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Piccoli avamposti di resistenza e utopia

IMG_6875A dispetto dell’aggiornamento sporadico di questo blog, e nonostante i chili persi, trovo ancora il tempo di bere bene. Era anzi da un po’ che non mi ritagliavo così tanto spazio per visitare cantine e provare vini. Due lunedì fa, prima di andare a Milano per la registrazione di un programma tivù, ho allungato la strada e visitato azienda e vigneti di Camillo Donati. Barbiano, due passi da Arola e Langhirano, nel parmense. Camillo non c’era, aveva cominciato la vendemmia proprio quel pomeriggio. Sono stato accolto da sua moglie. L’azienda dei coniugi Donati è ritenuta da molti naturalisti “l’unico” Lambrusco accettabile. O giù di lì. Lo ritengo un errore, sia perché ce ne sono tanti altri – naturali (Vittorio Graziano) e no (Paltrinieri, Bellei, Lombardini, etc) – e sia perché Donati non fa solo Lambrusco, di cui peraltro utilizza il biotipo Maestri in purezza. La sua gamma, tutta di rifermentati in bottiglia, è varia. I miei preferiti, tanto per cambiare, sono i bianchi: Sauvignon Blanc, Trebbiano e Malvasia. Applausi anche per il Lambrusco già citato e la Barbera. Da provare anche la Fortana (ancora più tannica e “brusca” del Maestri: di fatto la azzarda in purezza solo lui o quasi), Ovidio (Croatina) e il Rosso della Bandita. Quest’ultimo, proveniente dallo stesso piccolo vigneto, è l’unico blend dell’azienda: Barbera, Maestri, Fortana e Croatina (la percentuale la conosce solo Donati). Per chi vuole ci sono anche la Malvasia Rosè e due tipologie di vini dolci. Mi è piaciuta la semplicità della cantina, mi è piaciuto il coraggio di provare una strada ostinata e contraria, mi è piaciuto il garbo. E mi è piaciuto il rapporto qualità/prezzo. Donati è la mia bollicina preferita di quelle parti insieme a Massimiliano Croci (più spostato verso Piacenza). Non per tutti i gusti e non sempre perfetta, anzi quasi mai (ed è una fortuna), ma quasi sempre ispirata e di beva mirabile.
Martedì scorso mi sono fermato a Sarzana da Stefano Legnani. Qui ne ho scritto spesso, amo il suo Ponte di Toi e ancor più il suo Le Loup Garou, non solo perché è un tributo al grande Willy DeVille. Purtroppo ne produce poco, pochissimo. E la maggioranza della sua produzione va in Giappone, proprio come capita a Donati. Mi sono autoinvitato quasi senza preavviso e Stefano e sua moglie Monica potevano tranquillamente mandarmi a quel paese. Non l’hanno fatto e, insieme, abbiamo pranzato (ma soprattutto bevuto) fino alle 17. E’ da lui che ho scoperto, tra le altre cose, i vini assai “animali” di Vittorio Graziano. Legnani, ex assicuratore, è un naturalista che sa unire l’approccio eretico a una concretezza che serve anche (e soprattutto) ai sognatori. E’ stato un pranzo splendido, anche per la cultura musicale sciorinata da sua moglie Monica. Finalmente ho trovato una persona che conosce e ama John Hiatt quanto IMG_6873me, forse addirittura di più. Non lo ritenevo possibile. E finalmente ho trovato una persona in grado di consigliarmi dischi di vero blues e countru rock. Davvero un bel pomeriggio. Ci siamo ripromessi di organizzare al più presto una “cena cialtrona“, una di quelle adorabili mattanze alcoliche in cui bevi tanto e bevi bene. I Legnani le organizzano spesso tra amici: ci sarò, se vorranno.
Oggi, infine, sono stato a Montalcino. Per lavoro e per piacere. Mi sono fermato a pranzo dai coniugi Colleoni, pure loro di VinNatur (come Donati, come Legnani). Il loro Podere Sante Marie, che hanno acquistato non senza sacrifici a inizio anni Novanta trasferendosi da Bergamo, è di una bellezza che incanta. E rossi sanno emozionare. Gradevolissimi anche i bianchi (uva Ansonica). Produzione bassa, 10mila bottiglie (quasi tutte in Giappone anche queste), ma come dicono Marino e Luisa: “Bastano e avanzano, perché strafare? Noi viviamo bene così”. Un altro pomeriggio incantevole, immersi in una natura quasi incontaminata e tra cani che scorrazzano liberi.
Questi tre piccoli viaggi mi hanno convinto, una volta di più, che questo paese è molto più bello di come ce lo raccontino. E’ ancora – e nonostante tutto – intriso di anime salve. Lo pensavo già sette anni fa, quando scrissi Elogio dell’invecchiamento, e lo penso ancora di più adesso: il mondo del vino, soprattutto un certo mondo di un certo vino, è a sua volta ancora più ricco di anime salve. Tante piccole oasi felici, ricche di coraggio e di storia. Tanti piccoli avamposti di resistenza e utopia che, chissà come, vanno avanti. Senza smarrirsi.

(La foto ritrae Luna, uno dei cani dei Colleoni, mentre osserva l’orizzonte di Montalcino dal suo balcone preferito. Dal suo avamposto di resistenza e utopia, pure lei).