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Lapeyre – Vitatge Vielh 2007

Delle zone vitivinicole francesi, tra quelle almeno che si studiavano dal secondo livello Ais, mi ha sempre incuriosito il “Sud Ovest”. Già la denominazione, oltremodo generica, lasciava intendere scarsa stima. E infatti è una zona scarsamente amata da intenditori e appassionati. Un po’ Bordeaux che non può essere Bordeaux e un po’ terra di vini muscolosi e iperalcolici come il “vino nero” a base Auxerrois di Cahors.
E’ sempre così? No, ovviamente.
Un AOC del Sud-Ovest, in particolare, ha fin dall’inizio attirato la mia attenzione. Il Jurancon. E’ uno dei sobborghi di Pau. Qui, oltre a vitigni apprezzabili ma minori (Camaralet, Lauzet, Courbu), crescono due autoctoni bianchi: Petit Manseng e Gros Manseng. Il primo è particolarmente adatto alle vendemmie tardive (senza muffa nobile: non è zona), il secondo ai vini secchi. Non provando attrazione per i vini dolci, salvo casi rarissimi, parlerò del Gros Manseng.
Ho bevuto un Gros Manseng in purezza pochi giorni fa. Vitatge Vielh di Clos Lapeyre, Jurancon Sec, annata 2007. Costo sui 15-25 euro. Importato da Les Caves de Pyrene.  Il vigneron è Jean-Bernard Larrieu, 12 ettari, vigneti a 250 metri sul livello del mare, prima annata nel 1985. Azienda a regime biologico, naturale. Il terreno è il tipico “poudingue”, argilla e sassi tondi.
Lo scenario è notevole, come ricorda Storiedelvino: I terreni “richiamano l’origine glaciale, argille più rosse o più sabbiose. L’altezza delle vigne non è elevata, in genere non più di trecento metri di altitudine, ma il panorama, ed il clima, sono veramente eccezionali, con il Pic du Midi che sovrasta l’orizzonte a pochi chilometri e l’oceano e le spiagge di Biarritz sono a poco meno di cinquanta chilometri. Qui ritroviamo inoltre una antica abitudine, incontrata anche nel Carso, ossia quella di avere vigne circondate da boschi che proteggono dai venti più forti e sono un naturale baluardo contro alcune delle più comuni malattie della vite”.
Mi è piaciuto. Alcolicità giusta, gran freschezza, mineralità notevole. Note citrine palesi ma non invadenti. Nocciola al naso e in bocca, con un tocco leggermente fumé intrigante. Personale, tipico, di carattere. Raro (nel gusto e nel numero di bottiglie). Dario Cappelloni, e sono d’accordo, ha parlato – per l’annata 2006 – di “beva assassina”.
Provatelo.