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Torre dei Beati

Di Abruzzo ho parlato spesso. E’ terra che sento vicina e che mi affascina, per mille motivi. Quando ho modo, ci vado con entusiasmo.
Nel libro ho dedicato un capitolo intero a Francesco Valentini. Un’azienda di cui molto si sa.
Si sa un po’ meno di Torre dei Beati. A cui devo delle scuse: mi hanno spedito la loro pattuglia di vini quasi tre mesi fa e ho avuto modo di provarli solo adesso.
E’ un’azienda emergente, con sede a Loreto Aprutino, lo stesso paese di Valentini. I proprietari sono Fausto Albanesi e Adriana Galasso. Li ho conosciuti quando ho ritirato il Premio Abruzzo Wine a Pescara. Coppia piacevolissima.
Fausto, poco dopo quella serata dicembrina, mi ha scritto una lettera molto bella. Si era appena operato di ernia e nonostante questo ha trovato il tempo di raccontarmi la sua storia. Ho pure rischiato di rovinargli la degenza post-operatoria. Aveva appena letto Il vino degli altri e alcune pagine lo avevano fatto ridere troppo, rischiando di spostare qualche costola e vertebra (sì, anche a me il capitolo sul concorso in Valle D’Aosta sembrava essere buffo). Lo ringrazio, tardivamente.
I loro vini li ho bevuti ora da solo e ora con amici. In un’occasione c’era Filippo Graziani, figlio di Ivan: è stato il mio tributo ulteriore all’Abruzzo, che ha dato i natali al grande cantautore e chitarrista teramano.
Torre dei Beati è un’azienda che lavora in biologico. Fa quasi soltanto rossi. L’unico bianco, da Pecorino in purezza, si chiamava Primo Bianco e adesso Giocheremo con i fiori. Apprezzabile, non ancora centrato.
Il Cerasuolo d’Abruzzo, tipologia molto importante da quelle parti, è il Rosa-ae e mi ha convinto grazie a un’acidità e una mineraltà spiccate. Forse solo l’Abruzzo sa emozionarmi coi rosati.
C’è poi la milizia dei tre Montepulciano d’Abruzzo: il base e poi i fuoriserie Cocciapazza e Mazzamurello. Rossi importanti, strutturati, impegnativi. Da una parte c’è l’ambizione a trarre dal vitigno un’eleganza non scontata. Dall’altra ho avvertito qua e là un eccesso di muscolo, staticità e (forse) legno. Mi fa piacere, e non è la prima volta, che mi sia trovato in sintonia con Giovanni Bietti, che ne parla a pagina 105 di Vini naturali d’Italia Volume 1.
Allo stato attuale, Torre dei Beati è un’azienda in ascesa, con un bel rapporto qualità/prezzo e un livello organolettico medio di tutto rispetto. Ho però la sensazione che, a partire già dalle nuove annate, si assisterà a un miglioramento ulteriore.
Anche per questo credo vada tenuta d’occhio.