Libri





recensioni

il parere dei lettori 

C'é tempo é un libro bellissimo.
Gene Gnocchi, Quelli che il calcio dicembre 2003

Di Scanzi ci era piaciuto Il piccolo aviatore, e ci è piaciuto moltissimo anche C'è tempo.
C'è tempo. Imparatelo a memoria, per conservarne il ricordo.
Giorgio Porrà e Gianluca Vialli, Lo Sciagurato Egidio 9 gennaio 2004

Leggete un libro come C'é tempo...
Giampiero Mughini, Panorama - Sport e Letteratura - 27 gennaio 2005
L'insolito e interessante
C'è tempo sembra sia stato scritto sotto la musa di Rilke, lì dove il poeta ci invita a vedere l'esistenza come un "continuo prendere congedo". [..] L'autore prende idealmente congedo da sé, da un intero sistema di valori e di aspettative, di ideali e di certezze forse troppo rassicuranti. [..] Scanzi mostra come, attraverso la virtù dello stile, si possa afferrare una verità meno effimera, meno superficiale, del proprio tempo. [..] La vena più autetica dell'autore rifulge in questa ritrattistica minima, insieme realistica ma di respiro epico. [..] Si può scorgere un'epica crepuscolare alla Hemingway, composta di poesia malinconica dei loser, di amore per la gente semplice e appartata, e di un senso tragico-vitalistico del destino umano. Il centro "filosofico" del libro è antihegeliano, dolorosamente esistenzialista (si cita Heidegger). L'autore non crede che il bene trapassi dialetticamente nel male, o nel buon esito finale delle contraddizioni. Né il tempo lenisce le ferite. [..] Dietro una scrittura spigliata e veloce si esprime tutta la nostalgia per gli anni in cui "c'era un senso civico tremendo e bellissimo".

Filippo La Porta, Avvenimenti  
novembre 2003

Sono trascorsi due anni e due libri dagli esordi letterari di Andrea Scanzi. E si vede. Dalle biografie romanzate ma esterne di eroi amati - Baggio, Villeneuve - Scanzi passa sempre più frequentemente, sempre più volentieri, alla prima persona. [..] L'Aretino ha varcato la linea che lo conduce verso la schiatta dei maitre à penser [..] Scanzi scandaglia se stesso, mette uno sull'altro i mattoni virtuosi di un edificio esistenziale che sia fatto di coerenza e bellezza, in una dimensione di bulimica amarezza, di smarrimento dei punti cardinali. [..] Questa è la prima opera consapevole entro un genere inquadrabile in un moralismo narrativo, da parte di un 29enne fortissimamente lanciato verso alte mete.
Gianluca Veltri, Il Mucchio Selvaggio
dicembre 2003
Botta e risposta (Intervista di Gianluca Veltri)

Il nuovo libro di Andrea Scanzi è una raccolta che va letta come un romanzo, tanta è la vocazione a narrare, di minime biografie "morali" di personaggi del nostro tempo. [..]
Vite divise tra grazia e crepuscolo, speranza e declino; ma, comunque, vite d'eccezione. Sono gli estremi del libro di uno che, nonostante i suoi verdi trent'anni, si dichiara passatista («Il guaio è che io, già, faccio parte di una razza in estinzione»). Di fatto, molto più avanti degli altri, quelli delle chiacchiere nelle tavole rotonde, nei salotti, sul piccolo schermo, quando parla del «senso civico tremendo e bellissimo», degli anni di Falcone e Borsellino (cfr. "Macerie vane"). Del lutto della gente dopo la loro morte; del «desiderio di cambiare le cose». Anni perduti; oggi, macerie vane, è vero.
P.S. Facciamo ammenda: di Scanzi non avevamo mai letto, fino a ieri, Il piccolo aviatore (Limina 2002, pagg. 158, E 12.90). La storia del grande pilota Gilles Villeneuve: un altro sognatore. Bellissima
.
Giovanni Pacchiano, Il Sole 240re Inserto cultura della domenica - 25 gennaio 2004

 Si tratta di una raccolta di omaggi pieni di sentimento e ricchi di emozioni a personaggi come Gaetano e Gould.
Vanity Fair gennaio 2004

Una serie di pezzi brevi, ma assolutamente intensi, sorretti da una scrittura nervosa e partecipe. E' C'è tempo, la prima opera non sportiva di Andrea Scanzi. La maggior parte è dedicata alla musica, in primis a Giorgio Gaber. Il titolo del libro è però preso a prestito da Ivano Fossati.
Tra memoria personale e discorso critico, Scanzi compone una serie di ritratti-racconti che illuminano sulla verità di intere vite dedicate alla musica, compresi i momenti di fallimento: in questo viaggio incontriamo le figure di Glenn Gould, Fabrizio De André, Pietro Valpreda, Rino Gaetano".
Famiglia Cristiana gennaio 2004

I
l ronzio è forte, violento. Voci, suoni, rumori, visioni. Fantasmi. O forse, semplicemente, storie. Sono quelle che si agitano nella testa dopo la lettura di C’è tempo, prima opera non sportiva di Andrea Scanzi. Un libro animato dai destini dei protagonisti, raccontati dall’autore con partecipazione, dall’interno. Scanzi ripercorre luoghi, emozioni, eventi. E li fa suoi, se ne appropria. Per donarceli. Un dono che non si esaurisce nelle due ore di lettura. Un dono che penetra, insegna.
Tra le pagine viene presentata la
meglio gioventù, quella che è slegata da contesti e sensazioni, ma, appunto, resta. E non si trova nella generazione dell’autore né, purtroppo, in quella di chi scrive, quella che, al momento del volo dell’aviatore (cfr. Il piccolo Aviatore, opera d’esordio di Scanzi), ancora non era atterrata. Quella che è divisa tra l’integralismo telecomandato dei centri sociali e l’intimismo pronto ad esplodere dei pomeriggi in biblioteca e delle serate “a tema”. Che conosce la versione “molliconiana” di Gaber e quella Molella remix di Gaetano.
Altri punti di vista, angolature dello sguardo. Tutto qui. Oppure
strabismo culturale, fate voi.
Scanzi si occupa di musica e conosce tempi e ritmi della narrazione, riuscendo a creare un libro compilation, con i silenzi dei Sigur Ros, le gioie di De Andrè, la profondità dei Csi, il talento di Bright Eyes e l’epica trattenuta dei Radiohead.
Stile, ricerca, bravura. Si gioca su questo triplice piano l’intero lavoro, sospeso tra l’ironia di Benni e la narrazione pre minimalista di Hemingway. Due termini di paragone difficili da conciliare, converrete con me. Eppure C’è tempo, titolo mutuato da un brano dell’ultimo album di Ivano Fossati, riesce nell’impresa. Quella di trasformare i pensieri in carne e i ricordi in parole. E di fluttuare, come un’idea. Come le gocce nella foto di copertina. Come i molluschi di Steinback, che scivolano come storie. Che
sono storie.
E se ciò non basta fatevi consigliare da Luttazzi, autore della prefazione, scritta in quel di Nizza, località (chissà quanto immaginaria) di vacanza confino e da Gene Gnocchi, uno dei principali ammiratori di Scanzi. Due mosche bianche nel panorama culturale italiano, due che prima di affrettarsi in risposte preferiscono porsi e porre domande. Quando è possibile.
Giuseppe Bottero, Bra Oggi gennaio 2004

Quello che sorprende piacevolmente è la naturale tendenza di questo giovane scrittore aretino a servirsi dell'arte della retorica senza esserne spaventato, anzi manipolandola con destrezza, cercando nella ricchezza dello stile, che è partecipazione, commozione e turbamento fisico, una via alternativa alla troppa narrativa pseudominimalista. Ed è ciò che lucidamente sottolinea Daniele Luttazzi nella prefazione. 
Riccardo Trani,  La Piazza dicembre 2003 

Una sorta di Spoon River rivisitata con gli occhi di un Osvaldo Soriano dei giorni nostri, dove personaggi noti e meno noti rivivono in una "Macondo degli affetti" che ha appassionato intere generazioni. Con un'introduzione di Daniele Luttazzi.
www.lafeltrinelli.it dicembre 2003

Una letteratura sana e sapiente, colma di nozioni, senza essere vittima di nozionismo, con questo libro Andrea Scanzi propone una eloquente "pinacoteca" di personaggi contemporanei. Modelli e punti di riferimento personali, ma comuni alle ultime generazioni o a una generazione che sta lasciando il posto a qualcosa in cui non riesce a rispecchiarsi. Personaggi che, per la maggior parte, condividono tristemente il destino di una recente scomparsa. Alcuni celebrati dalle masse, altri quasi inosservati, alcuni osannati post-mortem, altri vivi e buffi nella loro italianità. Un testo da divorare ed apprezzare, sia nello stile che nei contenuti. Pagine che lasciano una strana sensazione nell'animo, qualcosa di non ben identificato, che va pressapoco a combaciare con la frase di Scanzi in quarta di copertina: "C'è tempo nasce da una sensazione strana. Come se mi stessero decimando gli ideali. E gli affetti.". Godibile e intelligente la prefazione di Daniele Luttazzi.
www.rottanordovest.com

Storie e personaggi (Gaber, Pantani, Falcone, De André e Tom York e altri) alimentati dal proprio vissuto e un "raccontato" sensibile e giusto, che si trasformano in distillati di ideale capaci di farti pensare.
Ognuno di questi racconti, alcuni dei quali già pubblicati (ma riarrangiati) dall'autore su "Mucchio Selvaggio", trasmette un po' di sana rara morale senza retorica.
Andrea "Rui" Scanzi ha ricevuto il premio Sporterme 2003 come "miglior giornalista sotto i trent'anni", ed espone tutto quello di cui scrive con sentimento. Io lo leggo spesso trovandolo sempre interessante, e, agli occhi "dei grandi" pare sia uno davvero promettente: "questo libro è per persone che scrivono già" (Ammaniti) e "per quelli che hanno sempre desiderato provarci" (Eco). La benedizione è di Daniele Luttazzi, autore della prefazione.
Chiara Sclarandi, www.vascorossi.net dicembre 2003

Ci sono libri che lasciano il segno. E’ il caso di C’è tempo (peQuod edizioni, pp. 112, € 10,00), di Andrea Scanzi, che raccoglie alcuni articoli apparsi sul settimanale Il Mucchio Selvaggio. Ritratti di personaggi, come felicemente li definisce l’autore stesso, e affreschi di vita che hanno la capacità di penetrare il personaggio più o meno famoso per entrare nella persona, di scavalvare il fatto accaduto per rimuovere le emozioni e i sentimenti che ha provocato.
Non era un compito facile, quello in cui è riuscito il trentenne autore nato ad Arezzo.
Esemplare il pezzo d'apertura del libro, dove Scanzi rende omaggio a Gaber, suo mito e, come lo definisce lui stesso, maestro di vita.
Proprio per questo, Scanzi sarebbe potuto cadere facilmente nella celebrazione e nel retorico, cosa che non è affatto accaduta.
Di Giorgio Gaber l’autore sottolinea la coerenza, la semplicità, la costante ricerca di una morale (nel senso più laico del termine), lo spiccato atteggiamento provocatorio verso una politica in cui non si riconosceva, il dubbio (quindi la ricerca continua) come filosofia di vita.
Io sono di sinistra, non della sinistra, aveva affermato Gaber.
Personaggio poliedrico e scomodo, che aveva lasciato la TV proprio nel momento di maggior successo, Gaber ha scritto, spesso insieme a Luporini, alcune delle canzoni più belle del dopoguerra. Ma il suo rifiuto di essere etichettato, il suo rifiuto di adeguarsi politicamente a una sinistra in cui non si riconosceva gli ha creato parecchi nemici. Non che Gaber se ne preoccupasse, tanto che il cantautore milanese ha continuato fino all’ultimo a lanciare i suoi strali contro una politica corrotta e troppo rinchiusa nei palazzi che per questo mal lo sopportava.
Ma
in questo testo non si parla solo di gaber. Ci sono anche Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda, Compay Segundo, Falcone e Borsellino e tanti altri meno famosi ma con storie non meno interessanti. I luoghi partono dall’Eritrea durante la seconda guerra mondiale e passano attraverso Sarnano, un piccolo paese dell’entroterra marchigiano dove il 1° aprile del 1944 i nazisti compirono uno dei loro frequenti terribili eccidi, l’America dove si muore a 13 anni per un dollaro, Carlo Giuliani e De Andre e tanti altri in uno strano mix che risulta sorprendentemente omogeneo.
Forse perché, con uno stile asciutto e leggero, con una penna che punta senza tentennamenti verso i responsabili di alcuni dei misfatti più eclatanti della nostra storia senza la paura di prendere una posizione netta, di parte (ed è questo, secondo me, che dà anima a un testo), Andrea Scanzi ci parla sempre di una cosa che spesso bella non è.
O almeno non per tutti. La vita.
Roberto Sturm
http://www.carmillaonline.com/archives/2004/04/000726.html aprile 2004 

Note intonate di un impotente sconcerto
C’è qualcosa, nel libro di Andrea Scanzi “C’è tempo”, che sconcerta l’autore. Tra luoghi della memoria e storie dimenticate lo scrittore ci offre storie che restano addosso.
La definizione più calzante per questo libro – che pur non essendo un romanzo è qualcosa di più di una raccolta di racconti – ce la offre lo stesso Andrea Scanzi in margine a un pezzo su Bob Dylan: si tratta di note intonate di un impotente sconcerto. Cos’è che sconcerta l’autore?
Il tempo, il suo trascorrere inesorabile macinando ogni cosa (gli ideali) e mietendo vittime (gli affetti). Di fronte a una tale ineluttabilità, non può che sentirsi impotente e trovare gli strumenti letterari insufficienti ad affrontare una sfida improba. Intanto però ci prova e dispiegando le sue note cerca di intonarle nel modo più efficace, finché l’ordito delle trame non riesuma storie dimenticate, decodifica destini di persone ormai scomparse, ricrea luoghi della memoria, stabilisce appartenenze con antieroi solitari.
Tra le storie che più restano impresse: l’epopea balorda dei rapitori della salma di Enrico Cuccia, le bravate del rapinatore più sbruffone d’Inghilterra, la riabilitazione di un intellettuale “plagiatore”. Tra i destini di scomparsi: il cantante degli Alice In Chains, l’attore di “Una storia vera” (divenuto star a ottantanni), Peppino Impastato, Falcone e Borsellino, Valpreda, il genio di Glenn Gould. Mentre tra i luoghi spicca un’agghiacciante vicenda svoltasi a Brooklyn. Invece, nell’ultima sezione dedicata alle appartenenze meritano una menzione particolare due corti circuito: il primo originato dall’apparentare De André alla voce dei Radiohead Thom Yorke; il secondo dal confronto tennistico tra l’efficace tenacia di Lendl e la classe divina di Edberg.
A questo punto, non si può però tacere
il ritratto di Gaber tracciato nel prologo: un’evocazione impressionante per esattezza e concisione, malgrado l’imbarazzata veste da discepolo dell’autore. Ecco: innanzitutto Scanzi cerca di ricordare nitidamente, usando come messa a fuoco il sentimento, per poi avvalersi di particolari all’apparenza insignificanti a cogliere il nucleo delle cose rievocate. Proprio come Kurt Vonnegut, non a caso più volte citato.
Attendendo fiduciosi la nuova prova narrativa di questo scrittore appena trentenne (che già aveva pubblicato un romanzo ispirato alla vita di Villeneuve, Il piccolo aviatore, edito da Limina nel 2002), per il momento C’è tempo va ad arricchire il solco già tracciato dalle Cronache italiane di Veronesi e dal Barnum di Baricco.
Colonna sonora: GLENN GOULD Variazioni Goldberg BWV 988 (registrazioni del 1955); ROBERT WYATT Rock bottom
http://www.bazarweb.info/testi_giugno/26_bertini_testo_gi.htm

CHE NE FACCIAMO DEL NOSTRO TEMPO
Non ci si dovrebbe mai voltare indietro, dice Andrea Scanzi in
c’è tempo: ti succede come alla moglie di Lot nella Bibbia. «Forse questo libro è fatto di sale».
Parecchi dei pezzi del libro sono usciti su “Il Mucchio Selvaggio”. Sono costellati di corsivi: quelli necessari, perché si parla di dischi libri e titoli in generale, e quelli che invece ci mette lui di suo, perché ama sottolineare alcune parole, far ruotare intorno a una singola parola il pensiero, l’emozione, una visione; perché è un modo – un po’ teatrale e pedante – di guardare il lettore
e dirgli: «Hai capito, hai capito bene?». Ci si trova l’emozione di ricordare ciò che scompare, appena un attimo dopo che se ne è andato, quando la presenza è ancora quasi viva. Forse perché così ci si può convincere che ci sono ancora delle cose vere per cui vale la pena. Un lungo pezzo su Giorgio Gaber, poi tanta musica, da Compay Segundo a Ivano Fossati, da Rino Gaetano a Layne Staley a Glenn Gould. E storie marginali, scelte dalla cronaca dei giornali. Poi lo sport: Pantani, Edberg.
C’è tempo è il titolo di una canzone di Ivano Fossati. Il libro è leggero, si legge in fretta perché tutta questa galleria di omaggi e di sentimenti di un trentenne è condivisibile su quasi tutte le pagine. Lo scatto poetico si sente quando la cronaca si eleva grazie alla sottolineatura di un elemento marginale, però importantissimo.
Amos Errante
http://amoserrante.splinder.com/archive/2004-02

Segnalazione d'obbligo per un libro da non perdere, C'è tempo, di Andrea Scanzi.
Gabriella Greison, Radio Deejay, dicembre 2003

Un libro bello, intenso, che ci insegna a ricordare.
Radio Popolare dicembre 2003

Un libro splendido.
Radio Snatura Rock (Bologna) dicembre 2003

Che Scanzi non è solo un giornalista di sport, lo capiamo ulteriormente da questo splendido libro.
Radio Vaticano dicembre 2003 

 

libri  

www.andreascanzi.it