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Fleurie Vieilles Vignes 2016 – Domaine Joubert

Schermata 2020-05-12 alle 15.15.27Ho già parlato di Domaine Joubert, scoperto tramite Storie di vite, a proposito del loro Morgon. L’azienda si conferma prodigiosa anche con questo loro Fleurie Vieilles Vignes. Annata 2016. 100% Gamay. Una delle migliori zone del Beaujolais. Terreni scistosi e rocce friabili. Come riassume Storie di vite stessa, “Marcel Joubert è un personaggio fondamentale per lo sviluppo del Beaujolais al naturale. Compagno di avventure di Lapierre dal 1980, con una personalità strabordante, nell’ultimo anno ha rimesso l’azienda nelle mani della figlia Karine, supervisionando che le cose si facciano come e meglio di sempre. Le vinificazioni e gli affinamenti avvengono a seconda della bisogna, in vecchie botti grandi o in cemento. I vini sono espressione pura del territorio, puntando sul frutto e sulla dinamicità di beva e nessun additivo o coadiuvante, solforosa inclusa. Il Domaine Joubert ha parcelle sparse nelle denominazioni più importanti, dal Morgon Cote du Py a Fleurie, ma il cuore dell’azienda è a Brouilly, più a Sud, zona che dona vini più generosi in frutto ed estrazione. Le vigne hanno un’età media altissima, con punte oltre i 100 anni“.
La sua bravura è davvero stupefacente. Questo Fleurie è una meraviglia di seta, gran beva e mineralità rara. L’ho amato io che son bianchista (e non è un caso, perché è un rosso molto “verticale”). Lo amerete anche voi, forse persino di più, che siete immagino meno bianchisti e più rossisti di me.

La Croix Picot 2016 – Domaine FL

Schermata 2020-04-07 alle 13.03.15Più o meno due mesi fa, quando ancora potevamo uscire (o almeno credevamo di poterlo fare, perché il coronavirus c’era già e faceva disastri), ho partecipato a una degustazione per pochi intimi. Eravamo alla Formaggeria de’ Redi di Arezzo, luogo a me molto caro. I vini erano tutti distribuiti da Storie di Vite. L’anfitrione era Ivan De Chiara.
Il vino che mi ha colpito di più è stato uno Chenin Blanc in purezza, secco e fermo, della zona (benedetta) di Savennières. Questo: Le Croix Picot, annata 2016, Domaine FL. Prodigioso.
L’ho subito ordinato e, giorni fa, l’ho bevuto con la mia compagna. Ero curioso di capire se, mesi dopo, mi avrebbe ancora colpito così positivamente. La risposta è sì.
Le vigne si estendono su speroni monumentali, i terreni – scisti scuri – donano grande mineralità. Il cru è quello di Chamboureau. Regime biologico, da pochi anni biodinamico. Lunghi affinamenti, infatti questa (2016) è da Domaine FL ritenuta un’annata recente. Vino di squisita mineralità, con un attacco nettamente agrumato, poi tiglio e uva spina, quindi l’esplosione di note pungenti e il tutto sormontato da una grande acidità. Gran vino, poco da dire.