Libri





recensioni

il parere dei lettori  

Ho finito di leggere il libro. Ho tagliato il traguardo in sette giorni. Vista la mia lentezza non sono molti, ho corso bene, vista la mia lentezza nel metabolizzare un qualsiasi libro.
La prima sensazione è il senso di disillusione. Le frasi intense tante, hai saputo toccare il nervo giusto. Un bel romanzo corale, dove Gilles è l'orsa polare di un cielo pieno di stelle, di luci e anche di nubi e di grigio. Perché un aviatore incontra tutto questo nei suoi voli.
Alberto

Caro Andrea, ti assicuro che non andrei a vedere un gran premio di formula 1 nemmeno con una pistola alla schiena, e ti confesso che per me Gilles è stato solo uno che ha consumato tonnellate di benzina ... ma il tuo libro è proprio "giusto", proprio così come dev'essere.
Andrea Matucci, Docente di Letteratura Italiana (Università di Siena)
 
Caro Andrea, davvero complimenti per il tuo bellissimo libro! Quando è morto Gilles avevo solo 6 anni, ma nel corso degli anni l'ho conosciuto grazie a suo figlio Jacques, e il tuo libro descrive in pieno, la grandezza della sua vita...un pilota che vince "solo" 6GP, è diventato un eroe, eroe per grandi e piccini, attraverso le generazioni, grazie alla sua umiltà, all'amore per quello che faceva...
Bellissime anche le citazioni musicali, commovente il finale su Jacques!!!
GRAZIE,GRAZIE,GRAZIE!!
Claudia

 L'aviatore era piccolo, ma chi ha scritto il libro è grande. E usa la penna come Gilles usava il volante: regalando emozioni. Sono veramente contento di non aver scritto il libro su Villeneuve perchè qualcuno ha saputo farlo meglio di me. "Il piccolo aviatore" è scritto come pochi sanno fare e mette in luce i risvolti umani, prima ancora che sportivi, del personaggio. L'approccio mi ricorda quello che ha usato Dalla Chiesa per "La farfalla granata". E per me quel libro ha significato la massima espressione di letteratura sportiva. Mi è particolarmente piaciuta la delicatezza con cui si è affrontato un tema scabroso come la morte.

Come Rui, il suo/nostro idolo portoghese, l'autore non fa e non dice mai cose banali. Per questo, quando ha deciso di scrivere un libro, ha pensato bene di non limitarsi a una cosa qualunque, ma di fare un capolavoro come "Il piccolo aviatore". Chi l'ha letto ha capito chi era Gilles e chi è Andrea, come scrittore e come persona.
Davide Grassi, autore di 'Inter? No grazie!'

Complimenti. Sono un pò più piccolo di te ma l'Aviatore me lo ricordo meglio di qualsiasi altra figura della mia infanzia, tu gli hai regalato uno dei più bei "in memory of" che io abbia letto.
Davide

Sono le due di notte e finalmente "Il Piccolo Aviatore" ha spiegato le sue ali per volare tra gli scaffali della mia libreria, l'ho letto in tre giorni, ogni libro ha il suo tempo e credo che questo sia l'ideale per il tuo.
Sei stato il mio sabato e la mia domenica...difficilissimo staccare gli occhi da quelle pagine.
Non me lo ricordo Villeneuve, quello che so su di lui lo devo tutto a mio padre e non avrei mai creduto di ritrovarmi a leggere un libro che parlasse di Formula Uno, ma ne parla poi "Il Piccolo Aviatore"???
Dentro ho trovato molto di te,molta musica e poesia,amore per il rischio e sopratutto esaltazione della fantasia e tanto stile.Accendo la tv e sento parlare di aereodinamica ed elettronica... la Formula Uno, quella attuale è roba per ingenieri,non per pittori...non per Gilles, un vero numero dieci, il Michelino Laudrup del volante.
Ho finito il libro ed ho gia voglia di riniziare...
Grazie mille Rui!!
Emiliano

Volevo scriverti questa email per farti i miei complimenti. Tramite il Mucchio ho scoperto del tuo primo libro sulla vita di Villeneuve e così sono corsa a comprarlo! Avevo solo due anni quando Gilles Villeneuve morì e, ovviamente, non ho fatto a tempo a vedere nessuna delle sue "pazzie" però, con il passare del tempo, non ricordo nemmeno come, mi sono affezionata a questa famiglia, facendo anche in tempo a vedere la vittoria mondiale del figlio Jacques e la sorte toccata a Schumacher (non hai idea di quanto abbia goduto quel giorno!!). Così non mi è parso vero di poter trovare un libro sulla vita di Gilles, visto che per trovare un libro sulla vita di Jacques sono dovuta andare fino a Londra. Comunque, tornando al punto iniziale, volevo farti i miei complimenti perchè quel libro l'ho letteralmente divorato in un giorno..davvero toccante..ogni pagina era un'emozione. Sì, è vero, la vita stessa di Gilles è stata una carambola di forti emozioni..ma la tua scrittura e il tuo affetto nei suoi confronti hanno contribuito a farle affiorare nel migliore dei modi. Ti ringrazio.
Elisa

Devo raccontarti una cosa bellissima... Venerdì un amico mi ha portato un regalo.
Come sempre, come tanti credo, ho scartato lentamente chiedendomi che cosa potesse esserci di tanto prezioso perchè lui, l'amico, mi guardasse con occhi quasi lucidi. Gilles mi ha salutato dalla copertina con il suo viso leggermente abbassato, gli occhi che sfuggono all'obbietivo...i capelli un po' scomposti...
Sì, Gilles.
Il mio amico mi dice "Ho letto il retro e ho capito che questo libro non poteva che essere tuo!" Io del retro non mi accontento. E come è prassi vado a leggere invece l'ultima frase...quella che chiude, quella che decide...
"Jacques ricorda di avere composto, con Melanie, poesie sul padre. Di avere disegnato, per tutto il viaggio, piccole macchine da corsa. Erano macchine del futuro, il suo. Erano macchine infallibili, all'altezza del padre."
Grazie, Andrea. Infinitamente Grazie.
Per aver fatto della retorica in modo dolce e lieve... Per aver toccato le corde del cuore...quelle giuste...con la semplicità dei fatti accompagnata da un contorno quasi mistico di poesia.
Io sono nata 2 anni dopo il volo dell'aviatore. Di lui mi restano soltanto qualche video sbiadito, i ricordi che ho racimolato da parenti e amici e quel figlio (a Monza lo speaker lo chiama "Il figlio del Vento"...) fantastico che del papà parla molto poco.
Grazie per avermi aiutato a mettere altri tasselli al puzzle.
Io ho una passione per i sognatori... Per quelli che hanno inseguito tutta la vita i loro miraggi...
Perchè se gli uomini sono fatti di sogni e la vita è fatta di uomini, per un sillogismo facile ma strepitoso, i sogni sono fatti di vita.
Fabiana

Mi è piaciuto, ma questo era facile prevederlo, visto l'argomento. Sei riuscito a non banalizzare sui pregi del personaggio Gilles, a non essere retorico sulla sua figura, già questo è positivo. Hai messo in risalto le normalità e le fragilità della persona Gilles. Insomma, mi è sembrato riuscito dal punto di vista dell'analisi della persona e del personaggio. Hai avuto l'indubbio vantaggio di pubblicarlo dopo un lungo periodo di digiuno sull'argomento, ma questo non è un difetto, è cogliere l'esigenza di creare un prodotto che mancava.
Certo, chi ha vissuto quegli anni, lli ha rivissuti nuovamente. Non potevi certo inventare niente di più di quello che era già stato scritto ma questo lo hai detto anche tu nella parte finale dedicata ai ringraziamenti.
Per concludere, il tuo libro è bello perchè coglie gli aspetti meno valutati di Gilles: la fragilità, l'egoismo l'immaturità, le paure, tutte le normalità di una persona che si era trovato nel mezzo di una cosa più grossa di lui, che lo stava travolgendo, hai evitato di farne un eroe, non è stato un eroe Gilles, lui è morto soprattutto per se stesso, per paura di diventare grande.
Ho solo un piccolo appunto: il libro corre veloce, non ti lascia il tempo di riflettere, ma forse era questo che volevi, forse lo hai scritto in stile "Villeneuve", con l'istinto, e allora questo diventa un pregio. Grazie.
Fabrizio Amato, webmaster del sito wwww.ventisetterosso.com
 

Non ho un'idea chiara di cosa mi spinga a scriverti questa mail... forse perchè è una scusa plausibile per non studiare filologia italiana... o forse è semplicemente il desiderio di complimentarmi con te. Perchè sei riuscito a far leggere a mio fratello un libro nel giro di due giorni- e l'unica cosa che mio fratello legge è "Autosprint" - e perchè grazie a lui anche io ho divorato "Piccolo aviatore" in un pomeriggio. Perchè estremamente colpita dal tuo modo di suscitare emozioni pochi giorni dopo mi sono comprata "C'è tempo" evitando di leggerlo tutto in libreria. Perchè hai scritto cose fantastiche su Rino Gaetano. Perchè mi hai portato a conoscere Giorgio Gaber e ad approfondire De Andrè. Perchè hai parlato di Falcone, Borsellino, Pantani, Alice in Chains, riuscendo a farmi scendere una lacrima per ogni personaggio citato. grazie di cuore.
Fede

Caro Andrea, Le scrivo per ringraziarla di avere scritto un bel libro su Gilles, io avevo 14 anni quando è morto ma le lacrime e il groppo in gola sono ancora con me quando leggo di lui o vedo sue immagini.
Sono innamorato della Ferrari e quindi contentissimo delle vittorie di questo bellissimo periodo che la squadra sta vivendo con un grande pilota come Shummy, ma le gare di Gilles erano foriere di ben altre emozioni...
Posseggo e ho letto tutti i libri su Gilles citati nella bibliografia della sua opera quindi "Il piccolo aviatore" non ha aggiunto molte conoscenze, ha però rinnovato l'emozione e di questo la ringrazio.
Un solo appunto: alcune inesattezze che potevano essere evitate, la più grave delle quali è scrivere che Niki Lauda ebbe il suo drammatico incidente a Hockenheim mentre Lauda ebbe l'incidente al Nurburgring.
Auguro al libro molta fortuna.
Un cordiale saluto.
Federico

Caro Rui, il libro l'ho finito la sera stessa. E qui credo stia il suo maggior pregio: davvero scorrevole, appassionante (per quanto l'aggettivo venga ormai usato solo per gli harmony e i thriller di patricia cornwell)... hai fatto passare la vigilia sul proprio letto, a leggere, uno a cui di formula uno è sempre importato pochino...
Oltre alla tua prosa di cui, chiaro, sono un estimatore - altrimenti il libro non l'avrei neppure letto -, il suo punto di forza a me è sembrato che fosse la struttura, uan struttura che se vuoi possiamo chiamare a ragnatela... non c'è solo la (sconnessa) linea retta della vita di Villeneuve...ma ci sono le singole vicende di coloro che di Villeneuve hanno incrociato la strada, una strada che senza intersecare quella di Amon, di Peterson, di Pironi o di Mass (e non solo in senso figurato...) sarebbe stata sicuramente differente... e l'evidenza con cui la vita di Gilles pare tessuta dai fili di un destino lucidamente beffardo credo sia aumentata dalla precisione di questi incastri di vite che ne hanno segnato lo splendore di fiamma intensa e rapidissima.
E di queste visioni -laterali- quelle che mi sono piaciute di più sono quelle di Pironi, di Joann, e il capitolo del - teorema di Towsend -, già letto sul Mucchio, d'altra parte...
intelligente mi sembra il modo in cui i rimandi sono continui,tra l'inizio e la fine...  ring composition, avrebbe detto la mia professoressa del liceo e in generale azzeccate le citazioni all'inizio dei diversi capitoli (e non nascondere che ti sei divertito moltissimo a sceglierle), in particolare quella da "Depressione caspica" (che è delll'ultimo album targato Cccp, poi rientrata nel catalogo Csi)...direi perfetta a suggellare "l'inconsapevole genialità" dell'aviatore senz'ali...
Restando sulle citazioni: non è un caso, vero, che quando citi un cantautore in un capitolo la citazione all'inizio del successivo è dello stesso?
Critiche? Critiche...mah, forse a non convincermi del tutto credo che siano alcuni accostamenti, alcuni paralleli...voglio dire, forse la passione che hai per Ali (tra l'altro: le quattro puntate su di lui apparse sul mucchio mi sono sembrate la cosa migliore che hai scritto) ti ha un po' forzato nel mettere quel (non) paragone all'inizio del libro,che è risultato un po' contorto, appunto, forzato, quantomeno nella forma...e a volte la molteciplità di fonti da cui trai analogie e spunti può un po' confondere le idee... anche se effettivamente, imbattentondemi nella - desassosego - del mio - eteronimo virtuale - (che paradosso che pessoa possa fare da eteronimo, re degli eteronimi egli stesso, e che ironia che pessoa significhi -persona-...) mi sono quasi commosso...
E comunque complimenti davvero, caro andrea...se io fossi un giornalista del mucchio ti darei tranquillamenti tre stellette e,suvvia, se fossi guglielmi, anche quattro.
E in ogni caso, davvero, di cuore, grazie o, come si dice...obrigado.
"Fernando Pessoa"

I miei più vivi complimenti per il bel libro su Gilles Villeneuve, che trasmette con forza il valore della coernza a se stessi.
Desidererei annotare alcune piccole imperfezioni peraltro irrilevanti:
- Vittorio Brambilla vinse nel 1976 a Zeltweg con una March e non con una Surtees;
- Ronnie Peterson vinse tre volte a Monza, e non due, ne 1973, 1974, 1976;
- Niki Lauda ebbe il noto incidente nel 1976 al Nurburgring e non a Hockenheim
Filippo

Ciao Rui, ho letto il tuo libro su Villeneuve e l'ho trovato bellissimo: complimenti!.
Gabriella Bona, scrittrice

Ero sicuro, conoscendo un pò il tuo stile,  che mi sarebbe piaciuto, però devo dire che stavolta ti sei superato. Sei riuscito a trasferire le emozioni in maniera così forte che, a volte, mentre lo leggo mi sembra di essere lì ai box della Ferrari  ad ammirare "Il piccolo aviatore" passare sul traguardo. E ringraziare il dio delle corse che gli abbia fatto fare ancora un altro giro.

Leggendo specialmente le parti dove racconti i vari Gran Premi c'è quel senso di "velocità", quel senso di voler sempre andare al massimo ed anche oltre che mi affascina moltissimo. E c'è poi il romanticismo di questo sport che purtroppo non esiste più.
Gianluca, Scandicci
 

Ti odio. Ho appena finito di leggere "Il piccolo aviatore" e sto piangendo....
Ti odio, perchè quell' 8 maggio 1982 io avevo 19 anni (e non 8...) e non me ne fregava niente - o poco comunque, diciamo che andavo a piloti (prima Fittipaldi, poi Lauda poi Gilles poi basta)  -della Formula 1, ma la più bella ragazza (oggi donna) che io abbia mai conosciuto, che era una mia compagna di classe, adorava Gilles e così quel giorno l'ho vista piangere e avrei voluto consolarla, stringerla, coccolarla, magari amarla... ed invece c'era posto per tutti, ma non per me, che non avevo mai scambiato con lei una parola di formula 1, perchè ero assolutamente malato di calcio. Ieri come oggi.
Ti odio perchè è un libro bellissimo, pieno di poesia, scritto così bene che mi fai invidia. Ti odio perchè ho letto quello che avrei sempre voluto dire su Gilles, l'unico capace di dare un senso ad uno sport che di senso a me ne ha dato sempre poco.
Inoltre mi hai aperto molte zone di ombra su questo mondo, scatenando ricordi e schiarndo dubbi che mi portavo dentro da anni. E quanti morti....non credevo davvero. Mi hai dato emozioni forti.
Sono convinto che Gilles non lo sapesse, ma tifava Inter. Ci sono tutti gli ingredienti: l'eroismo, i trionfi sfiorati, i finali in tragedia, la coerenza, la fedeltà, l'eterno bambino e...soprattutto il sogno che non muore mai!
Bellissimo davvero Andrea.
Complimenti è una parola retorica, preferisco dirti che ti abbraccio come un fratello!
Gianni

Caro Andrea, prima di iniziare questa lettera volevo dirti GRAZIE per averci regalato “IL PICCOLO AVIATORE”.
Mi chiamo Giuseppe, ho 39 anni vivo a Verona e seguo la Formula 1 dal 1975.
Non sono mai stato un tifoso di Gilles ed anzi durante la sua permanenza in F1 ho sempre avuto verso di lui una certa stizza; capirai, io tifoso di Lauda, malamente sopportavo l’attenzione, la gioia,
  i tronfi “morali” che questo canadese accendeva nel cuore degli appasionati piu’ veri della Formula1. Lo criticavo , appoggiavo quasi tutte le tesi contro di lui, battagliavo con gli amici dicendo che non valeva nemmeno la meta’ di Niki. E l’appoggio incondizionato di Marcello Sabbatini, allora direttore di Autosprint e poi di Rombo, accentuava la carica “contro Gilles” che avevo dentro di me.
Ma in realta’ tutti questi sentimenti ne coprivano uno molto piu’ grande : l’amore.
Poi il sabato di Imola ’82: mentre stavo entrando nel box della Renault (ho avuto per tre anni la possibilita’ di entrare ai box di Imola) a scuriosare, mi si para davanti Gilles; gli chiedo l’autografo e lui nonostante fosse il pilota del momento, gentilmente me lo fece e mi disse pure “grazie”.
La famosa e famigerata domenica del 25 Aprile, sono in tribuna centrale e alla fine della corsa vedo Gilles salire sul podio con quell’espressione che nessuno di noi dimentichera’ mai, e penso “ben ti sta’, sono proprio contento che Didier ti abbia soffiato la vittoria sotto il naso”. Ma gia’ la sera dell’8 maggio quel sentimento di amore, ammirazione, febbre per “quel pilota canadese” comincio’ a rompere quel guscio che gli avevo costruito attorno e ad invadere i miei sentimenti.
Da quel giorno verso Gilles e’ cominciato un cammino per farli diventare piu’ chiari dentro di me ed oggi, dopo la lettura del tuo libro, posso dire che quel percorso si e’ completato lasciandomi la consapevolezza di aver vissuto direttamente (come tantissimi altri appassionati) la piu’ bella storia che la Formula 1 ci abbia mai regalato.
I imiei piu’ cari saluti.
Giuseppe, Verona
 

Ho ricevuto in dono il suo libro su vita e voli di Gilles Villeneuve. Volevo dirle che l'ho molto apprezzato. Gilles era il mio idolo, quando ero un ragazzino, e dunque il suo libro l'ho letto praticamente d'un fiato. Giusto perchè stare a lodarla troppo mi sembra fuori luogo, volevo segnalarle alcune piccole imprecisioni. Vado a memoria, non ho la pretesa di indicare per filo e per segno ogni errore, o di togliere validità storica o emozionale alla sua opera. Lo faccio solo perchè quell'epoca io l'ho vissuta direttamente e per Gilles mi sono entusiasmato. Ebbene, ha fatto un lieve errore quando indica la vittoria al GP d'Austria di Vittorio Brambilla: è stata conseguita nel 1975 e Vittorione guidava una March, non una Surtees. Ronnie Peterson, poi, ha vinto tre volte (non due come lei scrive) il gran premio d'Italia, nel 1973, 1974 e 1976, le prime due volte con la JPS Lotus 72, l'ultima con la March. Lo stesso pilota svedese si classificò al secondo posto nel mondiale nel 1971 e non nel 1972. Altre piccole imprecisioni, mi sembra, siano quelle relative all'incidente di Niki Lauda, avvenuto al Nurburgring e non ad Hockenheim; poi c'è un refuso in cui viene scambiato Fittipaldi con Stewart, sempre nel capitolo in cui si parla di Ronnie Peterson. Piccole cose che nulla tolgono all'emozione che mi ha dato poter rivivere quei giorni. Mi sono tornati alla mente episodi della mia vita ormai sopiti e pensi che quando Villeneuve morì io avevo 18 anni. Ho ricordato la ragazza che amavo in quei giorni, sciolta in lacrime per Gilles, quell'idiota che stavo per picchiare perché rideva mentre rivedevamo in tv l'incidente e - anni prima - la mia emozione di ragazzino nel vedere tutti i gran premi per tifare Gilles, il numero 12 sulla mia biciletta e poi sul mio motorino, il 27 sulla maglia della squadra di calcio...
Quando è morto anche Senna con la Formula Uno ho chiuso.
Giuseppe

Chi ti scrive è un cultore dei sogni e non posso astenermi dal partecipare al sogno Villeneuve. Non ho l'età giusta per aver visto "in diretta" le gesta del grande aviatore, ma sicuramente ho gli anni in cui si può guardare alla vita come un sogno da vivere nei canali delle emozioni, dei pensieri e delle sensazioni di un'immagine, di un ricordo, di una speranza.
Questo è il destino di chi come Gilles viveva per un sogno, quello di correre, di proseguire, di volare; e di emozioni ne ha vissute e fatte vivere anche a chi non lo ha conosciuto in vita ma si è accostato alla sua breve ma densa esistenza dopo anni dalla sua morte e non smette di viverne il profumo delle gesta.
Il tuo libro non ha fatto altro che sublimare in me il sogno dell'aviatore che come un bambino mai assopito non può accettare di vivere alla stregua di chi si accontenta dei punti o del piazzamento o di una facile vittoria ma va avanti sempre e comunque e in questo si diletta e diletta, vola e fa volare la fantasia.
Non so quante volte l'ho letto e riletto ma so solo che sono tante e ogni volte è un brivido, un grido di libertà...e per suscitare tali sensazioni ci vuole talento e sentimento, quello che aveva Gilles e quello che hai dimostrato di avere in questa bellissima pubblicazione arricchita peraltro da citazioni di grandissimi artisti e sognatori che tanto apprezzo.
Continuerò a scrivere, pubblicare e sognare su Gilles, con questa tua opera sempre nel cuore.
Grazie.
Giuseppe

Ho 34 anni e ti scrivo dalla provincia di Reggio Emilia.
"Il piccolo aviatore" non è un libro sentito (e sentimentale) come "Gilles vivo", non è dettagliato come una delle 3/4 biografie che ho letto a proposito di Gilles.
"Il piccolo aviatore" è la miglior cosa che sia mai stata scritta su Gilles Villenevue.
L'ho "sbranato" in mezza giornata, non sono stato capace di smettere di leggere finchè non l'ho finito.
Leggo tanto, di vario genere. Nella mia libreria avrò un centinaio di libri, nel comodino ne tengo tre: Shoeless Joe, The beach, Il piccolo aviatore. Ogni tanto ne rileggo un passo: mi affascina.
Ho alcuni cimeli di Villeneuve che conservo come reliquie nella mia "stanza dei giochi": una replica del casco, una foto autografata, una biella usata in prova sulla T4.
Insomma ti volevo dire che hai scritto una gran cosa, che rende onore al personaggio Gilles, che gratifica la sua memoria e soddisfa il lettore: bravo.
E te lo dice uno che si diletta a scrivere romanzi e racconti di viaggio, e credo che quando uno scrive faccia fatica ad ammettere (con se stesso) che qualcuno è riuscito a fare qualcosa di migliore. Se dovessi mai capitare da queste parti, RE o provincia, mi piacerebbe bere una birra assieme e parlare un pò di Gilles.
Jonathan

Ti devo dire grazie: non solo per la prosa, l'utilizzo e la scelta delle parole, ma per il cuore. Un libro del genere è finito in rotativa per ovvi motivi, ma credo che se avresti potuto tenerlo per te l'avresti fatto: è cuore, passione, mito non scontato e non condivisibile, un sogno di bambino. Grazie per le cronache, gli aneddoti, i backstages, ma grazie soprattutto per il sogno condiviso. Non è da molti tale coraggio.
Luca

Visto in libreria, comprato, letto. Il tutto in meno di 15 ore. Il libro è bellissimo, Gilles era il mio idolo.
La sua morte mi colpì in modo devastante, avevo solo 11 ani e non aveva mai toccato ancora nessuno che mi fosse così vicino. Non avevo ancora perso parenti o amici. Gilles invece era morto. Ci fu un fatto che mi rese ancora più idelebile il ricordo della cosa: io quel giorno non c'ero, non ero a casa, non ero davanti alla tv a vedere le qualifiche che in quel periodo mamma RAI cominciava trasmettere (per poi sfumarne gli ultimi 5 minuti a causa di fondamentali tg regionali...). Io non c'ero, stavo facendo quello che anche Jaques (o era Melanie?) stava facendo in quel momento. Lo disse il tg, l'hai scritto anche tu: stava preparandosi per la cresima; anch'io ero a uno stupido ritiro spirituale per la cresima! E non vidi le prove! Io non c'ero! Non so perchè e non so se è un sentimento diffuso..ma quando capita qualcosa di spiacevole o di tragico e io non ci sono, non sono lì a vederlo, tuttora sono convinto che se invece ci fossi stato non sarebbe successo. Quegli stupidi preti, quelle pinguine maledette non mi avevano permesso di salvare Gilles. Come a Jacques. Entrambi avevamo perso un padre.
Luca

Immagino di essere solo l'ultimo della serie ma ti faccio lo stesso i complimenti per le tue fatiche letterarie.
Ho letto il libro su Villeneuve e quello su Baggio. Mi sono piaciuti molto perché hai saputo restituire il lato umano di due campioni così come nessuno era stato in grado di fare.
Sono sicuro che il talento letterario e lo stile di scrittura ti porteranno in alto.
Luca

In breve. Il libro: è il primo album registrato in studio di un gruppo che da anni fa gavetta dal vivo, suonando in posti talvolta fumosi, talvolta deserti. Ed è una piccola gemma. E' il primo, puoi considerarti un innovatore, che ha la colonna sonora a margine. Tra i citati, nella mia discoteca personale, appare solo Springsteen; l'ho letto ascoltando Springsteen. Le canzoni del Boss parlano di restare e marcire o scappare e bruciarsi. Gilles è scientemente scappato dalla normalità e, altrettanto scientemente, si è bruciato. Cosa mi è  piaciuto: il fatto che concetti come la temerarietà, l' irrazionalità, lo sprezzo del pericolo,  il continuo esorcizzare la morte siano trattati con leggerezza, poichè funzionali alla comprensione del mito di Gilles. Cosa mi è molto piaciuto: l'aver capito cosa è diventata oggi la formula uno. Una cosa più sicura. La lista dei caduti, mi ha fatto rabbrividire. Sembra l'inizio di salvate il sodato Ryan, con decine di dattilografe che battono efitaffi.
In sostanza: l' hai fatta grossa. Complimenti.
Luca Di Giuseppe, giornalista

Ho appena terminato di leggere "il piccolo aviatore". L'avevo ordinato e atteso con ansia. qualche disguido aveva ritardato la consegna.
Su Gilles avevo gia' letto di tutto. Tutto quello che ero riuscita a trovare in libreria e a scovare su internet. Eppure.... Eppure gia' dal prologo qualcosa mi ha 'fatto alzare le antenne'. Due versi di Guccini (il mio cantautore preferito). E poi...il modo di scrivere, i pensieri, le immagini. Questo libro mi ha 'preso dentro', mi ha emozionato, mi ha commosso, mi ha fatto piangere, mi ha 'fatto vedere' Gilles.
Ecco. Volevo ringraziarti..
Lucina

Complimenti, mi è piaciuto tanto, mi ha incantato e il tuo modo di scrivere ha inciso molto sul personaggio. Gilles si avvicina alla fantasia del n.10! Se Gilles  fosse stato un calciatore sarebbe nato a San Paolo. Ecco perchè il libro è venuto bene. Non ti ci vedrei a scrivere la biografia di Alain Prost! Sono soldi spesi bene e spargerò la voce. Me lo sono ingurgitato in tre sere tirando quasi le tre di notte (non sò perchè ma non mi veniva sonno). Gilles mi ha preso, carpito, non credevo, volevo interrompere per dormire ma Gilles... Prosegue...Ti segnalo solo una inesatezza storica. Il rogo di Lauda avvenne al Nurburgring, non ad Hockenheim. Ad essere precisi, poi, la curva dedicata a Villeneuve non era la Tosa, ma una variante precedente che, fino alla morte di Ratzenberger nel '94, era una leggera piega a destra sulla staccata della Tosa.
Marco

Ho letto con grande piacere "Il piccolo aviatore" e ti voglio fare i complimenti per il tuo stile. Credo ti abbiano fatto notare le imprecisioni relative al rogo di Lauda e la curva Tosa, e vorrei farti presente che a pagina 107, parlando dei piloti morti dopo Gilles, non citi Riccardo, ovvero Riccardo Paletti, che tu stesso avevi citato 2 pagine prima. Riccardo morì in Canada il 13 Giugno 1982, dopo la tragedia di Zolder. Ancora complimenti per questo bellissimo libro che ho letto nell'arco di 24 ore.
Marco (aretino, però della provincia)

Sto leggendo anch'io l'aviatore. E' bello, accattivante anche per uno assolutamente non sportivo come me. Ma Gilles è nel cuore dell'Emilia Parabolica, hai mai fatto un giro nei bar delle colline modenesi? Complimenti, racconti tante cose che allargano la facciata della cronaca e si fanno racconto.
Massimo Zamboni, musicista e scrittore 

Hai scritto un bel  libro, mi è piaciuto il modo in cui hai posto il leggendario pilota canadese. Più lo leggo e più mi piace. Non è una biografia, ma qualcosa di diverso: il cercare un perchè a quel correre verso il limite un perchè a cui forse solo l'ingegner Forghieri ha risposto a suo tempo: "Gilles era una forza della natura, aveva una capacità innata di guidare al limite. E questo è stato il suo limite. Avrebbe dovuto avere qualche qualità riscontrata in suo figlio Jacques: posatezza, metodo... ma non sarebbe stato Gilles".
Dopo vent'anni sono uno di quelli che ha ancora la febbre, ti rimane dentro, alcune volte si affievolisce ma poi ritorna a fare capolino e ripensi a qulla mattina di maggio di vent'anni fa quando tornai di corsa a casa da scuola per vedere le prove di qualificazione del G.P. del Belgio, c'era da vendicare Imola e invece assistetti alla tragedia. Io non lo dimenticherò mai. Il suo ricordo vivrà in me per sempre e il tuo libro insieme a quelli di chi ti ha preceduto e ti succederà continueranno a far vivere la sua leggenda.
Massimo

Quando alcune settimane fa un caro amico che vive a Cagliari mi disse che tu avevi scritto un libro, pensai immediatamente ad una raccolta dei tuoi scritti sul Mucchio, ma quando lui aggiunse: "e' un libro su Gilles!".. gli chiesi subito di farmelo avere.
Abito a
  Londra da 4 anni e sono un lettore del Mucchio fin dal suo primo numero. Da questi pochi dati hai certamente capito che io nel periodo di Gilles dovevo avere "l'eta' giusta".. Gia', vissi quel periodo come uno die piu' straordinari (per me..) sotto l'aspetto sportive. Ali lo vissi da "bambino", con mio Padre che mi svegliava alle 4 del mattino per vedere Cassius Clay-Foreman.. mi piaceva molto che mio Padre si preoccupasse che io vivessi quei momenti, anche se io morivo dal sonno, ed avevo meno di 10 anni (!). Cosi' come ricordo nel 1969 che mi tennero sveglio tutta la notte per il primo uomo sulla Luna. avevo meno di nove anni. molti miei coetanei non ricordano nulla di quell giorno: io si.. .. allora non capivo, oggi gli sono grato di avermeli fatti vivere in diretta con Tito Stagno e la Tv in bianco e nero e con un solo canale. Quindi il passaggio dei vent'anni con Gilles sono stati quanto di piu' entusiasmante ricordi. io con I progetti e la mente correvo almeno quanto Lui con la mitica No.27. e la lettura del tuo libro mi ha fatto piangere. Giuro. 42 anni (adesso..) che mi faccio scivolare le lacrime. Leggere ed ascoltare musica sono le miei grandi passioni. ma arrivare alle lacrime non e' mai semplice, forse non mi era mai successo, o non me lo ricordo.
Ma il tuo libro ha causato questo. E' stato bello. Mi e' sembrato che fosse ancora vivo.
Ho telefonato sei volte durante la lettura del libro con il mio cellulare al mio amico a Cagliari che mi aveva spedito il libro nel giro di 48 ore dalla notizia dell'uscita.
Seduto a Wimbledon Village, la settimana scorsa. con 27-28 gradi. Un sole incredibile. Circa 12 gradi in piu' della media d'Aprile. Alla BBC hanno cercato spiegazioni tecniche all'accaduto, io sapevo che, invece, era la mia felicita' nella lettura di un libro cosi' bello su Gilles che causava questo surriscaldamento. Non gli ho detto nulla.
Scusa Andrea se ti ho disturbato con questa e-mail ma sentivo il bisogno di scriverti. E' da piu' di una settimana che attendevo di farlo. Non manco mai di leggerti sul Mucchio quando un amico o un genitore me lo porta qua' a Londra, ed e' sempre un piacere leggerti. Ti sapevo capace di ottimi articoli sulla rivista del Stefani. ora ti scopro anche un grande autore "sulla lunga distanza". Grazie per le lacrime che mi hai fatto scendere. Oggi a
  42 anni. Pensavo di essere uno senza un Cuore. duro a rompersi alle emozioni, ma tu mi hai messo dubbi al riguardo.
Ciao
Massimo

Ho finito poco fa di leggere il tuo lavoro sulla vita di Gilles Villeneuve e devo dire che mi ha molto appassionato.
Il punto e' che cio' che tu affermi con forza piu' volte lungo tutto lo svolgimento della storia, ovvero che le  emozioni e le fantasie che certi personaggi suscitano nella gente abbiano poco a che fare con i loro risultati, penso sia una verita' dal carattere assoluto.
Quando Villeneuve ha spiccato il suo ultimo volo io avevo solo sei anni e chissa' dove ho visto quelle immagini (puoi immaginare lo scarso interesse che un bambino di tale eta' possa avere nei confronti della F1) eppure le ricordo con straordinaria nitidezza. Credo che la monoposto di Villeneuve che si impenna e "vola" faccia parte di quelle immagini alle quali chi come noi e' nato negli anni 70, e quindi privo della maturita' per comprenderne la reale valenza storica ed umana, abbia legato un significato quasi epico. Ad essa mi viene da associare, con le opportune distinzioni che il caso impone, l'esplosione dello Shuttle Colombia nel 1986, oppure l'immagine dei ragazzi di Berlino che nel 1989 hanno aperto a mani nude crepacci nel muro che per trent'anni li aveva rinchiusi in una prigione di falsi affetti e di posticce dottrine culturali e sociali. Se le cose stanno in effetti cosi' significa che proprio noi bambini all'epoca ne abbiamo dato la lettura piu' fedele. Questi avvenimenti infatti hanno carattere epico ed e' giusto che la loro lettura non si limti alla fredda considerazione delle loro ripercussioni sociopolitiche.
Ho scritto questo messaggio poiche' pensato che una critica franca ti avrebbe fatto piacere. Tanti complimenti ancora Andrea la storia e' davvero valida.
Matteo 

Ho letto di getto il bel libro sul mitico Gilles, ma ho notato una inesattezza. Il circuito dell'incidente di Lauda era il Nurburgring e non Hockenheim come Lei scrive.
Per il resto, complimenti per il tratto umano descritto ed ai più sconosciuto.
Maurizio

C'era una data, l'8 di maggio... "Ho difeso il mio amore", Nomadi.
Perchè, oltre vent'anni dopo la sua morte, tu hai scritto un libro su Gilles? Perchè, oltre vent'anni dopo la sua morte, io l'ho comprato? Domande che non hanno risposta, forse in questo sta la grandezza di un personaggio che io ho conosciuto (di sfuggita) e a cui ho voluto bene, tanto che per me la F1 è finita proprio quel giorno. Ho 43 anni, mi chiamo Maurizio Mingotti, vivo vicino a Imola, all'epoca avevo 23 anni e facevo un programma radiofonico insieme ad un amico anch'esso con la passione di Villeneuve. Quel sabato, alle 3, decidemmo di cambiare la scaletta, ricordo come fosse adesso la ricerca di pezzi che potessero ricollegarsi alla notizia che avevamo appena sentito: e allora vai con "Nuvolari" di Dalla, vai con "Hold on" di Finardi che lo aveva dedicato a Demetrio, e via di questo passo, con la speranza che qualcuno ci ascoltasse e lo tirasse fuori da quel letto. Poi ricordo la consegna del Casco d'Oro a Joann, la costruzione dell'orrendo monumento in quella che sarebbe diventata la curva Villeneuve a Imola, la bandierina canadese ritoccata tutti gli anni alla partenza del Gran Premio, poi un ricordo che si affievolisce ma che non sparisce mai, il ricordo dell'unico idolo che ho avuto nella vita.
Non so perchè ti ho scritto queste cose, forse solo per ringraziarti di aver scritto un libro che serve a tenere viva la memoria della gente, e che a me è servito per ricordare tante cose che già conoscevo ma anche tante che ho letto per la prima volta: insomma una delle piccole cose belle che, a sorpresa, ogni tanto la vita ci regala.
Maurizio 

Ho letto il suo libro e i miei dubbi residui su Villeneuve sono del tutto passati.
Ho 37 anni e seguo la F1 da quando ne avevo 8, all'indomani dell'incidente di Lauda; ci è voluto un rogo affinchè si potessero vedere in televisione tutti (o quasi) i Gp.
Da allora quelli che non ho visto si possono contare sulle dita, di una mano... e che sia quella di un falegname al quale di solito ne mancano un paio. Essendo Lauda il mio eroe è ovvio che non capivo il modo di correre di Gilles.Pensi che mi giocai 500 lire (allora erano di carta!) con il mio compagno di banco sul fatto che ad Imola Pironi riuscisse ad arrivare davanti a Gilles...sappiamo come è andata e oggi vorrei averle perse quelle 500 lire.
Che dire, il suo libro è scritto con molta competenza, è molto obiettivo ma soprattutto trasmette tutto l'amore che Lei deve aver avuto per questo grande pilota. Inoltre il suo modo di scrivere è veramente fuori dal comune e molto, molto bello. Ci aveva già pensato una puntata di "sfide" a farmi cambiare idea sul "canadese volante" ma Lei, con questo piccolo grande libro, è riuscito a trasmettermi il motivo vero per cui Gilles è stato unico.
Maurizio

Ho appena finito di leggere il tuo libro. Complimenti. Sei riuscito ad appassionare a Gilles me che non ho mai seguito un GP in vita mia (ma nonostante il tuo mi sia molto piaciuto, credo che continuerò a privarmi della visione dei GP). Davvero un ottimo libro e davvero ottima la tua penna, in grado di reggere la lunga distanza. Complimenti davvero. Continua così.
Michele Monina, scrittore 

Ciao Andrea, e grazie per avermi fatto trascorrere una domenica diversa da tutte le altre, chiuso in casa a leggere tutto d'un fiato il libro che hai scritto con passione sul grande Gilles Villeneuve.
Lessi la recensione sul "Mucchio", a cui sono da anni abbonato ed affezionato lettore sin dal primo numero, quello con Neil Young in copertina. Mi ha fatto veramente piacere attraverso il tuo ottimo lavoro, rispolverare non solo le gesta del mitico aviatore, ma anche tutti gli avvenimenti, spesso tragici, di quella Formula Uno che dal 1974, anno in cui Regazzoni si contese la vincita del mondiale con Fittipaldi, seguo ancora ma spesso senza le emozioni che Gilles sapeva suscitare.
Tra gli anni settanta e i primi ottanta il pilota contava ancora tantissimo, e Villeneuve lo ha dimostrato vincendo poco, ma emozionando le folle come forse nessuno prima aveva mai fatto. Me li ricordo tutti i momenti da te magistralmente narrati, anche quelli andati nel dimenticatoio, ma impressi nella mia memoria ancora oggi che ho 38 anni. Il rogo che trasformò il volto di Lauda al vecchio Nurburgring il 1 Agosto del 1976 (qui hai toppato non era Hockenheim), il mondiale vinto dallo stesso l'anno prima con la Ferrari, la morte di Mark Donohue, quella di Grahm Hill e Tony Brise, lo schianto al suolo di Carlos Pace, l'estintore assassino di Tom Pryce in Sudafrica, la strage di Stommelen in Spagna, il volo di Gilles in Giappone, la paura e la perdita del mondiale di Lauda al Fuji, l'incredulità nell'apprendere l'assurda morte di Peterson (altro mio idolo), del quale forse valeva la pena ricordare la vittoria a Monza ne 1976 con la March numero 10 (li mise in fila tutti), la morte di Depailler e naturalmente quel maledetto sabato 8 maggio 1982. Forse solo la morte di Senna mi sconvolse in ugual misura.
Il tuo racconto in un'epoca mediocre come quella che stiamo vivendo, fa bene a me a te e a tutti quelli che come Gilles sono rimasti fino alla fine fedeli alla passione del cuore, indipendenti, senza regole, con la voglia di emozionare prima di tutto se stessi.
Con stima, buon lavoro.
Nicola, Ferrara.

Spett. sig. Scanzi, quando Jilles morì avevo 26 anni, correvo in serie minori, scesi dalla macchina e per otto anni non disputai più una gara.
La vetta che volevo raggiungere non esisteva più.
Ed ora voi signore, pur esponendone la vita reale, ne fate un'icona politica farcendo il vostro libro di citazioni di parte e usando la vita di un uomo che fu di tutti per publicizzare le vostre idee, (e spero che almeno non lo abbiate usato come mezzo per trarne vantaggio, per una mera operazione commerciale).
OTIMASTER 

Anche in casa mia è passato Babbo Natale e ha portato un bellissimo regalo. Grazie Andrea per queste belle pagine.
Paolo

Caro Andrea, non sono un lettore abituale, non amo lo sport, non sto vivendo un bel periodo. Ma, grazie al tuo aviatore e al tuo stile, per due settimane, quando tornavo a casa, di notte, chiudevo la porta di camera e mi tuffavo in un mondo bellissimo, lontano, affascinante. Per due settimane, grazie al tuo libro, mi sono sentito felice. E ho riscoperto il piacere della lettura. Grazie.
Paolo 

Ho da poco letto il suo libro su Gilles Villeneuve e l'ho trovato semplicemente geniale, non il solito saggio accademico, bensì un concentrato di emozioni espresse attraverso aneddoti che fanno ormai parte della storia dell'automobilismo. Uno stile che cattura il lettore,facendogli rivivere quegli anni indimenticabili attraverso gli occhi di Gilles.
Paolo

Ho appena terminato il suo delizioso libro su Gilles Villeneuve.
Le ho scritto per due motivi, il primo per farle i miei più sentiti complimenti: è davvero un bel testo, misurato e non "pompato" con le esagerazioni tipiche delle biografie dei campioni defunti...
Il secondo motivo è una considerazione che avrei aggiunto: una riga di commento che sottolinei ulteriormente l'assurdità della morte di Gilles in un incidente simile: la macchina di Villeneuve si è si ribaltata più volte in aria ma non è atterrata capovolta, il casco gli si è strappato in volo!!! e ancora peggio, come ben sa, il suo seggiolino è letteralmente volato via dall'abitacolo!!! E' vero che in quell'epoca i morti erano all'ordine del giorno in F1 ma il buon Forghieri (Capo-progettista della vettura) a mio avviso ha la sua bella parte di responsabilità.... sono convinto che abbia avuto, e magari che abbia tuttora di che rodersi la coscienza.
Senza rischiare querele, lasciandolo intendere, io l'avrei sottolineato. E' una opinione personale, il suo libro è stato bello ugualmente.
La ringrazio per l'attenzione e per avermi "regalato" un così gustoso ricordo del piccolo amatissimo aviatore spaccamacchine.
Paolo

Gia' prima di leggere il libro non avevo dubbi sul fatto che "Il piccolo aviatore" non sarebbe stato un libro di genere. Leggendolo ne ho avuto la conferma.Il "genere", la "storia di Villeneuve" vengono metabolizzate dalla sensibilita' tua. Il rischio dell'agiografia e' del tutto allontanato rendendo il metafisico, il leggendario umano. Un po' cio' che aveva Oliver Stone in "The Doors". Si prende un personaggio,un idolo e se ne mostra il lato umano, la fragilita' senza diminuirne la suggestione. "Il piccolo aviatore" e' un gran bel libro perche' trasuda umanita' dal metafisico. Perche' racconta una storia conosciuta riscrivendola. Perche' le citazioni da Best ad Ali, da Pessoa a Mike Figgs ecc... sono sempre profonde e indovinate. Co-protagonista di Villeneuve e' un confine. Quello tra la purezza e il raziocinio, quello tra la vita e la morte.
Un'ultima cosa. Dopo aver letto il tuo libro in maniera canonicamente lineare, ho notato che e' agevole pure una lettura random dei vari capitoli. Credo che anche questo sia un pregio dell'opera. I capitoli che piu' mi hanno entusiasmato,senza nulla togliere a gli altri sono: Sciopero, Bufere di neve, e Di Stelle io ne vedo. Complimenti.
Paolo Mascheri, scrittore  

L'altra sera ho ripreso a leggere l'Aviatore. In tutto questo tempo è stato sempre  sul mio comodino, perché l'Aviatore è un libro da comodino, ovvero da leggere e rileggere.
Sta lì accanto a Carver (che però mi è venuto un po' a noia),   Jones, Fante, Majakowskji, Bukowski, Pasolini, e al numero di giugno di Auto (un po' di leggerezza ci vuole!).
L'ho preso e ho aperto a caso al capitolo 'L'Aviatore non guarda la classifica'. L'ho riletto di lì alla fine.
La prima lettura che avevo fatto era stata più "sostanziale", più centrata sulla storia; questa rilettura mi ha mostrato chiaramente la tecnica del libro, la struttura "dinamica" in cui sono assemblate le frasi, la centralità delle virgole.
Questo libro è scritto in maniera perfetta. Questo libro è un libro importante per chi,come me, scrive.
I periodi accelerano e rallentano e ancora accelerano. Le parole "suonano"come devono.
Paolo Mascheri, scrittore

"Il piccolo aviatore" mi è piaciuto in quanto scritto con il tuo consueto stile, con citazioni non solo sportive, con la voglia di raccontare lo sport non solo attraverso il solo evento, ma attraverso l'analisi del gesto, dell'atteggiamento e del comportamento del campione o presunto tale E poi fai rivivere benissimo il mito di Gilles,e a me personalmente hai risvegliato ricordi d'infanzia con il giro di Zandvoort e il gp di Jarama, con la mia conseguente meraviglia del tempo.
Paolo 

Il mio amico Francesco mi ha regalato (mi sono fatto regalare?) "Il piccolo aviatore". Non molto ligio alla prassi natalizia ho già letto le prime venti pagine. Complimenti. Pare decisamente - centrato ... La parabola (retta?) di Mass, soprattutto...un uomo che ignaro diviene fatale, e la citazione di Mr. Soares, chiaro... 
Riccardo

Che dire? Scrivi strabene, ma questo si sapeva già. Invogli la lettura, incuriosisci e l'adorazione che nutri è contagiosa. Le difficoltà in alcuni passaggi stracolmi di nomi mai sentiti prima, o in alcune descrizioni di guasti tecnici (mea culpa, per me una trasmissione sono due ore in un palinsesto TV) vengono ripagate, annullate da Villeneuve, dall'amore e dall'ammirazione che si tirava dietro, dalla sua ricercata incompiutezza, dal suo vivere per il giro. Questo libro è su un sognatore, su un genio incompiuto, ma la F1 era il suo campo, e a me la F1 fa schifo. Di Gilles sapevo solo che aveva corso in Ferrari e che era morto in Ferrari. Ora so che, nonostante tutto, l'avrei amato
Simone 

Caro Andrea, Complimenti per il bel libro che hai scritto su Villeneuve. L'ho appena finito di leggere. Oggi stesso l'ho anche regalato ad un mio caro amico che, credo, l'apprezzerà molto. "Quando l'aviatore se n'è andato" avevo 24 anni, una gran passione per la F.1, per la Ferrari in particolare, ma ancora di più per Gilles sulla Ferrari. Una passione in buona parte scemata dopo l'incidente di Zolder. Mi è parso a volte eccessivo che quel singolo evento, per quanto tragico, potesse giustificare un progressivo disinteresse verso le corse. Il tuo libro mi ha invece confermato che c'era più di un motivo. Grazie e complimenti ancora.
Stefano

C'è il tuo amore dall'inizio alla fine, e assieme l'amore di Gilles, scervellato, pazzolucido, puro, per i decolli senza speranza. L'ho letto febbricitante sia per la bronchite sia per l'eccitazione che mi dava capitolo dopo capitolo. Me lo aspettavo buono, è buonissimo.
Bravo Andrea.
Stefano

Caro Rui, ho finito di leggere il tuo libro l'ultimo dell'anno. E' un libro molto bello. Uno di quei libri che piacciono a me. C'è il gusto della parola, la ricerca linguistica, la cura nella scelta di ogni virgola, ogni frase. E la seconda parte è irresistibile, intensa. Se dovessi trovare una immagine per descriverlo, direi che è un libro di testacoda. Complimenti.
Umberto Nigri, giornalista e scrittore

Ho appena terminato di leggere "Il piccolo aviatore".
Avevo solo 9 anni quando Gilles è decollato ma è sempre stato un mio mito. Forse perchè mio padre un giorno mi parlò di un pilota che gli gli era stato presentato a Genova in areoporto. Mio padre lavorava lì. Gli fu cihesto di farlo uscire da un'uscita secondaria. Mi parlò di questo ragazzo "molto molto basso".
Da allora (forse il 1979 o 1980) decisi di tifare per lui. Poi da tifo divenne mito. E' bello pensare che ad entrare nella leggenda non siano solo dei, semidei o superuomini... ma anche piccoli ed insicuri uomini. Umani.
Complimentissimi per il libro. A leggerlo viene nostalgia di quella F1 morta e sepolta. Ma l'Aviatore volerà ancora per molto tempo.
Vittorio

Perdonatemi, ho abbandonato tutti i libri per qualche giorno... si', tutti. Ho letto "il piccolo aviatore", sono tornato ad avere 11 anni. Sono tornato e a sentire quel desiderio dentro, quel desiderio di essere fatto di pura passione. Senza costruzioni, senza logica, senza trucchi. Solo passione... per anni ho continuato a vedere le cose con un motto nella testa... "Non alzero' il piede dall'accelleratore fin quando non saro' primo. E solo.", la sua filosofia, il suo marchio".
Will E. Coyote 

 

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