Libri





recensioni

il parere dei lettori 

Ho appena finito di leggere il tuo libro su Van Basten, l'ho praticamente divorato. Ho provato un miscuglio di emozioni forti: nostalgia, rabbia, commozione, esaltazione. Ebbene si, sono milanista nonostante l'Innominabile! Volevo farti sapere che "sento" veramente mie le cose che dici, per quello che può contare, ed è bello provare questa sensazione di appartenenza.
Agostino

Caro Rui, mi sono fatto coraggio proprio dopo la prima lettura del Canto del Cigno. Sono passato per il tuo libro e dopo ad altro proprio su tuo suggerimento. Emozionante (da lettore, ché da ammiratore del Cigno poche parole hanno senso) scoprire che non sono l'unico, ad esempio, a "vedere" l'eccezione, come anche realizzare che il gol a Dasaev non è l'eccezione, ma regola nell'eccezione, che con quel gol. era scattata l'appartenenza - condivido e mi commuovo io stesso di gratitudine per queste parole - e allora non trovo di meglio che ricambiare confessando che per me quel gol è stato importante anni dopo, quando ho scoperto i limiti, la loro esistenza e la loro importanza. Ho scoperto di come questi mi rendessero solo loro davvero libero, libero di avere delle restrizioni e di poterle guardare in faccia, di conoscerle, libero di provare, allora. di ridisegnare i miei confini contando su me stesso. come dovrebbe essere naturale.
Ma se lui (mio paradigma), in quel giugno dell' 88 non mi avesse fatto vedere come si fa, forse oggi continuerei a lamentarmi per un cross dalla tre quarti, mi girerei verso la mia porta applaudendo svogliatamente con lo sguardo rivolto a terra, per non ferire nessuno.
Ecco perché Tassotti, come un bambino, quella notte a madrid esultava da solo, perché sapeva di non esserlo, sapeva che qualcuno aveva pensato a lui.
... non so quanto tempo rubarti, quindi al momento mi allontano... ma credo che mi rifarò vivo perché, a parte due chiacchiere necessarie sulla quadripletta al Goteborg, devo dirti dell'espulsione di Gullit ad Ascoli.
No non resisto. Io ero lì, aggrappato alla rete del cino e lillo del duca, innamorato in un momento e per sempre di quell'olandese nero e con le treccine che applaudiva sarcasticamente l'arbitro, indifferente alle conseguenze di quel gesto, mentre veniva sommerso da sacchi pieni di "negro!" e gerle cariche di "mau mau". Quest'ultimo epiteto rimarrà sempre nel mio cuore, glielo urlò, almeno nei miei ricordi, anche mio nonno.
Basta così. Torno all'architrave e ai carpentieri del tuo Salinger... eh eh...
Alessandro

Ho trovato "
Canto del cigno" e me lo sono bevuto in una notte. Complimenti, opera completa sentita e votata al bello. Inoltre va rilevato lo sforzo di creare un personaggio su uno che, extra calcio, personaggio non è mai stato. Grazie per la citazione, ma sopratutto grazie per il capitolo su "alzate l'architrave". Il bello di consigliarti i libri è che li  interpreti in maniera sublime. E poi sei riuscito a tenere attaccato ad un libro rossonero uno juventino....Ma è un libro rossonero????? mah.....
Alessandro Gandino

Nella mia modesta libreria (nemmeno 200 volumi) sono pochissimi gli autori plurirappresentati: Hemingway, Calvino, Pasolini, Kafka, Sciascia, Montalban e Boukowski. Da oggi c'è anche Scanzi. Devo preoccuparmi?
Ho letto d'un fiato Canto del cigno. Finalmente un po' di fluidità, dopo l'indigestione caposseliana. A caldo,  sembra un libro brillante. Con delle lodevoli impennate di genialità. A tratti può risultare artificioso (o artificiale); ma abbiamo imparato ad apprezzare questa tua giostra, in cui si rincorrono elementi apparentemente disgiunti. La critica più immediata e superficiale potrebbe essere: la bravura (e la bellezza) che non ostentava Van Basten la ostenta Scanzi. Ma sarebbe scorretto: la tua genuinità traspare anche attraverso le abbuffate didascaliche. Ma non si può certo parlare di eccessi, visto che la pertinenza dei contenuti è sempre azzeccata. E anche scremando qualche citazione, il libro non perderebbe di certo consistenza. Anche perchè le idee che aggiungi sono sempre vibranti. E Maradona che dribblò tutta l'Inghilterra, "compresa la Tatcher" è una perla mondiale. La sensazione (magari infondata) è che C'è tempo fosse limato e rifinito in maniera un po' più certosina di questo Canto. Un'ultima nota. Alle medie avevo un vecchio professore d'italiano che proibiva l'uso del termine cosa. Mi ha condizionato la scrittura. Forse è per questo che noto ogni cosa che scrivi te (e non lo fai raramente). Comunque ho intenzione di partecipare al Passalibro di Fahreneit (Radio3): lascerò il tuo Canto allo stadio; o anche in un provinciale campo sportivo. Stavolta mi sono sforzato di non elogiarti troppo. Benchè quel "ci stracciò tutti con la fantasia" ci stia preciso di metrica nel Rimmel.
Alessio

Avete presente il giornalismo sportivo? Ecco, qui siamo proprio da tutt'altra parte.
Per fortuna.
Alex

L
eggere Canto del Cigno mi ha riportato alla mente tre cose.
Stagione 87-88; non ho ancora quattro anni, ho la febbre, mia madre mi lascia dai miei zii, deve andare a vedere Cesena-Milan. Il suo idolo è Ruud Gullit, vuole vederlo segnare. Tornerà a casa con uno 0-0 e un' ombrellata in testa, inferta da un tifoso rossonero al limite del "focoso"...
Anch' io ho amato prima Gullit, e poi van Basten. Quando ci ripenso, mi vengono in mente gli "stati dell' io" di Eric Berne: genitore-adulto-bambino. credo che Gullit stimolasse lo stato del "bambino", che non vuol dire essere bambini (anche se io lo ero, a quei tempi), ma una serie di emozioni tipiche dell'infanzia. Gullit piaceva al bambino, era più immediato, era più istintivo infatuarsi di lui. Anche io, pure ignorante di calcio, ero rimasta folgorata. E van Basten? Quando?....quando già era sparito.
1995. Un mio compagno di classe portava sempre la maglietta rossonera numero 9. Gli insegnanti bacchettoni lo riprendevano, perchè a scuola non si viene con le magliette di calcio...ma lui continuava, imperterrito. Anche se nella squadra del paese faceva il portiere. Mi stava anche un po' sulle balle, se proprio devo dirla tutta, ma mi rimase impresso, e quando lo rivedo ora, mi sembra che gli somigli un po', a Marco.
Oggi. Finito il libro mi riguardo un vecchio sfide sui goleador, ovviamente, spezzone dedicato a Marco. Cose del passato, anche se impresse nella memoria. Non torneranno più, anche se sempre vive. Riavvolgo il nastro. L'apertura è per il coast to coast di Weah contro il Verona. E allora mi rifugio nella memoria più recente, e oltre a Giorgione ripenso a quel 9 dicembre 2001, quando Shevchenko disegnò una traiettoria impossibile che trafisse il mai trafitto Buffon. E penso che nessuno sarà come Marco, ma che lo abbiamo sostituito come meglio non si poteva, specie nel calcio di adesso. Cosa mi rimane di Marco? Ricordi vaghi (ma belli...), immagini di repertorio. e questo libro, lontano anni luce da una biografia, per fortuna senza la freddezza di una biografia, ma con la ricerca perenne del sogno.
Grazie, Andrea.
Aly

Dopo avere letto almeno 3-4 volte Canto del Cigno posso dire di aver avuto a che fare con un capolavoro, un poema, un' ode dedicata a marco... la mia commozione rimane viva ogni qual volta rileggo alcuni brani dell'opera, in particolare mi vengono i brividi con la frase riferita alla rete a ravelli del 3-0: "io mi sentii come uno che non vuole ancora svegliarsi". Ho letto alcuni passi a degli amici colpiti anche loro dal tuo stile e dalle tue parole.
Grazie, è riduttivo ma grazie di tutto.
Antonio L.

La ringrazio ancora per Canto del Cigno. E' un libro bello, interessante, pieno di spunti extracalcistici, a tratti simpaticamente ironico (formidabili l'incipit con Tassotti e l'episodio di Pedernera), a tratti toccante, scritto benissimo (si è portati a leggerlo tutto d'un fiato, anche la seconda volta). Come sempre, lei è riuscito a mettere in luce gli aspetti nascosti di un personaggio. In questo senso, ho sempre pensato che per riuscire, come fa lei, a vedere il lato umano e più nascosto delle vicende, bisogna essere dei poeti. Le dico anche che, sotto tale profilo, ho apprezzato di più C'è tempo, perché in questo c'era più poesia e più compartecipazione umana ai casi della vita. Alla fine di ogni storia il lettore resta stupito e commosso: credeva di conoscere una vicenda e invece ne ignorava il significato più profondo e più umano, non aveva mai pensato ad un episodio e ora si accorge della ricchezza dello stesso. Insomma, credo che l'argomento sportivo, con tutte le sue esigenze, le stia un po' stretto e che limiti la sua poesia. Continuerò a seguirla sui giornali e sui prossimi libri.
Grazie ancora e buon lavoro.
Antonio.

Ero con la testa piegata intento a far miei i nomi di autori e titoli stampati nello scaffale quando, d’improvviso perché inaspettato, alla parola Cigno scorgo vicino quella di Scanzi al che un’emozione, forte, mi fa drizzare e mentre tendo la mano verso parole a me familiari penso "sarà mai possibile che il buon Rui abbia, finalmente, messo su carta bellezza e sensazioni mai dimenticate…". Ebbene si, la copertina (con sottotitolo) a fugare ogni dubbio, il battito stenta a decelerare, guardo la data: è freschissimo, stampato a marzo ’04, penso al nessun segnale colto che me ne presagisse l’uscita, comunque è la sterzata di una giornata anemica. A casa tralascio la serata e l’attendare agli amici; un forte senso di nostalgia mi si riverbera dentro e la mente torna a S. Siro, agosto ’95, la camicia rosa, la bocca aperta, il giro di campo, e io (noi) su quell’anello con gli occhi lucidi a battere forte le mani, fino a far male, per non sentire la domanda "e adesso? ora chi ci farà vedere le stelle senza alzare gli occhi". La lettura si fa incalzante, la voglia di rileggere ogni capitolo si scontra con la voglia di leggere il successivo, le parole e il senso di pienezza nel raccontare e descrivere ogni gesto e nello spiegare ed esplorare fino al cuore le tue ragioni lasciano il segno, indelebili per chi come me ha vissuto quegli anni precipitando con continuità. Van Basten non è mai esistito, hai ragione, se non nella nostra testa, figlio della nostra fantasia e della nostra necessità di purezza, la necessità di andare oltre il semplice gesto, nel calcio come nella vita. Una considerazione: quando Marco ha segnato il Milan (non saprei Ajax e Olanda) non ha mai perso (in coppa Italia nel ’87 il Parma vinse hai rigori, 2-2 dts), a me piace pensare che fossimo noi a non volere la sconfitta, che il nostro sogno quando concretizzato non fosse intaccato, e che alla fine fossimo vinti e ridestati una sola volta. Totalmente.
PS: da quest’anno il lungo inverno di noi orfani di chi sa cercare i cavalli è, forse, meno rigido; dopo aver letto il tuo libro che ha riaffiorato antiche emozioni, ho sentito al gol di Kakà, cogliendone l’armonia, l’essenzialità, la purezza nella forma, un vuoto attorno: le stelle, d’accordo, sono ancora alte nel cielo, però mi sono trovato come sull’orlo di un precipizio…
D.

“Quando la palla, rasoterra ma irregolare (saltellava), arrivò a Van Basten, più o meno all’altezza del calcio di rigore, la porta era vuota. Il difensore lontano. Un tiro facile bastava spingerla. Eppure, Van Basten la colpì con violenza. Mirando il sette alla sua destra. Non c’era motivo di cercare l’angolo, per giunta con quella forza, ma Van Basten sommò difficoltà a difficoltà. Rischiò moltissimo. La palla schizzò poco sotto la traversa, velocissima, al punto che - fatto totalmente inconsueto - quando toccò la rete, probabilmente troppo tesa, schizzò fuori. Sembrò quasi un non-gol, venne quasi da non esultare.” In quel momento Ameri, dai microfoni di “Tutto il calcio minuto per minuto”, esclamò: “Traversa!”.
Preso da un’emotività mai più così manifestata, lanciai la mia Sanyo contro il muro del campo sportivo. Radio e gioia esplosero contemporaneamente. Gol, la palla era entrata. Anche Ameri (il più odioso dei radiocronisti della storia) dopo qualche secondo era costretto ad ammetterlo. E il nuovo cominciava ad avanzare.
Era forse impossibile scrivere un libro su Van Basten. Estraneo, anonimo, refrattario a tutto. Per definizione, sempre. Indelebili la sua eleganza, la sua unicità.
Era forse impossibile scrivere un libro su Van Basten. Ricordi, emozioni, associazioni. Tutte tue.
  L’unico modo per raccontare l’irripetibile.
Davide

Ho letto una volta e riletto tre volte... (e decine di volte a pezzi...)il suo capolavoro sul Cigno di Utrecht. In realtà mi aspettavo un taglio diverso e proprio questa imprevedibilità mi ha colpito in maniera "impressionantissima". Meise,emozionante... Eccezionale davvero!
Ad essere sinceri a tratti per me era difficile capire i riferimenti con le opere di Salinger (che non conosco,ma sto rimiediando in questi giorni). Ma il limite é mio.
Mi risulta difficile pensare che lei sia cosi' giovane.
Quanto mi manca Van Basten...mi consola vederlo in panchina.
Fabrizio

Ho appena finito di leggere il tuo Canto del Cigno. Mi ha lasciato dentro una sensazione che non so definire. È una bella sensazione, però. La lascerò decantare. Nel tuo libro traspare tanta bellezza, di quella che non muore, per di più. Non è il mio concetto di bellezza, ma fa bene confrontarsi con altri e ampliare le proprie vedute, e percezioni. È stato molto piacevole perdersi nei tuoi ricordi, nei tuoi ragionamenti. Nella tua ricerca di impossibili o improbabili connessioni, perfettamente vere, rese tali dalla tua scrittura. Bello. Ho casualmente trovato una colonna sonora ideale per il tuo libro, Sweetest Decline di Beth Orton, da Central Reservation. Non conosco Nebraska, ma farò ammenda.
Complimenti quindi, e grazie per lo stimolo intellettuale, e del cuore. Di questi tempi è merce che non si trova facilmente.
Francesco.

La mia sensazione è che Scanzi scriva così bene che, se anche parlasse di cucito, risulterebbe comunque affascinante. Per chi ama la "forma" della scrittura (e poi la sostanza, ma prima la forma), questo libro è una "perla" (chi ha letto il libro capirà il perché di questa parola).
Giacomo

Veramente meraviglioso il tuo libro su Van Basten che continuo a rileggere ed a riscoprire ogni volta che lo apro.Se di qualche pecca si deve parlare, be', non te la prendere, ma talvolta rispecchi anche se molto blandamente un difetto comune a molta gente di Sinistra e cioè il non poter fare a meno di esternare opinioni politiche, appunto, anche quando si parla di giardinaggio, apicultura o di pallone...
Mi è sembrata inoltre un po' riduttiva la tua sottovalutazione del colpo effettuato nell'87 dalla dirigenza milanista con l'acquisto di Van Basten, quando sfido chiunque ad affermare che allora già ne aveva sentito parlare e ne avrebbe consigliato caldamente l'acquisto...
Ad ogni buon conto, complimenti vivissimi, il tuo è un libro che suscita emozioni e, al giorno d'oggi, non è assolutamente cosa da poco.
Giancarlo 

Non sbagliavo. Scrivere un libro sul mio idolo calcistico di e per sempre Marco Van Basten è stato per diverso tempo il mio sogno. No, uno dei miei sogni. Per anni avevo aspettato che qualcuno lo scrivesse, ciclicamente mi informavo in libreria.Nada. Così decisi che se nessuno aveva voglia di scrivere qualcosa su Marco lo avrei fatto io ben volentieri. Partii, presi contatti col Milan e via dicendo. Poi l'hai fatto tu. Mi dissi: questo è un libro talmente importante, a chi l'avrei fatto scrivere se avessi deciso io? Domanda retorica. Rui. Pensai che se proprio non era il mio turno doveva essere per forza il tuo. Sono sicuro che mi sarei incazzato a morte se l'avesse fatto qualcun'altro. Chiunque altro. E invece ero tranquillo. avevo la sensazione che quel libro, quella cosa così cazzutamente importante fosse in buone mani, le uniche (oltre alle mie... eh eh eh). Non sbagliavo.
E infatti, ora devo ammettere che io un libro così non sarei mai stato in grado di scriverlo. Io grido al capolavoro, perchè nel suo piccolo lo è, perchè sapevo tutto quello di cui hai scritto, perchè ero un bambino ai tempi di Van Basten, ricordavo tutto. Ho vissuto tutto quello che racconti proprio così. Brivido dopo brivido. Mi hai immerso in un lago splendido dal quale ho faticato ad uscire. E poi nulla è banale cazzo! Nulla! Voli pindarici da iperspazio della ragione... un modo di scrivere asciutto potente breve ed efficace. saresti piaciuto al mio amico bruce lee. Non sbagliavo. Vedermi citato mi ha fatto enorme piacere, sul serio. ma credimi, mi ha fatto ancora più piacere vedere che non mi sbagliavo, che le cose sono state compiute come dovevano. Questa è la cosa importante. Questo mi rende felice.
Grazie. Mi hai rappresentato.
Gianluca Sirri

Mi sembra una sorta di fanzine sportiva che vuole sprovincializzarsi con citazioni ad effetto . Me l'hanno prestato dicendomi che l'autore era un buon biografo. Sarà che io le biografie le considero libri di serie" b" ma non ce l'ho fatta a finirlo.E poi già il titolo sapeva troppo di luogo comune.
Gianni

Ho appena finito di leggere il tuo libro su Marco Van Basten, mi ha molto appassionato; probabilmente solo Van Basten poteva indurre qualcuno (te in questo caso) a fare arditi accostamenti con pittori, scrittori e filosofi. Una frase su tutte mi ha colpito:<<Marco era un artista-veggente. Capace di produrre bellezza>>, che me ne ha ricordata un'altra letta quando Van Basten era agli albori della sua esplosione; più o meno suonava così:<< Ha l'aria di un principe: non c'è gesto anche il più rozzo, al quale non offra la cornice di una grazia così soave, da sambrare talvolta artificiosa>>. Complimenti vivissimi.
Gianni

Sul Guerin Sportivo di qualche settimana fa avevo letto la recensione del tuo ultimo libro sul TUO Van Basten, anche per me campione "mai esistito"....
Ti faccio i miei complimenti, davvero bello intersecare pittura, musica, campioni di altri sport con Marco...
Giuseppe

Purtroppo per me sono un pò più anziano di te. Ti ho incontrato leggendo una recensione del tuo libro su Marco su "Il Giornale", dal che si deduce che le nostre idee politiche non collimino..del tutto.
Ti scrivo solo per farti i complimenti per il libro appena letto, ed oggi ho spedito l'ordine d'acquisto per "Rossoneri comunque", dal che si deduce che se una cosa ci divide un'altra ci accomuna.
Ho visitato il tuo sito e ti dico che la poesia che porti nello sport è semplicemente favolosa, mi auguro che te possa continuare a scrivere così e a riscire come pochi fanno, soprattutto quelli della tua parte politica, a dividere l'amore stupendo e  irrazionale che si ha per la propria squadra dalla strumentalizzazione politica.
Leonardo

FINALMENTE un libro su Van Basten. E CHE libro! Bellissimo, tra i migliori mai letti di sport.
Luca

E' il primo libro italiano dedicato al GRANDISSIMO Van Basten, e non poteva essere più bello di così. Molto più che un libro di sport, anzi lo sport è qui quasi un "pretesto" per parlare di estetica e bellezza, citando Salinger, Edberg e Springsten. Scritto veramente benissimo, si legge in un giorno e fa volare.
Marco

Andrea, ho finito ieri il tuo libro. Mi succede sempre qualcosa di strano alla fine delle tue letture, una sensazione che non è tua intenzione suscitare, ma è il deposito stesso delle parole per come si applica in me. E' - sempre - come se - tirando un bilancio - mi fosse mancato qualcosa, o meglio avessi perso qualcosa che non potrò più avere. Per motivi disparati, non ho mai seguito - non mi hanno entusiasmato - le passioni della mia epoca. Non credo per uno snobismo radicato, spero di no, forse per una sorta di compensazione, o di ritorsione. Non ho mai visto Van Basten, Lendl, De Andrè, la Ferrari, Platini, Villeneuve, gli spettacoli di Carmelo Bene... e pure li adoro tutti, mi piace vedere come si depositano nelle nostre storie, come le aiutano. Ma, devo ammetterlo, non hanno mai scaturito la mia storia. Pure condivido il nostro tempo comune con passione e profondo interesse e curiosità...
Continua a scrivere, fammi sapere cosa ho perso, sapere che qualcuno - tu - lo serba, è fonte di equilibrio.
Ma sicuramente cercherò il vhs con i goal di Marco!
p.s.
Una cosa ulteriore. Non infierire troppo. Quei portieroni sfigati; quelle vite da mediani; quei lanci lunghi inconcludenti; quella bruttezza, di fronte alla bellezza. E' tutta vita necessaria. E danno comunque il meglio di sè. Non riusciresti, credo, a sostenere certe parole di fronte all'uomo soggetto delle parole stesse. Non diamo l'autorizzazione a infierire ai lettori.
Ma contro la cattiveria, la boria, i cattivi profeti vincitori: allora sì! Addosso!!!
Massimo Zamboni, scrittore e compositore

Come te sono tifoso del Milan ma allo stesso tempo dissidente in quanto sono nettamente di sinistra.Ho letto molti tuoi articoli sul manifesto,e studio all universita della tua citta Arezzo. Ho appena finito di leggere il tuo nuovo libro sul"grande Marco"il mio idolo calcistico insime al"Genio" Savicevic "peccato averli visto giocare poco insieme";trovo il tuo libro straordinario commovente completo. si legge tutto ad un fiato.
Inoltre sono felice che hai ricordato un altro grande dello spoort Stefanino Edberg con lui mi sono innamorato del tennis. Ti faccio sinceri complimenti!
Matteo

Dare "spessore" a Van Basten, giocatore bello ma anonimo, era quasi impossibile. L'autore, tra Edberg e Springsteen, Salinger e Jarrett, ci è riuscito. E questo è francamente quasi un miracolo, specie per uno come me che oltre alla stima fredda per Van Basten non è mai andato.
Nick

Ciao, ho 24 anni e fino a ieri pensavo di essere il solo milanista ad amare Van Basten in modo totale. Oggi mi hanno regalato il libro che hai scritto e dopo 5 minuti mi scendevano le lacrime, ho rivissuto momenti felicissimi e momenti tristissimi. Volevo dirti semplicemente complimenti, per il bellissimo libro, per come è scritto, per il tuo bagaglio culturale e non solo... Hai stimolato la mia voglia di conoscere i riferimenti bibliografici che hai usato e che non conosco. Scrivi in maniera fantastica avrai un gran successo...
Raffaele

Caro Andrea, sono un collega giornalista che sta leggendo la tua fatica letteraria sul grande Marco Van Basten. Se non fosse per il tuo disprezzo verso il Berlusconi presidente del Milan, che non condivido come tifoso - e chissà quanti altri lettori la pensano come me!  - il tuo libro mi piace moltissimo.
E' struggente senza essere malinconico, metaforico senza essere noioso: insomma è proprio valsa la pena comprarlo!
Grazie e complimenti sinceri
Renato T.

Uno dei tanti drammi della letteratura è che si ragiona troppo spesso per luoghi comuni e compartimenti stagni. "I libri di sport sono libri di serie B", "le biografie sono di serie B". I libri andrebbero "semplicemente" letti. E questo libro, che non è né una biografia né un libro di sport, è perfetto così com'è. Non era facile dare corpo a un personaggio un po' anonimo, va dato merito all'autore di ciò.
Roberto

Breve, agile, elegante. Bello. Come Van Basten.
Salvo

Mammamiaaaaa.... brividi. È bellissimo, troppo bello. Bello come lui.
Ho letto il Canto del cigno: la bellezza di Van Basten era disarmante, come disarmantè lo è stato l’anno (98 mi sembra) in cui ha vinto tutto quello che c’era da vincere.
Il Cigno mi ha preso meno del piccolo aviatore. È ancora il mio preferito. Tra molti. ATTENZIONE ... non voglio dire che non mi è piaciuto. Parlo di quel vortice di emozioni che ti avvolge quando entri dentro a un libro. Devo dire però che Villeneuve non l’avevo conosciuto così bene prima del libro. Il fascino del personaggio me lo hai trasmesso te in quelle pagine. Quel vortice è stato grande, tutto insieme, improvviso. Marco invece mi ha affascinato a più riprese. Ero davanti alla tv quando colpì al volo quella palla che veniva da dietro... quando incornò ad altezza caviglia ... quando sforbiciò. Perciò me lo sono gustato sorseggiandolo, non tutto d’un fiato ... come un buon chianti. E a me ha fatto il solito effetto. Il bicchiere di chianti tutto d’un fiato mi inebria, mi da alla testa, mi stordisce, mentre i piccoli sorsi da un decanter, me lo fanno apprezzare in maniera più pacata, soft. Non c’entra assolutamente il valore assoluto.
Cosa non mi è piaciuto: trasuda, talvolta, un’anima milanista. Non che sia esageratamente ingombrante, ma secondo me la bellezza di marco prescindeva da ogni colore della sua maglia. Di troppo anche quelle sfrecciatine ai nerazzurri. Lo capisco, non era facile parlarne in maniera distaccata, poi la maglia rossonera è stata l’unica indossata in Italia e nel massimo del suo splendore.
Cosa mi è piaciuto: e questo paniere è sicuramente più ricco del precedente... il gusto del bello che trasmetti raccontando ogni gesto di Marco. Il fatto che l’esecuzione perfetta della sforbiciata di Bressan, non si avvicina minimamente alla bellezza di un gesto simile, magari anche meno perfetto, ma fatto da chi di perfezione brilla.
Vieni accecato da un lampione. Da una stella no. Un’altra cosa. Troppo bella. Ero a S.Siro quella sera del trofeo Berlusconi. Entra in campo con quel giacchettino di camoscio marrone e la mano alzata che saluta. BOATO a tutto stadio. Marco Van Basten, Marco Van Basten. Applauso di 5 minuti. Brividi, quasi lacrime.  La partita non me la ricordo.
Simone

Ciao Rui, ho comprato e letto il tuo libro. Probabilmente non te ne farai gran che del mio giudizio, ma nonostante io non sia un "malato"di calcio l'ho trovato splendido: splendido per il tuo modo di "cogliere l'attimo", di immortalarlo, di farne una "moviola" per la mente, e per il tuo modo "altro " di legare, collegare, unire gesti, persone, atti, dischi, scritti, vittorie, sconfitte, successi. Le immagini che crei sulla carta si stampano nella mente e fanno fatica ad andarsene.... E poi la sedia......semplicemente geniale, l'ho letto in apnea.... ( a proposito .....della sedia, di quella di Van Gogh non del Boss naturalmente, parla anche Aldous Huxley nel suo "Le porte della percezione"........te lo consiglio........ma no, che te lo consiglio a fare.........).
Sai creare magia Rui e la sai donare agli altri.
Spero che il futuro ti porti ciò che desideri, lo meriti.......e questo è tutto ciò che posso dirti.
In bocca al lupo.
Stefano

Ola Rui, finalmente ho letto Canto del Cigno. Era un sfida e l'hai vinta, come e più de l'Aviatore. Diversamente però:  mentre in quello dovevi sfrondare, distillare, stilizzare una mitologia radicata e - quindi - equivocata, col Van Basten è questione di punti di vista, di scompaginare e riarticolare tessere di un mito cristallino ma non sentenziato, solido sì ma solo in chi come te vive il calcio (lo sport) da angolazioni inconsuete, per quanto ti sembrino (mi sembrino) le più naturali. Le uniche. Come per Marco il goal a Dasaev, quell'angolo impossibile, incredibile, inevitabile.
Naturalmente non mi trovi sempre d'accordo, e ci mancherebbe: ad esempio quando infierisci col povero Ravelli (la cui calvizie m'induce istintiva simpatia), mentre proprio non riesco a far entrare Nebraska e Van Basten in un pensiero solo, anche se di entrambe le circostanze capisco la funzione narrativa, e ne godo.Insomma, come per Gilles e anche di più, ne viene fuori una mise en scene di te che "guardi il mondo". Ed è molto piacevole abbandonarsi al tuo scriver(ti) incantato. In attesa di Edberg (la chiusura del cerchio), ti abbraccio.
Stefano Solventi

voglio ringraziarla per avermi fatto emozionare, quest'estate durante la lettura del libro su Van Basten. L'ho "divorato" in quattro ore, mentre ero sdraiato sotto l'ombra di Santo Domingo. Ma per quelle quattro ore non so dove sono stato. Mi sono sentito rapito dalle emozioni e non posso negare che mi è scappata anche qualche lacrimuccia vera...
Solo per dovere di cronaca e non per fare il professorino mi permetto di segnalarle due inesattezze. La prima è che il gol con l'Empoli della primavera 1988 viene definito un rasoterra e la seconda è che viene ricordata una serpentina favolosa durante il centenario del Milan. Quella serpentina avvenne nella manifestazione "6 per sempre", è cioè l'addio al calcio del capitano, nel 1998.
Approfitto del fatto che Lei è un Vanbastenologo per confrontarmi su un episodio. Per me la cosa più grande che LUI ha fatto su un campo da calcio avvenne durante un Milan-Cremonese di non so quando. LUI era piazzato in area sotto la curva sud e ricevette un lancio da tre quarti. Gli vidi fare uno stop di piatto destro con la palla che proveniva dalla sua destra. Purtroppo non ho più rivisto quel gesto ma la sensazione di quello che fece allora mi rimarrà dentro tutta la vita.
Ringraziandola ancora per le emozioni che mi ha fatto vivere, spero che le mie segnalazioni servano a qualcosa.
Cordialmente,
Walter

 

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