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Terra di Bargon, La Ghiaia eccetera

Devo tornare a parlare della serata di giovedì a Porto Lotti, La Spezia. Una delle presentazioni migliori, delle 100 (più o meno) fatte tra Elogio e Il vino degli altri. Con me c’erano Walter De Battè e Andrea Kihlgren di Santa Caterina. Del primo parlo nell’ultimo libro come vigneron eroico delle Cinque Terre, del secondo vi segnalo adesso la scheda nella guida ai vini naturali di Giovanni Bietti (che vi consiglio).
C’erano cento persone e le cinquanta copie non solo sono andate esaurite, ma neanche sono bastate.
I vini degustati sono stati due bianchi macerativi, il Pico 2009 di Angiolino Maule e l’Harmoge di Prime Terre (De Battè). Orange wines non estremi, ma caratteristici e particolari. Garganega il primo, blend Vermentino-Bosco-Albarola il secondo (lo stesso uvaggio dello Sciacchetrà). Vini con anima, che hanno prevedibilmente spiazzato qualche avventore. Cosa del tutto normale: il gusto si evolve, nulla è più soggettivo del vino e il macerativo è tipologia che va conosciuta. Del Pico 2009, giovanissimo e acerbo, ho apprezzato la mineralità e la bevibilità polposa. Un po’ meno il naso, inizialmente ridotto e con un accenno di volatile (non c’è solforosa). Del secondo mi hanno colpito struttura e persistenza, anche se ho trovato che il legno della barrique – che De Batté usa dichiaratamente – non fosse stato ancora smaltito.
Tra le molte chiacchiere, ho trovato perfetta la sintesi di Kihlgren, che ha sottolineato come il bianco macerativo insegua la longevità in maniera diametralmente opposta a quella dei Riesling renani: l’orange wine mira a struttura e tannino, il Riesling (o i pochi bianchi italiani non macerati che possono invecchiare) su Ph basso e altissima acidità.
Impeccabile De Battè, che più che alla macerazione crede  all’affinamento sur lie, quando ha ribadito che l’orange wine ha senso dove il territorio può dare qualcosa al vitigno. La macerazione fa sì che il dominio sia appannaggio della terra, non dal vitigno. E se la terra non è troppo caratterizzata, la macerazione diviene una stranezza poco rilevante. A suo avviso, i terreni veramente “marcanti” sono – in Italia – Valle d’Aosta, Cinque Terre, Valtellina, Etna e pochi altri (io ci aggiungerei il Carso, come minimo).
E’ stata una serata densa e divertente. Ribadisco il “divertente” perché una presentazione, se pallosa, non è tollerabile. Proprio come un libro. Ancor più di vino. La delegazione Ais di La Spezia, in ogni suo componente, dal delegato Marco Rezzano alla consigliera Yvonne, mi è parsa una delle più vive, dinamiche e libere mai incontrate. Non posso che ringraziarli.
Grazie a loro ho anche avuto modo di visitare un viticoltore eroico a Riomaggiore. I suoi vigneti terrazzati sulle Cinque Terre sono straordinari. Giovedì, poi c’erano pioggia battente e vento: il quadro d’insieme era ancora più d’effetto. L’azienda si chiama Terra di Bargon e fa solo Sciacchetrà. Il produttore è uomo di cultura, che ama raccontare e ascoltare. Stimolante, come i suoi vini. Soprattutto gli Sciacchetrà Riserva 2002 e 2003, per nulla stucchevoli e dotati di sapidità, acidità ed eleganza. La produzione, ovviamente, è esigua. Merita una visita.
Come merita un pellegrinaggio Tenuta La Ghiaia, a Falcinello, appena fuori Sarzana. Io ho dormito lì. Struttura ricca e lussuosa. Che non sempre è un bene, quando si parla di vino. La cantina è seguita proprio da De Battè. I mezzi economici sono tanti, le potenzialità enologiche di vitigni e terreni tellurici paiono innegabili. L’azienda è nata da poco e sta cercando la sua strada. In cantina ci sono anche due giganteschi recipienti a forma di uovo, in cemento, che De Battè sta usando per l’affinamento sur lie del Vermentino. Ne ho bevuto un assaggio, ieri mattina, spillato direttamente dall’uovo: il vino era davvero vivo e intrigante.
Della produzione, più che il rosso Undicinodi o le etichette base (Almagesto Bianco e Rosso), consiglio l’Atys, che dal 2010 sarà Vermentino Doc Colli di Luni senza macerazione, e il più ambizioso Ithaa. Ancora Vermentino, stavolta macerato una settimana e poi affinato per sei mesi sur lie. Dalla prossima annata, la 2009, si cercherà di unire il Vermentino della barrique con quello affinato sull’uovo. I vigneti hanno 40 anni. L’annata 2008 era promettente ma un po’ seduta, sempre per quel piccolo abuso di legno che ho riscontrato nell’Harmoge. Parliamo, comunque, di vini che vanno attesi. E che abbiamo invece bevuto molto giovani.
Colgo l’occasione, già che ci sono, per ringraziare i visitatori di questo blog. Il post di ieri, quello sull’osteria spezzina Da Gianni, è stato il più letto e linkato da quando esiste questo blog. Un boom di accessi quasi spaventoso. Non so se sia un bene, e mi verrebbe da chiosare che mi leggete soprattutto quando racconto mie sfighe e mi atteggio a Fantozzi, ma gli attestati di vicinanza fanno sempre bene.
Un brindisi, dunque. E grazie.