoria più recente, e oltre a Giorgione ripenso
a quel 9 dicembre 2001, quando Shevchenko disegnò una traiettoria
impossibile che trafisse il mai trafitto Buffon. E penso che
nessuno sarà come Marco, ma che lo abbiamo sostituito come meglio
non si poteva, specie nel calcio di adesso. Cosa mi rimane di
Marco? Ricordi vaghi (ma belli...), immagini di repertorio.
e questo libro, lontano anni luce da una biografia, per fortuna
senza la freddezza di una biografia, ma con la ricerca perenne
del sogno. Grazie, Andrea. Aly
Dopo
avere letto almeno 3-4 volte Canto del Cigno posso dire di aver
avuto a che fare con un capolavoro, un poema, un' ode dedicata
a marco... la mia commozione rimane viva ogni qual volta rileggo
alcuni brani dell'opera, in particolare mi vengono i brividi
con la frase riferita alla rete a ravelli del 3-0: "io
mi sentii come uno che non vuole ancora svegliarsi". Ho
letto alcuni passi a degli amici colpiti anche loro dal tuo
stile e dalle tue parole. Grazie, è riduttivo ma grazie di
tutto. Antonio
L.
La ringrazio ancora per Canto del Cigno.
E' un libro bello, interessante, pieno di spunti
extracalcistici, a tratti simpaticamente ironico (formidabili l'incipit
con Tassotti e l'episodio di Pedernera), a tratti toccante, scritto benissimo (si è portati a leggerlo tutto d'un fiato, anche la
seconda volta). Come sempre, lei è riuscito a mettere in luce gli aspetti
nascosti di un personaggio. In questo senso, ho sempre
pensato che per riuscire, come fa lei, a vedere il lato umano e più nascosto
delle vicende, bisogna essere dei poeti. Le dico anche che, sotto tale profilo, ho apprezzato di
più C'è tempo, perché in questo c'era più poesia e più
compartecipazione umana ai casi della vita. Alla fine di ogni storia il
lettore resta stupito e commosso: credeva di conoscere una vicenda e invece ne
ignorava il significato più profondo e più umano, non aveva mai pensato ad un
episodio e ora si accorge della ricchezza dello stesso. Insomma, credo che l'argomento sportivo, con tutte le sue
esigenze, le stia un po' stretto e che limiti la sua
poesia. Continuerò a seguirla sui giornali e sui prossimi
libri. Grazie ancora e buon lavoro. Antonio.
Ero
con la testa piegata intento a far miei i nomi di autori e titoli
stampati nello scaffale quando, d’improvviso perché inaspettato,
alla parola Cigno scorgo vicino quella di Scanzi al che un’emozione,
forte, mi fa drizzare e mentre tendo la mano verso parole a
me familiari penso "sarà mai possibile che il buon Rui
abbia, finalmente, messo su carta bellezza e sensazioni mai
dimenticate…". Ebbene si, la copertina (con sottotitolo)
a fugare ogni dubbio, il battito stenta a decelerare, guardo
la data: è freschissimo, stampato a marzo ’04, penso al nessun
segnale colto che me ne presagisse l’uscita, comunque è la sterzata
di una giornata anemica. A casa tralascio la serata e l’attendare
agli amici; un forte senso di nostalgia mi si riverbera dentro
e la mente torna a S. Siro, agosto ’95, la camicia rosa, la
bocca aperta, il giro di campo, e io (noi) su quell’anello con
gli occhi lucidi a battere forte le mani, fino a far male, per
non sentire la domanda "e adesso? ora chi ci farà vedere
le stelle senza alzare gli occhi". La lettura si fa incalzante,
la voglia di rileggere ogni capitolo si scontra con la voglia
di leggere il successivo, le parole e il senso di pienezza nel
raccontare e descrivere ogni gesto e nello spiegare ed esplorare
fino al cuore le tue ragioni lasciano il segno, indelebili per
chi come me ha vissuto quegli anni precipitando con continuità.
Van Basten non è mai esistito, hai ragione, se non nella nostra
testa, figlio della nostra fantasia e della nostra necessità
di purezza, la necessità di andare oltre il semplice gesto,
nel calcio come nella vita. Una considerazione: quando Marco
ha segnato il Milan (non saprei Ajax e Olanda) non ha mai perso
(in coppa Italia nel ’87 il Parma vinse hai rigori, 2-2 dts),
a me piace pensare che fossimo noi a non volere la sconfitta,
che il nostro sogno quando concretizzato non fosse intaccato,
e che alla fine fossimo vinti e ridestati una sola volta. Totalmente. PS:
da quest’anno il lungo inverno di noi orfani di chi sa cercare
i cavalli è, forse, meno rigido; dopo aver letto il tuo libro
che ha riaffiorato antiche emozioni, ho sentito al gol di Kakà,
cogliendone l’armonia, l’essenzialità, la purezza nella forma,
un vuoto attorno: le stelle, d’accordo, sono ancora alte nel
cielo, però mi sono trovato come sull’orlo di un precipizio… D.
“Quando la palla, rasoterra ma irregolare
(saltellava), arrivò a Van Basten, più o meno all’altezza del calcio di rigore,
la porta era vuota. Il difensore lontano. Un tiro facile bastava spingerla. Eppure, Van Basten
la colpì con violenza. Mirando il sette alla sua destra. Non c’era motivo di
cercare l’angolo, per giunta con quella forza, ma Van Basten sommò difficoltà a
difficoltà. Rischiò moltissimo. La palla schizzò poco sotto la
traversa, velocissima, al punto che - fatto totalmente inconsueto - quando toccò
la rete, probabilmente troppo tesa, schizzò fuori. Sembrò quasi un non-gol,
venne quasi da non esultare.” In quel momento Ameri, dai microfoni di “Tutto il
calcio minuto per minuto”, esclamò: “Traversa!”. Preso da un’emotività
mai più così manifestata, lanciai la mia Sanyo contro il muro del campo
sportivo. Radio e gioia esplosero contemporaneamente. Gol, la palla era entrata.
Anche Ameri (il più odioso dei radiocronisti della storia) dopo qualche secondo
era costretto ad ammetterlo. E il nuovo cominciava ad avanzare.
Era forse impossibile scrivere un libro su Van
Basten. Estraneo, anonimo, refrattario a tutto. Per
definizione, sempre. Indelebili la sua eleganza, la sua
unicità. Era forse impossibile scrivere un libro su
Van Basten. Ricordi, emozioni, associazioni.
Tutte tue.
L’unico modo per raccontare
l’irripetibile. Davide
Ho
letto una volta e riletto tre volte... (e decine di volte a
pezzi...)il suo capolavoro sul Cigno di Utrecht. In realtà mi
aspettavo un taglio diverso e proprio questa imprevedibilità
mi ha colpito in maniera "impressionantissima". Meise,emozionante...
Eccezionale davvero! Ad essere sinceri a tratti per me era
difficile capire i riferimenti con le opere di Salinger (che
non conosco,ma sto rimiediando in questi giorni). Ma il limite
é mio. Mi risulta difficile pensare che lei sia cosi' giovane. Quanto
mi manca Van Basten...mi consola vederlo in panchina. Fabrizio
Ho
appena finito di leggere il tuo Canto del
Cigno. Mi ha lasciato dentro una sensazione che non so definire. È una
bella sensazione, però. La lascerò decantare. Nel tuo libro traspare tanta bellezza, di quella che
non muore, per di più. Non è il mio concetto di bellezza, ma fa bene
confrontarsi con altri e ampliare le proprie vedute, e percezioni. È stato molto
piacevole perdersi nei tuoi ricordi, nei tuoi ragionamenti. Nella tua ricerca di
impossibili o improbabili connessioni, perfettamente vere, rese tali dalla tua
scrittura. Bello. Ho casualmente trovato una colonna sonora ideale per il tuo
libro, Sweetest Decline di Beth Orton, da Central Reservation. Non
conosco Nebraska, ma farò ammenda. Complimenti quindi, e grazie per lo stimolo
intellettuale, e del cuore. Di questi tempi è merce che non si trova
facilmente. Francesco.
La mia sensazione
è che Scanzi scriva così bene che, se anche parlasse di cucito, risulterebbe
comunque affascinante. Per chi ama la "forma" della scrittura (e poi la
sostanza, ma prima la forma), questo libro è una "perla" (chi ha letto il libro
capirà il perché di questa parola). Giacomo
Veramente meraviglioso il tuo libro su Van Basten
che continuo a rileggere ed a riscoprire ogni volta che lo apro.Se di qualche pecca si deve parlare, be', non te la
prendere, ma talvolta rispecchi anche se molto blandamente un difetto comune a
molta gente di Sinistra e cioè il non poter fare a meno di esternare opinioni
politiche, appunto, anche quando si parla di giardinaggio, apicultura o di
pallone... Mi è sembrata inoltre un po' riduttiva la tua
sottovalutazione del colpo effettuato nell'87 dalla dirigenza milanista con
l'acquisto di Van Basten, quando sfido chiunque ad affermare che allora già ne
aveva sentito parlare e ne avrebbe consigliato caldamente
l'acquisto... Ad ogni buon conto, complimenti vivissimi, il tuo è
un libro che suscita emozioni e, al giorno d'oggi, non è assolutamente cosa da
poco. Giancarlo
Non
sbagliavo. Scrivere un libro sul mio idolo calcistico di e per
sempre Marco Van Basten è stato per diverso tempo il mio sogno.
No, uno dei miei sogni. Per anni avevo aspettato che qualcuno
lo scrivesse, ciclicamente mi informavo in libreria.Nada. Così
decisi che se nessuno aveva voglia di scrivere qualcosa su Marco
lo avrei fatto io ben volentieri. Partii, presi contatti col
Milan e via dicendo. Poi l'hai fatto tu. Mi dissi: questo è
un libro talmente importante, a chi l'avrei fatto scrivere se
avessi deciso io? Domanda retorica. Rui. Pensai che se
proprio non era il mio turno doveva essere per forza il tuo.
Sono sicuro che mi sarei incazzato a morte se l'avesse fatto
qualcun'altro. Chiunque altro. E invece ero tranquillo.
avevo la sensazione che quel libro, quella cosa così cazzutamente
importante fosse in buone mani, le uniche (oltre alle mie...
eh eh eh). Non sbagliavo. E infatti, ora devo ammettere che
io un libro così non sarei mai stato in grado di scriverlo.
Io grido al capolavoro, perchè nel suo piccolo lo è, perchè
sapevo tutto quello di cui hai scritto, perchè ero un bambino
ai tempi di Van Basten, ricordavo tutto. Ho vissuto tutto quello
che racconti proprio così. Brivido dopo brivido. Mi hai immerso
in un lago splendido dal quale ho faticato ad uscire. E poi
nulla è banale cazzo! Nulla! Voli pindarici da iperspazio della
ragione... un modo di scrivere asciutto potente breve ed efficace.
saresti piaciuto al mio amico bruce lee. Non sbagliavo. Vedermi
citato mi ha fatto enorme piacere, sul serio. ma credimi, mi
ha fatto ancora più piacere vedere che non mi sbagliavo, che
le cose sono state compiute come dovevano. Questa è la cosa
importante. Questo mi rende felice. Grazie. Mi hai rappresentato. Gianluca
Sirri
Mi sembra una
sorta di fanzine sportiva che vuole sprovincializzarsi con citazioni ad effetto
. Me l'hanno prestato dicendomi che l'autore era un buon biografo. Sarà che io
le biografie le considero libri di serie" b" ma non ce l'ho fatta a finirlo.E
poi già il titolo sapeva troppo di luogo comune. Gianni
Ho
appena finito di leggere il tuo
libro su Marco Van Basten, mi ha molto appassionato; probabilmente solo Van
Basten poteva indurre qualcuno (te in questo caso) a fare arditi accostamenti
con pittori, scrittori e filosofi. Una frase su tutte mi ha
colpito:<<Marco era un artista-veggente. Capace di produrre
bellezza>>, che me ne ha ricordata un'altra letta quando Van Basten era
agli albori della sua esplosione; più o meno suonava così:<< Ha l'aria di
un principe: non c'è gesto anche il più rozzo, al quale non offra la cornice di
una grazia così soave, da sambrare talvolta artificiosa>>. Complimenti
vivissimi. Gianni
Sul Guerin Sportivo di qualche settimana fa avevo
letto la recensione del tuo ultimo libro sul TUO Van Basten, anche per me
campione "mai esistito".... Ti faccio i miei complimenti, davvero bello
intersecare pittura, musica, campioni di altri sport con Marco... Giuseppe
Purtroppo per me sono un pò più
anziano di te. Ti ho incontrato leggendo una recensione del tuo libro su Marco
su "Il Giornale", dal che si deduce che le nostre idee politiche non
collimino..del tutto. Ti scrivo solo per farti i
complimenti per il libro appena letto, ed oggi ho spedito l'ordine d'acquisto
per "Rossoneri comunque", dal che si deduce che se una cosa ci divide un'altra
ci accomuna. Ho visitato il tuo sito e ti dico che
la poesia che porti nello sport è semplicemente favolosa, mi auguro che te possa
continuare a scrivere così e a riscire come pochi fanno, soprattutto quelli
della tua parte politica, a dividere l'amore stupendo e irrazionale che si ha
per la propria squadra dalla strumentalizzazione politica. Leonardo
FINALMENTE un libro
su Van Basten. E CHE libro! Bellissimo, tra i migliori mai letti di
sport. Luca
E' il primo libro
italiano dedicato al GRANDISSIMO Van Basten, e non poteva essere più bello di
così. Molto più che un libro di sport, anzi lo sport è qui quasi un "pretesto"
per parlare di estetica e bellezza, citando Salinger, Edberg e Springsten.
Scritto veramente benissimo, si legge in un giorno e fa volare. Marco
Andrea, ho finito ieri il tuo libro. Mi succede
sempre qualcosa di strano alla fine delle tue letture, una sensazione che non è
tua intenzione suscitare, ma è il deposito stesso delle parole per come si
applica in me. E' - sempre - come se - tirando un bilancio - mi fosse mancato
qualcosa, o meglio avessi perso qualcosa che non potrò più avere. Per motivi
disparati, non ho mai seguito - non mi hanno entusiasmato - le passioni della
mia epoca. Non credo per uno snobismo radicato, spero di no, forse per una sorta
di compensazione, o di ritorsione. Non ho mai visto Van Basten, Lendl, De Andrè,
la Ferrari, Platini, Villeneuve, gli spettacoli di Carmelo Bene... e pure li
adoro tutti, mi piace vedere come si depositano nelle nostre storie, come le
aiutano. Ma, devo ammetterlo, non hanno mai scaturito la mia storia. Pure
condivido il nostro tempo comune con passione e profondo interesse e
curiosità... Continua a scrivere, fammi sapere cosa ho perso,
sapere che qualcuno - tu - lo serba, è fonte di equilibrio. Ma sicuramente cercherò il vhs con i goal di
Marco! p.s.
Una cosa ulteriore. Non infierire troppo. Quei
portieroni sfigati; quelle vite da mediani; quei lanci lunghi inconcludenti;
quella bruttezza, di fronte alla bellezza. E' tutta vita necessaria. E danno
comunque il meglio di sè. Non riusciresti, credo, a sostenere certe parole di
fronte all'uomo soggetto delle parole stesse. Non diamo l'autorizzazione a
infierire ai lettori. Ma contro la cattiveria, la boria, i cattivi
profeti vincitori: allora sì! Addosso!!! Massimo Zamboni, scrittore e compositore
Come te sono tifoso del Milan ma
allo stesso tempo dissidente in quanto sono nettamente di sinistra.Ho letto
molti tuoi articoli sul manifesto,e studio all universita della tua citta
Arezzo. Ho appena finito di leggere il tuo nuovo libro
sul"grande Marco"il mio idolo calcistico insime al"Genio" Savicevic "peccato
averli visto giocare poco insieme";trovo il tuo libro straordinario commovente
completo. si legge tutto ad un fiato. Inoltre sono felice che hai ricordato un altro
grande dello spoort Stefanino Edberg con lui mi sono innamorato del
tennis. Ti faccio sinceri complimenti! Matteo
Dare "spessore" a Van
Basten, giocatore bello ma anonimo, era quasi impossibile. L'autore, tra Edberg
e Springsteen, Salinger e Jarrett, ci è riuscito. E questo è francamente quasi
un miracolo, specie per uno come me che oltre alla stima fredda per Van Basten
non è mai andato. Nick
Ciao,
ho 24 anni e fino a ieri pensavo di essere il solo
milanista ad amare Van Basten in modo totale. Oggi mi hanno regalato il libro che
hai scritto e dopo 5 minuti mi scendevano le lacrime, ho rivissuto momenti
felicissimi e momenti tristissimi. Volevo dirti semplicemente complimenti, per il
bellissimo libro, per come è scritto, per il tuo bagaglio culturale e non
solo... Hai stimolato la mia voglia di conoscere i riferimenti bibliografici che
hai usato e che non conosco. Scrivi in maniera fantastica avrai un gran
successo... Raffaele
Caro
Andrea, sono un collega giornalista che sta leggendo la tua
fatica letteraria sul grande Marco Van Basten. Se non fosse
per il tuo disprezzo verso il Berlusconi presidente del Milan,
che non condivido come tifoso - e chissà quanti altri lettori
la pensano come me! - il tuo libro mi piace moltissimo. E'
struggente senza essere malinconico, metaforico senza essere
noioso: insomma è proprio valsa la pena comprarlo! Grazie
e complimenti sinceri Renato
T.
Uno dei tanti
drammi della letteratura è che si ragiona troppo spesso per luoghi comuni e
compartimenti stagni. "I libri di sport sono libri di serie B", "le biografie
sono di serie B". I libri andrebbero "semplicemente" letti. E questo libro, che
non è né una biografia né un libro di sport, è perfetto così com'è. Non era
facile dare corpo a un personaggio un po' anonimo, va dato merito all'autore di
ciò. Roberto
Breve, agile,
elegante. Bello. Come Van Basten. Salvo
Mammamiaaaaa....
brividi. È bellissimo, troppo bello. Bello come lui. Ho
letto il Canto del cigno: la bellezza di Van Basten era
disarmante, come disarmantè lo è stato l’anno (98 mi sembra)
in cui ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Il Cigno
mi ha preso meno del piccolo aviatore. È ancora il mio
preferito. Tra molti. ATTENZIONE ... non voglio dire che non
mi è piaciuto. Parlo di quel vortice di emozioni che ti avvolge
quando entri dentro a un libro. Devo dire però che Villeneuve
non l’avevo conosciuto così bene prima del libro. Il fascino
del personaggio me lo hai trasmesso te in quelle pagine. Quel
vortice è stato grande, tutto insieme, improvviso. Marco invece
mi ha affascinato a più riprese. Ero davanti alla tv quando
colpì al volo quella palla che veniva da dietro... quando incornò
ad altezza caviglia ... quando sforbiciò. Perciò me lo sono
gustato sorseggiandolo, non tutto d’un fiato ... come un buon
chianti. E a me ha fatto il solito effetto. Il bicchiere di
chianti tutto d’un fiato mi inebria, mi da alla testa, mi stordisce,
mentre i piccoli sorsi da un decanter, me lo fanno apprezzare
in maniera più pacata, soft. Non c’entra assolutamente il valore
assoluto. Cosa non mi è piaciuto: trasuda, talvolta, un’anima
milanista. Non che sia esageratamente ingombrante, ma secondo
me la bellezza di marco prescindeva da ogni colore della sua
maglia. Di troppo anche quelle sfrecciatine ai nerazzurri. Lo
capisco, non era facile parlarne in maniera distaccata, poi
la maglia rossonera è stata l’unica indossata in Italia e nel
massimo del suo splendore. Cosa mi è piaciuto: e questo
paniere è sicuramente più ricco del precedente... il gusto del
bello che trasmetti raccontando ogni gesto di Marco. Il fatto
che l’esecuzione perfetta della sforbiciata di Bressan, non
si avvicina minimamente alla bellezza di un gesto simile, magari
anche meno perfetto, ma fatto da chi di perfezione brilla. Vieni
accecato da un lampione. Da una stella no. Un’altra cosa. Troppo
bella. Ero a S.Siro quella sera del trofeo Berlusconi. Entra
in campo con quel giacchettino di camoscio marrone e la mano
alzata che saluta. BOATO a tutto stadio. Marco Van Basten, Marco
Van Basten. Applauso di 5 minuti. Brividi, quasi lacrime. La
partita non me la ricordo. Simone
Ciao Rui,
ho comprato e letto il tuo libro. Probabilmente non te ne farai gran che del mio
giudizio, ma nonostante io non sia un "malato"di calcio l'ho trovato
splendido: splendido per il tuo modo di "cogliere l'attimo",
di immortalarlo, di farne una "moviola" per la mente, e per il tuo modo "altro "
di legare, collegare, unire gesti, persone, atti, dischi, scritti, vittorie,
sconfitte, successi. Le immagini che crei sulla carta si stampano nella mente e
fanno fatica ad andarsene.... E poi la sedia......semplicemente geniale, l'ho
letto in apnea.... ( a proposito .....della sedia, di quella di Van Gogh non del
Boss naturalmente, parla anche Aldous Huxley nel suo "Le porte della
percezione"........te lo consiglio........ma no, che te lo consiglio a
fare.........). Sai creare magia Rui e la sai donare agli
altri. Spero che il futuro ti porti ciò che desideri, lo
meriti.......e questo è tutto ciò che posso
dirti. In bocca al lupo. Stefano
Ola
Rui, finalmente ho letto Canto del Cigno. Era un sfida
e l'hai vinta, come e più de l'Aviatore. Diversamente però:
mentre in quello dovevi sfrondare, distillare, stilizzare
una mitologia radicata e - quindi - equivocata, col Van Basten
è questione di punti di vista, di scompaginare e riarticolare
tessere di un mito cristallino ma non sentenziato, solido sì
ma solo in chi come te vive il calcio (lo sport) da angolazioni
inconsuete, per quanto ti sembrino (mi sembrino) le più naturali.
Le uniche. Come per Marco il goal a Dasaev, quell'angolo impossibile,
incredibile, inevitabile. Naturalmente non mi trovi sempre
d'accordo, e ci mancherebbe: ad esempio quando infierisci col
povero Ravelli (la cui calvizie m'induce istintiva simpatia),
mentre proprio non riesco a far entrare Nebraska e Van Basten
in un pensiero solo, anche se di entrambe le circostanze capisco
la funzione narrativa, e ne godo.Insomma, come per Gilles e
anche di più, ne viene fuori una mise en scene di te
che "guardi il mondo". Ed è molto piacevole abbandonarsi
al tuo scriver(ti) incantato. In attesa di Edberg (la chiusura
del cerchio), ti abbraccio. Stefano
Solventi
voglio ringraziarla per avermi fatto
emozionare, quest'estate durante la lettura del libro su Van
Basten. L'ho "divorato" in quattro ore,
mentre ero sdraiato sotto l'ombra di Santo Domingo. Ma per quelle quattro ore non so dove
sono stato. Mi sono sentito rapito dalle emozioni
e non posso negare che mi è scappata anche qualche lacrimuccia
vera... Solo per dovere di cronaca e non per
fare il professorino mi permetto di segnalarle due inesattezze. La prima è che
il gol con l'Empoli della primavera 1988 viene definito un rasoterra e la
seconda è che viene ricordata una serpentina favolosa durante il centenario del
Milan. Quella serpentina avvenne nella manifestazione "6 per sempre", è cioè
l'addio al calcio del capitano, nel 1998. Approfitto del fatto che Lei è un
Vanbastenologo per confrontarmi su un episodio. Per me la cosa più grande che
LUI ha fatto su un campo da calcio avvenne durante un Milan-Cremonese di non so
quando. LUI era piazzato in area sotto la curva sud e ricevette un lancio da tre
quarti. Gli vidi fare uno stop di piatto destro con la palla che proveniva dalla
sua destra. Purtroppo non ho più rivisto quel gesto ma la sensazione di quello
che fece allora mi rimarrà dentro tutta la vita. Ringraziandola ancora per le emozioni
che mi ha fatto vivere, spero che le mie segnalazioni servano a
qualcosa. Cordialmente, Walter
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