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Enigma Weiss 2018 – Quantum of Winery (un vino molto punk!)

Schermata 2020-04-01 alle 14.38.20Avete presente quando, al corso per diventare sommelier, ti dicevano che alcuni vini potevano avere sentori di cavallo bagnato – o di sella di cavallo sudato – e ti veniva da ridere? Invece è vero. Eccome se può succedere. E lo sapete meglio di me.
Ieri ho provato un vino austriaco. L’ho acquistato presso la distribuzione Glu Glu Wine. L’azienda, piccola, si chiama Quantum of Winery. Lui è Florian Schumann. Nato nei primi Ottanta, inizialmente lavora in cantine convenzionali. Poi cambia tutto e punta su vini naturali. Molto naturali. Senza compromessi. I suoi vini non sono per tutti, decisamente strong: provateli solo se siete pronti e con chi se lo merita, altrimenti potrebbero lapidarvi (o potreste lapidare me).
Schumann è un vignaiolo punk. Le sue etichette (cambiano ogni anno) sono punk, i suoi nomi (cambiano ogni anno) sono punk. I suoi vini sono punk. Gli somigliano: talento e follia, senza mediazioni. Chi detesta i vini “troppo” naturali passi la mano, chi sente puzza di “marketing finto-alternativo” passi ad altri produttori (anche qui io scorgo marketing, sì, ma più che altro schiettezza e bravura).
Cito da Tannico: “Quantum Winery è una piccola e giovane cantina austriaca, nata con l’idea di produrre vini naturali e genuini che rappresentino non solo i differenti varietali e terroir ma soprattutto la potente impronta della natura nella viticoltura. Con questi presupposti la cantina Quantum coltiva i suoi vigneti in regime biodinamico puntando tutto sulla sinergia tra ambiente, territorio, viticoltura sostenibile e vinificazioni artigianali. La superficie vitata è di circa 2 ettari, su suoli di origine prevalentemente granitica situati sui terreni collinari della Weinviertel, rinomata zona vitivinicola austriaca che si estende nella Bassa Austria, dal Danubio fino al confine con la Repubblica Ceca e con la Slovacchia. Qui, nella Weinviertel nascono da sempre vini d’Austria importanti ed espressivi, che nel tempo hanno meritatamente guadagnato l’attenzione non solo degli appassionati ma anche della critica internazionale. Quantum Winery produce vini artigianali e naturali, basati sul rispetto della terra e del territorio, utilizzando pratiche biodinamiche in vigna e il meno possibile interventiste in cantina, dove non si ricorre all’uso di lieviti selezionati, optando per quelli indigeni per avviare le fermentazioni, ne si filtra il vino in fase di imbottigliamento. Via libera invece a macerazione sulle bucce e ridottissimo aggiunta di solfiti per non alterare la purezza e il profilo gusto-olfattivo dei Schermata 2020-04-01 alle 14.38.44vini. Le varietà coltivate nei vigneti della cantina sono principalmente quelli più conosciuti e diffusi sul territorio, come il grüner veltliner, pinot bianco, pinot nero, portugieser, gemischter satz e merlot. Le viti hanno un età compresa tra i 35 e i 60 anni aumentando così qualità, concentrazione ed espressività di aromi e sapori nelle uve”.
Io ho provato uno dei prodotti più estremi di Florian: l’Enigma Weiss. E’ un Roter Veltliner, varietà a bacca bianca che assume una tonalità rosa scuro una volta giunta a maturazione. Dà vita a vini con grande acidità e ottima propensione all’invecchiamento.
Il vino si presenta non dico torbido: di più. E subito, quando ti avvicini a lui, ti arriva una zaffata decisamente animale. Cosa è? Il famoso sentore di cavallo bagnato, o se preferite di sella di cavallo sudato, perché oltre alla nota animale senti proprio il cuoio.
Già così è un vino da “o mi ritiro subito o rischio e insisto“. Io insisto. E faccio bene.
L’Enigma Weiss ha una progressione esaltante, che definirei una sorta di parossismo di profumi terziari. Ci senti l’ematico spinto (il ferro, il sangue). Lo smalto, per certi versi proprio la vernice. Una decisa componente volatile (o se preferite acetica). Poi il gesso, la grafite. Quindi, col passare dei minuti/ore, un mentolato inatteso e strepitoso.
E ancora il cavallo bagnato e sudato.
Detta così, so bene che molti saranno scappati a gambe levate. Bene: quelli che non lo hanno fatto, lo provino subito. E‘ un vino che ha carattere da vendere. Persistenza, cuore, freschezza. Sapidità. E bevibilità suprema.

P.S. Rinnovo i complimenti al produttore punk anche per altri due suoi vini recentemente provati: il Bastard of Grapes (100% Gruner Veltliner, sorta di “base” bianco dell’azienda) e il Chop Suey Weiss (riuscito rosato 50% Pinot Bianco e 50% Pinot Nero)

Oran-G – Il Cavallino

Schermata 2020-03-10 alle 16.09.01Da qualche anno l‘azienda Il Cavallino è una delle mie (non poche) certezze nel mondo dei vini naturali. Si trova in Val Liona, nel vicentino. Produce anche rossi, ma eccelle anzitutto nella declinazione della Garganega. Il vigneron è Sauro Maule, fa parte di VinNatur e ha per maestro Angiolino Maule, ma non sono parenti.
I suoi vini che più adoro sono lo Sgass, un rifermentato in bottiglia metà Durella e metà Garganega; il Pri, selezione della migliore Garganega dell’azienda proveniente da vigneti di 50 anni di età. E poi l’Oran-G. Maule lo descrive brevemente così nel suo sito: “Selezione da vigne vecchie (45 anni) di Garganega in purezza con 6 mesi di macerazione in acciaio; affinamento in legno per 12 mesi (botte da 10 hl), senza solforosa“. E’ un macerato scontroso e impegnativo, che parte senza concedersi per poi esibire tutto il suo fascino. Lungo, fresco, minerale. Di gran carattere e bella beva, ottimo carattere e un equilibrio tutto suo. Chi si diverte coi sentori olfattivi, ci troverà per esempio ginestra e liquirizia. In bocca è un piacere che invade e pervade. Imperdibile.

Rosso sui lieviti frizzante – Furlani

Schermata 2020-03-08 alle 17.46.58Nel loro sito, si definiscono così: “Cantina Furlani e’ giovane e dinamica, un riuscito binomio di tradizione e avanguardia. La produzione rimane totalmente artigianale ed al suo interno si svolgono tutte le delicate fasi della vinificazione. L’azienda agricola ha un estensione di vari ettari di vigneto, appezzamenti che raggiungono i 720 metri slm, in parte sulle pendici della Vigolana ed in parte sulle colline sovrastanti la città di Trento, dalle quali uve si ricavano vini naturali, semplici, raffinati e di forte personalita’. Uve coltivate e vinificate con passione, sempre nel rispetto della natura, dell’ambiente e degli animali“.
Furlani è un’azienda trentina che conosco da un po’ e ritengo una garanzia, perlomeno nei rifermemtati. Li ho provati quasi tutti (le bottiglie non sono poche, le etichette però tante) e devo dire che non ne sono mai rimasto deluso. Dallo spumante Alpino, forse il loro vino più ambizioso. all’Alpino Macerato sui lieviti frizzante (ottimo), passando per il Macerato sui lieviti (viva!) e lo spumante Alpino Antico.
Domenica scorsa, nel meritorio ristorante Officina Panini Gourmet di Arezzo, ho provato per la prima volta il Rosso sui lieviti frizzante. Un rifermentato senza troppe pretese, naturale come gli altri vini prodotti da Furlani, derivante da un blend di uve autoctone rosse provenienti da vigne con oltre 35 anni di età. Siam sempre lì: grande beva, estrema piacevolezza, effetto glou glou e gran rapporto qualità/prezzo. Lo consiglio, come tutti i vini prodotti da Furlani.

Briscola e tressette 2018 – Podere San Biagio

Schermata 2020-02-14 alle 18.00.15Lunedì scorso ho partecipato a Roma alla presentazione del catalogo 2020 di Arkè, la società di distribuzione creata dalla famiglia Maule. Ho parlato, di fronte a una sala gremita, assieme a dei relatori di pregio: Gianpaolo Giacobbo, Marino Colleoni e ovviamente Angiolino Maule. Da anni sono un felice consumatore di vini distribuiti da Arkè, che ritengo sinonimo di garanzia come altre distribuzioni a me care (Les Caves de Pyrene, Proposta Vini, Storie di Vite, Luca Martini, Sarfati). E’ stata una splendida giornata. Dopo il mio intervento, un giovane produttore di nome Jacopo Fiore mi ha regalato il vino a cui lui più teneva, dal nome bizzarro ma efficace “Briscola e Tressette”. Cerasuolo d’Abruzzo. Azienda Podere San Biagio, 15mila bottiglie coomplessive prodotte, sede a Controguerra (Teramo). L’Abruzzo sta davvero vivendo una golden age di vini naturali, come ho avuto modo di raccontare mesi fa dopo la mia visita al ristorante Bacone di Pescara. In rete il Briscola e Tressette si trova sui 12/13 euro. Ben spese.
Ho bevuto il Cerasuolo d’Abruzzo di Podere San Biagio con gran piacere (e posso dire lo stesso del suo Migrante, pecorino in purezza, e del Lucignolo, Trebbiano e Malvasia macerati in anfora). I 13.5 gradi non li avverti proprio, grazie a una beva prodigiosa. Acidità come si deve, buona sapidità. Quintessenza del vino glou glou, quotidiano e al tempo stesso di carattere, rimanda sin dal nome a un consumo giornaliero senza tirarsela troppo. Mi ha fatto venire in mente le interminabili partite di carte che piacevano a mio nonno. Quelle partite erano sempre annaffiate da vino e bestemmie. Soltanto dopo averlo bevuto, e proprio mentre concludevo questo post, ho scoperto che Jacopo ha “creato” questo vino pensando a suo nonno e dedicandoglielo proprio. Tutto si tiene.

Elogio breve dei vini naturali

Schermata 2016-08-21 a 15.47.05Dieci anni fa erano nicchia, ora molto meno. Il concetto di “vino naturale” è per certi versi poco chiaro, quando addirittura equivoco. E può certo nascondere la mera voglia furbastra di “farlo strano”, magari per andare incontro all’ultima moda del momento. E’ però positiva, nonché salutare, questa riscoperta delle tradizioni e – al contempo – questa attenzione alla salute. In Italia abbiamo centinaia di vitigni autoctoni, ma spesso il vino che beviamo è tutto uguale. Statico e perfettino. Incapace di emozionarci e pure poco digeribile. Perché un “solo” bicchiere ci fa bruciare lo stomaco o ci regala la mattina dopo quel mal di testa come se avessimo appena passato una notte alla Bukowski? Perché dentro certi vini, quelli che costano (troppo) poco e quelli che costano (inutilmente) troppo, c’è di tutto. Chiarificazioni oscure, sofisticazioni chimiche, solfiti in abbondanza. Volersi bene significa bere vini buoni, certo. Ma vuol dire anche bere “vini sani”, che non è necessariamente un ossimoro. Ecco allora la galassia dei cosiddetti “vini naturali”, caratterizzata peraltro da viticoltori spesso simpatici e intellettualmente stimolanti. Sono vini ricchi di identità e poverissimi di sofisticazioni, genuini e sorprendenti, con il concetto di “beva facile” al primo posto. Inizialmente potranno spiazzarvi, perché talora un po’ bizzarri e non sempre bellissimi all’esame visivo o nei profumi. Poi però scopri un mondo: un bel mondo. E a quel punto non torni più indietro. E’ come per la musica: se ascolti tutta la vita Antonacci, magari Antonacci ti sembra persino bravo. Poi un giorno ti imbatti per caso in John Coltrane. All’inizio non lo capisci, ma poi ti innamori. E di Antonacci neanche ti ricordi più. (Il Fatto Quotidiano, 18 agosto 2016)