Articoli marcati con tag ‘vini naturali’

Oran-G – Il Cavallino

Schermata 2020-03-10 alle 16.09.01Da qualche anno l‘azienda Il Cavallino è una delle mie (non poche) certezze nel mondo dei vini naturali. Si trova in Val Liona, nel vicentino. Produce anche rossi, ma eccelle anzitutto nella declinazione della Garganega. Il vigneron è Sauro Maule, fa parte di VinNatur e ha per maestro Angiolino Maule, ma non sono parenti.
I suoi vini che più adoro sono lo Sgass, un rifermentato in bottiglia metà Durella e metà Garganega; il Pri, selezione della migliore Garganega dell’azienda proveniente da vigneti di 50 anni di età. E poi l’Oran-G. Maule lo descrive brevemente così nel suo sito: “Selezione da vigne vecchie (45 anni) di Garganega in purezza con 6 mesi di macerazione in acciaio; affinamento in legno per 12 mesi (botte da 10 hl), senza solforosa“. E’ un macerato scontroso e impegnativo, che parte senza concedersi per poi esibire tutto il suo fascino. Lungo, fresco, minerale. Di gran carattere e bella beva, ottimo carattere e un equilibrio tutto suo. Chi si diverte coi sentori olfattivi, ci troverà per esempio ginestra e liquirizia. In bocca è un piacere che invade e pervade. Imperdibile.

Rosso sui lieviti frizzante – Furlani

Schermata 2020-03-08 alle 17.46.58Nel loro sito, si definiscono così: “Cantina Furlani e’ giovane e dinamica, un riuscito binomio di tradizione e avanguardia. La produzione rimane totalmente artigianale ed al suo interno si svolgono tutte le delicate fasi della vinificazione. L’azienda agricola ha un estensione di vari ettari di vigneto, appezzamenti che raggiungono i 720 metri slm, in parte sulle pendici della Vigolana ed in parte sulle colline sovrastanti la città di Trento, dalle quali uve si ricavano vini naturali, semplici, raffinati e di forte personalita’. Uve coltivate e vinificate con passione, sempre nel rispetto della natura, dell’ambiente e degli animali“.
Furlani è un’azienda trentina che conosco da un po’ e ritengo una garanzia, perlomeno nei rifermemtati. Li ho provati quasi tutti (le bottiglie non sono poche, le etichette però tante) e devo dire che non ne sono mai rimasto deluso. Dallo spumante Alpino, forse il loro vino più ambizioso. all’Alpino Macerato sui lieviti frizzante (ottimo), passando per il Macerato sui lieviti (viva!) e lo spumante Alpino Antico.
Domenica scorsa, nel meritorio ristorante Officina Panini Gourmet di Arezzo, ho provato per la prima volta il Rosso sui lieviti frizzante. Un rifermentato senza troppe pretese, naturale come gli altri vini prodotti da Furlani, derivante da un blend di uve autoctone rosse provenienti da vigne con oltre 35 anni di età. Siam sempre lì: grande beva, estrema piacevolezza, effetto glou glou e gran rapporto qualità/prezzo. Lo consiglio, come tutti i vini prodotti da Furlani.

Briscola e tressette 2018 – Podere San Biagio

Schermata 2020-02-14 alle 18.00.15Lunedì scorso ho partecipato a Roma alla presentazione del catalogo 2020 di Arkè, la società di distribuzione creata dalla famiglia Maule. Ho parlato, di fronte a una sala gremita, assieme a dei relatori di pregio: Gianpaolo Giacobbo, Marino Colleoni e ovviamente Angiolino Maule. Da anni sono un felice consumatore di vini distribuiti da Arkè, che ritengo sinonimo di garanzia come altre distribuzioni a me care (Les Caves de Pyrene, Proposta Vini, Storie di Vite, Luca Martini, Sarfati). E’ stata una splendida giornata. Dopo il mio intervento, un giovane produttore di nome Jacopo Fiore mi ha regalato il vino a cui lui più teneva, dal nome bizzarro ma efficace “Briscola e Tressette”. Cerasuolo d’Abruzzo. Azienda Podere San Biagio, 15mila bottiglie coomplessive prodotte, sede a Controguerra (Teramo). L’Abruzzo sta davvero vivendo una golden age di vini naturali, come ho avuto modo di raccontare mesi fa dopo la mia visita al ristorante Bacone di Pescara. In rete il Briscola e Tressette si trova sui 12/13 euro. Ben spese.
Ho bevuto il Cerasuolo d’Abruzzo di Podere San Biagio con gran piacere (e posso dire lo stesso del suo Migrante, pecorino in purezza, e del Lucignolo, Trebbiano e Malvasia macerati in anfora). I 13.5 gradi non li avverti proprio, grazie a una beva prodigiosa. Acidità come si deve, buona sapidità. Quintessenza del vino glou glou, quotidiano e al tempo stesso di carattere, rimanda sin dal nome a un consumo giornaliero senza tirarsela troppo. Mi ha fatto venire in mente le interminabili partite di carte che piacevano a mio nonno. Quelle partite erano sempre annaffiate da vino e bestemmie. Soltanto dopo averlo bevuto, e proprio mentre concludevo questo post, ho scoperto che Jacopo ha “creato” questo vino pensando a suo nonno e dedicandoglielo proprio. Tutto si tiene.

Elogio breve dei vini naturali

Schermata 2016-08-21 a 15.47.05Dieci anni fa erano nicchia, ora molto meno. Il concetto di “vino naturale” è per certi versi poco chiaro, quando addirittura equivoco. E può certo nascondere la mera voglia furbastra di “farlo strano”, magari per andare incontro all’ultima moda del momento. E’ però positiva, nonché salutare, questa riscoperta delle tradizioni e – al contempo – questa attenzione alla salute. In Italia abbiamo centinaia di vitigni autoctoni, ma spesso il vino che beviamo è tutto uguale. Statico e perfettino. Incapace di emozionarci e pure poco digeribile. Perché un “solo” bicchiere ci fa bruciare lo stomaco o ci regala la mattina dopo quel mal di testa come se avessimo appena passato una notte alla Bukowski? Perché dentro certi vini, quelli che costano (troppo) poco e quelli che costano (inutilmente) troppo, c’è di tutto. Chiarificazioni oscure, sofisticazioni chimiche, solfiti in abbondanza. Volersi bene significa bere vini buoni, certo. Ma vuol dire anche bere “vini sani”, che non è necessariamente un ossimoro. Ecco allora la galassia dei cosiddetti “vini naturali”, caratterizzata peraltro da viticoltori spesso simpatici e intellettualmente stimolanti. Sono vini ricchi di identità e poverissimi di sofisticazioni, genuini e sorprendenti, con il concetto di “beva facile” al primo posto. Inizialmente potranno spiazzarvi, perché talora un po’ bizzarri e non sempre bellissimi all’esame visivo o nei profumi. Poi però scopri un mondo: un bel mondo. E a quel punto non torni più indietro. E’ come per la musica: se ascolti tutta la vita Antonacci, magari Antonacci ti sembra persino bravo. Poi un giorno ti imbatti per caso in John Coltrane. All’inizio non lo capisci, ma poi ti innamori. E di Antonacci neanche ti ricordi più. (Il Fatto Quotidiano, 18 agosto 2016)