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Vini ostinati e contrari: Pikadè (Panevino)

IMG_8018Gianfranco Manca è l’anarchico dell’enologia sarda. Ha le stimmate dell’eremita filosofo. Se ne sta, con la moglie Elena e i tre figli, poco fuori dal piccolo comune di Nurri tra Ogliastra, Barbagia e Sarcidano. Prima faceva parte di VinNatur, poi si è scontrato con il presidente Angiolino Maule. Da poco ha aderito alla “rivale” Vini Veri, ma resta un sognatore solitario. Uomo inquieto, spigoloso e silenzioso, con chi vuole piacevolissimo, crede in terre da sempre vocate ma ora in larga parte sacrificate forzatamente alla pastorizia. “Vignaiolo sulla terra”, come ama definirsi, ha idee tanto granitiche quanto chiare e non mitizza il terroir. Anzi: “Guardati intorno. Lo vedi? Il terreno è sporco, malato e distrutto dagli incendi. Non lo voglio un vino che rispecchi il territorio: voglio un vino che racconti l’uomo che lo fa”. E infatti i suoi vini, personali nei nomi come negli uvaggi, nelle etichette come nelle impostazioni, gli somigliano. La sua è una Sardegna per nulla modaiola e smisuratamente semplice. Di quella semplicità che nasconde storie, mondi e utopie. Sei ettari vitati, 15-20mila bottiglie l’anno (difficilissimo trovarle: vanno quasi tutte all’estero) e un percorso cominciato a metà anni Novanta. L’azienda si chiama Panevino. Nessun artificio chimico in vigna o cantina. Talento, coerenza e cultura. Dei suoi vini, tutti da scoprire, il Pikadè è quello più compiuto. Etichetta e uvaggio cambiano ogni anno, ma restano le cifre distintive: eleganza, freschezza, sapidità e bevibilità suprema (Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2014. Primo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola).