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Lo chiamavano «aviatore», Gilles Villeneuve, perché passava più tempo in
cielo che a terra. Il piccolo aviatore racconta la sua vita e i suoi voli. Gli esordi sulla neve, i
successi
in Formula Atlantic. L’approdo in Ferrari, voluto dal Drake contro tutti: lui,
uno sconosciuto, chiamato a sostituire Lauda. A quello sconosciuto, a
quell’aviatore, Enzo Ferrari vorrà bene come a un figlio. Il rapporto con Joann, con i figli. I testacoda, gli
errori voluti. La scelta di non maturare, di rinunciare alla
razionalità, per fedeltà insondabile a se stesso. Le vittorie, mai tantissime. L’inguaribile tristezza
sul podio. La sua purezza. L’identificazione oggi impensabile della gente, che
lo amerà – e lo ama – come nessun altro. Una vita vissuta con l’acceleratore
saldato a terra, come se lo sapesse, l’avesse sempre saputo, che per lui il
tempo era già in scadenza. Se n’è andato guardando le stelle, Villeneuve. Se n’è
andato chiudendo un’epoca, Villeneuve.
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