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Vini ostinati e contrari: Casa Coste Piane (Prosecco Brichet)

IMG_8210Difficile, e non poco, trovare Prosecco capaci di emozionarti. O anche solo di lasciarsi bere con piacere. Vino iperprodotto, più abusato che usato, può perfino permettersi di essere cattivo: tanto al bar lo bevono tutti, quasi mai senza riprese. E poi c’è sempre la variante Spritz, che maschera i difetti. Qualcuno, però, resiste e produce – da decenni – il Prosecco come si deve e anzi dovrebbe. Per esempio Loris Follador, che dal suo avamposto di Valdobbiadene crea 50-60mila bottiglie l’anno usando il cosiddetto medico “sur lie” o “colfondo” (sì, tutto attaccato). La definizione più adatta, in realtà, è la più antica: metodo rurale. Metodo ancestrale. La rifermentazione non in autoclave, ma in bottiglia sui lieviti. Ne nasce un Prosecco (da uve Glera in purezza o quasi) di pronta beva e senza pretese, con bollicine esili ma vive, ottimo rapporto qualità/prezzo e una piacevolezza tanto all’aperitivo quanto a pranzo e cena. L’azienda si chiama Casa Coste Piane e fa parte dell’associazione Vini Veri. Consigliabili tanto il Prosecco “base” quanto il Brichet, quest’ultimo da un vigneto particolarmente vocato. Le bottiglie esistono sia con tappo da spumante che a corona. Uomo senza fronzoli e di cultura poliedrica, Follador si definisce “anarchico” e ironizza sulla presunta infallibilità del governatore Zaia: “Andrebbe chiamato ‘Profeta Zaia’, visto che lui non sbaglia mai. O così lui crede”. Un vignaiolo imperdibile per chi insegue Prosecco per nulla finti. Felicemente semplici. (Il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2014. Terzo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola).